22-23 APRILE 2017: ARRIVA LA 19.ESIMA FESTA DEL LIBRO DI OSTIA
ECCO ALCUNI UTILI CONSIGLI SUL FASCINO DELLA LETTURA

“Non ci sono forse giorni della nostra infanzia vissuti più pienamente di quelli che abbiamo creduto di aver lasciato senza viverli, quelli trascorsi insieme a un libro prediletto”. Inizia così, in modo folgorante, il saggio “Sulla lettura” di Marcel Proust, che risale al 1905 ma che ancora oggi possiamo leggere con intatta passione grazie all’edizione Feltrinelli del 2016 con il titolo “Il piacere della lettura”, la prefazione di Emanuele Trevi e la traduzione di Donata Feroldi. Riscopriamo la lettura come momento magico, che ha il potere di evocare ricordi, luoghi e odori, che introduce misteriosamente il principio della comunicazione nel momento massimo della solitudine personale.
Lettura che ha anche un potere benefico sulle persone malate nello spirito, come osserva lo stesso Proust. Oggi la chiamiamo “biblioterapia” e a questo proposito non possiamo che segnalare due titoli di valore assoluto: “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin (Sellerio 2016, nuova edizione accresciuta) e “I libri che ci aiutano a vivere felici. Cure e terapie per inguaribili lettori” di Giulia Fiore Coltellacci (Newton Compton). Il primo, in particolare, promette di curare ad esempio il cuore spezzato con Emily Brontë e il mal d’amore con Beppe Fenoglio, l’arroganza con Jane Austen e il mal di testa con Ernest Hemingway oppure di scoprire il romanzo perfetto per alleviare la solitudine o un forte tonico letterario per rinvigorire lo spirito. Un libro di medicina molto speciale, un vero e proprio breviario di terapie romanzesche, antibiotici narrativi, medicamenti di carta e inchiostro. Se letto nel momento giusto, un romanzo può davvero cambiarci la vita, e questo prontuario è una celebrazione dell’immenso potere curativo della letteratura. .
A proposito, volete conoscere i libri che hanno fatto e fanno la storia? Allora ci sono due titoli che fanno per voi: “Classici per la vita. Una piccola biblioteca ideale” di Nuccio Ordine (La nave di Teseo) e “Il mondo visto dai libri” di Hans Tuzzi (Skira). Il primo è un’intelligente antologia di brani tratti da classici di ogni tempo e paese, autorevolmente e gustosamente commentati dall’autore. Frutto della sua lunga esperienza didattica e giornalistica, questo libro è un vademecum per la vita e per la felicità, e ci aiuta a riscoprire i classici nella loro sostanza eterna e sempre attuale. Molto interessante il saggio introduttivo, che mette in guardia da una scuola e da una università troppo “digitalizzate” (come se l’introduzione delle nuove tecnologie bastasse alla “crescita” degli studenti) e troppo orientate alle esigenze del mercato. “Il mondo visto dai libri” è invece un originale abbecedario che introduce il lettore nelle meraviglie spesso insospettate della “galassia Gutenberg”: in questa prospettiva, ad esempio, parlare di libri di botanica consente di meditare sulle società multiculturali, mentre la figura di un tipografo del Quattrocento ci rivela quanto moderne fossero, già allora, le soluzioni grafiche nell’impaginazione. L’assunto è che ogni libro contiene una storia ma che anche il libro stesso è portatore di una storia, spesso sconosciuta e affascinante.
Osservazioni essenziali, poi, ci vengono da un grande filosofo tedesco dell’Ottocento, Arthur Schopenhauer. Osservazioni riproposte nel testo “Sulla lettura e sui libri”, con un saggio di Andrea Felis, traduzione di Valerio Consonni con originale tedesco a fronte (La Vita Felice, quinta edizione 2016). Tra i doveri del lettore, quello di saper riconoscere le opere di valore, dai contenuti importanti e destinate a durare, e quelle che invece sono povere di sostanza e di qualità. Perdere tempo o addirittura dare fiducia a opere di questo secondo livello, è peccato mortale.
Per chi ama le storie romantiche, è molto indicato il romanzo “Quando l’amore nasce in libreria” di Veronica Henry (Garzanti), mentre sul versante della saggistica segnaliamo sia “L’arte di leggere e scrivere” di Olof Lagercrantz (Marietti) sia “Se un personaggio bussa alla mia porta. Come si racconta” di Dacia Maraini (Rai Eri). Quest’ultimo è un ottimo vademecum per aspiranti scrittori, ricco di esperienze e consigli.
Discorso a parte merita l’opera di Giampiero Mughini “La stanza dei libri: Come vivere felici senza Facebook, Instagram e followers” (Bompiani). La tesi è chiara: per la generazione di Mughini (ma il suo messaggio è anche molto attuale) non conta il “sapere liquido” che passa attraverso computer e cellulari, ma il “sapere solido” (sicuro e affidabile) che viene contenuto nei libri tradizionali. Libri che rappresentano la cultura di una persona, il suo orizzonte mentale, i suoi interessi e le sue scelte. Libri letti e riletti, amorevolmente conservati e collezionati. In effetti, come sottolinea Mughini, i libri svolgono ancora e svolgeranno sempre questa funzione di civiltà, anche quando il nostro rapporto con le nuove tecnologie digitali e i social network è (o sembra) positivo. I libri, come piace sottolineare a noi dell’Associazione Clemente Riva di Ostia, sono il sangue della cultura.

