A DIECI ANNI DALL’INAUGURAZIONE DEL PARCO DI OSTIA INTITOLATO AL VESCOVO ROSMINIANO CLEMENTE RIVA (1922-1999)

UN MODELLO PER TUTTI

di Gianni Maritati

Inaugurato nel 2011, un Parco situato nella Pineta di Ostia, verso la fine di via delle Baleniere, ci ricorda la sua figura: Clemente Riva, religioso rosminiano, vescovo ausiliare di Roma per il settore sud (cui appartiene Ostia, dove venne moltissime volte durante la sua instancabile missione episcopale fra il 1975 e il 1998), testimone attivo del dialogo ecumenico e interreligioso, grande uomo di cultura e di carità stimato da tutti, anche dai non credenti. Un modello e un esempio vivo ancora oggi.

Cerimonia intitolazione Parco Clemente Riva di Ostia (4 luglio 2011)

La sua presenza spirituale è sempre ricca di insegnamenti: ispira le nuove generazioni, infonde coraggio e suscita idee con i suoi libri, vive nei ricordi e nell’affetto di tantissime persone che l’hanno conosciuto ed amato. E che soprattutto hanno apprezzato il suo stile di vita evangelico, improntato alla povertà, all’umiltà e al servizio. L’Associazione culturale che porta il suo nome cerca di seguire i suoi insegnamenti e di diffondere la sua eredità morale, specie attraverso la Festa del libro e della lettura di Ostia, che dal 2010 si svolge tre volte l’anno di solito presso la parrocchia di S.Monica. Migliaia di libri usati ma in ottime condizioni sono disponibili ad offerta libera per raccolte fondi di solidarietà, locale e internazionale. Accanto a questo impegno, si articola un programma denso di eventi: presentazioni editoriali, mostre d’arte e fotografiche, rappresentazioni teatrali e proiezioni cinematografiche. Un appuntamento che getta un ponte tra i valori della cultura e quelli della carità, secondo il magistero del vescovo rosminiano, e che incentiva la socialità, gli incontri, il dialogo, la libera e istruttiva circolazione dei libri e delle idee.

Da “Ostia, le tracce della storia”, con foto di Pino Rampolla e un contributo storico di Francesca Faiella

Libro mons. Clemente Riva (cop)

ALIDA VALLI, L’ANTIDIVA. Un affascinante documentario di Mimmo Verdesca. Di Nunziante Valoroso

Ci sono alcune attrici per cui il sostantivo “leggenda” è d’obbligo. Senza dubbio una leggenda è Alida Valli, icona del cinema nostro ed internazionale che ha attraversato con la sua carriera praticamente tutto il ‘900, iniziando giovanissima negli anni ’30. Per me Alida è stata sempre una presenza d’obbligo in casa (insieme ad Ingrid Bergman, era la preferita di una mia zia) e l’ho sempre ammirata tantissimo. L’uscita dell’emozionante documentario “Alida”, diretto con maestria da Mimmo Verdesca, mi ha permesso di scoprire tanti lati della sua personalità che non conoscevo. Una vita straordinaria, caratterizzata da una prima frequentazione del Centro Sperimentale e poi dall’inizio di una carriera incredibile, che la portò a diventare l’attrice simbolo del cinema italiano degli anni ’30 con titoli come “Ore nove, lezione di chimica” di Mario Mattoli o “Mille lire al mese” di Max Neufeld. La conferma definitiva viene con “Piccolo Mondo Antico”, dal romanzo di Fogazzaro, diretto nel 1941 da Mario Soldati.

