GLI IDEALI GARIBALDINI NEL NUOVO ROMANZO DI ENNIO MONTANO: “FIGLIO DI UN MITO” di Gianni Maritati

Con una bella prefazione di Annamaria Vanalesti, torna in libreria Ennio Montano, scrittore di razza e poeta di talento che ci ha piacevolmente trasportati con la sua immaginazione (sempre sostenuta da studi rigorosi) nelle pieghe della storia dell’Antica Roma, a Siracusa e in altre città con i suoi personaggi vivi e credibili. Stavolta tocca al periodo storico a cavallo fra Otto e Novecento, per rievocare la vita di un celebre figlio di Giuseppe Garibaldi, Ricciotti, di sua moglie FIGLIO DI UN MITO (COP)Costanza, d’origine inglese, e della loro numerosa famiglia. Il romanzo infatti s’intitola “Figlio di un mito” e spazia dal Sudamerica all’Australia, passando naturalmente per l’Italia. Quell’Italia che trovò la sua unità politica al culmine di un Risorgimento al quale l’apporto di Giuseppe Garibaldi è decisivo. Ricciotti non volle essere da meno, pur affrontando la perdita di alcuni figli, i rovesci economici, gli ostacoli più diversi: con la moglie sempre al suo fianco, anzi insieme ad una donna libera e coraggiosa, capace di assumere un ruolo autonomo e illuminante per tutti.

Attraverso il racconto delle vicende avventurose, militari e sentimentali, private e pubbliche, traspare nel romanzo la padronanza di uno stile coinvolgente, puntuale e ricco di contenuti ben descritti. Emergono i temi dell’amore per la patria e per l’irredentismo, la passione per la libertà dei popoli, il cammino difficoltoso ma sacrosanto dell’emancipazione femminile, la ricerca del riscatto sociale. Un romanzo ricco di stimoli intellettuali e di memoria: ci ricorda il nostro debito verso l’eroismo di persone e personaggi che hanno fatto la storia dell’Italia con inauditi sacrifici e senso del dovere.

I “PENSIERI SEMI-SERI” DI ADRIANO MANCINI di Gianni Maritati

Adriano Mancini fa parte della Nazionale Italiana Poeti, fondata da Michele Gentile, di cui mi onoro d’essere il presidente onorario (scusate il bisticcio di parole). Dopo “Alle prese con i cassettiCOP TWILL PENSIERI SEMI-SERI 14X20 con alette chiusi in soffitta”, eccolo alla sua seconda raccolta poetica: “Pensieri semi-seri… scritti senza pensarci troppo…”, pubblicata dalle Edizioni Simple. Autore della prefazione, lo stesso Michele Gentile che fra l’altro osserva: “Immagini e parole mescolate, amalgamate, fuse con estrema creatività e originalità”. Un giudizio che condivido specie se penso che questa racconta è prima di tutto un’avventura tipografica: i versi e i titoli delle poesie sono scritti con “corpo” e “carattere” diversissimi, e composti sulla pagina con soluzioni sempre nuove e affascinanti. “Siamo biglie impazzite di questo meraviglioso flipper”, scrive Adriano, che affida i suoi “pensieri semi-seri” al suo amore per il mare di Ostia, al diritto di una vita più pienamente vissuta, al sentimento della speranza che trasforma la nostra esistenza in una “tavolozza di colori”.

FESTE E SAPORI “NELL’INCANTO” DELLO STRETTO DI MESSINA

di Sergio Di Giacomo

Data la continua richiesta, è arrivata alla seconda ristampa il volume “Feste e sapori nell’incanto di Morgana. Carnevale, Pasqua, Mezzagosto e Natale a Messina”, dello studioso messinese Antonino Sarica, giornalista culturale (firma della “Gazzetta del Sud” da oltre 40 anni) e autore di diversi libri sulla storia gastronomica in “riva allo Stretto”. Ricordiamo il ricettario di 73 ricette originali, ristampato dalla Società Messinese di Storia Patria, e un testo sulla “cultura del pescestocco” a Messina (Edas), presentato alla trasmissione “Radio di bordo” di Radiouno.

