LETTURE PER L’ESTATE

QUEI 100 LUOGHI MEMORABILI
Roma è una città inesauribile di emozioni, sogni, tracce e sorprese. L’archeologa e divulgatrice Flavia Calisti, appassionata guida turistica della capitale, prova a raccontarcene la storia millenaria attraverso “100 luoghi memorabili”: sia famosi, dal Portico d’Ottavia a San Pietro in Montorio, sia meno noti al grande pubblico e ai turisti, da Porta Collina al Campo Barbarico. “La storia di Roma in 100 luoghi memorabili” (edito da Newton Compton) è l’evoluzione accademica ed esperienziale dei ricordi felici di una bambina che, felice, visitava Roma con suo padre. Lo stile è dunque confidenziale, ricco di nomi, luoghi e notizie ma anche di umori e accenti molto personali. Risultato: una lunga lettera d’amore per Roma, come dichiara l’autrice stessa. Nonostante la Città Eterna si presenti oggi “struccata” e “stanca”, è sempre la più bella del mondo, ricca di tesori nascosti e di storie grandi e piccole da raccontare. Camminare per Roma significa attraversare, spesso inconsapevolmente, trentacinque secoli di storia, dall’area sacra di Sant’Omobono, alle falde del Campidoglio, alla street art del quartiere di Tor Marancia, dalle antichissime sponde disabitate del biondo Tevere all’alto magistero di Papa Francesco. In mezzo, una città-mondo, specchio dell’umanità, raccontata fra letteratura e giornalismo, musica e cinema, arte e poesia. Qualche esempio: il Tempio di Giano, la Casa dei Crescenzi, il Museo Napoleonico, la Casa-Museo di Alberto Sordi, il Verano, lo Stadio Olimpico… Un avventuroso itinerario che si spinge fino a quel non-luogo che è il cielo stesso di Roma con il suo inconfondibile blu. Un viaggio sentimentale ma decisamente antiretorico, che suscita nel lettore l’amore non solo per Roma, ma più in genere per il bello, le tradizioni, la civiltà. (Da “Leggere: tutti”, 5.2019)

“IL CINEMA DI TOPOLINO”
Pubblicato da Panini Comics in occasione della Mostra “Gulp! Goal! Ciak!” (allestita presso il Museo nazionale del cinema di Torino), questo volume raccoglie gli omaggi a fumetti di Topolino alla meravigliosa arte del cinema. Sono in tutto cinque storie che si concentrano su personaggi, eventi e generi fondamentali nella storia del cinema: il “muto” di Buster Keaton (il comico che non sorrideva mai) disegnato appunto senza dialoghi ma accompagnato solo da grandi didascalie; l’horror di Howard Hawks con tre protagonisti che ricordano gli interpreti-simbolo di Dracula, l’Uomo Lupo e Frankenstein; le avanguardie espressive rappresentate dai registi Francois Truffaut e Werner Herzog; i film d’azione degli anni Settanta con tanto di Bruce Lee in… azione; e la nascita dei blockbuster firmati da Steven Spielberg. Con una bella e puntuale prefazione di Vincenzo Mollica.

“THE ART AND THE DREAM”
Ecco il Catalogo davvero imperdibile della bellissima Mostra organizzata dal grande Federico Fiecconi, esperto e storico Disney, a Desenzano del Garda per il 90.esimo compleanno di Topolino. Troviamo davvero tutto di questo straordinario personaggio che ha segnato il XX secolo ed è ancora oggi una icona universale, fonte di ispirazione per artisti di ogni tendenza. Dalle origini, grazie al genio di Walt Disney con il suo socio Ub Iwerks, ai nostri giorni, si sviluppa un racconto ricco di curiosità, aneddoti, retroscena, nomi celebri. Tanti i disegni originali e le rarità, e poi anche francobolli, giocattoli, pubblicazioni… “Materiali” e testi utili ad entrare nella storia e nel cuore del personaggio, nella sua intensa e mai scontata idealità. Un personaggio che ci accompagna con il suo sorriso, con il suo spirito d’avventura, con la sua scelta sempre dalla parte del bene.

