“ANIMALI FANTASTICI. I CRIMINI DI GRINDELWALD”
Dopo “Animali fantastici e dove trovarli”, è il secondo spin-off della saga del maghetto Harry Potter, inventata da J.K. Rowling, portata al cinema con enorne successo e amata e seguita in tutto il mondo. Disponibile ora in blu-ray e dvd grazie alla Warner, “Animali fantastici. I crimini di Grindelwald” ci riporta ancora una volta nel passato, agli Anni Venti del secolo scorso, fra Londra e New York. Vediamo in azione un potentissimo Mago Oscuro (interpretato da Johnny Depp) che riesce a fuggire dalla prigione e a mettere in profonda crisi l’equilibrio fra il mondo babbano e quello magico. Docente alla Scuola di Hogwarts, Albus Silente (Jude Law) non può fare altro che sperare nel giovane Newt Scamander (Eddie Redmaine), il Magizoologo, per affrontare la pericolosa e globale minaccia rappresentata da Grindelwald, che vuole dominare il mondo non-magico con una alleanza fra tutti i maghi purosangue…


Siamo di fronte ad un nuovo, esaltante capitolo della saga, spettacolare e coinvolgente, ricco di effetti speciali, colpi di scena, sorprese ed emozioni incredibili. L’abilità interpretativa, il bel ritmo della narrazione e la suggestione delle immagini e delle soluzioni registiche si amalgamo perfettamente. E’ un film potente, che esalta l’immaginazione dello spettatore e lo tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo. Ottimi la colonna sonora e il doppiaggio. Fa riflettere la scena in cui Grindelwald mostra immagini di distruzione e di morte relativi alla Seconda Guerra Mondiale (di là da venire, in quel momento), se il mondo fosse rimasto in mano ai babbani…

UN SUPERCLASSICO IN HD (Di Nunziante Valoroso)
Ormai da alcuni mesi la divisione iberica della Sony si è scatenata nell’editare film classici in blu ray disc e la grande sorpresa è che, praticamente sempre, viene inclusa anche la colonna italiana in dischetti realizzati appositamente per il mercato spagnolo. Sony distribuisce anche il catalogo Universal (che comprende anche le produzioni Paramount anteriori al 1949) e stanno iniziando ad uscire anche classici di quest’ultima casa. Uno dei più importanti titoli è Giorni Perduti (The Lost Weekend), uno dei capolavori di Billy Wilder, realizzato nel 1945, potente rappresentazione della tragedia dell’alcolismo, piaga diffusissima nell’America dell’epoca.
Prima di questo film, l’alcolizzato era stato quasi sempre rappresentato in maniera comica. Giorni Perduti presenta invece tutta la drammaticità e la tragedia della situazione. Il protagonista Don (interpretato da uno strepitoso Ray Milland, premio Oscar) finisce nel reparto alcoolizzati dell’ospedale Bellevue di New York, popolato da infermieri sadici e inquietanti pazienti vittime del delirium tremens. Il romanzo originale di Charles R. Jackson fu sceneggiato dallo stesso Wilder insieme al suo collaboratore abituale Charles Brackett e dovette essere, purtroppo, apportata una modifica fondamentale: sulla carta stampata l’alcolismo del protagonista deriva dal rifiuto della propria omosessualità, mentre sullo schermo questi diventa uno scrittore fallito che si consola con la bottiglia. Il cambiamento portò comunque ad uno sviluppo interessante del personaggio, in cui si trovano echi dei tanti scrittori che, all’epoca, erano poco considerati come tali ad Hollywood. L’impatto visivo del film è ancora oggi sconvolgente, grazie al gusto europeo del regista nella composizione delle inquadrature e negli stacchi di montaggio. Le riprese in esterni in una New York livida ed inquietante comunicano ancora oggi un senso di disagio e disperazione incredibili, per non parlare della tremenda scena notturna nell’ospedale. Il culmine viene raggiunto nella celebre scena del delirium tremens, in cui Don vede un pipistrello avventarsi e divorare un topo sbucato dal muro di casa. Coprotagonista insieme a Milland è l’ottima Jane Wyman, una delle grandi star dell’Hollywood dell’epoca, che continuerà i successi nel decennio successivo grazie a film come Magnifica Ossessione e Secondo Amore del grande Douglas Sirk, prima di essere riscoperta da Walt Disney con pellicole come Il segreto di Pollyanna e Okay, Parigi.
Grande fascino viene aggiunto al film dalla straordinaria colonna sonora di Miklos Rozsa (tra i suoi lavori all’epoca Il Ladro di Bagdad e Io ti Salverò). Il pubblico rispose in maniera entusiastica e il film si aggiudicò ben quattro Oscar: oltre a quello a Milland anche quello per il miglior film, la migliore regia e la migliore sceneggiatura. Il blu ray disc edito da Universal è molto buono. Il master non presenta alcun tipo di intervento digitale e quindi sono presenti alcuni difetti, tipici del negativo d’epoca, ma la cosa porta ad un piacevole “effetto cinema” durante la visione. La colonna sonora italiana è di ottima qualità e permette di godere al meglio del magnifico doppiaggio d’epoca con le straordinarie voci di Giulio Panicali (Ray Milland) e Lydia Simoneschi (Jane Wyman). Non sono presenti contenuti speciali ma, data l’importanza dell’uscita, è una mancanza su cui si può sorvolare.