MORGANA-COPIl volume ha già avuto diverse recensioni (anche sulla rivista culturale “Verbum Press”) ed è stato inserito nelle collezioni di varie biblioteche, tra cui la Nazionale di Roma e l’Universitaria di Cagliari. Fa parte della collana della Delegazione di Messina dell’Accademia Italiana della Cucina, di cui è presidente il prof. Francesco Trimarchi, che cura la presentazione dal titolo emblematico di “Il futuro del passato”, in cui evidenza l’importanza di valorizzare la “cultura specifica dello stare insieme”, del convivio, che caratterizza la cultura alimentare “fra Scilla e Cariddi”. La descrizione di Sarica – osserva Trimarchi – permette di rivivere lo scenario quotidiano nelle feste, la preparazione di innumerevoli pietanze messinesi, “alcune conservate, altre dimenticate, altre ancora tradite, altre mitizzate e come tali divenute intangibili”. Di grande interesse il saggio del giornalista Attilio Borda Bossana, che presenta illustrazioni, documenti, citazioni rare e preziose, excursus storici: un affresco significativo sul legame tra festa e cibo nella Messina tra Otto e Novecento, quando i riti festivi erano condizionati anche da forti influenze politiche.

Nella sua illuminante Prefazione, Milena Romeo, collaboratrice della “Gazzetta del Sud” e operatrice culturale attenta all’identità culturale siciliana (la rassegna “100Sicilie e l’ass. culturale “Antonello da Messina”), osserva come “i ricordi personali non sono memoria intransitiva, ma patrimonio di tutti, trasmissione aperta di valori, saperi che persistono diventano cultura condivisa, partecipata, che si stratifica nei giacimenti delle generazioni combattendo il consumo veloce e forsennato”. E aggiunge: “Tutto serve a dare corpo e slancio alla nostra identità, a dare fisionomie tangibili e dettagliate ad un volto difficilmente ricostruibile senza la conoscenza di tante pagine dimenticate. Cultura invisibile, spesso, sopita ma resistente ai marosi del tempo. Il cibo innesca immaginari, carrellate di ricordi mentali e sensoriali attorno a cucine domestiche, trattorie, bancarelle, bar, negozi, ritrovi. Le pietanze hanno una fragranza, un aroma che continua a diffondersi, ogni volta che si ripete il rito e frigge una melanzana, sobbolle un sugo, sfrigola una frittella, rosola un arrosto, secondo una ricetta antica che è scienza perfetta, equilibrio collaudato”. Nel suo vivido scritto, Sarica riporta, con un gustoso stile personale, lirico, familiare, alcuni “piatti rituali” delle tipiche feste messinesi, lo stufato carnevalesco, le “cuddure cu l’uva” pasquali, la pasta alla “milanese” natalizia e soprattutto la mitica pasta ncaciata, quella che scandiva fino a qualche decennio fa il Mezzagosto di Messina, la festa della Vara, la straordinaria processione della Madonna Assunta. Un piatto principesco, un autentico timballo che veniva cucinato alla brace “fuoco sopra e sotto”, tra ragù, cacio, basilico, e soprattutto lo “jadduzzu”, il galletto che veniva “coltivato” nei cortili dei quartieri cittadini, segno di una civiltà contadina andata via via sparendo, insieme ai suoi sapori.

IL DIADEMA SCOMPARSO”: IL GRANDE “DIABOLIK” DI PRIMAVERA

La storia principale di questo Grande Diabolik primaverile, intitolata “Il diadema scomparso”, ruota attorno a un diadema bellissimo e prezioso… ma forse non abbastanza per giustificare i pericoli che il Re del Terrore è disposto ad affrontare per impadronirsene. In realtà quell’oggetto ha un passato misterioso che solo Diabolik conosce. Passato raccontato in ventisette splendide tavole di Giuseppe Palumbo, mentre i disegni dell’avventura sono del collaudato duo Giulia Francesca Massaglia e Stefania Caretta, che già aveva firmato una storia breve del Grande Diabolik.

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A seguire la storia breve “Uniti per sempre” dedicata a un colpo banale, simile a molti altri, ma destinato a lasciare il segno nel cuore di Ginko. Quasi un piccolo graphic novel, un modo graficamente (e non solo) diverso di vedere in azione i personaggi classici della diabolika saga. Per questo a illustrarlo è stata chiamata una “guest star”: Davìd Ferracci, apprezzato disegnatore del graphic novel “Ballata per un traditore”, edito da Feltrinelli Comix.



