LA PROSSIMA FESTA DEL LIBRO E DELLA LETTURA DI OSTIA SI TERRA’
SABATO 1 E DOMENICA 2 DICEMBRE 2018 !!!!

RIPROPOSTO IN UNA NUOVA EDIZIONE IL LIBRO DI MONS. CLEMENTE RIVA “AL CENTRO DELLA CITTA’ METTEREI L’UOMO”, PER I VENT’ANNI DALLA MORTE DEL VESCOVO ROSMINIANO
Nel 2019 verranno celebrati i vent’anni dalla morte di Mons. Clemente Riva, vescovo rosminiano, ausiliare di Roma per il settore Sud e apostolo del dialogo ecumenico e interreligioso. Per l’occasione viene riproposto in una nuova edizione il suo ultimo libro, “Al centro della città metterei l’uomo”, promosso insieme alle Edizioni Rosminiane dall’Associazione culturale che porta il nome del vescovo e che dal 2010 organizza tre volte l’anno la Festa del libro e della lettura di Ostia.
“Con il passare del tempo – si legge nella nuova prefazione – ci rendiamo conto sempre meglio di quanto manchi alla Chiesa cattolica e al mondo della cultura italiana ed europea una figura intensa e luminosa come la sua”. Mons. Clemente Riva “dedicò la sua vita al dialogo ecumenico e interreligioso, alla pastorale della cultura e all’impegno sociale. Tenace e fiduciosa fu, soprattutto, la sua tensione verso il ‘sogno’ dell’unità fra tutti i cristiani, finalmente reinnestati nella comune ‘radice santa’, l’ebraismo”.
Un libro che ha molto da dire sulla situazione sociale ed ecclesiale di oggi. “Maestro e testimone esemplare, mons. Riva ci aiuta ancora oggi a non smarrire – di fronte alle inevitabili difficoltà e lentezze del quotidiano – i punti acquisiti, come l’indispensabile coinvolgimento dei laici nella vita della Chiesa, la pazienza e la perseveranza del dialogo con tutte le confessioni e tradizioni religiose, la cura nel mettere sempre in luce la dimensione della speranza, della completa fiducia in Dio, del totale abbandono all’azione dello Spirito Santo. L’eredità di mons. Riva insiste su un modello di Chiesa in perenne stato di missione, sul rapporto intrinseco fra carità e giustizia, e sull’amore universale, specie per gli ultimi e per i più deboli”.
Per informazioni, contatti e ordinativi: 380.1805830; assclementeriva@gmail.com.
SALVARE I BENI CULTURALI: UN DOVERE DI TUTTI

Lo so che la mia denuncia è destinata a perdersi fra mille altre in tutta Italia, ma la faccio lo stesso. A Roma nord, in via Carlo Emery, di fronte ad un ingresso del Centro Rai Saxa Rubra, langue nel più totale degrado e abbandono un rudere (il “Torraccetto”) che sorge lungo il percorso dell’antica Via Flaminia. Per favore, chi può intervenga presto!

TOPOLINO ALLA CASA DEL CINEMA (DI NUNZIANTE VALOROSO)
Dal prossimo 6 novembre e fino all’8 dicembre, la Casa del Cinema di Roma aprirà le sue porte all’importante compleanno del Topo più famoso della storia del Cinema e del Fumetto. Mickey 90 – L’Arte di un Sogno: Topolino e il cinema, è un affascinante e ricco percorso narrativo che, attraverso ingrandimenti, foto, manifesti e immagini dei pezzi più prestigiosi esposti a Desenzano del Garda mostrerà al pubblico la carriera cinematografica di Topolino, dal suo debutto ad oggi e alcuni momenti fondamentali del suo rapporto con il grande cinema, comprese le incarnazioni fumettistiche pubblicate in albi Panini Comics come “Topolino e Minnie in: Casablanca”, “La strada” e “Metropolis”. Il percorso, curato dall’esperto Disney Federico Fiecconi, visitabile a ingresso libero fino al 7 dicembre, rappresenta un’anteprima della grande mostra Mickey 90 – L’Arte di un Sogno allestita, con le opere originali, nelle sale del castello di Desenzano del Garda da sabato 10 novembre 2018 a domenica 10 febbraio 2019 e inserita ufficialmente nelle iniziative che The Walt Disney Company Italia sta organizzando per celebrare i 90 anni di Topolino.
Era il 18 novembre 1928 quando Walt Disney presentò per la prima volta al pubblico del Colony Theater di New York Mickey Mouse, per noi Topolino. Fin dal debutto nel cortometraggio animato “Steamboat Willie”, appena 7 minuti, uno dei primi cartoon con sonoro sincronizzato della storia, il Topolino fischiettante “doppiato” da Disney in persona conquistò subito pubblico e critica, passando presto dal cinema animato ai fumetti, fino a diventare simbolo della The Walt Disney Company e incarnazione del sogno fantastico in cui lo stesso Walt si identificò per tutta la vita. Novant’anni dopo, Topolino è ancora l’icona più nota e amata in tutto il mondo: a lui e alla sua strepitosa “carriera artistica” è dedicato questo affascinante percorso attraverso 14 riproduzioni di rari e preziosi materiali originali che ripercorrono tutte le sue performance da star: dai cortometraggi comici degli Anni d’Oro di Hollywood, al mitico “Fantasia”, fino agli omaggi a fumetti a capolavori della Settima arte come “La strada” di Fellini. Di particolare interesse, nel weekend del 10 e 11 novembre dalle 10 alle 13 la rassegna di cortometraggi di Mickey Mouse alla Casa del Cinema presentati dal curatore, l’esperto di cartoon classici Andrea Ippoliti. Tra i titoli Plane crazy (1928), The band concert (1935), Thru the mirror (1936), Moose hunters (1937), Lonesome ghosts (1937), Brave little tailor (1938), Symphony hour (1940), Mickey’s birthday party (1942).

