NUMERO SPECIALE

INCONTRO ESCLUSIVO CON LO SCRITTORE RENZO RICCI: “LA LETTERATURA, CARBURANTE PER LO SPIRITO”

Renzo, prima di tutto che valore ha per te scrivere? Che cos’è la letteratura?

Grazie Gianni per la gentilezza e lo spazio che mi riservi sulla tua rivista. Rispondo alla prima domanda dicendo che noto spesso, nei libri di molti autori, un riferimento a sé stessi e al loro mondo, piuttosto che al mondo che li circonda. Forse è vivo il bisogno di una sorta di autoanalisi o di volersi raccontare attraverso la scrittura. Per me scrivere è diverso. Rifuggo dall’autocelebrazione, dai libri autobiografici. Mi piace inventare storie e, all’interno di esse, celare riferimenti storici, esoterici, religiosi, o l’introspezione dei personaggi, come nell’ultimo libro della mia trilogia: “Giano, specchio riflesso”.

La seconda parte della tua domanda è più difficile e soggettiva. Ti racconto quando agli esami di maturità, precisamente a quello di italiano, molti della mia classe optarono per D’Annunzio e la solita “Prima Guerra Mondiale”: per carità, D’annunzio è D’annunzio. Contro corrente, decisi di rappresentare la similitudine tra due movimenti: quello detto degli “Scapigliati”, movimento letterario e contestatore dell’Italia risorgimentale, nato nel decennio 1860-1870, fatto di giovani che conducevano una vita libera, ribelle, al di fuori degli schemi della società borghese, e quello nato nel ’68, cento anni dopo, insieme alla vita di Pier Paolo Pasolini, che ne fu la voce critica. La letteratura non è solo l’insieme dei “Classici”, dei grandi autori. Non è solo l’insegnamento a leggere e scrivere, ma carburante per un allenamento costante dello spirito. È come una palestra, allena il nostro mondo interiore. Una cosa la letteratura la insegna e l’ho ben chiara: non si finisce mai di imparare! Scrivere, quindi, è il mio modo di imparare.

Perché ti definisci “il tour operator degli omicidi”?

Rispondere a questa domanda è semplice e divertente: uso gli omicidi per raccontare storie, integrandole con la descrizione delle città in cui le ambiento. Racconto i luoghi dove sono stato realmente e, attraverso appunti e foto degli angoli delle città visitate, cerco di far rivivere ai lettori le mie emozioni. Tour operator per questo e perché mi viene riconosciuta, dai miei lettori, questa facilità di descrizione.

Sei autore di una trilogia di gialli: “Sole a mezzanotte”, “Malefica discendenza” e “Giano, specchio riflesso”. Seguendo le indagini dell’ispettore di polizia norvegese Jorgen Eyckenbrock e quelle del suo amico e collaboratore, il commissario Claudio Berardi, veniamo a contatto con una realtà intricata e misteriosa. Questi gialli si prestano ciascuno ad una lettura autoconclusiva o c’è una trama implicita e nascosta che li attraversa tutti e tre e che solo i lettori più attenti possono cogliere?

Riguardo al primo libro, “Sole a mezzanotte” uscito nel 2014, permettimi una battuta: solo una “preposizione” mi divide dal più famoso scrittore norvegese Jo Nesbo che nel 2015 ha pubblicato il suo libro “Sole di mezzanotte”. Nel 2018, invece, è uscito il film “Il sole di mezzanotte”. Fortunatamente le tre storie non hanno niente in comune. I miei libri, rispondendo alla domanda, sono autoconclusivi; si viene a sapere l’autore o gli autori degli omicidi, ma la trama che li nasconde, continua nei successivi libri. Quello che a me interessa, che mi intriga, è l’intreccio, piuttosto che gli autori dei delitti: il pensiero, il perché e come si arrivi ad architettare il crimine. Faccio un esempio: in Sole a mezzanotte, trovo che l’intreccio e il meccanismo generato dai comportamenti dei partecipanti, il metodo usato dall’ispettore nello svelarlo, sia più intrigante, che scoprire chi e come ne sia responsabile. La realtà misteriosa emerge di più nel secondo e terzo libro della trilogia: “Malefica discendenza” e “Giano, specchio riflesso”.