“LE VOCI DEI CARTONI ANIMATI”
In questo bellissimo saggio, pubblicato da Felici Editore, Andrea Lattanzio, grande studioso di cinema, accende i fari su un tema mai sufficientemente esplorato e valorizzato a dovere: il mondo del doppiaggio. Applicandosi all’universo colorato dei cartoni animati, l’autore ci racconta con grande competenza la fatica, il talento e la dedizione delle voci di Cartoonia, offrendo al lettore una vivace carrellata dei doppiatori e dei cantanti di ieri e di oggi che popolano film e serie d’animazione. In questo modo vediamo da una prospettiva privilegiata il fantastico mondo del cinema. Il doppiatore e il cantante dei cartoni animati è un vero e proprio attore che recita con la voce, che fa della sua voce uno “strumento musicale”, capace di trasmettere sogni, sentimenti, il senso stesso di una scena, di un dialogo, di una situazione. Per ulteriori ricerche, sono molto interessanti gli apparati: l’elenco dei premi e dei premiati dal 1995, la webgrafia e la bibliografia essenziale.

“STANLEY KUBRICK”
A vent’anni dalla morte, Stanley Kubrick ha ricevuto numerosi omaggi. Uno dei più riusciti è senza dubbio questa monografia a cura di Enrico Carocci (Marsilio Editore), che analizza sei capolavori assoluti del grande e indimenticaboile regista: Il dottor Stranamore, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut. Si compone di una collana di saggi, arricchita da foto, filmografia e bibliografia. Una magnifica analisi del suo altissimo cinema, visionario e suggestivo, ancora oggi oggetto di culto e di studio, grazie alla sua incredibile originalità. Ogni “segmento” di un film di Kubrick sembra fatto apposta per suscitare infiniti riverberi nel cuore e nella mente dello spettatore, dall’uso delle musiche alla scelta dei personaggi, dalle stupende scenografie alle invenzioni narrative. Su tutto, un montaggio che ha del favoloso, capace di trasportarti in una dimensione epica.

“LE GRANDI DONNE DEL CINEMA”
Per gli appassionati del grande schermo, ecco un saggio da non perdere: “Le grandi donne di cinema”, scritto da Marta Perego e pubblicato da De Agostini. Raccoglie le storie di trenta star di ieri e di oggi che hanno lasciato e continuano a lasciare un segno indelebile nella storia del cinema stesso, sia per i personaggi che l’hanno viste protagoniste sia per le scelte (spesso dolorose e diffficili) che hanno dovuto compiere nella propria sfera privata. Qualche nome? Audrey Hepburn, Gretya Garbo, Angelina Jolie, Sophie Marceau, Emma Stone… L’autrice le definisce giustamente “uniche, indomabili, indimenticabili”, perché ciascuna a suo modo ha portato e porta avanti un ideale di femminilità forte e autonomo, un modello per le giovani generazioni ispirato alla libertà e alla dignità (illustrazioni di Marta Signori).