Il cinema della tenerezza (di Mario Dal Bello)
Due storie diverse, due registi differenti, ma la realtà che li accomuna è la stessa: la voglia di far uscire quel sentimento – che è ben più di un sentimento – spesso chiuso e nascosto, quasi per vergogna o noncuranza, che si chiama tenerezza.
“Tu sei stato il mio grande bene e il mio grande male”. Così la moglie morente dice al vecchio marito da cui è separato ma è che è corso al suo capezzale, dicendole finalmente: “Io ti amo”. “Sei sbocciato tardi”, gli sussurra la figlia che non lo salutava da dodici anni e che ora vuole riappacificarsi con lui. Il paragone con i fiori non è casuale. Earl, reduce dalla guerra coreana, tipo socievole e brillante, ha vissuto solo per il lavoro (cioè per se stesso), in casa lo si è visto poco. “Sono stato un pessimo marito, un pessimo padre”, ammette. La sua azienda di coltivatore di fiori va in crisi e lui, a 80 anni, trova lavoro come austista perfetto – mai un incidente -: deve solo trasportare un carico e guidare la macchina. Ma pian piano si accorge che sta diventando un corriere delle droga tra il Messico e gli Usa. Va avanti lo stesso, distribuendo i soldi con generosità agli amici. Finchè l’efficiente agente anti-droga della DEA Colin Bates lo arresta, non prima di essergli diventato amico e averne ascoltato i consigli di saggezza. Perché i giorni passano ed Earl si rende conto della sua vita, degli errori, del futuro. Ogni viaggio non è solo svago, ma occasione di pensieri. Clint Eastwood che dirige e interpreta a 88 anni Il Corriere – basato su una storia vera – estrae dalla sua rude precisione il rimpianto dell’amore trascurato, la voglia di supplire con ultime gocce di tenerezza agli affetti mancati, la verità di conoscersi spietatamente per quello che si è. Un uomo forte all’apparenza, ma delicato e tenero al punto di amare i fiori, di essere gentile con loro. Un film sulla vecchiaia certo, e di Clint si vedono impietose le rughe e il passo stanco. Ma che forza morale in quel volto e in quegli occhi acuti. Il film che plana lento e quasi monotono, cresce via via in emozione, passione, mantenendo un equilibrio perfetto tra recitazione fotografia e musica. C’è tutta la vita di Clint, i suoi film, in questo racconto di una senilità forte e delicata, struggente e nostalgica. La vita è bella come i fiori, sembra dire il vecchio Eastwood. Che ha fatto centro, ancora una volta.
Le nostre battaglie (Nos Batailles) è un altro film diretto con autentica passione e finezza d’animo dal belga Guillaume Senez. Laura, forse depressa e comunque stanca di portare il peso della famiglia e del marito Olivier, molto preso dalla vita in fabbrica e dal sindacato, fugge di casa e non si fa trovare. Olivier non capisce, si trova da solo a gestire i due figli piccoli che cercano disperatamente la madre, anche fuggendo di casa per trovarla. L’uomo faticosamente rientra in sé stesso: è come suo padre – gli dice la madre che lo aiuta – che pensava solo al lavoro e lasciava su di lei la conduzione della famiglia. Olivier deve imparare ad accompagnare i figli a scuola, a nutrirli, ad addormentarli la sera. Scopre il mestiere di padre, un risvolto per lui del tutto inaspettato, trova in sè tenerezze inattese, un cuore. Vorrebbe coinvolgere la sorella nella sua vita, ma lei giustamente vuole essere libera, e si ritrova solo. Lo sbandamento è inevitabile, ma rapido. Olivier ritrova i suoi figli e sceglie una via nuova. Delicatissimo, straordinario nel rendere la psicologia infantile – i ragazzini attori sono assolutamente naturali -, finemente attento alle emozioni e ai sentimenti, il film, che ricorda lo stile dei Dardenne, non ha una sbavatura né un accento retorico o melodrammatico. E’ vivo, naturale, gioioso e dolente, anche grazie alla interpretazione davvero notevole di Romain Duris nei panni di Olivier che scopre lentamente la paternità. La vita è una battaglia. In fabbrica per difendere i lavoratori, in famiglia per difendere la sincerità degli affetti e le priorità. Come andrà a finire? Certo, Olivier è maturato e i bambini con lui. In attesa che la madre, forse, ritorni. Da non perdere.