Sole a mezzanotte” (2014): omicidi e terrori immersi in atmosfere nordiche. E’ stato il primo libro che hai pubblicato in assoluto? Ci racconti qualche elemento della trama e un aneddoto?

Ho fatto cenno prima alla coincidenza del titolo del libro e del film. Con “Sole a mezzanotte”, non immaginavo di scrivere una trilogia, poiché l’ho pensato a vent’anni, di ritorno da un viaggio in Scandinavia con un mio amico. Non l’ho mai finito ed è rimasto chiuso nel cassetto per trent’anni. Una decina di anni fa, con una mia amica regista, ne abbiamo fatto una riduzione teatrale, con tanto di prove con attori. Non se n’è fatto niente e allora l’ho riscritto e arricchito. È stato il mio primo libro ed è un omaggio a uno dei miei amori giovanili: Agatha Christie. La cito anche, nel libro. L’atmosfera riporta al suo stile, al suo modo di procedere e di analizzare gli avvenimenti come fa, appunto, l’ispettore Jorgen Eyckenbrock.

Malefica discendenza” (2016): un serial killer semina il panico a Roma. Che immagine emerge – o vuoi che emerga – della Capitale?

Preferisco partire dalla seconda parte della domanda. Il mio prossimo libro, lo dico in anteprima, farà fare ai lettori un salto indietro di duemila anni… Lì, avrò modo di parlare della Roma di allora e fare una similitudine con la Roma di oggi. Avrò l’opportunità di far emergere virtù e difetti delle “due” Roma. In “Malefica discendenza”, racconto l’infatuazione di una quindicenne per il suo “amico speciale”, di venticinque anni più grande, che sostituiva la figura paterna con cui era in perenne conflitto. Racconto di un killer che rapisce ragazzine, le decapita e lascia le foto dei “trofei” ai piedi della statua di Pasquino, una delle statue “parlanti” di Roma, come una sfida agli inquirenti. Jorgen Eyckenbrock, arrivato nella Capitale per assistere al matrimonio del suo collega norvegese, si troverà ad aiutare il commissario Berardi nella ricerca di questo spietato assassino. Sarà invischiato in un intrigo internazionale, ordito dagli adepti di una nota loggia massonica italiana e di Istanbul, che incrinerà i rapporti diplomatici tra i due paesi.

Giano, specchio riflesso” (2019): il confronto inevitabile e difficilissimo con sé stessi. Si nota un passaggio dall’indagine criminale allo scandaglio dei sentimenti, è così? E perché questo maggiore scavo psicologico?

Dici bene! Il confronto con se stessi. Era inevitabile che lo affrontassi, nel terzo libro della trilogia. Non posso dire molto, perché svelerei le sorprese finali e iniziali del secondo e terzo libro. Posso dirti questo: mentre scrivevo “Malefica discendenza” avvertivo la necessità di approfondire la crescita e l’intreccio legato ai vari personaggi. In “Giano, specchio riflesso”, all’intrigo, ho preferito tracciare l’aspetto umano e psicologico dei protagonisti e quello che li spinge a determinati comportamenti e scelte di vita. Ho anche voluto giocare a ribaltare lo stereotipo del protagonista: buono o cattivo. In “Giano, specchio riflesso”, racconto di come avvenimenti inaspettati, situazioni inedite, possano far aprire i rubinetti delle emozioni o, viceversa, farli chiudere e far diventare una persona colta, leale e corretta, l’esatto contrario. In ognuno di noi è insito il bene e il male, sta a noi, alla nostra cultura, trovare l’equilibrio tra le due anime. Anche il più cattivo ha una parte di bene che non emerge, fino a che non c’è l’episodio o la persona che fanno da detonatore.

Nei tuoi libri s’intrecciano tanti elementi, dai colpi di scena della complessa trama alle accurate ricostruzioni storiche, ma si manifesta anche un forte interesse per l’esoterismo e per la massoneria. Perché?

