PRISMA – Anno VII – Numero 247 – 25 febbraio 2017

PRESENTAZIONE ALLA “SAPIENZA” DI ROMA
DEL ROMANZO STORICO “LA PRIGIONE DI PIETRA”
DI MICHELE PORCARO GIUNTO ALLA SECONDA EDIZIONE
Il prossimo 27 febbraio, alle 17, verrà presentato, nell’Aula Odeion dell’Università di Roma “La Sapienza” (Facoltà di Lettere), il romanzo storico “La prigione di pietra” di Michele Porcaro, che si è aggiudicato la seconda edizione del Premio Letterario “Urbe Parthenicum”, con menzione d’onore di “Miglior romanzo storico”. Il romanzo rievoca, infatti, riferendosi a rigorose fonti archeologiche e filologiche, la Seconda Spedizione Ateniese in Sicilia, la guerra tra Atene e Sparta combattuta tra le spiagge della Trinacria nell’estate del 415 a.C., e la detenzione di oltre settemila soldati ateniesi nelle latomie di Siracusa, grotte calcaree umide e inospitali, che danno il titolo al romanzo. Sarà presente l’autore, che avrà piacere di firmare le copie.
La vicenda viene raccontata attraverso gli occhi di Archippide, giovane oplita dell’esercito ateniese, che parte per la guerra, combattuto da un profondo dissidio interiore: da un lato non vede l’ora di partire per la spedizione, desideroso di imitare le gesta dei grandi eroi come Ercole e Achille, aspirando a gloria, fama e ricchezza; dall’altro è consapevole che così abbandona la propria città, i propri amici, i propri cari e la sua fidanzata Ismene, alla quale ha giurato eterno amore. E’ la storia di un giovane pieno di emozioni, sogni e aspirazioni, ma anche di paura e nostalgia. Le vicende di tanti valorosi soldati e condottieri si inseriscono tra le suggestive ambientazioni della soleggiata Sicilia magno-greca e i candidi templi dell’Atene Classica.
Alla presentazione, con ingresso libero e gratuito, il romanzo sarà disponibile con una copertina speciale, stampata in occasione dell’uscita della seconda edizione e della vittoria dell’“Urbe Parthenicum”.
L’autore: Michele Porcaro nasce a Benevento nel 1995. Diplomato al Liceo Classico di Roma “Anco Marzio” e laureando in Lettere Classiche alla “Sapienza”, svolge attività di rievocazione storica, come componente delle Associazioni “Legio II Parthica” di Albano Laziale, “Legio IX Hispana” di Carbognano e “AnticaeViae”. E’ membro della FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) e dell’Associazione Culturale “Clemente Riva” presieduta dal giornalista RAI Gianni Maritati.
PER INFO E CONTATTI: assclementeriva@gmail.com; 380.1805830.
Pagina Facebook: Michele Porcaro-Autore

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Segnalazioni editoriali
“UNIVERSO DARIO ARGENTO” (ULTRA EDIZIONI)
«Io faccio cinema perché amo, perché voglio amare e perché voglio essere amato. E dico benvenutidario-argento-def-325x475 ai sanguinosi fantasmi della mia coscienza». Potreb­be bastare questa frase a definire il senso ultimo dell’eccezionale contribu­to che Dario Argento ha fornito alla storia del cinema. Ma Alberto Pallotta e Giovanni Aloisio, da veri specialisti della materia, non si sono certo limitati, in quello che senza dubbio si può considerare il libro definitivo sul Maestro del brivido, alle dichiarazioni di poetica: Universo Dario Argento è infatti una vera e propria enciclopedia, in cui è la voce stessa del grande regista, insieme a quelle dei suoi attori e collaboratori più stretti, a guidarci nell’esplorazione del suo mondo. Supportato da una ricca galleria iconografica, il volume contiene anche una filmografia completa di dettagli tecnici, recensioni tratte dai mag­giori quotidiani italiani, sinossi, critiche e tanto altro. Insomma, un’occasione speciale per ripercorrere la straordinaria carriera dell’uomo che ci ha fatto co­noscere tutti i colori del nero.