 

 
“CASA MANZONI”: UN NUOVO CATALOGO ELECTA PER CONOSCERE DA VICINO L’AUTORE DEI “PROMESSI SPOSI”

Con la creazione, nel 1937, del Centro Nazionale di Studi Manzoniani la casa abitata dal 1814 sino alla morte, nel 1873, da Alessandro Manzoni in contrada del Morone (uno dei luoghi storici più suggestivi di Milano) è stata trasformata in un museo dedicato alla vita e alle opere del grande scrittore e in una biblioteca fondamentale per gli studi sull’autore, ma anche in un’officina legata alla ricerca e alla pubblicazione delle opere. E’ quello che scopriamo in un nuovo eccellente catalogo pubblicato da Electa, accompagnato da numerose e bellissime foto.
Per quanto riguarda l’aspetto, la dimora, già molto trasformata dal figlio Pietro che andò ad abitare con il padre dopo la morte nel 1861 della seconda moglie del Manzoni, Teresa Borri Stampa, e completamente privata degli arredi originali con i successivi passaggi di proprietà, conserva la disposizione che aveva ai tempi dello scrittore solo in due ambienti, del resto molto significativi: il suggestivo studio al pianterreno, affacciato sul giardino, e la camera da letto, spoglia come la cella di un monaco. Le altre sale sono state nel tempo adattate alle due funzioni principali, di “Museo Manzoniano” e di Biblioteca, dove ai libri appartenuti a Manzoni e ai suoi familiari si sono aggiunte via via nuove acquisizioni. L’ultima ristrutturazione di Casa Manzoni risale al 2015 (progetto dello Studio De Lucchi, sostegno di Intesa Sanpaolo). Il volume di Electa raccoglie le schede complete di ogni arredo ed è corredato da una splendida ed inedita serie di fotografie.