I colpi di scena e l’intreccio continuo derivano dagli scacchi. È un gioco che apre la mente e ti permette di immaginare più tavoli su cui giocare la partita, senza perdere mai il filo logico. Su esoterismo e massoneria vorrei puntualizzare. Non mi interessano i rituali, le cabale, i Templari e similari ma le ricostruzioni storiche. Da millenni, sia in ambito religioso che filosofico, la massoneria è sempre stata presente, ma riservata a pochi discepoli o iniziati. Erroneamente, in Italia siamo portati ad associare la massoneria alla loggia P2 di Licio Gelli che, nella galassia massonica, ha rappresentato una scheggia impazzita. Il pensiero va agli ideali liberali e massonici portati avanti da Voltaire, Garibaldi, Mazzini, Newton, per citare i più noti Gran Maestri. La massoneria ha contribuito alla Rivoluzione Francese, al Risorgimento italiano e sembra che anche i colori della nostra bandiera, come quella francese e altre, siano di origine massonica. Un altro esempio di setta ante litteram, erano i rituali del Mitraismo. Quella di Mithra, divinità persiana, nato prima di Cristo, è stata la religione più importante nell’antica Roma. Importata dai soldati romani e popolare tra i militari e nelle fasce più povere della popolazione romana, era di fatto un culto esoterico: i suoi discepoli si riunivano nei mitrei (ce n’è uno splendido, negli scavi Ostia Antica), l’acquasantiera all’entrata è una delle moltissime analogie con il Cristianesimo, ma il culto di Mithra era riservato ai soli iniziati. Nel corso delle ricerche per “Malefica discendenza”, mi sono imbattuto nelle immagini dall’alto della chiesa di S. Gaspare del Bufalo, sulla via Appia, visualizzabile su Google. Non ci crederai, ma vista dall’alto, la chiesa ha la forma della squadra e del compasso, noto simbolo della massoneria, presente anche sulle banconote da un dollaro americano. Il costruttore è Nervi, famoso massone e autore dello stadio Flaminio di Roma, nonché della “Sala Nervi”, adibita alle udienze papali, costruita a forma di serpente, altro simbolo massonico. Racconto queste e altre “coincidenze” sparse tra i monumenti e le basiliche di Roma, che ho visitato personalmente. Un altro aneddoto è la scoperta del dipinto nella Basilica dei Santi Quattro Coronati, a San Giovanni, dove sono rappresentati dei civili romani con le tuniche e la squadra in mano a uno di essi. La storia racconta che quella Basilica, nel quarto secolo, era un luogo dove si riunivano gli antesignani dei moderni muratori, come si chiamavano i massoni. Ci sarebbe tanto da parlare su questo, ma non voglio abusare dello spazio che mi hai concesso, né svelare troppo dei miei libri.

Hai molto interesse anche per la grafica. Com’è nata questa passione?

Diciamo che ho inseguito l’arte sin da piccolo e via via mi sono evoluto nella sua scoperta. Ho cominciato a dipingere su tela, con colori a olio, già a tredici anni. Poi, sempre da autodidatta, ho imparato a strimpellare la chitarra; a quarant’anni ho preso lezioni di pianoforte e mi riservo di riprenderlo a suonare quando andrò in pensione. Da adulto, con l’avvento dei primi computers, sul finire degli anni ottanta, ho intuito l’importanza che l’informatizzazione avrebbe avuto sul disegno ed ho cominciato a studiare informatica e grafica. Ho quindi utilizzato il computer per sviluppare la mia fantasia e trasferirla nello scrivere, nell’impaginazione dei libri e nel curare le copertine.

Che rapporto hai con i lettori?

Purtroppo, limitato e non come vorrei. Mi sono autoprodotto i primi due libri. Ho pubblicato il terzo con una casa editrice che mi ha danneggiato, anziché favorirmi. Per come sono fatto, quando si rompe il rapporto fiduciario, tronco i rapporti. Sono in trattative per la pubblicazione del quarto libro: vediamo come si svilupperà. Tornando alla domanda, mi commuove e nello stesso tempo mi riempie di gioia sapere che persone sconosciute si possano immedesimare nei miei personaggi, nelle storie di cui parlo. Molte persone mi sollecitano a tornare a scrivere, impazienti di leggere i miei libri, di sapere in quale città saranno ambientati. Questo è il bello dello scrivere, l’essenza dello scrivere: immagazzinare il sapere e condividerlo con i lettori, per stimolarli a informarsi e approfondire notizie apprese nei miei libri. Lasciami fare una piccola polemica riguardo alle case editrici. Dovrebbero tornare al ruolo di un tempo. Selezione e pubblicare solo libri che abbiano qualcosa da dire. Dovrebbero bocciare e non pubblicare un libro che non dice o aggiunge nulla a quello che già si sa, pur di rientrare dei costi di stampa e puntare sull’ego smisurato dell’autore. Mi ci metto io per primo: se il mio libro è brutto, è giusto che non venga pubblicato. Scusami, sto usando la logica! Il Mercato, non la prevede…

Progetti futuri?

