UNA PENNA PER AMICO

Esistono giovani dal talento incontenibile. Uno di questi è senza dubbio Michele Porcaro, laureato in Lettere con indirizzo classico (tesi in Archeologia) e grande appassionato di rievocazioni storiche in costume che riguardano il mondo antico, greco e romano. Giornalista e divulgatore culturale, ha scritto numerosi articoli ma anche alcuni libri molto interessanti: fra il 2016 e il 2017 i due romanzi storici “La prigione di pietra”, ispirato alla guerra del Peloponneso ed ambientato in Sicilia, e “La lancia e la croce”, che segue la nascita del Cristianesimo attraverso le vicende del centurione romano Longino, più il saggio “Thanatos. La visione della morte nel mondo greco”.
Sono libri che ci introducono nel suo amatissimo mondo antico, facendoci capire, con le risorse tipiche della letteratura e della saggistica, quanto la nostra civiltà attuale sia la continuazione sotto molti aspetti delle nostre quattro formidabili radici culturali e religiose: l’eredità greco-romana e la tradizione ebraico-cristiana.
Senza questa consapevolezza, che siamo chiamati a coltivare giorno per giorno, ci sentiamo appunto sradicati, smarriti, persi… Con i suoi libri ma anche con i suoi articoli, che spaziano dai Promessi Sposi a Pinocchio, da Topolino ai Queen (vedi la rivista online ilkim.it), Michele Porcaro ci aiuta a conoscere, riflettere, crescere. E quindi a difendere e a valorizzare la nostra civiltà.

COSA NASCONDIAMO DIETRO LA PERSONALITA “MULTIFORME”? (RI)METTERE I VALORI AL CENTRO. APPUNTI DI RITA PACILIO

Scarpe comode, jeans, niente trucco, speranza, spirito creativo e tanti valori: questo siamo quando riusciamo a mettere alle spalle difficoltà relazionali, paillettes e copioni in cui presentiamo la pubblicità di noi stessi. Quindi, la nostra apparenza non sempre è la nostra natura semplice e perfetta, ma, a volte, chi vuole apparire per piacere egotico tralascia l’esigenza interiore e si focalizza esclusivamente sulla fase, più o meno elegante, della recitazione della parte. Raggiungere l’equilibrio adeguato tra personalità, pensiero e comportamento è un percorso che dura per sempre; alcuni, fino alla fine, non riescono nemmeno a individuarlo. Molti personaggi pubblici rispondono alla chiamata spirituale della missione umana con forte impegno civile e si sforzano di seguire la propria linea convergendo la propria e ricca interiorità sugli altri, sulla trasformazione sociale, sul dolore del mondo. Altri si soffermano alla colonna sonora del set su cui vogliono rimanere, quasi come a galleggiare, in maniera superficiale, sulla meditazione delle esplorazioni del reale. Questo etichettamento procura inquietudine in chi osserva e partecipa al grande gioco della vita, al film che realizziamo, giorno dopo giorno, imbattendoci in riprese spesso sconcertanti e illusorie. Certo, i riflettori fanno perdere il controllo a tutti spegnendo entusiasmo, equilibrio e concentrazione sull’obiettivo primario e più puro della vita: la riconciliazione con l’emozione. Si diventa duali, multipli di se stessi alla ricerca del brivido ancestrale – nel senso creativo, inteso come singolare, unico – quando si declina l’atmosfera intima alla gioia: un albero, un fiore, la nascita, la responsabilità. Infatti, quando ci si ribella al sopruso e alla mancanza di libertà scortichiamo il riscatto, ci spingiamo all’intolleranza dell’ingiusto civilizzando lo sguardo interiore alla minaccia della distruzione economica, civile ed emotiva dell’essere umano. Facciamo un passo indietro e posizioniamoci all’inizio dell’idea, nel punto esatto in cui scopriamo di esserci. E, fondamentalmente, ci siamo quando acquisiamo la consapevolezza di camminare a piedi lungo gli itinerari del sogno come avventura tonificante della nostra anima. Così, bisognerebbe riscoprirsi portatori di tradizioni e di valorizzazione di esperienze/conoscenze utili ad avviare un concreto cambiamento nel sociale. Rimettere i valori al centro potrebbe essere la risposta. L’incertezza del presente pone in discussione priorità e obiettivi facendo perdere la strada alla consapevolezza di ciò che conta davvero. Ci troviamo, oggi, in un territorio di transizione, uno spartiacque tra una condizione e un’altra, tra un modo di essere e un altro. Necessitiamo di pulizia dentro di noi, di chiarezza e determinazione. Serve fiducia reciproca, onestà e relazioni appaganti e serene per far fronte alla fragilità e ai limiti di una società basata su arroganza, pregiudizio, maldicenza, furbizia, egoismo. La filosofia del riciclo andrebbe attuata alla personalità e non solo alla moda e all’ambiente. Cosa vuol dire? Bisognerebbe concedersi ulteriori possibilità imparando a rinnovarsi: risparmiare parole inutili, diminuire il consumo/spreco delle energie emotive e ridurre le azioni aggressive. Adottare tale ragione potrebbe riportarci al motivo iniziale della nostra venuta al mondo: amicizia, amore, calma, confronto, gentilezza, fiducia, perdono, soprattutto, rispetto di se stessi e degli altri esercitando l’arte del ricevere.

