TOR SAN MICHELE, IL SOGNO DELLA RINASCITA
Qualche giorno fa, versando un contributo di 10 euro, ho preso la tessera 501 di una Associazione di tor-san-michelevolontariato culturale che opera nel Litorale Romano: la TOR SAN MICHELE OSTIUM. Mi è sembrato un gesto doveroso, oltre che felicemente azzeccato. Questa Associazione, nata su impulso di alcuni lidensi che amano il proprio territorio, si prefigge di recuperare e valorizzare i Beni culturali abbandonati al silenzio e al degrado: la Villa di Plinio nella pineta di Castelfusano, Tor Boacciana lungo la parte finale del Tevere e, soprattutto, la michelangiolesca Tor San Michele, a Fiumara Grande.
Il progetto è ambizioso ma non impossibile. Richiede tempo, pazienza e competenza, qualltà che i promotori hanno già ampiamente dimostrato. Restituire questi Beni culturali ai cittadini è quanto mai urgente e necessario per molte ragioni. Prima di tutto, questi Beni vengono sottratti all’incuria e all’abbandono. Inoltre, sono restituiti ai cittadini e ai turisti, molti dei quali non sanno neppure che esistono e di quale eccezionale rilevanza sono dotati. E ancora. Questi Beni culturali, inseriti in un più ampio e attrezzato circuito turistico, promuovono lo sviluppo economico, sociale e culturale di tutto il Litorale Romano. Senza dimenticare l’importanza di “fare rete” con le molteplici attrazioni storiche, artistiche e naturalistiche che già esistono. Da citare almeno: gli eccezionali Scavi di Ostia Antica, la fascinosa archeologica di Porto, la misconosciuta ma bellissima Necropoli di Porto, il suggestivo Parco letterario intitolato a Pasolini, l’Oasi naturale della Lipu, la selvaggia bellezza della cosiddetta Isola dei Cavalli (una seconda Isola Tiberina), il maestoso estuario del Tevere (dove Dante immagina che si raccolgano le anime destinate al Purgatorio), il magico Borgo di Ostia Antica con l’Episcopio (dove si trova la splendida Sala Riario), la splendida chiesa quattrocentesca di S.Aurea e soprattutto il magnifico Castello di Giulio II (vergognosamente chiuso da anni, potrebbe e dovrebbe diventare invece una piccola, preziosa dépendance morale dei Musei Vaticani). C’è tanto da fare, ma la volontà non manca.

“LA VOCE DELLE CASE ABBANDONATE”: FASCINO SENZA TEMPO
Le case abbandonate esercitano un fascino tutto particolare: immerse spesso in un’atmosfera poetica e romantica, ci “parlano” ancora delle vite che hanno accolto, delle storie che custodiscono la-voce-delle-case-abbandonatemute e delle trasformazioni che hanno subìto nel tempo, ad opera degli esseri umani e della natura. Di questo mistero parla il libro “La voce delle case abbandonate. Piccolo alfabeto del silenzio” di Mario Ferraguti (Ediciclo Editore). Un piccolo libro sorprendente, scritto con passione, che lascia di stucco il lettore per quanta esperienza e saggezza contiene. L’autore – esploratore inesausto – ci insegna ad accostarci alle case abbandonate con atteggiamento rispettoso e curioso al tempo stesso. Ci insegna ad ascoltare i passi dei suoi antichi abitanti; a percepire ancora le voci di una volta, ora spente, ma che ancora sembrano riecheggiare fra quelle rovine; a cogliere i segni, i colori e le forme architettoniche di un tempo che fu, quando quelle case erano abitate da persone vive, non fantasmi, quando la natura era tenuta a bada dalla mano dell’uomo e non travalicava, come fa adesso, i limiti imposti dalle necessità e dalle abitudini di chi vi trovava protezione, cibo, studio, lavoro, affetti.
Il saggio di Ferraguti si fa leggere tutto d’un fiato, con gratitudine. Non è banale, scontato. E il suo, non è solo “amore per le rovine”: è ricerca storica, affetto per le generazioni che ci hanno preceduto, sforzo di capire la vita nella sua dimensione feriale e nelle sue continue, piccole evoluzioni, curiosità per un passato sepolto che invece merita di essere ricordato o addirittura rivissuto. Le case abbandonate, con quella luce che entra anche negli angoli una volta più nascosti e più privati, ci fanno fare spesso scoperte meravigliose: accostandoci alla storia, ci schiudono lo scrigno del tempo. E di una sapienza delle cose di cui oggi abbiamo tanto bisogno.

