PININ CARPI, UN AUTORE “FAVOLOSO”

di Gianni Maritati

Giuseppe Carpi, in arte Pinin, è un principe della letteratura per ragazzi. Coetaneo di Gianni Rodari, Pinin Carpi (1920-2004) ha scritto anche lui romanzi, racconti, favole e poesie che lo collocano ad una altezza assoluta nel pantheon dell’immaginazione. E’ impossibile ormai non riconoscere tutto il suo valore letterario e anche artistico, visto che molti suoi libri sono illustrati dalla sua stessa mano. Oggi le sue opere più importanti vengono riproposte nella prestigiosa collana “Il Battello a Vapore” delle Edizioni Piemme: dal primo titolo, “Cion cion blu”, del 1968, all’edizione integrale e inedita de “La rivolta dei bambini di Mantova”, pubblicato nel 2020 in pinin carpi (cop)occasione del centenario della nascita dell’autore, con le illustrazioni di Alessandro Sanna. C’è anche una bella postfazione in cui la figlia Susanna osserva: “questa storia vuole ricordare a tutti i giovani che devono ribellarsi contro le oppressioni e le prevaricazioni dei prepotenti di ogni epoca”. Antifascista e pacifista, Pinin Carpi ha trasmesso infatti nei suoi scritti la sostanza della sua passione civile, consapevole che i valori vanno “raccontati” ai più piccoli, non imposti. Con la sua fantasia sempre accesa e cordiale, Carpi parla di tolleranza, di rispetto per la natura e per gli altri, dei diritti dell’infanzia, di dialogo aperto e sincero fra le generazioni. Non solo. In alcuni libri Pinin Carpi ha avvicinato il mondo dei bambini ad alcuni grandi figure della storia dell’arte come Van Gogh, Matisse e Goya (il padre Aldo era un ottimo pittore). E’ veramente l’ora di scoprire e riscoprire continuamente questo grandissimo autore: come innovatore geniale della produzione per l’infanzia e l’adolescenza ma anche come autore validissimo della letteratura in genere. “Testimoniano” a suo favore un linguaggio sempre cristallino, uno stile originale, una miriade di storie sempre belle e coinvolgenti, capaci di essere fuori dal tempo ma di nutrire il nostro tempo storico di emozioni, idee e valori senza fine.

IL MIO GUAZZABUGLIO” DI MARIA ANGELA CASANO. RACCONTI

di Gianni Maritati

Alessandro Manzoni usa quattro volte la parola “guazzabuglio” nei Promessi Sposi, ma la citazione più famosa è la prima: raccontando la storia di Gertrude, la Monaca di Monza, lo scrittore osserva che “così fatto è questo guazzabuglio del cuore umano”.

S’intitola proprio così, “Il mio guazzabuglio”, la raccolta di racconti firmati da Maria AngelaIL MIO GUAZZABUGLIO (COP) Casano, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica. Sono storie brevi ed emozionanti che ci regalano la sua voce ferma e appassionata, la sua lieta visione del mondo, le sue molteplici e illuminanti esperienze di donna e di professionista. Storie che si leggono bene grazie ad uno stile fluido e scorrevole e nelle quali è facile trovare il richiamo ad una vita più vissuta e consapevole.

E poi c’è Enna, la “sua” Enna, una delle tante perle della Sicilia: una magnifica città tutta da scoprire e riscoprire, con la sua lunga storia e le sue tradizioni, con le sue bellezze artistiche e architettoniche. Si sente in questi racconti la passione dell’autrice per la sua città, i suoi abitanti, i suoi mille aspetti misteriosi e affascinanti.

Sono racconti che affrontano temi di primissimo piano con l’arte di chi conosce bene il potere della parola e il magistero della letteratura: dalla difesa della dignità della donna all’omaggio a Palermo, crocevia di popoli e culture; dalla difesa della natura alla passione per i grandi miti greci.