ALIDA VALLI (COP)Celeberrima poi la sua interpretazione della protagonista del dittico “Noi Vivi” e “Addio Kira” (1942) tratto da un celebre romanzo di Ayn Rand, diretta da Goffredo Alessandrini. Dopo aver portato al grande successo la canzone “Ma l’amore no” di D’anzi e Bracchi, cantata in “Stasera niente di nuovo” (1942), ancora di Mattoli, Alida attira l’attenzione di David Selznick, il produttore di “Via col vento” che le assegna il ruolo di protagonista in due film che sono ormai dei classici del cinema: “Il caso Paradine” (1947) di Alfred Hitchcock, insieme a Gregory Peck, e “Il Terzo Uomo” (1949), di Carol Reed, insieme a Joseph Cotten e Orson Welles. Ma Alida non sopporta i ritmi e lo stile di vita di Hollywood. Per lei è importante l’Italia e la sua famiglia e i figli. Rompe il contratto con Selznick e ritorna in patria, dove la sua carriera riprenderà enorme slancio con “Senso” (1954) diretto da Luchino Visconti in un fiammeggiante Technicolor. Ormai attrice internazionale, Alida lavorerà spesso in Francia. Nel corso degli anni Antonioni (“Il Grido”), Pasolini (“Edipo Re”) e Bertolucci (“Strategia del ragno”, “Novecento”) la sceglieranno spesso come protagonista ed anche registi affezionati all’horror ne utilizzeranno la poliedrica gamma espressiva (Mario Bava in “Lisa e il Diavolo”, Dario Argento in “Suspiria” e “Inferno”, Alberto de Martino in “L’anticristo”). Alida è stata una regina dello schermo, del teatro, della televisione ed ha sempre rifiutato l’etichetta di diva. Il documentario ripercorre attraverso la lettura delle sue lettere e con filmati d’archivio, tutta la vicenda umana e professionale dell’attrice. Alla sceneggiatura ha collaborato, insieme al regista, il nipote, Pierpaolo de Mejo, anche lui regista ed attore, che ricorda, commosso, la nonna. Giovanna Mezzogiorno legge con intensità le parole di Alida e l’emozione di vedere e sentire personaggi come Vanessa Redgrave, Charlotte Rampling, Dario Argento, Bernardo Bertolucci, è grande.

Una grande pagina di storia e cultura si dipana davanti allo spettatore e, alla fine, c’è la voglia irresistibile di riscoprire la filmografia di Alida, di rituffarsi nei colori di “Senso” e “Suspiria”, di sentirla ricantare “Ma l’amore no”, di rivedere le cineprese di Hitchcock e Reed che la accarezzano e, perché no, di riascoltarla, anche doppiata dalla grande Lydia Simoneschi nei suoi film stranieri, doppiaggio che lei sembra pretendesse per contratto, contentissima del lavoro della collega. Il film è coprodotto anche da Istituto Luce e Rai Cinema quindi speriamo senz’altro in una prossima edizione in dvd. Grazie ad Alida, grazie a Mimmo e a Pierpaolo per avermi fatto sognare.

LE RECENSIONI DI ANNA RIZZELLO

LA MONARCHIA BORBONICA A NAPOLI” E “IL REGNO DI NAPOLI FRA SPAGNA E AUSTRIA” di Gaetano Garofalo

Noto per le sue coraggiose esperienze e per le sue toccanti testimonianze raccontate nel libro “Un racconto oltre il silenzio. Dal fronte greco ai campi di internamento del terzo Reich” e noto per aver pubblicato molti altri libri, Gaetano Garofalo, studioso di filosofia, teologia e storia, viene qui ricordato per aver scritto due saggi storici “La Monarchia borbonica a Napoli” pubblicato nel 1963 e “Il Regno di Napoli tra Spagna e Austria” pubblicato nel 1964 (Editrice Ciranna). Carlo II, Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II e Francesco II sono personaggi che Gaetano Garofalo analizza per farci conoscere meriti ed infamie. Ci fa riflettere sulla missione storica dei regnanti che “non posero impegno alcuno”. Inetti e indifferenti. Privi di intelligenza e di meriti. Vendicativi ed egoisti. Miseri e squallidi non migliorarono le condizioni del regno. La dinastia borbonica rimase “in un immobilismo del sistema feudale” al di fuori di ogni elementare libertà civile e politica. Rimase chiusa “nella sua ostinata protervia”. Ebbe, così, un triste finale! Nel libro “Il Regno di Napoli tra Spagna e Francia” Gaetano Garofalo mette in evidenza il profondo contrasto tra le due classi che formavano il corpo sociale della popolazione del Regno: la Nobiltà e il Popolo. La prima nella ricchezza, nei privilegi e fasti, il secondo nella miseria, sofferente e sottomesso, ma pieno di rabbia e di odio, pronto  a scatenare la furia nelle congiure e successivamente nelle insurrezioni e rivoluzioni per sgravarsi dai pesi e ottenere libertà. La pace tra Nobiltà e Popolo fu, però, soltanto merito “del carattere della nuova epoca”: sorgeva l’Illuminismo e con esso la Borghesia con la sua sete di cultura, di “benessere universale”, di pace e fraternità e soprattutto di riforme pacifiche in tutti i campi. Evoluzione quindi e non Rivoluzioni! Un serpeggiare di nuove speranze dopo la dominazione spagnola e austriaca e… tutta l’Italia si orientò verso un nuovo spirito etico-politico. Gaetano Garofalo, studioso dei fatti storici, anche in questi due libri ha dimostrato l’amore per la sua patria. Dopo aver approfondito gli avvenimenti e i personaggi, protagonisti amati e odiati dal popolo, ci ha reso partecipi del suo sapere e delle sue grandi passioni!