Come ho anticipato all’inizio, sto raccogliendo e selezionando il materiale per il prossimo libro che sarà il più impegnativo dei quattro. È una sfida, e le sfide mi danno adrenalina. Purtroppo, avevo pronosticato di iniziarlo nella scorsa primavera, ma il Covid mi ha bloccato. Pur avendo più tempo non sono riuscito a concentrarmi. L’ispirazione non è a comando: arriva quando meno te lo aspetti.

Sei stato ospite della Festa del libro di Ostia, l’estate scorsa, e poi hai curato egregiamente la grafica del volume di Anna Rizzello “Scegli il tuo libro” (Il Quaderno Edizioni 2020). Come valuti queste esperienze?

Qui potrei scrivere un libro… Ho avuto la fortuna di partecipare a ben due edizioni della “Festa del libro” di Ostia: quella di novembre 2019, pre Covid, e quella cui hai accennato, dell’estate scorsa. Non ci crederai ma l’aspetto più importante derivato dalla mia partecipazione alla festa non è stato presentare i miei libri e venderli, anche quello, certo! È stato, invece, il conoscere tante persone volenterose, amanti della lettura e della scrittura, pronte a rendere un’immagine diversa di Ostia, troppo bistrattata dalla stampa e dai media, schiacciata da un’immagine stereotipata e appiattita. Ho scoperto un tessuto sociale florido, vispo, che non conoscevo. Mi sento orgoglioso, insieme ai tanti scrittori che ho conosciuto, ai volontari dell’Associazione Clemente Riva che ci ha ospitato, di contribuire a far rialzare la testa a Ostia. Grazie al contributo di tanti, di Gianni Maritati e della sua associazione “Clemente Riva”, si sono aperte diverse librerie, ci sono sempre più presentazioni di libri. Il corpo della cultura, per anni tramortito dalle note vicende, si sta rialzando.

Per ultimo, ma non ultimo, come si dice, mi sono lasciato due parole per Anna Rizzello, l’autrice che ha raccolto le recensioni fatte agli autori dei libri presentati nelle varie edizioni della “Festa del libro e della lettura di Ostia”. Ho insistito, affinché realizzasse il volume “Scegli il tuo libro” poiché, leggendo le sue recensioni fatte dei miei libri, mi ha colpito la sua puntuale rappresentazione, accorta e pronta a scorgere aspetti reconditi, conosciuti solo dall’autore. Mentre lavoravo al progetto grafico mi è capitato di leggere tante recensioni: è brava a descrivere le atmosfere dei libri che racconta. Se lo meritava e credo di aver realizzato un prodotto consono alla qualità dei suoi scritti. Come hai detto tu, caro Gianni, sintetizzando con un’espressione felice il nostro lavoro al libro di Anna: “Un degno scrigno, che raccoglie perle!”

Grazie ancora, Gianni, per lo spazio che mi hai riservato. Rivolgo un caro e affettuoso saluto ai lettori di Prisma e auguro a tutti che il 2021, piano piano, ci riporti a vivere, ad abbracciarci, a baciarci e togliere la mascherina definitivamente, relegando il 2020 in una delle pagine nere della storia. Saluto tutti con il motto che è nella prima pagina del mio sito www.renzoricci.com: “Leggete e moltiplicatevi”. Grazie di cuore. Buon 2021.

I SOCI DELLA CLEMENTE RIVA

Ruggero Pianigiani, Anna Rizzello, Susy Giammarco, Sergio Ronci, Paola Mancurti, Germana Linguerri, Letizia De Rosa, Marco Malgioglio, Francesca Faiella, Alessandro Flego, Cristiano Lollobrigida, Manuela Perfetti, Elisa Palchetti, Salvatore Dattolo, Agostino D’Antoni, Francesco Graziani, Francesca Gravante, Giusi Badalotti, Daniela Cococcia, Franca Bernardi, Tiziana Di Bartolomeo, Matteo Mancioppi, Francesco Lavorgna, Pierluigi Califano, Giovanni Mustazzolu, Gianni Maritati. Socio onorario: Anna Iozzino

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani

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