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LA BIBBIA A FUMETTI DELLA PANINI COMICS

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Avvicinarsi alla Bibbia attraverso l’arte del fumetto è un’esperienza senza dubbio originale e spesso emozionante. E’ quello che si prova leggendo e ammirando i due volumi della Bibbia pubblicati, singolarmente o in cofanetto, dalla prestigiosa Panini Comics. Ecco alcune informazioni tecniche fornite dall’editrice: “si tratta di un’opera realizzata in Francia dalla casa editrice Delcourt, divisa in Antico Testamento e Nuovo Testamento. La sceneggiatura è curata da Jean Christophe Camus e Michel Dufranne. L’Antico Testamento ripropone gli episodi più importanti della Genesi e dell’Esodo. I disegni sono di Damir Zitko, i colori di Vladimir Mario Davidenko. Nel Nuovo Testamento vengono adattati il Vangelo di Matteo e gli Atti degli Apostoli. Qui i disegni sono di Dusan Bozic e Dalibor Talajic (il disegnatore più noto del gruppo per le sue collaborazioni precedenti), mentre i colori sono di Marie Galopin, Svart e Ive Svorcina”. E’ un’opera che non si rivolge solo ai bambini e agli adolescenti, ma proprio a tutti. La potenza espressiva delle immagini trascina il lettore nel cuore della Rivelazione biblica e del messaggio evangelico di salvezza universale. Storie e volti della Bibbia si “avvicinano” alla nostra sensibilità e “dialogano” con noi. Soprattutto le immagini a tutta pagina hanno un fascino particolare, sono vere opere d’arte. Non serve essere necessariamente dei cultori del fumetto, per apprezzare quest’opera. I disegni hanno una tale carica estetica e narrativa da raggiungere e coinvolgere qualsiasi lettore. Un’opera che può essere utilizzata con profitto negli itinerari di formazione spirituale e catechistica, ma che ha anche un grande valore in sé: fra arte e cultura, ci restituisce l’immediatezza, l’universalità e la perenne attualità della Bibbia.
AUTORE IN CERCA DI EDITORE
“L’INCANTO DEL MONDO. SCIENZA E FEDE NEL XXI SECOLO”
DI ANTONIO MARGUCCIO. ECCO LA SINOSSI
I termini in cui di solito pensiamo il rapporto tra la scienza moderna e la fede cristiana risentono di molti secoli di sospetto e di battaglie. Tutto ebbe inizio quando Galileo Galilei, nel 1633, fu condannato dal Sant’Uffizio per aver sostenuto la teoria eliocentrica, che sembrava contraddire la Bibbia. Da allora la scienza ha rivendicato sempre più la propria libertà ed è diventata sinonimo di emancipazione. Nell’Ottocento la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin è sembrata un altro strappo alla visione religiosa del mondo e dell’uomo. La risposta all’ultima grande domanda di sempre, l’origine dell’universo, sarebbe ormai alla portata della scienza attuale, stando al noto astrofisico ateo Stephen Hawking. Se davvero è così, la religione perderà definitivamente il proprio ruolo nella società? Oppure riuscirà a sopravvivere, magari secondo modalità del tutto nuove che ora non riusciamo nemmeno ad immaginare? La nostra cultura conosce, oggi, uno sviluppo tecnologico senza eguali, che alimenta il mito del progresso infinito. Si pensa che i computer saranno sempre più potenti, che le scoperte mediche ci renderanno immortali e che, da qui a cent’anni, l’uomo comincerà a viaggiare verso altri sistemi stellari. Tutto questo non fa che allontanare la religione dall’orizzonte umano e la scienza, proprio come annunciò il filosofo Auguste Comte, si pone come la vera, nuova religione dell’umanità. Eppure il pensiero moderno conosce anche un’inquietudine profonda e anomala, tutta occidentale, che assume i toni della disperazione oppure dell’irrazionalismo. La scienza finora non ci ha reso più felici, ma forse solo più consapevoli della nostra finitezza. Il “disincanto del mondo”, celebre espressione del sociologo Max Weber, è palpabile in ogni angolo della cultura. È ormai finito quello stupore che faceva battere il cuore a San Francesco d’Assisi per l’acqua che scorre, il sole che brilla, il fuoco che riscalda. Per noi ormai l’acqua, il sole e il fuoco sono solo chimica, atomi, numero. La razionalità estrema, il calcolo e l’utile come unici criteri di giudizio, rischiano di raggelare il nostro cuore. È invece necessario, oggi più che mai, tornare a quella meraviglia immediata, anche ingenua, ma consapevole, per la bellezza del mondo che ci circonda. Partendo da una semplice esperienza personale – il ritrovamento di una conchiglia sulla spiaggia – l’Autore tesse i fili di una ricerca sul senso delle cose, imbastendo un saggio di taglio filosofico, ma che assomiglia quasi a un racconto dallo stile vivace e chiaro. Fatti, personaggi, storie e nuove teorie scientifiche, sorprendentemente vicine alla dottrina religiosa, consentono di pensare in maniera nuova il rapporto tra la ragione e la fede, mettendo in luce (al di là dei luoghi comuni e delle incrostazioni della storia) il ruolo che questa ha avuto per il progresso del pensiero umano. Hanno percorso strade diverse, si sono combattute, ma oggi possono diventare due grandi alleate. Ecco l’Indice del libro, preceduto da una Introduzione e concluso da Note bibliografiche:
Capitolo I (Una conchiglia sulla spiaggia; Galileo e Newton; La Madonna e la Luna)
Capitolo II (E Dio creò il mondo; Dalla teologia alla scienza)
Capitolo III (Il grande disincanto; Il trionfo della scienza; Il derby Uomo-Universo)
Capitolo IV (Cambi di prospettiva; Si torna a Tolomeo?)
Capitolo V (L’orologio di Paley; I fringuelli di Darwin; Il “Newton del filo d’erba”)
Capitolo VI (Il problema dell’uomo, L’antiscienza e altre bizzarre teorie)
Capitolo VII (La gloria di Dio; L’incanto del mondo)