LA BELLA E LA BESTIA…RIFACCIAMOLO ANCORA!
Di Nunziante Valoroso
Da giorni la rete e i social sono pieni di commenti e recensioni contrastanti sull’ultima fatica dei Disney Studios, un lussuoso remake live action di uno dei suoi più grandi successi, La Bella e la Bestia, che nel 1991 fu un tale trionfo da guadagnarsi, primo lungometraggio animato, la nomination come miglior film agli Academy Awards (riuscendo però solo a vincerne due nelle classiche categorie della miglior colonna sonora e miglior canzone).
Personaggi, storia, musiche (meravigliosa partitura di Howard Ashman e Alan Menken), tutto contribuì a fare del film un classico immediato. Dopo tre anni (nel frattempo Ashman era dolorosamente scomparso) ecco a Broadway la versione musical con l’aggiunta di nuovi brani composti sempre da Menken e da un altro maestro come Tim Rice, per anni ed anni di successi (il musical, nel 2009 approdò anche in Italia). Con un simile curriculum, perché meravigliarsi se, in un periodo in cui la Disney sta riproponendo in chiave live tutti i suoi classici, ora tocchi proprio alla romantica fiaba di Belle e della Bestia, scritta nel 1740 da Madame Le Prince de Beaumont? Forse, tra tutti i progetti, questo era proprio il più legittimato ad ottenere una versione con attori. Del resto, ai responsabili dello Studio non deve essere sfuggito che, da anni ormai, nei parchi Disney, più che le attrazioni, quello che attira maggiormente sono le parate, gli spettacoli musicali dal vivo e gli incontri con figuranti nei panni di Topolino, delle principesse e degli altri personaggi in ambienti fiabeschi costruiti apposta (ed in questa chiave va letta anche la dolorosa, per chi scrive, eliminazione, dalla Fantasyland di Walt Disney World in Florida, dell’attrazione di Biancaneve, una delle più belle ed originali al mondo, sostituita, appunto da una location apposita per l’incontro con le principesse).
Quindi questo nuovo La bella e la bestia va visto in questa chiave: un grande spettacolo in stile Broadway/Disneyland, che vuole appunto, grazie allo schermo gigante della sala, trasportare nel mondo Disney anche chi non può o non voglia recarsi in uno dei parchi a tema. Visti gli incassi la cosa funziona quindi, bando alle polemiche e vediamo i lati positivi e negativi della produzione. Musicalmente siamo ad ottimi livelli: gli arrangiamenti sono fastosi e tutta la partitura di Menken viene restituita con sfarzo e calore; le tre nuove canzoni aggiunte sono gradevoli, in particolare molto bella Evermore, affidata al personaggio della Bestia. Le scenografie sono molto belle e, visto che sono state accusate di puzzare di falso, risponderei che la cosa è voluta: si vuole portare il pubblico sul palco di uno spettacolo, non nella realtà, come fu fatto, all’epoca, per Mary Poppins; i costumi sono soddisfacenti; gli attori abbastanza adeguati, anche se ho qualche piccola riserva su Emma Watson, forse un po’ troppo imbronciata. La bestia di Dan Stevens non fa molta paura, è molto umana già dall’inizio e forse questo è un errore, ma mi ha comunque emozionato. Belli anche gli oggetti inanimati, resi grazie alla magia del CGI (nel finale compaiono brevemente i grandi attori che li interpretano, gente del calibro di Emma Thompson, Ewan McGregor, Ian Mc Kellen); molto bella la coppia comica Luke Evans (un virilissimo e spietato Gaston) e Josh Gad (un Letont arricchito da una velatura sentimentale nei confronti di Gaston e da un lato umano molto ben caratterizzato); un po’ deludente Kevin Kline nel ruolo di Maurice (anche se sono molto belle le sue citazioni di Geppetto e del Grillo Parlante).
Forse la scena meno riuscita è proprio quella del ballo tra i protagonisti (troppo iconico e romantico l’originale animato, per riuscire a replicarne completamente l’incanto), mentre gli altri numeri musicali brillano di magia e sono davvero trascinanti (La canzone di Gaston e Stia con noi, con le loro citazioni del musical classico e, nel primo, più di un richiamo alle danze nel saloon di Helen Reddy in Elliott il drago invisibile sono i migliori). Tra l’altro, è con un pizzico di orgoglio che ho appreso che è opera di un talento italiano, Gianluca Fratellini, l’animazione principale di alcune delle scene più belle del film, compreso il trascinante balletto di Spolverina, Tockins e Lumière in Stia con noi.
E veniamo al doppiaggio italiano. La versione italiana, scritta e diretta da Fiamma Izzo, è molto buona. I testi italiani delle canzoni, che riprendono in parte quelli del classico animato, che furono scritti da Ermavilo (Gino Paoli si occupò delle liriche del tema principale), sono opera della veterana Lorena Brancucci e mi sono piaciuti tutti, tranne forse quello del brano Belle, troppo modificato rispetto alla prima versione, per esigenze di sinc; La bella e la bestia mantiene il bel testo originale di Paoli, come anche Stia con noi, pochissimo modificato, per esigenze di rime e sinc; tutti promossi i doppiatori e i cantanti, forse anche meglio degli attori originali: Ilaria de Rosa (Belle) ha una voce limpida ed accattivante (Letizia Ciampa doppia le parti recitate); Luca Velletri (Bestia) è straordinario (un buffonesco e tenero Andrea Mete è la voce nelle parti recitate) ma, del resto, da un talento che doppiò a suo tempo Il Fantasma dell’Opera di Webber non ci si può aspettare nulla di diverso; molto bravi Marco Manca e Daniele Giuliani (Gaston e Le Tont); Fiamma Izzo si diverte a cantare la parte del Guardaroba; Frederick Lachkar è un ottimo Lumière; Giovanna Rapattoni canta per Mrs. Bric (la cara Emanuela Rossi è la voce recitante), mi ha fatto tenerezza Luca Biagini quale voce di Kevin Kline. Insomma un bello spettacolo e, alla fine, infatti, il pubblico applaude, contento.
Sicuramente, che piaccia o meno, si tratta del remake più disneyano partorito dagli Studi. Mentre Cenerentola e Il Libro della Giungla, per non parlare di Maleficent, avrebbero potuto essere prodotti da chiunque, questo La bella e la bestia è sicuramente targato, se non Walt Disney, almeno Disneyland.

PRISMA
Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani


PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...