PASSEGGIANDO SUI CAMPI DELLA POESIA…

Agli amanti della poesia segnaliamo un grappolo di libri molto belli ed emozionanti. Prima di tutto l’antologia a cura di Guido Davico Bonino dal titolo “Le cento più belle poesie d’amore italiane. Da Dante a De André” (Interlinea Edizioni). E’ una raccolta raffinata e sorprendente, che cita i classici senza trascurare i cosiddetti “minori”, accompagnata da splendide riproduzioni a colori di famose opere d’arte che rendono ancora più plastici ed espliciti i contenuti delle poesie scelte. Attraversando i secoli (una straordinaria rassegna che va da Federico II a Erri De Luca), esplora il rapporto dei poeti con il più sublime e tormentoso dei sentimenti, coinvolgendo il lettore in un viaggio ogni volta originale ed appassionante.
Poesie e pensieri compongono come in una tavolozza magica il libro d’esordio di Angela Spano che s’intitola “Granito d’acqua” (Cultura e dintorni editore). Sono versi forti ed evocativi, che esprimono la nostalgia del ritorno alla terra natale, alla Sardegna dell’autrice. Solo la parola permette con il suo incantesimo di ricomporre certe dolorose ferite, di attutire certe acute lontananze: la parola, con tutta la forza della sua antica e operosa saggezza.
Si lasciano leggere con incanto e scorrevolezza le nuove sillogi poetiche di Michele Gentile: “Ordalia” (Infilaindiana Edizioni) e “Nomenclatura di un tramonto” (Editrice Totem). In “Ordalia”, come suggerisce il titolo, l’autore si sottopone al giudizio della sua stessa coscienza di uomo e di artista. Senza falsi pudori, il poeta parla con sincerità di se stesso, delle sue esperienze d’amore, del suo complicato rapporto con il mondo, chiedendo al lettore la sua complicità. Così come nell’altra raccolta, che parla di speranze e illusioni, di perdite e ritrovamenti.
In edizione bilingue – italiano e inglese – è uscito il libro di Daniel Gahnertz: “Empty title space” (La Ruota Edizioni). Una raccolta di haiku, che sono come illuminazioni improvvise, frecce verbali, guizzi mentali: per raccontare una realtà che spesso stupisce e colpisce con la sua intima, spiazzante ambivalenza. Un’ambivalenza che il poeta è in grado di cogliere al di là delle apparenze, donando al lettore le sue intuizioni.

 

 

 

NUNZIANTE VALOROSO: “IMAGINE”…quasi 50 anni dopo…

È stato presentato dalla Nexo Digital per soli tre giorni, nei cinema italiani, in occasione dell’anniversario della nascita di John Lennon, che avrebbe compiuto 78 anni, il film documento “Imagine” realizzato da John e dalla moglie Yoko Ono e da essi interpretato nel 1971. Le riprese iniziarono durante l’estate del 1971, nella casa di John e Yoko ad Ascot, nello stesso periodo in cui cominciarono le sessioni di registrazione per l’album. Il lavoro continuò poi a New York.
Si tratta effettivamente di un film surreale che unisce momenti di finzione a scene di vita reale in un giorno qualunque vissuto da Lennon e Yoko Ono. Il film è stato restaurato e ripresentato nelle sale, come abbiamo detto, in occasione delle celebrazioni mondiali per il compleanno di John Lennon, nato il 9 ottobre 1940. Le belle canzoni, molte delle quali ormai leggendarie, risultano ancora più affascinanti con la nuova rimasterizzazione in Dolby Atmos.
“IMAGINE è un collage cinematografico di colori, suoni, sogno e realtà. Prodotto e diretto da John e Yoko, che, insieme a tante guest stars, che includono George Harrison, Fred Astaire, Jack Palance, Dick Cavett e Jonas Mekas creano un mondo immaginario ricco ed emozionante come la musica che lo accompagna.” Così recitava il press book dell’epoca ed, effettivamente, questo è quello che si presenta agli occhi dello spettatore odierno. Le immagini, psichedeliche, ed a tratti inquietanti, offrono molti spunti per meditare e far volare la mente durante l’ascolto, cosa oggi quasi sempre impossibile, con i ritmi frenetici imposti dal linguaggio cinematografico moderno.
L’immagine, purtroppo, anche se restaurata, pare, a partire dai negativi originali, vista sul grande schermo non è il massimo: l’uso eccessivo del flou porta, col restauro, ad un eccesso di grana nelle immagini che, alla lunga, può risultare fastidioso e l’effetto è quello di una vecchia trasmissione televisiva proiettata in sala. Per fortuna la grandissima qualità sonora dell’insieme riduce di molto il peso dell’inconveniente.
Nel corso dello spettacolo, ciò che colpisce di più è proprio la figura onnipresente ed opprimente di Yoko Ono, persona spesso vista come causa principale dello scioglimento dei Beatles. Dalle immagini ne viene fuori un personaggio inquietante, che sorride pochissimo, al cui confronto la Gioconda di Leonardo è un poema della risata, che sovrasta e si impone ad un Lennon che ne sembra quasi intimorito. Sulla bellezza di brani come quello del titolo, però, non si può dire nulla. Si tratta di uno dei pezzi più importanti della storia della Musica, oggi ancora di più commovente e sconvolgente nella sua verità e semplicità.
Lo spettacolo è poi impreziosito da 15 minuti di contenuti inediti, tra cui filmati in studio di John e della sua band (inclusi anche George Harrison dei Beatles, Nicky Hopkins dei Rolling Stones, Alan White degli Yes e il bassista Klaus Voormann, amico e fan dei Beatles dai tempi di Amburgo) che eseguono “How Do You Sleep?” e “Oh My Love” in un mix appositamente creato per il Dolby Atmos sound surround “raw studio”, che pone lo spettatore al centro dello studio di registrazione, mentre la band suona dal vivo. Dopo la presentazione nei cinema sono in uscita in questi giorni blu ray disc, dvd, cofanetti compact disc e ristampa in vinile di questo Imagine, album tra i più belli del ‘900.

