PRISMA – Anno VII – Numero 276 – 9 dicembre 2017

RICORDO DI SERGIO TEDESCO

Ho avuto il piacere, l’onore e la fortuna di conoscere Sergio Tedesco nel 2010 durante la preparazione di una Mostra di Nunziante Valoroso, grandissimo esperto e collezionista Disney, presso la Biblioteca “Elsa Morante” di Ostia. Tema: “Le voci della fantasia”. Aprendo lo scrigno del suo impareggiabile Archivio, l’amico Nunziante offriva all’ammirazione di tantissimi appassionati i poster originali italiani dei film d’animazione di Walt Disney, ma anche tanto altro materiale d’epoca. Fu sua l’idea di invitare all’inaugurazione della Mostra quegli attori e quelle attrici che avevano dato voce a tanti personaggi animati cari alla nostra immaginazione. Voci spesso rimaste nell’ombra e quasi mai seriamente valorizzate e ringraziate per il difficilissimo compito che a loro era stato affidato.
Sergio Tedesco (1928-2012) aveva dato voce all’indimenticabile serpente Kaa del “Libro della giungla” (sia nel capolavoro del 1967 sia nel delizioso séguito del 2003) inventando quella particolare pronuncia della “S” con il fischio che avrebbe caratterizzato così profondamente il personaggio. Fu perciò uno degli invitati d’onore. Anche perché Sergio Tedesco poteva vantare una carriera lunga e strepitosa: cantante lirico e d’operetta, attore e doppiatore di innumerevoli film, interprete e regista teatrale, voce radiofonica. Insomma, un monumento.
Figuratevi la mia soggezione quando, prima dell’apertura della Mostra, volle invitarmi a pranzo. Un momento per me indimenticabile. Scoprii l’uomo “oltre” la sua leggendaria attività artistica: umile, sereno, capace di tenere inchiodata a lungo la mia attenzione con racconti avvincenti, aneddoti memorabili, rapporti superlativi con tanti altri grandi artisti del Novecento. Ne rimasi affascinato e conquistato. Quelle due ore da solo con lui furono un dono, una rivelazione. Auguro a tutti di fare incontri così, nella vita, perché ti lasciano una traccia profonda e orientano alcune scelte fondamentali. Sergio Tedesco non è mai stato una “star mediatica”, ma ci ha lasciato un patrimonio immenso e preziosissimo. Tutto da scoprire.
(contributo che appare nel libro di Nunziante Valoroso, “Un comandante alla corte di Walt Disney. La carriera di Roberto De Leonardis, leggenda del doppiaggio”, Croce Editore 2017)

“LA SHOAH IN ROMANESCO” DI LEONARDO VILLEGGIANTE: UN POEMA CONTRO TUTTE LE BARBARIE (BEROE EDIZIONI). ECCO LA PREFAZIONE
LA MEMORIA NECESSARIA
Non esistono parole sufficienti per raccontare compiutamente l’immane tragedia della Shoà. Perciò l’autore di questo libro si è rivolto ad un nobile dialetto che conosce molto bene: il romanesco. Non è una scelta eccentrica, la sua. Specie ai più giovani, Leonardo Villeggiante cerca di trasmettere l’orrore dello sterminio nazista di sei milioni di ebrei, durante la Seconda guerra mondiale, aggrappandosi con tutte le sue forze alla carnalità del dialetto, al suo realismo estremo, alla sua irrefrenabile immediatezza.
Un tentativo, credo, riuscito, anche se nessun libro può contenere tutto il dolore e tutto lo spavento che ha comportato quel dispiegamento delle forze del male nel cuore cristiano dell’Europa: una delle pagine più nere e vergognose nel grande libro del Novecento.
Tutto nasce qui dal bisogno di raccontare, rivivere, ricordare: un nonno, forse, o un sopravvissuto. Attorno a lui, nella nostra mente, ci figuriamo un gruppo di ragazzi e ragazze che pendono dalle sue antiche labbra come fossero fiamme di un tragico focolare. E, infatti, sono parole infiammate quelle che escono dalla bocca di quel “narratore”, parole fatte per incendiare cuore e orecchie di chi gli è vicino.
Li vediamo anche noi quei ragazzi e quelle ragazze che si commuovono al ritmo dei suoi occhi assediati dalle lacrime e sentono i lenti battiti del suo cuore ormai fragile e spossato. Ragazzi e ragazze che avvertono la necessità vitale di dare volto e voce ad un passato che li riguarda da vicino e li interpella clamorosamente. Sono tutti ebrei? Forse. In realtà, possono essere ragazzi e ragazze di qualsiasi religione o nazione. Di sicuro, ascoltano l’anziano per non dimenticare. Per capire, imparare. Lo ascoltano per prevenire le curve mortali della Storia, fronteggiare le improvvise ondate di intolleranza e xenofobia che attraversano la società, tagliare il fosco albero del male alle radici.
La poesia romanesca di Villeggiante procede, umilmente, in questa direzione, difficilissima ma necessaria. Non lascia certo indifferenti. Appassiona e coinvolge. Suscita indignazione e speranza. Il suo è un fare memoria in modo angoscioso e dolente, ma anche costruttivo e partecipato. Spetta al lettore fare la sua parte.
LE VICISSITUDINI DI STANLIO E OLLIO
Esce finalmente in Italia la più celebre biografia sui due grandi comici
Di Nunziante Valoroso
Esce in libreria in questi giorni un’opera che farà sicuramente felici molti appassionati di Storia del Cinema. L’attesissima traduzione italiana della prima e unica biografia autorizzata sulla più grande coppia comica mai esistita: Stanlio e Ollio.