“I DIFETTI FONDAMENTALI” DI LUCA RICCI (RIZZOLI)
“Gli scrittori lavorano nelle tenebre, e come ciechi soppesano l’oscurità”, ha detto José Saramago. Ma è davvero possibile raccontare una figura sfaccettata, mutevole e imprevedibile come quella di riccidifetti_300dpichi per mestiere inventa mondi? Come rintracciare la sua natura autentica negli abissi dell’immaginazione in cui lavora? Forse bisognerebbe partire dalle cose concrete, dalle pulsioni più animali, dai difetti. Questa è la risposta di Luca Ricci, in un ritratto composto da quattordici istantanee – fulminanti, indiscrete, perfette – che sono anche quattordici racconti d’amore: perché è l’amore, a ben vedere, il difetto più evidente, e necessario, di ogni essere umano. C’è lo scrittore che trascorre una vacanza in una spiaggia nudista, salvo poi incapricciarsi dell’unica ragazza che, chissà perché, resta vestita; c’è quello che per sbarcare il lunario apre un bed & breakfast e una sera, con la complicità di un volo cancellato, ha l’occasione di affittare una camera al più potente agente letterario del mondo; c’è quello che ogni lunedì, con una puntualità inflessibile, chiama una casa editrice pur sapendo che il suo dattiloscritto non verrà mai letto… Sebbene il risultato rimandi alla perentorietà di un classico, Ricci spinge l’arte del racconto al di là delle forme note e dei generi consolidati, chiedendo alla letteratura di assolvere ancora una volta al compito più arduo, quello di indagare l’impasto misterioso di cui è fatta ogni esistenza.

“LA COMPLICITA’ DEL PERDONO”, ROMANZO-DIALOGO
DI LUIGI MAZZELLA (MARSILIO)
Gertrude Cristianini – 45 anni, affermata esponente del foro amministrativo di Roma, divorziata e madre di due figli – decide di fare chiarezza nella sua vita e di analizzare il rapporto con la famiglia d’origine, l’ex marito, i figli, le persone che ha conosciuto, la società e i problemi del suo tempo tenendo un diario. Vuole vedere chiaro nel groviglio d’idee che ha ereditato e nelle scelte fatte nelmazzella corso della sua partecipazione alla vita pubblica del Paese. Il diario diventa per lei una sorta di strumento terapeutico, intervallato da molte conversazioni con gli amici su problemi di attualità. Resta però incompiuto un giorno di primavera davanti a un avviso di garanzia intimato al figlio prediletto…
Luigi Mazzella è vice presidente emerito della Corte Costituzionale. È stato ministro per la Funzione Pubblica e avvocato generale dello Stato. Ha scritto sui maggiori quotidiani italiani ed è autore di molti libri. Tra questi, nella saggistica: Eurocrash (Curcio Editore 2014), Debole di costituzione (Mondadori 2014), Voce fuori campo (Avagliano 2015); nella narrativa: Grigio senza sfumature (2014) e In fuga dall’intimità (2015) per Avagliano; nella poesia Canzoniere satirico (Genesi 2015). Nel 2013 ha ricevuto il Premio alla Carriera «I Murazzi» dall’Associazione culturale Elogio della poesia di Torino.

“ZANICHELLI JUNIOR”, UN ALLEATO PER GLI STUDENTI
zanichelli-juniorLo “Zanichelli Junior” è un dizionario pensato per gli studenti della scuola secondaria. La scelta delle parole è basata sui manuali scolastici; le definizioni sono semplici anche quando esprimono concetti complessi; gli esempi chiariscono l’uso del termine all’interno di un contesto; numerosi approfondimenti di carattere enciclopedico, gli spiegaesempi, completano le definizioni con informazioni supplementari. Pronuncia, sillabazione, etimologia, note grammaticali e d’uso fanno dello “Zanichelli Junior” un alleato per gli studenti, perché aiuta ad ampliare il lessico, a risolvere dubbi grammaticali e linguistici, ad approfondire le proprie conoscenze e a scrivere meglio.

36.000 voci
64.000 significati
55.000 esempi, 980 spiegaesempi
43.000 sinonimi, contrari e analoghi
450 note grammaticali e d’uso
La versione digitale, consultabile tramite un’interfaccia amichevole e ad alta leggibilità, include:
51.000 voci
85.000 significati
81.200 esempi
1781 spiegaesempi
73.000 sinonimi, contrari e analoghi
544 note grammaticali e d’uso
e inoltre:
1300 sigle
la pronuncia sonora di tutte le parole
le tabelle con le coniugazioni di tutti i verbi
le declinazioni di tutti i sostantivi, aggettivi e pronomi
un atlante di oltre 5000 illustrazioni raccolte in tavole tematiche o sistematiche.