Il cinema di Mario Dal Bello
Nureyev
Il docufilm diretto da Jacqui Morris e David Morris commuove e spiazza. Perché la vicenda del ballerino russo – anzi, tartaro, come lui specificava – scomparso a 53 anni di Aids nel 1993 è la storia molto umana di un genio. Un ragazzo dotatissimo, carismatico che ha “inventato” a suo modo la danza, grazie ad una tecnica stupefacente e ad una fantasia straripante. Percorrere la storia di questo mito nato in treno, scappato all’Ovest nel 1961, disordinato e ribelle, per il quale l’unico vero amore era la danza e nient’altro, politico senza volerlo, è entusiasmante e prende di petto. Molti i filmati inediti del genio prima di approdare nell’Ovest, ma anche spezzoni di interviste, di incontri, di rivelazioni di amici e colleghi, dove si coglie da una parte il narcisismo della star e dall’altra una spasmodica sete di affetto. Il rapporto artistico e umano con Margot Fonteyn, la sua generosa dedizione all’amica malata, sono risvolti preziosi di un personaggio vittima anche di sé stesso ma coraggiosamente ancorato alla vita sino alla fine, dal cuore sensibile di bambino. Non si esce indenni dal docufilm. Da recuperare.

Museo Folle rapina a Città del Messico
Non perdetevi il film diretto con astuzia da Alonso Ruizlapacios. Si tratta di un fatto vero, una rapina di reperti archeologici preziosissimi dal museo della capitale messicana, poi ritrovati. Qui, due trentenni instabili vivono a Satellite, la versione messicana della periferia americana, snobbati dai genitori e alla ricerca di qualcosa nella vita. Perciò organizzano facilmente il colpo, dapprima pensandoci solamente quasi come un sogno e poi, tra mille intoppi, riuscendovi. Naturalmente, la polizia sarà sulle loro tracce e qualcuno forse se la caverà. Il film, che potrebbe sembrare il solito racconto di un furto miliardario risolto con la cattura dei ladri, è in verità molto spiritoso, umorale, con quel tanto di suspence che non guasta. Divertente. Merito soprattutto di Gael Garcìa Bernal, il protagonista, in una interpretazione variegata di ragazzo ribelle, annoiato, sbadato, dallo spettro di sfumature psicologiche accattivanti. Il film ha ritmo, piace e fa vedere anche le meravigliose rovine Maya di Palenque oltre al mondo decadente di Acapulco bay. Strizza l’occhio alle serie americane, ma c’è una spavalderia, una ribalderia e insieme una innocenza tutta messicana.
FABIO MONTEDURO e il suo libro A I R A M (DI ANNA RIZZELLO)
Fabio Monteduro, ormai ben noto scrittore, autore di racconti brevi pubblicati su riviste italiane ed americane, ha partecipato a molti concorsi con esiti positivi. Ha pubblicato molti romanzi ed è uno scrittore ormai apprezzato dalla critica. I suoi libri sono improntati sul paranormale, sul parapsicologico, sull’esoterismo ed ha scritto tra l’altro un romanzo dove tratta da vicino le possibili implicazioni di visite extraterrestri nel passato dell’umanità. I libri di Fabio Monteduro si possono definire thriller/horror e sono scritti con uno stile definito da molti “cinematografico” perché riesce a farci vedere come su un grande schermo le storie che racconta. Il suo nome viene accostato al grande Stephen King, del quale Fabio non nasconde la passione e da cui ha tratto iniziale ispirazione. Il libro “AIRAM” è tratto da un fatto cruento di cronaca nera realmente accaduto a Lourdes nel 2009. La storia di questo romanzo è intricata, si susseguono eventi soprannaturali e drammatici dove la tensione fa da filo conduttore fino ad esplodere nell’orrore. La razionalità e la follia padroneggiano il romanzo in modo sempre più originale e crudele, che non può essere dimenticato! La riflessione sulla figura umana e sul destino dell’uomo scaturiscono dagli episodi che l’autore racconta con immagini spaventose e improvvise, misteriose e ignote con la presenza di persone viste come figure avvolte nel mistero e nella superstizione. La dipendenza dalla droga e la dipendenza dalle persone sbagliate denunciano che l’uomo è debole, incapace di reagire e allontanare il male; non lo sa fare né con la fede, né con l’amore. “AIRAM” è un libro che ci tiene incollati alle pagine con le parole, con le allusioni e con le avvincenti storie che narra, con le brevi frasi ripetute, quasi come slogan. Un libro che rimarrà impresso nella mente come un bel film, con una storia che lascia il segno tra le spirali del male, nel buio o nel grigio della mente umana e coinvolge il lettore in un viaggio inquietante. E questo non è poco!

PER DONAZIONI E CONTRIBUTI ALL’ASSOCIAZIONE C. RIVA:
Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461
http://www.youtube.com/user/assclementeriva (a cura di Alessandro Flego)
PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

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