“MARZIA E IL SALUMIERE” di Patrizio Pacioni
(Recensione di Anna Rizzello)

Patrizio Pacioni è autore non solo di molti lavori teatrali ma anche di racconti e fiabe, di romanzi fantastico-didascalici e noir. Drammaturgo di misteri neri italiani e non solo, è stato più volte premiato. Sempre pronto ad indagare tra i drammi sociali, si avventura con profonda sensibilità e un pizzico di fantasia in creazioni di pièce e di libri sapendo offrire supporti culturali non comuni. I retroscena di situazioni e i processi psicologici interiori lo attirano ormai da anni e sono la base del suo successo! Nel suo libro “Marzia e il Salumiere” risalta immediatamente una descrizione particolareggiata dell’ambiente dove si svolge la storia: è un vero e proprio bel testo teatrale con didascalie dettagliate, suggerimenti sul tono della voce e, per così dire, il tipo di respiro che il personaggio deve fare. L’aspetto della realtà è simile a quello della narrazione ed è una caratteristica apprezzabile che attrae l’attenzione del lettore quanto quella dello spettatore in teatro così come accade nelle opere dei grandi drammaturghi del passato. Marzia e il Salumiere si legge in un battibaleno perché è reale, scritto bene, coinvolgente e suscita non solo curiosità di sapere cosa è accaduto prima, ma anche un forte desiderio di scoprire cosa accadrà dopo! Sa lasciare con il fiato sospeso. “Che siano i morti a seppellire i morti”: frase da brivido verso la conclusione di questa pièce!

“IL PENSIERO SENSO DELLA RIMA” di Nadia Tomasetta
(Recensione di Anna Rizzello)

La poetessa Nadia Tomasetta riesce a cogliere in questa silloge “Il pensiero senso della rima” il senso della vita con una logica poetica non comune. Rivela saggezza e positività nel delineare il percorso degli uomini nel ridere delle loro dimenticanze e nell’occultare le certezze delle complicazioni. Vede sempre un faro luminoso con cui aspira alla felicità e ad appagare l’amore. Invita a cogliere l’attimo fuggente per rendere straordinaria la vita e può cambiare il corso degli eventi. Piacciono molto le poesie di Nadia Tomasetta, hanno una metrica e una rima, lasciano il segno, hanno un bel suono armonioso e si fissano nella memoria. Interessante ogni aforisma che chiude ogni poesia, concedendo al lettore riflessioni su esperienze di vita, invitandolo all’osservazione, all’analisi e all’amore per la rima.
E questo non è poco !

PER DONAZIONI E CONTRIBUTI ALL’ASSOCIAZIONE C. RIVA:
Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461

http://www.youtube.com/user/assclementeriva (a cura di Alessandro Flego)
Media manager: Michele Porcaro
PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

MODULO DI PARTECIPAZIONE
ALLA FESTA DEL LIBRO E DELLA LETTURA DI OSTIA

Gentile Autore, nel ringraziarla di aver scelto di partecipare alla Festa del libro e della lettura di Ostia presso la Parrocchia di S.Monica, piazza S.Monica 1, ad Ostia Lido (Roma), la preghiamo di compilare questo modulo per ufficializzare la richiesta e di inviarlo all’email assclementeriva@gmail.com.

Il/La sottoscritto/a_____________________________________________

Città di provenienza____________________________________________

Professione___________________________________________________

Recapito telefonico_____________________________________________

Titolo dell’opera (letteraria, artistica, fotografica o cinematorafica) che si desidera presentare____________________________________________

_____________________________________________________________

• Dichiara di aver effettuato, come “contributo di solidarietà”, intestandolo all’Associazione culturale Clemente Riva di Ostia, il bonifico di € 30 (trenta) tramite Iban:

IT 10 N 08327 03231 000000006461

FIRMA ___________________________________________________

Seguirà contatto telefonico per l’approvazione della richiesta, la scelta del giorno e della fascia oraria desiderata (mezz’ora per ogni autore).

Per info e contatti: assclementeriva@gmail.com; 380.1805830

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