CONTINUA IL GRANDE SUCCESSO DEL ROMANZO

DI PIERLUIGI CALIFANO “IL LATO NASCOSTO DELLA LUNA”

(MR EDITORI)

VI RIPROPONIAMO LA PREFAZIONE

Forse non c’è niente di più presente del passato. Viene spontaneo fare questa riflessione leggendo la seconda prova narrativa di Pierluigi Califano che dopo l’esordio con “Il passato inatteso” conferma ora il suo talento stilistico e immaginativo con “Il lato nascosto della luna”. Parliamo anche qui di quel “passato” che non passa mai, di quel futuro rovesciato con il quale tutti noi dobbiamo fare sempre i conti, nel bene e nel male: per scoprire che tante colpe sono nel passato e che avere un passato è forse già una colpa.

Qui siamo immersi in un vero e proprio thriller, che impegna il protagonista a risolvere il mistero di una catena di efferati delitti. Soprattutto contro le donne, vittime tristemente privilegiate della bestialità umana. L’inchiesta poliziesca diventa, pagina dopo pagina, un viaggio allucinante nel potere spettacolare del male, nei meandri sconcertanti della mente umana, nelle tragedie interiori scaturite da scelte apparentemente giuste, ma sostanzialmente criminali. Un viaggio che squarcia il velo delle comode apparenze e si sprofonda nelle atroci contraddizioni dell’anima e nel malessere nebbioso dei nostri tempi.

Pagina dopo pagina, il racconto si fa teso e ansioso, sparpagliato di raccapriccianti sorprese e di sconvolgenti rivelazioni. Con uno stile sempre alto, ispirato, all’altezza di una trama complessa e avvolgente.

In mezzo a questo delirio che sale intorno a noi, ci viene incontro una inaspettata storia d’amore, forse un simbolo di speranza e di rinascita. Ma il viaggio resta. Resta la consapevolezza che la vita è una lotta contro forze tanto più potenti quanto meno ce lo immaginiamo. (GM).

 

 


OSTIA DA SCOPRIRE !!!

Il grande cinema della 20th Century Fox. Non solo X-Men o Guerre Stellari (Di Nunziante Valoroso)

È stata completata da poco l’acquisizione degli Studi cinematografici della 20th Century-Fox da parte della Walt Disney Company, acquisizione che comprende anche il suo immenso catalogo di produzioni cinematografiche. La casa proveniva già dalla fusione, nel 1935, della 20th Century Pictures di proprietà di Darryl F. Zanuck con la Fox Film Corporation, che era in gravi difficoltà. Zanuck rimase alla guida della nuova società dal 1935 al 1956 e, in seguito, come produttore indipendente, continuò a distribuire i suoi film attraverso di essa, prima di riprenderne il controllo nel 1962, chiamato a soccorrere il disastro produttivo di Cleopatra (Id. 1963).

Con le sue produzioni, la Fox è stata un importantissimo tassello nella storia di Hollywood ed è molto riduttivo parlarne citando solo gli X-Men, la saga di Alien e la produzione miliardaria di Avatar. È molto plausibile che la Disney si sia decisa all’acquisto non solo per ottenere i diritti sui supereroi che mancavano alla scuderia Marvel o per poter gestire finalmente senza vincoli tutti i diritti del primo film della serie di Star Wars (coprodotto dalla Fox, che ne avrebbe mantenuto per sempre i diritti). Il catalogo Fox è talmente ricco di classici del cinema che il nuovo canale streaming Disney, Disney +, ha il materiale assicurato per decenni a venire. Negli anni ’30 viene lanciata la bambina prodigio per eccellenza, Shirley Temple che, con titoli come Riccioli d’oro (Curly Tops, 1935), La reginetta dei monelli (Dimples, 1936) e Rondine senza nido (Rebecca of Sunnybrook Farm, 1938) diventa la beniamina del pubblico americano. Vengono lanciati anche divi come Tyrone Power con film come La grande strada bianca (Alexander’s Ragtime Band, 1938), Suez (id., 1938) e La Grande Pioggia (The Rains Came, 1939) ed Henry Fonda con titoli quali Sono innocente (You only live once, 1938) e Alba di Gloria (Young Mr. Lincoln, 1939), diretti rispettivamente da due giganti come Fritz Lang e John Ford. Negli anni ’40 John Ford dirige il suo capolavoro Furore (The Grapes of Wrath, 1940) tratto dal capolavoro letterario di John Steinbeck e il raffinato regista Rouben Mamoulian dirige Tyrone Power, Linda Darnell, Rita Hayworth e Anthony Quinn in quello che resta uno dei più fulgidi esempi del Technicolor sullo schermo: Sangue e Arena (Blood and Sand, 1941). Hanno grande popolarità i musical con Don Ameche, Alice Faye e Carmen Miranda ed Ernst Lubitsch dirige un altro capolavoro in Technicolor, Il Cielo può attendere (Heaven can wait, 1943). Quello stesso anno Henry King dirige la giovane Jennifer Jones in una interpretazione da Oscar in Bernadette (The song of Bernadette, 1943). Il 1944 è l’anno in cui la Fox sforna una serie di superclassici: La porta proibita (Jane Eyre, 1944), diretto dal futuro regista disneyano Robert Stevenson, tratto dal capolavoro di Charlotte Bronte ed interpretato da Joan Fontaine ed Orson Welles; Le chiavi del paradiso (The Keys Of The Kingdom, 1944), tratto da Le Chiavi del Regno di Cronin, diretto da John M. Stahl, che lancerà definitivamente la carriera del giovane Gregory Peck; Vertigine (Laura, 1944) con Gene Tierney, Dana Andrews e Clifton Webb in una vicenda noir di grande fascino, diretta da Otto Preminger e con un tema musicale leggendario composto da David Raksin; Prigionieri dell’Oceano (Lifeboat, 1944) unico film diretto per la Casa da quel geniaccio di Alfred Hitchcock, che vince la scommessa di girare praticamente tutto il film su una scialuppa di salvataggio su cui hanno trovato rifugio i protagonisti della vicenda.