MARIO DAL BELLO: “IL PENSIERO DELLA MORTE”

Vi ricordate il bel film di Eugenio Cappuccio, Uno su due? Un giovane rampante scopre improvvisamente la malattia e si trova di fronte alla possibilità di morire. Gli si cambia tutto nella vita. Siamo da queste parti con Valeria Golino che della morte aveva già parlato nell’opera prima, Miele. Ora vi ritorna in Euforia. Storia di due fratelli diversissimi. Il primo, Matteo (Riccardo Scamarcio) è giovane, gay, imprenditore di successo, narcisista ma insicuro di fondo; il secondo, Ettore (Valerio Mastandrea) insegna alle medie a Nepi, ha un figlio, è in crisi con la moglie (Isabella Ferrari), ha un’amante (Jasmine Trinca): è un uomo disilluso, riservato, senza slanci. La malattia colpisce Ettore, che Matteo ospita nel suo attico in pieno centro a Roma, dove fa sfoggio della sua vita libera, delle amicizie, dei soldi. Ettore entra ed esce dall’ospedale: i parenti fanno di tutto per non dirgli la gravità del male. Il gioco dell’ipocrisia dura poco, perché l’uomo se ne accorge via via. Fra i due fratelli i dissapori antichi ritornano a galla in modo violento. In una Roma bellissima e triste, la storia che vede tanti piccoli personaggi molto umani, si colora di una malinconia dolceamara, con Ettore che riscopre la natura, la voglia di esser sé stesso perché sa che non gli resta molto da vivere, e Matteo che inizia a maturare, a togliersi la crosta del superman per mostrare di aver bisogno di dare e ricevere affetto vero. Così porta il fratello addirittura a Mediugorje dove non rinuncia ad una notte brava: la religione non tocca alcuno dei due fratelli, l’orizzonte spirituale è piatto. Ma il dolore matura e la regista senza indulgere a tocchi melò o artificiali, con qualche momento di humour, parla tutto il tempo della morte, come presenza sottesa, inattesa, inafferrabile e destabilizzante. I personaggi vorrebbero evitarla ma è impossibile, perché essa genera sofferenza. Nell’accettarla, sta il mutamento radicale dei due fratelli, il loro faticoso riscoprirsi in un finale assai intelligente, che non sveliamo.
E’ stato l’amore, in fondo, soprattutto di Matteo – la persona da cui meno ce lo saremmo aspettati – a condurre le cose, attraverso momenti drammatici, al di là della solitudine che attanaglia oggi piccoli e grandi. A dare un senso alle giornate, una euforia, ossia una gioia densa e rapida, che nasce dallo scoprire le cose vere della vita. Delicato e impalpabile, talora forte e reale, il film della Golino dice molto più con i volti dei protagonisti – eccellenti – che con le parole, più con i silenzi e il cielo romano che con le feste disinibite. Fa apparire la falsità del mondo di Matteo e la chiusura di quello di Ettore come inutili. In un tempo in cui si vuole evitare di parlare di dolore e di morte, la Golino è stata coraggiosa, raccontando la malattia nei suoi diversi stadi fisici e psicologici e insieme la bellezza del rapporto tra fratelli, anch’esso tutto da rivalorizzare. Esce il 25 ottobre
“BESTIA SENZA TEMPO” DI ROSSELLA CIRIGLIANO (di Anna Rizzello)