Tra cielo e terra: intervista a Ciro Cianni, autore della raccolta poetica “Ho visto solo cielo”
di Carla Caputo
“Credo//in un solo Dio,//…ed ho ancora//una rosa//nel giardino”. Questi i versi della poesia “Contradditemi”, della silloge poetica “Ho visto solo cielo” di Ciro Cianni. Ho scelto questo componimento per introdurre l’articolo poiché – a mio avviso – costituisce il nodo e nocciolo dell’intera raccolta. Ad avvalorare questa ipotesi, è la stessa prefazione al testo a firma di Davide Rondoni del quale riporto la citazione: “L’uomo con Dio e con la Rosa nel giardino mostrandoci il suo getta qualche luce sul nostro. Che ha ritmi diversi, diverse presenze, ma sa di giocarsi tra Assoluto e Fioritura”. Il volume contiene due opere dello stesso autore: Alba e Ritorni (in collaborazione con Fabrizio Pepe, prefazione di Giuseppe Mannino e postfazione di Antonella Nicoletti) e Giovedi (prefazione di Dante Maffia). In Ho visto solo il cielo vi è una forte componente religiosa che si fa mezzo e materia poetica. Il Dio di Cianni è un trascendente che diviene strumento analitico per la quotidianità e, allo stesso tempo, onnipresenza nella versificazione. L’immagine della Rosa e di Cristo costituiscono il tessuto di un divario che è, spesso, il protagonista delle tipiche domande “Qual è l’origine dell’universo?”, “Esiste una provvidenza?”, “Cielo o terra?”. Insomma, l’endiadi rosa-cristo riassume la compresenza di due aspetti nell’uomo: fede e peccato. Un dissidio analizzato anche dal Petrarca, una religiosità presente nel Luzi e un misticismo avvolgente nella Merini. Un’opera, quella di Cianni, che – a mio avviso – si inserisce nella più alta poesia contemporanea.
Intervista a Ciro Cianni, autore di Ho visto solo cielo
Perché questo titolo? È bastato il cielo per trarre la giusta ispirazione ?
Il libro è formato da due raccolte poetiche, ‘alba e ritorni…’ e ‘giovedì’. Il titolo in realtà è parte di un verso di una poesia dal titolo giovedì’: ‘sto camminado/ da tanto tempo/ ma ho visto solo cielo’. È stata scritta in un momento particolare, la morte di mio zio, era un sacerdote e come può intuire la sua presenza ha dato molto alla mia crescita sia in ambito letterario che spirituale. Mi trovavo in treno, seduto sui gradini perché avendo saputo la mattina presto della sua scomparsa sono salito sul primo mezzo che è capitato direzione Calabria. Quindi essendo seduto vicino la porta d’uscita, la prospettiva che avevo era più bassa. Vedevo la natura, il paesaggio più alto rispetto al solito viaggio in treno. Lì mi sono accorto che gli alberi fuori non mi ostruivano il paesaggio, quindi detto in metafora un senso di difficoltà di male… ma questa chiusura visiva invece mi lasciava libera la vista, mi spalancava tutto il cielo. La conclusione è che le difficoltà, la fatica non dobbiamo interpretarle come impedimento nel fare le cose, di vivere appieno la vita ma servono a farci capire altro… a spalancarci il cielo!
La sua è una poesia, a mio avviso, nuova. Sembra rinnovata da un sentimento autentico, un’ispirazione che si fa pioggia e bagna la sua “terra”. Quanto è eterna la parola di una poesia <<nuova>>?
Più che la parole eterna cerco il puro nella parola, come la pioggia che deve nutrire la terra, spontanea e feconda. Così l’ispirazione deve inondare, avvolgere, traboccare fra le pareti del cuore, far sgorgare acqua pura per far germogliare il nuovo… e per dirla con un mio verso ‘ho piantato cuori per il tempo/ nello spazio del mondo’ (viandante).
Cristo e La Rosa: un leitmotiv che torna incalzante, anche quando non appare “come” parola nel testo. Sembrano esserci, e figurativamente e musicalmente, in tutte le poesie. Perché questo connubio ?
Sì, sono parte viva di me. Presenti in ogni mio verso. Cristo come fondamento, radici, da dove parte il mio tutto e dove tendo. Considerando un ‘dono’ la mia scrittura cerco di testimoniare Lui attraverso il ‘raccontare’ in versi. Mettere al primo posto in ogni giorno l’amore con la A maiuscola che solo Lui può dare. E invece la Rosa che sembra non sia collegata, ma non è così. Ho avuto una attrazione verso questo fiore, difatti l’ho sempre coltivato, curato. E come poteva chiamarsi mia moglie? … Rosa naturalmente. Ma chi ha saputo cogliere e dare un significato più profondo a questo mio ‘raccontare’ su Cristo e la rosa è stato il prof. Giovanni Chiellino che sulla poesia Credo/ in un solo Dio,/… ed ho ancora/ una rosa/ nel giardino dal titolo ‘Contradditemi’, ha scritto: La rosa che riflette il Divino Volto, l’umana speranza, il sogno della perfetta armonia, ma anche la spina dove si materializza il chiodo della Croce, il penetrante dolore, l’amaro pianto.
La presenza religiosa che, a mio avviso, si fa sangue e corpo della raccolta, è notevolissima. Ma mi piacerebbe soffermarmi sulla rosa: la candida rosa dantesca o, data la sua presenza in giardino (quindi in una dimensione terrena), segno di peccato?
L’uomo è carne e anima. La rosa è parte del giardino, del mio giardino. Luogo e tempo dove la mia poesia nasce e si nutre. Il peccato è in questo mondo, non si può ignorarlo o prenderci in giro… però si può sempre scegliere di non farne parte. La nostra volontà, il nostro discernimento possono cambiare le cose e le vite di ognuno.
Metrica, stile, forma: mi sovviene il Mallarmé. La struttura rispetta l’esigenza del pensiero che precede la versificazione vergata o è espediente letterario?
Mi viene naturale scrivere così. La ricerca della parola è lavoro quotidiano sia nella dimensione in versi che artistica, dato che mi occupo anche di arte sotto forma di scrittura poetica/critica.
Echi di Panismo. La natura sembra assumere un doppio ruolo: emanazione di Cristo e categoria umana. Quanto ti riconosci con la natura?
È la rappresentazione della presenza di Dio. Dopo aver visto un’alba, un tramonto, il mare… il cielo, come si può non stupirsi? o negli occhi di bambino. Dovremmo ‘usare’ di più il silenzio e ascoltarlo… senza di Lui non andiamo da nessuna parte.
Dio: ispirazione, trascendenza, poesia? O un trittico perfetto e complementare dove ognuno dei tre è sia mezzo che materia di scrittura?
Quella essenza che ti fa capire e riconoscere quel profumo… buono, l’ispirazione pura che ti fa mancare il respiro quando arriva e quando finisce, quel verso che diventa la tua vita unica e irripetibile… solo vivendola però potrai finire quell’ultimo verso della tua più bella poesia.