Negli anni ’50 la casa riafferma la sua leadership ad Hollywood con una serie di scelte vincenti: mette sotto contratto una certa Marilyn Monroe, dopo aver visto le sue prime prove in piccole parti (l’attrice reciterà un piccolo ruolo nel capolavoro di Joseph L. Mankiewicz Eva contro Eva-All about Eve, del 1950, film premio Oscar interpretato da Bette Davis ed Anne Baxter) e produce uno dei più grandi classici di fantascienza di tutti i tempi, Ultimatum alla Terra (The day the earth stood still, 1950) diretto dal grande Robert Wise. Con Niagara (id. 1953) e Gli Uomini preferiscono le bionde (Gentlemen prefer blondes, 1953) il mito di Marilyn esplode definitivamente, consacrandola attrice completa, capace di passare dal registro drammatico  a quello comico. Sempre nel 1953, per contrastare l’avvento della televisione e proporre un sistema più economico e meno complicato di schermo gigante da contrapporre al Cinerama ed al 3d, ecco l’invenzione del Cinemascope, basata sull’acquisto di un brevetto francese che, grazie all’utilizzo di uno speciale obiettivo, permette di comprimere su un normale fotogramma un’inquadratura più di due volte superiore al normale. Il primo film girato in questo formato è La Tunica (The Robe, 1953), dramma religioso di immenso successo tratto da un romanzo di Philip Dunne ed interpretato da Richard Burton, Jean Simmons e Victor Mature. Sul piano della commedia è ancora Marilyn l’ambasciatrice per eccellenza del nuovo formato, con pellicole leggendarie: Come sposare un milionario (How to marry a Millionnaire, 1953) e Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch, 1955). Al ricco catalogo Fox si aggiungeranno, nel decennio, altri prestigiosi e popolarissimi Cinemascope girati spesso in Technicolor come Il Re ed Io (The King and I, 1956), tratto dal famoso musical di Rodgers e Hammerstein, con Yul Brynner e Deborah Kerr, diretto da Walter Lang; L’amore è una cosa meravigliosa (Love is a many splendored thing, 1955), diretto da Henry King, con Jennifer Jones e William Holden; Anastasia (id. 1956), diretto da Anatole Litvak, che segnò il ritorno di Ingrid Bergman ad Hollywood; Un amore splendido (An affair to remember, 1957), lussuoso remake in Cinemascope da parte dello stesso regista Leo McCarey di un suo film in bianco e nero del 1939, arricchito dalle superbe interpretazioni di Deborah Kerr e Cary Grant. Negli anni ’60, lo studio collaborerà anche a diverse produzioni italiane, tra le quali è d’obbligo citare Sodoma e Gomorra (Sodom and Gomorrah, 1962) diretto da Robert Aldrich e Sergio Leone, con Stewart Granger e Anouk Aimeè; il celeberrimo Gattopardo di Luchino Visconti, uscito nel 1963 che, insieme al film di Aldrich portò la Titanus, produttrice principale, quasi al fallimento; Ester e il Re (Esther and the King, 1960), pregevole peplum di Raoul Walsh alla cui regia collaborò anche Mario Bava, interpretato da Joan Collins e Richard Egan. Nel 1963, sulla Fox si abbatte il ciclone Cleopatra (Id, 1963) film che, nonostante gli ottimi incassi, provoca quasi il fallimento della Casa, per gli assurdi costi di produzione che, malgrado gli ottimi incassi, non verranno mai recuperati. Il pubblico, però si emoziona alle vicende del trio Cesare (Rex Harrison), Cleopatra (Elizabeth Taylor) e Antonio (Richard Burton), anche perché Liz e Richard sul set replicano realmente la passione dei loro personaggi. Per far risollevare la Fox dal tracollo ci vorranno Julie Andrews e il musical Tutti insieme appassionatamente (The sound of music, 1965), tratto dallo spettacolo teatrale di Rodgers e Hammerstein che, grazie al genio del regista Robert Wise, sullo schermo si scrolla di dosso tutta la sdolcinatezza della versione teatrale e porta a casa ben cinque premi Oscar, mentre Julie Andrews, premiata l’anno precedente con l’Oscar per Mary Poppins, vincerà il nostro David di Donatello come miglior attrice straniera.