VITTORIA MONTESANO, “IL CALAMARO DI MEZZANOTTE”
In appendice a un Giallo Mondadori del 2015 dedicato a Ellery Queen (“Esperimenti deduttivi diellery-queen Ellery Queen”), appare un delizioso racconto di Vittoria Montesano dal titolo “Il calamaro di mezzanotte”, giunto quinto classificato all’ottava edizione del concorso Carabinieri in Giallo. Una storia che vede come protagonisti un fratello e una sorella: carabiniere lui, giornalista lei (e infatti il racconto alterna il punto di vista ora dell’uno, ora dell’altra).
Al centro della vicenda, in un hotel di Ostia, l’omicidio di una donna, ex fidanzata dello stesso carabiniere ai tempi dell’Università. La ricerca del colpevole affonda nella psiche e nei destini dei personaggi che affollano il racconto, fra cronaca giudiziaria, introspezioni e insoddisfazioni. Il calamaro del titolo allude al nome di una friggitoria ma diventa anche la metafora che porterà alla risoluzione del caso… Resta il fascino di una scrittura levigata, con scatti sorprendenti e capace di rivelare quel mondo sommerso che si nasconde sotto la superficie della normalità di tutti i giorni.

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IL RITORNO DELLE STREGHE
Sul grande schermo e in blu ray disc “Suspiria” di Dario Argento
Di Nunziante Valoroso
E’ stato un evento di fine gennaio, il capolavoro di Dario Argento Suspiria, su grande schermo, restaurato in alta definizione 4k, per soli 3 giorni, il 30, 31 e primo febbraio, a quarant’anni dalla sua prima uscita. All’epoca, nel 1977, Dario era visto con qualche sospetto dalla critica ufficiale, che, dopo i primi, strabilianti esordi nel genere giallo, con la famosa trilogia degli “animali” (L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio), aveva già notato una brusca deviazione del regista verso i toni orrorifici, con i terrificanti omicidi di Profondo Rosso ed ora si trovava davanti non un giallo, ma un horror in piena regola, con autentiche streghe scatenate in tutta la loro voglia di sangue. Oggi possiamo affermare che, sicuramente, Suspiria, come quasi tutti i film di Argento almeno fino a Inferno (1980), è un classico del cinema italiano, una pellicola suspiriache, anche rivista dopo anni, non ha perso la sua capacità di affascinare, spaventare e tenere lo spettatore incollato alla poltrona. Per questo film, Argento, da sempre affascinato dalle fiabe e, soprattutto dalla Biancaneve, disneyana, volle ricreare appunto la trama e le atmosfere di una fiaba gotica, girando nelle inquietanti atmosfere di Friburgo, nei pressi della Foresta Nera e ambientando la vicenda in una scuola di danza che, all’insaputa di tutti, si rivelerà essere dimora di una terribile strega. Per ottenere questo risultato, il regista si rivolse ai laboratori Technicolor, con i quali aveva già collaborato per Quattro mosche di velluto grigio, chiedendo di poter ottenere, sulla pellicola impressionata, gli stessi colori sgargianti e primari dei cartoni animati di Walt Disney, come Biancaneve e i sette nani, appunto. Girato in Technovision (una variante del Cinemascope) e con lenti anamorfiche, il film, la cui fotografia si deve a Luciano Tovoli, utilizzò un negativo Kodak a bassissima sensibilità, che richiedeva una enorme luminosità del set in fase di ripresa ma, al tempo stesso, donava alle immagini una straordinaria profondità di campo. Tale negativo fu poi sviluppato e stampato col vecchio sistema Technicolor (che prevedeva l’uso di matrici imbibite di colorante per la stampa dei positivi), portando ad un risultato finale in cui i colori primari (rosso, verde e blu) risultavano molto accentuati e quasi tridimensionali sullo schermo, come accadeva nei vecchi classici quali Via col vento e il Mago di Oz. Gli attori, con il loro carisma particolare, contribuirono al fascino ed al mistero della pellicola. Jessica Harper, già protagonista del Fantasma del Palcoscenico di Brian de Palma, donò i suoi occhioni sgranati a Suzy, la giovane protagonista che scopre il male nell’Accademia di Danza; Alida Valli tratteggiò una insegnante di danza perfida e velenosa; Joan Bennett, la diva di Hollywood, fu una perfetta madame Blanche, infida vicedirettrice della scuola; Stefania Casini incarnò alla perfezione la confidente di Suzy, protagonista di una delle scene più agghiaccianti della pellicola. Il restauro in 4k della pellicola, che il 22 febbraio verrà distribuito in blu ray disc dalla Videa, è veramente ben fatto. Le immagini nitidissime rendono giustizia ai negativi Technicolor e l’audio è ben calibrato ed ha anche ovviato ad alcune mancanze presenti nella precedente edizione in blu ray. Questo ha permesso anche di poter godere appieno della bella edizione italiana del film che, originariamente girato in inglese, presenta alcune delle migliori voci della gloriosa CD: Emanuela Rossi (Harper), Rosetta Calavetta (Bennett) e inoltre Simona Izzo, Vittoria Febbi, Flaminia Jandolo, Giorgio Piazza e Manlio de Angelis. Da antologia poi la famosa colonna sonora, opera dei Goblin, con la collaborazione di Dario Argento stesso, un vero classico nel classico.