Intitolato con molta semplicità “Mr. Laurel and Mr. Hardy” (era così che i due comici usavano presentarsi al pubblico), il testo uscì in America quando Stan Laurel, il “magro” del duo, era ancora in vita: il suo apporto al lavoro fu, quindi, fondamentale. Stan si domandava se esistessero davvero delle persone interessate a leggere una loro biografia. Il tempo ha dato, indubbiamente, risposta positiva alla sua domanda.
La prima pubblicazione del libro, avvenuta nel 1961, diede notevole impulso alla riscoperta della coppia da parte della critica, che fino a quel momento li aveva sempre considerati personaggi minori, sminuendone l’arte o semplicemente snobbandoli. Il pubblico, che invece non li aveva mai sottovalutati, grazie a questo testo, dimostrò di avere una grande, forte passione comune per questi due amici. Per tale motivo John McCabe, autore del volume, fondò, con il consenso e l’aiuto di Laurel, un’associazione che riunisse tutti i loro estimatori, il cui nome proviene da uno dei loro film più famosi: The Sons of the Desert, ovvero I Figli del Deserto.
La sezione italiana storica dell’associazione, “Noi Siamo le Colonne”, ha contribuito in modo sostanziale alla cura della edizione italiana del volume, dalla traduzione alle note, chiedendo l’aiuto di molti membri del club, anche oltreoceano. Quando Stan Laurel morì, McCabe ampliò di un capitolo il libro e ne curò nuove edizioni negli anni: l’edizione più aggiornata è questa che viene presentata, finalmente, anche nelle librerie italiane, a cura della casa editrice Sagoma Comedy. Il progetto è stato curato dal Gran Sceicco dell’Oasi 165 dei “Figli del Deserto”, Benedetto Gemma, da Stefano Cacciagrano, Andrea Ciaffaroni e Gabriele Gimmelli, con il contributo, per le traduzioni dei capitoli, di Gabriele Chiffi, Tommaso Gemma, Chiara e Luca Mauli e di chi scrive.
La novità del libro è soprattutto il fatto di essere totalmente inedito nel nostro panorama bibliografico. Le ultime biografie risalgono alle opere di Giancarlo Governi ed Ernesto G. Laura, non aggiornate da parecchi anni. a lettura di questa brillante biografia sarà certamente l’occasione, per molti, di scoprire o riscoprire due geni della comicità del ‘900, protagonisti di storie e comiche irresistibili. Personalmente, mi piace ricordare alcuni lungometraggi leggendari come “Fra Diavolo” (The Devil’s brother, 1933) , “I figli del deserto” (Sons of the Desert, 1933), “Gli allegri eroi” (Bonnie Scotland, 1935) e “I fanciulli del West” (Way out West, 1937), per non parlare di quel capolavoro che è forse il titolo più amato in Italia “I diavoli volanti” (The flying deuces, 1939), rimasto famoso da noi anche per l’inserimento, del tutto originale, nella colonna sonora, della famosa canzone “A Zonzo”, di Morbelli e Filippini, al posto dell’originale Shine on Harvest Moon, con un nuovo testo, probabilmente inventato dallo stesso Alberto Sordi, doppiatore abituale di Oliver Hardy (Ollio).
Sordi rimase, per anni, la voce di Ollio, mentre Mauro Zambuto, all’epoca doppiatore di Mickey Rooney, provvedeva a far parlare in italiano Stan Laurel (Stanlio), con effetti irresistibili.

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PRISMA. Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani
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