Negli anni ’70 saranno pellicole come Frankenstein Junior (Id. 1974) diretto da Mel Brooks e Guerre Stellari (Star Wars, 1977), diretto da George Lucas ad assicurare prosperità agli studi, pronti ad entrare negli anni ’80, che saranno contraddistinti da pellicole interessanti come Cocoon, l’energia dell’universo (Cocoon, 1985) diretto da Ron Howard e Trappola di Cristallo (Die Hard, 1988) diretto da John McTiernan con Bruce Willis. Da ricordare anche (è stata recentemente ripubblicata in blu ray disc dalla Midnight Factory) la terrificante trilogia del Presagio (The Omen), il cui primo film, uscito nel 1976 e interpretato da Gregory Peck e Lee Remick è, ancora oggi, genuinamente terrificante e i cui due episodi successivi, La maledizione di Damien e Conflitto Finale vedranno la luce proprio negli anni ’80. Negli anni ’90 tra le produzioni Fox bisogna almeno ricordare Mamma ho perso l’aereo (Home Alone, 1990) commedia familiare di John Hughes diventata ormai un classico, Mrs. Doubtfire-mammo per sempre (Mrs. Doubtfire, 1993), splendido esempio delle capacità istrioniche di Robin Williams e quello che resta, forse, il più bel lungometraggio animato realizzato da Don Bluth, Anastasia (Id. 1997), remake in chiave di fiaba del classico con la Bergman e impreziosito, nell’edizione italiana, dalle voci di Tosca e Fiorello. In quello stesso 1997 ecco quello che resterà, forse, l’ultimo vero classico prodotto ad Hollywood: Titanic (Id. 1997) diretto senza badare a spese da James Cameron e trasformatosi, contro tutte le previsioni, in un trionfo vincitore di 11 Oscar che ha reso leggendari i suoi due giovani interpreti Leonardo DiCaprio e Kate Winslet e il tema della colonna sonora, composto da James Horner e cantato da Celine Dion.

Nel nuovo secolo le produzioni sono continuate con successo. Tra esse da ricordare almeno Le verità nascoste (What Lies Beneath, 2000), diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Harrison Ford e Michelle Pfeiffer, e Moulin Rouge! (Id., 2001) sfavillante musical moderno di Baz Luhrmann, con Nicole Kidman ed Ewan McGregor; Avatar (Id., 2009) nuova epopea diretta da James Cameron, ancora campione di incassi; The Greatest Showman (Id., 2017), diretto da Michael Gracey, con Hugh Jackman, trascinante musical sulla vita di Barnum; La forma dell’acqua (The Shape of water, 2017) di Guillermo del Toro, splendido omaggio al cinema fantastico premiato col Leone d’Oro a Venezia e con il premio Oscar ad Hollywood; Bohemian Rhapsody (Id., 2018) di Bryan Singer, biografia romanzata ma accattivante di Freddie Mercury. Insomma, la Fox non è e non è mai stata solo Marvel e Lucasfilm ma tanto tanto di più.

I SOCI DELLA CLEMENTE RIVA

Ruggero Pianigiani, Anna Rizzello, Susy Giammarco, Sergio Ronci, Paola Mancurti, Germana Linguerri, Letizia De Rosa, Michele Porcaro, Francesca Faiella, Alessandro Flego, Cristiano Lollobrigida, Aida Loreti, Manuela Perfetti, Elisa Palchetti, Salvatore Dattolo, Agostino D’Antoni, Francesco Graziani, Francesca Gravante, Giusi Badalotti, Daniela Cococcia, Francesca Falvella, Franca Bernardi, Tiziana Di Bartolomeo, Gianni Maritati

Socio onorario: Anna Iozzino, Marco Malgioglio

PER PRESENTAZIONI, PREFAZIONI E OGNI TIPO DI PRESTAZIONE E CONSULENZA LETTERARIA, ARTISTICA E GIORNALISTICA,

SI CHIEDE UN PICCOLO “CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’” ALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CLEMENTE RIVA:

Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani

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