TORNA IN LIBRERIA “LA STRANIERA”, LA COLLANA DI AVAGLIANO EDITORE DEDICATA AI CLASSICI STRANIERI. PRIMO TITOLO: “BENITO CERENO” DI HERMAN MELVILLE TRADOTTO DA CESARE PAVESE

Romanzo breve d’avventura e di mare oggi considerato un piccolo capolavoro del romanzo d’avventura dell’Ottocento. Fu pubblicato a puntate sul “Putnam’s Monthly” nel 1855 e poi incluso, leggermente rivisitato, nella raccolta The Piazza Tales (1856). Il libro parla, con un linguaggio snello e colto, di una rivolta di schiavi a bordo di una baleniera spagnola sulle coste del Cile, episodio realmente avvenuto nel 1799, ma è occasione per l’autore per mettere in scenamelville_cover_72 la secolare lotta tra bene e male (ma anche altre contrapposizioni: Europa e America, schiavo e padrone). A causa della sua ambiguità, è stato letto da alcuni come un testo razzista, da altri invece come abolizionista. I primi critici, invece, hanno visto in Benito Cereno un racconto che esplora la malvagità umana, senza attinenze con il tema razziale. La vicenda narrata riassume in sé le caratteristiche del romanzo d’avventura, di quello gotico e di quello giallo. La straordinaria capacità di Melville sta nel condurre il lettore all’interno di una vertiginosa ragnatela narrativa grazie alla accumulazione di indizi, enigmi, false piste e dialoghi lasciai in sospeso e al limite del surreale. «Anzitutto, è una storia di mare, e mai il mare tradisce la fantasia di Melville. È curioso come un’esperienza durata poco più di quattro anni e conclusa quando egli ne aveva ventisei, gli abbia invasa tutta l’anima, filtrando a interessarne le radici più segrete». Cesare Pavese (comunicato stampa)

PUBBLICATO DA PONTE ALLE GRAZIE “SPLENDI COME VITA”, ROMANZO DI MARIA GRAZIA CALANDRONE. STORIA DEL TORMENTATO AMORE FRA UNA MADRE ADOTTIVA E SUA FIGLIA

Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un SPLENDI COME VITA (COP)disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie. Quando si smette di vedere la propria madre esclusivamente come la propria madre, la si può finalmente “vedere” come essere separato, autonomo e, per ciò, tanto più amabile». (Maria Grazia Calandrone). c.s.

I SOCI DELLA CLEMENTE RIVA

Ruggero Pianigiani (vice-presidente), Anna Rizzello, Susy Giammarco, Sergio Ronci, Paola Mancurti, Germana Linguerri, Letizia De Rosa, Marco Malgioglio, Francesca Faiella, Alessandro Flego, Cristiano Lollobrigida, Manuela Perfetti, Elisa Palchetti, Salvatore Dattolo, Agostino D’Antoni, Francesco Graziani, Francesca Gravante, Giusi Badalotti, Daniela Cococcia, Franca Bernardi, Tiziana Di Bartolomeo, Matteo Mancioppi, Francesco Lavorgna, Pierluigi Califano, Giovanni Mustazzolu, Gianni Maritati.

Soci onorari: Anna Iozzino, Daniela Solarino.

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani

PRISMA (LOGO UFFICIALE)

PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

Blog personale su Facebook: https://www.facebook.com/OstiAnimazione-113783449994695/

ASSOCIAZIONE CULTURALE CLEMENTE RIVA:

Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461

CAMMINO LETTERARIO (LOCANDINA)

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