AL MUTAR DEL VENTO” DI PAOLA MARIA LIOTTA di Gianni Maritati

Un romanzo innervato da un impianto teatrale ricco di pensieri, risvolti psicologici, sentimenti, rivelazioni, confessioni… Ecco “Al mutar del vento. La vera storia di Arianna, Teseo e il AL MUTAR DEL VENTO (COP)Minotauro”, Il Convivio Editore. Qui una grande storia d’amore ereditata dal patrimonio mitologico dell’Antica Grecia viene “riscritta” in termini umanissimi. Ancora una volta, grazie alla letteratura, il mito svela noi a noi stessi, parla di ieri ma in realtà parla anche del nostro oggi e del nostro domani. Il mito scava nelle nostre pulsioni come l’autrice nel nostro mondo interiore, dando ad ogni personaggio un’anima, una storia. La vicenda simbolica di Arianna e Teseo si carica di significati attuali, lasciandoci stupiti da tanta profondità e bellezza. Se le varianti del mito si concentrano sull’atteggiamento ambiguo di Teseo, la sostanza narrativa, rivisitata, quasi ricreata con stile e competenza dall’autrice, ci fa riscoprire Arianna in tutta la sua modernità di eroina senza tempo, capace di individuare il “filo” della vita nei sentimenti dell’amore, della passione, del coraggio.

LE POESIE DI GUIDO DE PAOLIS, “NOI DENTRO DI NOI (CON GLI OCCHI DELL’AMORE)”, GANGEMI, PREFAZIONE DI ARRIGO LEVI

La poesia, – scriveva il Croce – e con lei tutta la vita, è sentire dello spirito…, è come un coro che si prosegue nei secoli, e la nuova voce non può risonarvi come nuova, se non ascoltando e accogliendo in sé le precedenti, e rispondendo ad esse, e ripigliando da esse il canto e continuando a suo e insieme a loro modo”. Così la presente raccolta di poesie, che costituisce il “fior da fiore” di quelle scaturite nel corso degli anni da repentini moti dell’anima, dalla quiete della meditazione, dal raccoglimento nel dolore, dal turbinio degli affetti, dall’estasi contemplativa della bellezza del Creato, è un’espressione nuova ed antica al contempo del sentire di Guido DeNOI DENTRO DI NOI (COP) Paolis. Egli è Poeta antico nel sentire, e moderno nell’esprimerne l’intensità e renderne partecipe il lettore, di cui viene guidata in un percorso coinvolgente l’intera sensibilità sensoriale: l’olfatto percepisce l’odore sacro dell’incenso, quello acre della terra bagnata; l’udito avverte suoni lontani di campane che sono la colonna sonora di un’infanzia sempre presente, anche attraverso l’orchestra di insetti che accompagnano la calura; il gusto assapora la linfa dei baci della donna amata; la vista si perde nei colori della Natura, dal verde cristallino dei laghetti, all’azzurro d’un cielo terso, come al suggestivo biancore della nebbia; il tatto si sublima nel tenero abbraccio della propria creatura, come nella memoria delle carezze di una nonna indimenticata. Pertanto il lettore si trova d’incanto ed inconsapevolmente ad essere coinvolto in un vissuto personalissimo, che gli viene donato con l’apertura dello scrigno dei tesori serbati nel cuore del Poeta. Le poesie del De Paolis altro non sono che una tappa del cammino universale della storia dell’animo umano, che nella lirica si idealizza lanciando una fune all’eternità. Il Poeta non è allora solo colui che, crocianamente, raccoglie il testimone di coloro che nel medesimo percorso lo hanno preceduto, ma è altresí Maestro e guida per coloro che dopo di lui verranno, parlando il linguaggio universale del Bello, del Vero, del Buono, attraverso cui l’umanità intera può riconoscere in sé stessa quel soffio del Divino che alberga in ciascuno di noi. (Tito Lucrezio Rizzo)

LA TESTIMONE” DI CHIARA PANZINI: UNA NUOVA INDAGINE PER JUDITH LAY (DI GINEVRA AMADIO)