DAL CARTOON AL LIBRO: “GIOVANNI E PAOLO E IL MISTERO DEI PUPI” (DE AGOSTINI) DI ALESSANDRA VIOLA E ROSALBA VITELLARO

 

A Palermo i preparativi per la festa di Santa Rosalia sono sconvolti dall’arrivo del Mago Nìvuro. Giovanni e Paolo cercheranno di liberare i loro concittadini dal suo incantesimo, che trasforma in pupi di legno quanti si rivolgono a lui per chiedere favori o denaro.

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Dedicato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, un racconto di avventura che affronta il tema della mafia senza trascurare effetti umoristici ma anche approfondimenti sui temi dell’omertà e del bullismo. La solidarietà e l’unione del gruppo, come accadde nel Pool antimafia, daranno alla fine i loro frutti. Il mago però non è stato sconfitto del tutto e un giorno potrebbe tornare…

Prefazione a cura di Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino.

LE RECENSIONI DI ANNA RIZZELLO

GEMMA” di Maria Adele Gubitosi

Quando si dice che la lettura di un libro arricchisce la mente, rilassa e dona piacere, è una grande verità e vale anche per “Gemma”, il libro di Maria Adele Gubitosi. Pur essendo un volume di oltre quattrocento pagine, si legge velocemente grazie ad uno stile piacevole che si insinua nella ricchezza di similitudini, osservazioni, riferimenti a modi di dire, alle tradizioni e vecchie abitudini, a scrittori del passato, a periodi storici, politici e socio-economici. Le ricorrenti descrizioni gemma (cop)particolareggiate della natura, degli ambienti, degli sviluppi degli episodi che riguardano la protagonista nel corso dei suoi anni, la descrizione pudìca di approcci ed esperienze intime, la misura del bene e del male, lo slancio della semplicità dell’amore, ci appassionano al romanzo e lo colorano di bello. L’autrice caratterizza con disinvoltura e destrezza i personaggi e i protagonisti, facilitando la linearità dei contenuti e spingendoci in un forte coinvolgimento emotivo. Le dinamiche del romanzo, scaturite da conflitti interni, chiusure e divieti, tipici dell’epoca, a partire dagli anni ‘50, sono intrise da sentimenti misti di vergogna nel provare un sentimento forte e da sensi di colpa, malinconia, sopportazione e rassegnazione.

Gemma, la protagonista, da bambina e poi da “signorina” è affidata alle suore, sia per la cagionevole salute della madre che per l’aridità paterna. I genitori affievolivano il loro tormento interiore di mancata responsabilità educativa convincendosi che la loro figlia “crescendo deve essere tolta dalle sporcizie, ipocrisie e cattiverie del mondo”. Così, Gemma per diventare ben istruita e ben educata, per essere sottratta a quell’ambiente gretto, chiuso e ignorante del paese, visse una detenzione collegiale dove si fidava delle suore perché le riteneva molto vicine alla santità, ma dove visse le prime esperienze traumatiche tra il reale e il fantastico e ne uscì senza “un pensiero critico, ingenua, innocente e inesperta di vita”. Alfine, dopo aver dichiarato alla Madre Superiora un timido ma eloquente “Qui su due piedi non saprei” trasmettendo il suo totale disinteressamento alla vita monastica, terminò il Magistrale da esterna al collegio. Imparò ad essere una donna forte e coraggiosa, a sapersi assumere le proprie responsabilità, a capire che la libertà e la vita futura dipendono dalla propria forza di volontà. “Gemma” è un romanzo che fa volare e ricorda il detto: “Gli uccelli hanno le ali per volare, gli esseri umani i libri!”



I SOCI DELLA CLEMENTE RIVA

Ruggero Pianigiani (vice-presidente), Anna Rizzello, Susy Giammarco, Sergio Ronci, Paola Mancurti, Germana Linguerri, Letizia De Rosa, Marco Malgioglio, Francesca Faiella, Alessandro Flego, Cristiano Lollobrigida, Manuela Perfetti, Elisa Palchetti, Salvatore Dattolo, Agostino D’Antoni, Francesco Graziani, Francesca Gravante, Giusi Badalotti, Daniela Cococcia, Franca Bernardi, Tiziana Di Bartolomeo, Matteo Mancioppi, Francesco Lavorgna, Pierluigi Califano, Giovanni Mustazzolu, Carla Catano, Gianni Maritati.

Soci onorari: Anna Iozzino, Daniela Solarino.

 



PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani

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