PERCORSI DI CRESCITA FUORI E DENTRO LO SCHERMO. IDEE E RIFLESSIONI PER UNA DIDATTICA DEL CINEMA (di Francesca Gisotti)

Toddlers in the movie side view

Per molti appassionati di cinema è ancora nitido, nella memoria, il momento del primo ingresso all’interno di una sala cinematografica; quella sorta di rito di passaggio che segna una delle tante tappe del proprio personale percorso di crescita, attivando quel meccanismo della fantasia che ci permette di “fingere” di credere a qualcosa che già a priori riconosciamo come finzione, messa in scena, racconto. Alain Bergala, cineasta e professore di cinema all’Università Paris III, che fra i primi si è occupato dell’elaborazione di un piano quinquennale d’introduzione dell’arte cinematografica nelle scuole, sottolinea, nel suo libro L’Ipotesi cinema. Piccolo trattato di educazione al cinema nella scuola e non solo, quanto fondamentale siano i film guardati durante l’ infanzia per la formazione di un proprio gusto cinematografico, quanto siano decisivi per la formazione di un proprio rapporto col cinema. Ciò, continua Bergala, non ha necessariamente un rapporto diretto con il tipo di film che da grandi si ameranno, quanto con l’approccio ad un’attività, quella del “guardare” le immagini, che è meno immediata e “semplice” di quanto possa sembrare. Da anni si parla della necessità dell’introduzione del cinema come materia di studio nelle scuole italiane, una battaglia decennale che ha visto intervenire professionisti dei vari settori: pedagogisti, critici cinematografici, accademici, insegnanti. Esperimenti di visioni sono sempre stati fatti all’interno delle scuole. Film sono stati visti per affrontare determinate tematiche e stimolare riflessioni in maniera più diretta e emotivamente coinvolgente. Ci sono opere cinematografiche che hanno saputo offrire analisi della società con tale lucidità e spirito critico da permetterci veramente di guardare con occhi nuovi e maggiore consapevolezza al reale, di scoprire aspetti inediti di determinati eventi storici, per esempio, che erano rimasti totalmente celati nei libri.
Ma il cinema è sempre stato soprattutto un catalizzatore di emozioni, riuscendo a smuovere tutto un universo interiore, soprattutto nei più piccoli fra gli spettatori, altrimenti destinato a rimanere soffocato nella ripetitività delle attività quotidiane, anche scolastiche. Lo studioso di cinema Mark Cousins, autore di un interessante documentario sulla rappresentazione dell’infanzia nel cinema, The story of film. I bambini e il cinema, parla del senso di inadeguatezza provato nei confronti dei propri compagni appassionati di calcio, in una Belfast degli anni Settanta, in cui il clima non era già, di per sé, dei più rassicuranti. Per lui il cinema ha rappresentato una sorta di “stabilizzatore, come le rotelle sulle biciclette”, una sensazione che, attenuatasi con il tempo, ha però lasciato dentro il desiderio di analizzare il modo in cui il cinema abbia a sua volta raccontato i bambini, a volte anche strumentalizzandoli per fini puramente commerciali. Infatti, nota Cousins, sotto l’etichetta di “cinema per bambini” sono stati realizzati film di grande attrattiva mediatica ma totalmente poveri di contenuti e valori estetici. Da qui, il grande lavoro che oggi attende chi vuole avvicinare i giovani spettatori alla Settima Arte e che rende sempre più urgente la necessità di figure professionali con una formazione specifica nell’ambito della didattica del cinema, affinchè non ci si limiti più solamente alla considerazione di esso come veicolo per un racconto o come un linguaggio da conoscere con le sue strutture e le sue “leggi interne” (la cui infrazione ha spesso dato vita ai grandi capolavori) ma vengano proposte opere la cui inspiegabile bellezza non richieda altro, allo spettatore, che la sensibilità di vedere oltre l’immediato percettibile. Ci si aprirebbe così a quella che, sempre Bergala, definisce come “pedagogia della creazione”, una pratica che pensi all’atto creativo prima come processo mentale che come operazione tecnica e che possa mettere i bambini e i ragazzi nella condizione non più di semplici spettatori, ma loro stessi di creatori dell’opera.
Questa è la vera sfida da affrontare, in linea con quella filosofia del “learning by doing” da cui ormai non si può più prescindere. Gli allievi devono avere la possibilità di sperimentare direttamente il processo della realizzazione di un film, dall’idea del soggetto alla postproduzione, calandosi nei panni non solo di registi e attori ma di tutti quei ruoli che costituiscono la troupe. Solo così ad entrare in gioco sarà “la meravigliosa umiltà che è stata quella dei fratelli Lumière, ma anche la sacralità che un bambino o un adolescente può mettere in una prima volta presa molto seriamente, come un’esperienza inaugurale decisiva”, aggiungo io, per la vita.

PRISMA
Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani
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