LE RECENSIONI DI ANNA RIZZELLO

“MARE NOSTRO QUOTIDIANO”

“Mare Nostro Quotidiano”, libro curato da Giuseppe Vetromile, è un’antologia di poesie scritte da quattordici autori. L’amore per il mare Mediterraneo, di cui ci parla il curatore di questo libro nell’introduzione, è particolarmente apprezzabile in quanto, scaturito dal fascino per le civiltà e i popoli (protagonisti di storie e avvenimenti epocali), sprofonda nel mare interiore e nel travaglio psicologico dell’uomo. Scavando nell’intimo del proprio essere, i poeti con i loro versi vedono la grandezza di Dio e ci fan godere della quiete, dell’immensità dell’infinito e di ciò che sfugge allo sguardo comune. Le creature della natura e il mare sono oggetto del loro sentire, del loro respiro, del loro osservare col cuore pieno d’amore. Il loro stupore, come da occhi di un bambino, sfiora l’invisibile e canta il dialogo col mondo! Poesie bellissime che fanno provare, nel leggerle, il bene e la libertà, la serenità e l’armonia con il creato, ma fanno anche ascoltare quelle voci di coloro che non ce l’hanno fatta nelle imprese che credevano essere meno rischiose. Le poesie rendono meno dolorose le tragedie del mare e sanno anche sublimare il dolore di chi resta ad onorare “quell’innocente coraggioso”! I poeti, che hanno collaborato all’antologia “Mare Nostro Quotidiano”, sono molto bravi davvero! Hanno saputo dare luce al loro talento con un ardire non comune, con un uso delle parole esplosive come lava e lapilli!
2) “OSCURO DESTINO”
Renato Costa, noto come fondatore della casa editrice Beroe, esordisce come scrittore con il romanzo “Oscuro Destino”. La storia, narrata nel libro, fa riflettere sugli eventi improvvisi che potrebbero cambiare la propria vita. A volte incombono delle situazioni che potrebbero farci trovare in difficoltà. Davide, il protagonista, sempre in giro per lavoro nei vari paesi europei, si trova coinvolto per caso in un intreccio, in una “tortuosa vicenda” dove il sesso fa da padrone e si contrappone alla rabbia e al senso di colpa perché obbligato a non dire la verità. Disonorando, così, la memoria della sua Debra e firmando il falso, raggiunge l’obiettivo di essere libero. In questo romanzo non mancano insegnamenti: l’autore si esprime con chiarezza e nobiltà d’animo in uno stile semplice e veloce. Il protagonista di Oscuro Destino, dopo varie ed improvvise peripezie, è salvo proprio come vorrebbe il lettore che, preso sempre più dalla storia avvincente, è soddisfatto di veder sconfitto lo spettro della morte!
PER DONAZIONI E CONTRIBUTI ALL’ASSOCIAZIONE C. RIVA:
Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461
http://www.youtube.com/user/assclementeriva (a cura di Alessandro Flego) Media manager: Michele Porcaro

 

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

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