CONTRO LA SHOAH. IL CINEMA DI MARIO DAL BELLO
Non è mai tardi per ricordare la violenza antisemita, ormai millenaria, e ancora attuale. Perciò il film di Cédric Jimenez L’uomo dal cuore di ferro rimane una occasione opportuna per riflettere sull’argomento che oggi si tende a dimenticare o a sottovalutare, mentre andrebbe visto soprattutto nelle scuole. Reinhard Heyndrich era un militare cacciato dalla marina che, spinto dall’ambiziosa moglie Lina, fervente nazista, si è rifatto una vita, diventando uno dei personaggi più vicini al dittatore. Fautore della tragica “soluzione finale” degli ebrei, odiati fino alla morte, definito il “macellaio di Praga”, per le esecuzioni sommarie di civili e le persecuzioni contro la resistenza cecoslovacca. Ucciso in un attentato nel maggio 1942 a Praga: l’unico gerarca a morire prima della fine della guerra. La storia di quest’uomo è già stata raccontata da vari film: Anche i boia muoiono (1943) di Fritz Lang, Il pazzo di Hitler di Douglas Sirk, Conspiracy-Soluzione finale di Frank Pierson e Missione Anthropoid nel 2016 di Sean Ellis. La versione diretta da Jimenez indaga due aspetti. Da una parte la vicenda di due ragazzi della Resistenza che danno la vita per l’attentato, rivisitando la loro giovinezza fatta di sogni, di amicizia leale, di rapidi amori; e il carattere del gerarca, che vive una schizofrenia diabolica. Padre tenero, educatore, amante della musica, marito affettuoso (fino ad un certo punto), e nazista fanatico, sadico, crudele, senza cuore, anzi con un cuore di ferro, come lo definì Hitler. La schizofrenia del male che distrugge dal di dentro ogni briciola di umanità anche verso i bambini si esprime nello sguardo glaciale dell’uomo e porta a pensare alle stragi attuali nelle guerre che si combattono nel mondo e di cui sappiamo troppo poco. In una Praga grigia e mesta il film – che ha il taglio tra il docu-film e la pièce teatrale – racconta per rapidi squarci il coraggio idealista dei giovani partigiani e l’inossidabile certezza del gerarca e dei suoi. Grande l’interpretazione nel ruolo del nazista da parte di Jason Clarke e di Rosamund Pilke in quello della moglie, seducente e fanatica. Da non perdere.

“CRISTIANI CONTRO” DI GIANNI MARITATI
(LA RECENSIONE DI ANNA RIZZELLO)

Con il libro “Cristiani Contro” Gianni Maritati analizza un aspetto ”unico” e allo stesso tempo “comune” a molti grandi della letteratura italiana. Egli evidenzia il loro atteggiamento e la loro posizione nei confronti della fede cristiana e di tutto ciò che la riguarda. Vede, però, nella loro dissidenza e nella loro “Cristianità senza Cristianesimo” il cosiddetto “filo rosso”, quella parte positiva e artistica con cui la loro produzione letteraria ha avuto tanta notorietà nel corso degli anni e dei secoli. L’autore, partendo dal lontano 1303 con Jacopone Da Todi, ex frate scomunicato da papa Bonifacio VIII, ci porta a ricordare quei “grandi” che noi abbiamo conosciuto tra i banchi di scuola e adesso ce li fa amare nonostante il loro contrasto col Cristianesimo. Cerca e trova in ciascuno di loro un profondo amore cristiano, un cristianesimo puro e semplice, la fiducia in Dio, l’amore profondo per il prossimo, la compassione per i deboli e gli umili e… qualcuno che “pensa al vecchio Dio”. Tutto ciò è stato possibile perché Gianni Maritati è un vero cristiano che porta nel suo cuore l’amore con la A maiuscola e sa manifestarlo a chiunque con ogni sua parola, con ogni suo sguardo, con ogni suo gesto. Un amore enorme che gli viene dall’Alto e che lui ha saputo accogliere come dono. Perciò, qualcuno Lassù non smetterà mai di tenerlo per mano. Certamente, colui che (per un banale malinteso ha perduto la fede) vuole leggere questo libro credendo di trovare alleati contro il Cristianesimo, resta invece sorpreso nel sentirsi coinvolto! “L’amore per Cristo non ha limiti o misura” dice l’autore nel quale alberga una fede profonda, che si scontra con l’indifferenza e l’inerzia e fa superare le difficoltà e le tribolazioni della vita. “Cristiani Contro” è un saggio produttivo, si impara molto e si legge volentieri per lo stile scorrevole e limpido. Non si torna indietro a rileggere perché non si è capito, ma perché si vuol gustare di più quel che si è letto! E il che non è poco!

PER DONAZIONI E CONTRIBUTI ALL’ASSOCIAZIONE C. RIVA:
Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461
http://www.youtube.com/user/assclementeriva (a cura di Alessandro Flego)
PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

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