Rossella Cirigliano partendo da traduttrice letteraria di autori classici, pubblica racconti e articoli di saggistica su riviste letterarie e giunge molto presto a pubblicare i suoi romanzi con Amazon e con la casa editrice 96 Rue de La Fontaine. Dopo il giallo “L’Undicesima porta” e il misterioso romanzo “La terza sorella”, ci fa dono di “Bestia senza tempo”, un noir surreale con risvolti horror! Il romanzo è ambientato in un ex mattatoio dove l’odore del sangue, che ancora impregna quegli ambienti, si mescola alla vista e all’odore delle opere dell’odierno museo. I personaggi sono ben caratterizzati e abilmente inseriti, adatti al ruolo che rappresentano al fine di facilitare la comprensione delle vicende. E Lucio, poi… Che dire dell’amico fantasma di un giovanissimo legionario? Ha sicuramente un ruolo anche lui! Fluttua per aiutare Sabrina nelle sue indagini. L’autrice apre questo libro chiedendosi cosa può essere la ”bestia” e ci incuriosisce con le sue ipotesi: follia, male o solo paura. Già dal prologo crea una suspence. Ci fa battere il cuore con quelle sue frasi brevi che sanno descrivere le sensazioni e le follie dei personaggi con il loro cruento delirio in scenari inquietanti. Ma in questo romanzo c’è un mistero che ci divora con una forte tensione fino alla fine. La talentuosa Rossella Cirigliano ci fa sentire coinvolti nel risolvere il mistero grazie al suo modo di scrivere accattivante che ci fa rimanere incollati alle pagine, in una lettura senza pause. Ci conduce magistralmente a sbrogliare gli intrichi spaventosi di questo romanzo, di questo bel romanzo da leggere sicuramente. E questo non è poco!

 

“EMOZIONI SU TOPOLINO. Il mondo Disney e i suoi valori da Biancaneve a Oceania). Recensione di ANNA RIZZELLO
Gianni Maritati, uomo di grandi valori, ha scritto e pubblicato “Emozioni su Topolino” già nel 1997 e dopo vent’anni, nel 2017, ce lo ha ripresentato per farci meglio cogliere e valorizzare il messaggio pedagogico dei personaggi disneyani. Appassionato del meraviglioso e fantastico mondo di Walt Disney e della sua multiforme genialità, l’autore, con questa nuova edizione aggiornata e valorizzata da prefazione e postfazione di due grandi esperti del Mondo Disney, Nunziante Valoroso e Diletta Labella, vuole anche celebrare il novantesimo compleanno di Topolino e l’ottantesimo compleanno di Biancaneve (due personaggi molto amati da adulti e bambini). Vuole far riflettere i lettori e li spinge a tuffarsi nella fantasia, li sollecita a emozionarsi ancora con innocenza, per quanto sepolta, a vedere la vita a colori e non solo in bianco e nero, a vivere quei valori che tutti noi vorremmo ci fossero nella società odierna: la famiglia (impostata sulla fedeltà), l’amore, il rispetto, l’amicizia, la solidarietà e l’altruismo, l’onestà, la rettitudine, l’accoglienza, l’amore per la natura.
Leggere il libro di Gianni Maritati è un piacere! Ci sembra di tornare indietro nel tempo, quando da piccoli leggevamo Topolino ed ora torniamo ad imbatterci in mille emozioni! Ci emoziona anche la lettera simbolica e allegorica (con la quale l’autore apre il libro) indirizzata al papa San Giovanni Paolo II per chiedere che beatifichi Topolino… volendo, per così dire, coinvolgere la Chiesa a guardare con particolare interesse al mondo dei fumetti e dell’animazione e quindi ai grandi valori, veri “mattoni” della sana crescita dei bambini e della società. A Gianni Maritati è doveroso che vada il nostro ringraziamento perché con questo saggio e con tutti i suoi libri sa sprigionare consapevolmente il suo talento, il suo “dono” che – come lui stesso ha detto in un’intervista – lo trasmette agli altri, ai suoi lettori “come testimonianza di sue esperienze vissute dalle quali ha tratto giovamento”. E questo non è poco!

PER DONAZIONI E CONTRIBUTI ALL’ASSOCIAZIONE C. RIVA:
Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461
http://www.youtube.com/user/assclementeriva (a cura di Alessandro Flego)

PRISMA. Di Gianni Maritati. Con Ruggero Pianigiani
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

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