PRISMA – Anno X – Numero 328 – 6 aprile 2019

“ROMA NEL PRIMO SEICENTO”
(DALLA RIVISTA “LEGGERE TUTTI”, MARZO 2019)

Ecco un libro che può fare felice qualunque cultore dell’evoluzione urbanistica di Roma, ma anche qualsiasi appassionato di storia e di arte: “Roma nel primo Seicento. Una città moderna nella veduta di Matthaus Greuter”, a cura di Augusto Roca De Amicis, edito da Artemide. Protagonista è dunque il grande incisore e disegnatore alsaziano nato forse a Strasburgo fra il 1564 e il 1566 e morto a Roma nel 1638. Avvalendosi di grandi esperti, il volume – frutto di un lungo lavoro e molto ricco di disegni e riproduzioni – ci trasporta nella Roma di papa Paolo V Borghese, che sedette sulla Cattedra di Pietro dal 1605 al 1621, restituita agli occhi del lettore in una magnifica e dettagliata prospettiva assonometrica. Siamo nel 1618. Come un drone dei nostri giorni, l’occhio di Greuter “vola” sulla Città Eterna della prima età barocca, restituendoci tutta la sua bellezza e tutti i suoi tesori: rovine antiche, palazzi nobiliari, chiese e monumenti, ma anche mura e orti, vigne e ville, colli e strade. Una Roma ancora in gran parte agreste e selvaggia, fascinosa e misteriosa, ma con le direttrici della sua sistemazione ed espansione già ben delineate. Una città delle meraviglie dove ti potevi immergere con gratitudine nell’atmosfera dei secoli e nel sapore della campagna. Un documento poco noto, questa Mappa, ma essenziale: l’unica copia intera del suo primo stato è conservata alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Leggendo i densi saggi che accompagnano le illustrazioni, scorrono i progetti di risistemazione urbanistica realizzati e quelli irrealizzati, i nomi dei protagonisti del cambiamento, i processi di evoluzione, le scelte di pontefici, architetti e artisti, i progetti dei “maestri di strada” e degli amministratori. L’itinerario cartografico s’intreccia con la sperimentazione urbanistica, lasciando l’impressione di una lettura gradevole.

POESIE RITROVATE di Luigi Genghi (Recensione di Anna Rizzello)

Luigi Genghi, milanese di nascita e romano di adozione, ha saputo coniugare rigore con sensibilità e calore per giungere ad uno stile espressivo personale. L’Ardore delle sue osservazioni e dei sentimenti della sua Anima, l’Amore, la Meraviglia e l’Ammirazione, la Riconoscenza, lo Stupore e il Cuore sono gli elementi che fanno di lui un vero poeta. La forza delle espressioni poetiche di Luigi Genghi risiede nella “crudezza“ dei versi con cui penetra profondamente nelle situazioni che affronta, nelle persone di cui parla, negli elementi naturali che osserva e che lo stupiscono. Il mare, il cielo, la luna, il sole, l’alba, il tramonto, le stelle lo fanno volare alto. Nelle sue poesie l’Amore canta l’Amore e s’infuocano i Sogni e le Fantasie di Luigi Genghi, mentre assapora il pieno godimento, carico di lacrime per la gioia mista al dolore. L’ammirazione per la donna e l’amore per la natura hanno ispirato il poeta in questa raccolta di “Poesie ritrovate”. Il libro mi è piaciuto molto! Bella anche l’idea di scrivere le poesie senza titolo e numerate l’una dietro l’altra. È un libro che piacerà molto, di sicuro a coloro che apprezzano la lettura distensiva e rilassante e vogliono farsi rapire dalla melodia e dal profumo delle poesie.
E questo non è poco!

FEDERIGO TOZZI, PRONTO IL PRIMO VOLUME DELL’OPERA OMNIA

(da AdnKronos)

Con la raccolta di novelle “Giovani” prende il via il progetto scientifico ed editoriale dell’Edizione Nazionale dell’Opera Omnia di Federigo Tozzi (1883-1920), promosso da sette atenei italiani e finanziato dal Ministero per i Beni Culturali, che entro i prossimi dieci anni ripubblicherà l’intera opera dello scrittore senese.
“Giovani” è l’unica collezione di novelle di Tozzi, apparsa per la prima volta nel 1920, presso la casa editrice Treves. L’opera è stata oggetto di un paziente restauro testuale da parte di Paola Salatto e viene ora ripubblicata dalle Edizioni di Storia e Letteratura di Roma in edizione critica, con un ricco apparato di varianti e un attento studio filologico dei materiali compositivi.
L’Edizione Nazionale di Tozzi è stata presentata a Siena, città natale dello scrittore, nella Sala storica della Biblioteca degli Intronati. Erano presenti Carlo Caruso (Università di Siena), Roberto Barzanti (presidente dell’Accademia degli Intronati), Raffaele Ascheri (presidente della Biblioteca Comunale degli Intronati), la curatrice, Paola Salatto, il presidente dell’Edizione Nazionale, Romano Luperini, e Riccardo Castellana, direttore dell’Edizione Nazionale.