CONCORSO TEATRALE “TUTTA SCENA!”
L’Associazione Culturale Clemente Riva di Ostia, in collaborazione con il Teatro “Nino Manfredi”, bandisce il 1° Concorso Teatrale Nazionale “Tutta scena!”, volto a favorire la realizzazione e la diffusione di Atti Unici inediti, idonei ad esaltare la conoscenza teatrale ed i valori che contraddistinguono l’attività dell’Associazione: cultura, lettura e solidarietà (durata circa 30 minuti).
La partecipazione è aperta a tutti gli amanti del teatro, professionisti e non professionisti, inclusi gli studenti di scuola media superiore individualmente o in gruppo. Ogni autore può partecipare con un solo lavoro. I lavori devono essere inviati insieme alla scheda di partecipazione compilata in ogni tutta-scena-logosuo campo e ad una fotocopia del documento d’identità dell’autore. La documentazione richiesta dovrà essere spedita via mail, in formato PDF, a: assclementeriva@gmail.com.
La partecipazione è gratuita. I lavori pervenuti saranno esaminati da una Commissione di esperti. Ogni autore dichiara di possedere tutti i diritti sul lavoro inviato e conserva la proprietà dell’opera inviata ma ne cede i diritti d’uso illimitato all’Associazione Culturale Clemente Riva.
L’opera e la relativa documentazione dovranno pervenire entro e non oltre le ore 20 del 15 aprile 2017. La Commissione eleggerà le tre migliori opere, attribuendo i seguenti riconoscimenti :
– Primo classificato: Trofeo + Attestato + rappresentazione dell’opera da parte di una compagnia teatrale amatoriale operante sul territorio del X Municipio di Roma
– Secondo classificato: Trofeo + Attestato + 4 biglietti omaggio per il Teatro “Nino Manfredi”
– Terzo classificato: Trofeo + Attestato + Opera omnia di un autore classico del teatro
La premiazione delle tre opere vincitrici avrà luogo durante l’edizione primaverile del 2017 della Festa del libro e della lettura di Ostia, presso il Teatro della Parrocchia di S. Monica (Piazza S. Monica 1 ad Ostia Lido-Roma), mentre la rappresentazione dell’opera vincitrice durante l’edizione autunnale del 2017 della Festa stessa. Il bando è pubblicato su: http://associazioneclementeriva.wordpress.com. (Il logo è di Elisa Palchetti)

PRISMA
Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

romanzo-keats-pres-23-febbraio-2017
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