Giovane scrittrice con il ‘pallino’ del noir, Chiara Panzini è al suo secondo romanzo edito da Cultura e dintorni, realtà vivace e proteiforme, sollecita alla cura di nuove voci. L’opera, che con efficace polisemia si intitola La testimone, è un giallo canonico dal sapore wasp, denso di riferimenti alla cultura d’oltreoceano sebbene ambientato nell’inglesissimo Lake District. Faro ineludibile, come rivela il proscenio, è il King di Shining o della serie di Holly Gibney, detective avvezza alla percezioni sensoriali. Così Judith Lay, protagonista del dittico di Panzini inaugurato LA TESTIMONE (COP)da Sotto anestesia (2017), qui richiamato – in modo un po’ insolito – da note a piè di pagina che illustrano i riferimenti. Anche se inquadrabile con precisione, il teatro del racconto (un albergo “a U” di cui l’autrice riporta la planimetria) è volutamente sfumato, come a focalizzare l’attenzione sui tipi umani, la cui complessità è opportunamente scandagliata. Non tutti, però, subiscono un trattamento d’attenzione, segno che il modulo narrativo è del tutto poliziesco, con la ridda di caratteri ad affastellare la scena: c’è l’ospite solitario e ambiguo, la bella modello playmate, i proprietari dell’albergo effigiati come clan. I punti-chiave del genere si dispongono, inoltre, lungo linee convenzionali, sì che il lettore risulta avvinto, in qualche modo soggiogato, certo della soluzione prospettata dall’‘ispettrice’ (in realtà un’aspirante detective). È proprio la voce narrante uno degli elementi peculiari de La testimone, che rifiuta la terza persona in nome di una tecnica ‘immersiva’ in cui prendono corpo fenomeni di straniamento (Judith dubita di sé, deve ri-controllare le sue azioni) e brevi squarci di trama. Il morto – nodo centrale di tutti i gialli – è qui, se vogliamo, un catalizzatore di relazioni, lo strumento che consente a Panzini di alternare i piani del romanzo: da un lato la vita privata, con le sue sfumature relazionali, dall’altra il cruciverba dei fatti, in apparenza estranei ma destinati a incrociarsi. E poi le parole, di cui l’autrice conosce il potenziale, le rifrangenze semantiche. A cominciare dal titolo, che allude al doppio-ruolo della protagonista, testimone del delitto e di un matrimonio nato sghembo. O il sottotitolo, in cui Le indagini di Judith Lay assumono il valore di una duplice ricerca, tesa allo svelamento di verità conciliabili: quelle vere, reali, dell’effettivo misfatto, e quelle profonde, insondate, dell’animo umano.

I SOCI DELLA CLEMENTE RIVA

Ruggero Pianigiani (vice-presidente), Anna Rizzello, Susy Giammarco, Sergio Ronci, Paola Mancurti, Germana Linguerri, Letizia De Rosa, Marco Malgioglio, Francesca Faiella, Alessandro Flego, Cristiano Lollobrigida, Manuela Perfetti, Elisa Palchetti, Salvatore Dattolo, Agostino D’Antoni, Francesco Graziani, Francesca Gravante, Giusi Badalotti, Daniela Cococcia, Franca Bernardi, Tiziana Di Bartolomeo, Matteo Mancioppi, Francesco Lavorgna, Pierluigi Califano, Giovanni Mustazzolu, Carla Catano, Gianni Maritati.

Soci onorari: Anna Iozzino, Daniela Solarino.

COME ISCRIVERSI ALLA “CLEMENTE RIVA” DI OSTIA

Ce lo chiedono in tanti. Prima della pandemia, non abbiamo mai chiesto un contributo (neppure una tantum) che comunque è e rimane assolutamente libero. Con la sospensione delle nostre molteplici attività e soprattutto della Festa del libro e della lettura di Ostia (le offerte libere vanno sempre a vantaggio di opere di solidarietà e di Onlus), vi chiediamo adesso di sostenerci concretamente, sia per far fronte all’adozione a distanza che abbiamo attivato anni fa per una bambina del Malawi, sia per la “ripartenza” dell’associazione e dei suoi tanti progetti che vogliono continuare a coniugare cultura e solidarietà. Pertanto abbiamo pensato a questa procedura:

  • invio di un breve curriculum dell’aspirante socio all’emal assclementeriva@gmail.com

  • discussione fra i soci sul “candidato”

  • eventuale accettazione dell’aspirante socio

  • un contributo di 50 euro (una tantum) che il nuovo socio versa sull’Iban dell’associazione

  • ricezione via email della newsletter settimanale Prisma ed ingresso nella relativa chat su Whatsapp

  • partecipazione alle riunioni dei soci (si spera al più presto in presenza) per discutere e preparare le nostre iniziative

  • partecipazione attiva alle manifestazioni dell’associazione.

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani

PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

PRISMA (LOGO UFFICIALE)

Blog personale su Facebook: https://www.facebook.com/OstiAnimazione-113783449994695/

ASSOCIAZIONE CULTURALE CLEMENTE RIVA:

Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461

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