DOUGLAS SIRK, MAESTRO DEL MELODRAMMA
Esce in Spagna, con audio italiano “Come le foglie al vento”
Di Nunziante Valoroso
La divisione iberica della Sony continua ad editare film classici in blu ray disc includendo anche la colonna italiana in dischetti realizzati appositamente per il mercato spagnolo. Stavolta è toccato ad un superclassico del melodramma americano della Universal, Written on the wind (in italiano “Come le foglie al vento” ) uscito nel 1956 e distribuito da noi l’anno successivo. Il regista è Douglas Sirk, originario della Germania (vero nome Detlef Sierk), nativo di Amburgo, che lasciò il suo paese poco dopo l’ascesa al potere dei nazisti. Arrivato negli Stati Uniti e assunto il nome americano, realizzò per la Universal alcuni dei più famosi melodrammi degli anni ’50, che erano spesso il remake di titoli già realizzati dalla stessa casa negli anni ’30. Tra questi è d’obbligo ricordare Magnifica Ossessione e Secondo Amore, interpretati da Jane Wyman e Rock Hudson; Interludio (con June Allyson e Rossano Brazzi) e Lo specchio della vita (con Lana Turner e John Gavin).
Come le foglie al vento resta probabilmente il suo capolavoro e inserisce, in una trama da tragedia greca classica, tutti gli elementi tipici dell’America degli anni ’50, conditi in un fiammeggiante Technicolor che strabocca di colori primari (fotografia dello specialista Russell Metty), con una colonna sonora struggente di Frank Skinner (il bellissimo title-song è di Victor Young e Sammy Cahn) e attori competenti ed ispirati. Laureen Bacall, Rock Hudson, Robert Stack e Dorothy Malone danno il meglio di sè (la Malone vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista) e sono ottimamente serviti dai nostri grandi doppiatori (Lydia Simoneschi, Giuseppe Rinaldi, Stefano Sibaldi e Dhia Cristiani). Il blu ray restituisce perfettamente le sfumature della stampa Technicolor coi suoi colori primari e i suoi chiaroscuri, il formato è splendidamente panoramico 1,75:1 (ricreando l’esperienza degli schermi dell’epoca) e la colonna italiana è conservata perfettamente. Non sono presenti contenuti speciali ma, data l’importanza dell’uscita, è una mancanza su cui si può sorvolare. Il dischetto è acquistabile comodamente on line su amazon.es o amazon.it, il titolo spagnolo è “Escrito sobre el viento”.

L’intelligenza della consapevolezza: chiamale emozioni.
di Rita Pacilio

Quante volte alla domanda come stai? rispondiamo così, così, tutto bene! sapendo che il bilancio della giornata non sempre è stato positivo. La domanda è spesso rivolta al nostro stato di salute, alla contingenza del momento, tacendo la condizione emotiva di essere con gli altri nel mondo, le nostre relazioni sociali, le frustrazioni, i piaceri e le insoddisfazioni. Ci sono persone che la usano come un saluto, un intercalare senza ascoltare quello che veramente abbiamo da raccontare: le cose che ci accadono, una promessa fatta, la gelosia o l’invidia che nutriamo, l’amore, il sogno della notte precedente, le fragilità delle esperienze che stiamo vivendo. Per esempio, non riusciamo a dire che insieme agli altri non sempre stiamo bene, e, a volte, nemmeno con noi stessi. Dunque omettiamo, nella nostra risposta frettolosa e riduttiva, la sfera emozionale che sviluppa l’intelligenza della consapevolezza. La domanda, che può essere percepita come di circostanza, racchiude tanto altro e la risposta richiederebbe la decodificazione delle emozioni, in parole, immagini e pensieri che proviamo e, soprattutto, l’analisi dell’interiorità. Capita che un incontro che si conclude con un abbraccio intervenga direttamente sul nostro stato emotivo, a volte, modificandolo. Imparare a reinterpretare il proprio sentire è faticoso e affascinante allo stesso tempo, ecco perché sviluppare l’intelligenza emozionale ci aiuta a stare bene con noi stessi e con gli altri. Infatti, quando non sappiamo quello che proviamo, è difficile poterlo controllare. Il primo passo è accorgerci di ciò che stiamo vivendo e identificare, proprio come una visualizzazione in immagini, le nostre emozioni dando loro un nome: rabbia, paura, rancore, tenerezza. L’alfabeto emozionale si apprende già da bambini e viene ampliato e trasformato dalle esperienze sociali e umane che facciamo. Coloro che non sono in grado di risolvere emozioni danneggiate potrebbero sviluppare comportamenti devianti e rimanerne coinvolti e annientati al punto da non riuscire a intravedere valvole di sfogo e vie di uscita. Invece, la presa di coscienza, un piano d’azione motivato dal desiderio e dall’autoanalisi, coltivare la pazienza, la speranza, l’ottimismo e la ricostruzione dei momenti difficili, far riaffiorare il meglio di sé com-prendendosi e avvicinadosi all’anima degli altri, consente la svolta del cambiamento che arriva, quasi sempre, nonostante la lunga gestazione. I motivi profondi per stare bene sono legati, quindi, al senso di ciò che si sta facendo, al come lo si fa senza accontentarsi di accettare la somatizzazione del disagio emotivo o di subirne le conseguenze deleterie. Ricordiamoci che i nostri stati d’animo – e meno male – possono essere messi in discussione: questa è l’unica possibilità per riuscire a voltare pagina.

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http://www.youtube.com/user/assclementeriva (a cura di Alessandro Flego)
Media manager: Michele Porcaro

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani
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