NOTIZIE SULL’AUTORE
Antonio Marguccio (Tivoli, 1982), giornalista pubblicista, è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università “La Sapienza” di Roma con una tesi in Sociologia della Religione. Si occupa prevalentemente di Chiesa e Vaticano. Ha realizzato numerosi dossier e “speciali” di approfondimento per la Radio Vaticana e Fides (Agenzia di stampa della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli), alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e segnalati per la loro accuratezza. Frequenta attualmente l’Istituto Superiore di Scienze Religiose presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. Collabora con riviste di cultura e attualità e ha fondato e diretto Harmonia, rivista di informazione musicale e cultura della città di Tivoli. Ha pubblicato nel 2014 il suo primo libro, Cantate al Signore! Chiesa e musica dal Gregoriano alla Messa Beat, un’inchiesta che ripercorre duemila anni di musica cristiana, dal canto di Gesù alle Messe beat degli anni Sessanta. Il volume è stato recensito dalla rivista Amadeus, che lo ha elogiato come un “excursus sociologico, musicale e culturale, frutto di un lungo lavoro di studio” (numero di maggio 2015). È stato inoltre presentato al convegno nazionale dell’Associazione Italiana Santa Cecilia (9-12 marzo 2015 ad Assisi). Alcune diocesi italiane lo hanno adottato come libro di testo per la formazione delle scuole di canto.
Da Ostia a Sanremo: il viaggio umano e musicale di una giovane artista

MARIA TERESA LAURITA, L’ANGELO TENTATORE (di Simona Esposito)
Nel mio pellegrinare tra le varie piattaforme musicali, in cerca di giovani artisti che rifiutano di farsi fagocitare dall’industria, ogni tanto mi imbatto in qualche talento che “mi costringe” a fermarmi e ad ascoltare. Intorno a Natale, periodo felice perché il web mi riempie di regali musicali, ho trovato una giovane artista che mi ha folgorata per maturità vocale ed espressiva. La canzone si intitola “Cercami” ed è un bel pezzo soul che cita gli anni ’70, una storia articolata con un testo teatrale – ho un certo disinteresse per le canzoni che non raccontano una storia… Un uomo sposato sceglie la famiglia abbandonando la giovane amante che gli dà ancora i brividi. A raccontarlo è una voce solida, piena, con un controllo di emissione notevole, un bel corpo vocale, un passaggio fluido verso la fase acuta e una tecnica non certo casuale. Una voce che non si limita a cantare ma “porge”, “narra”, “recita”. E, come spesso accade, alla voce non corrisponde l’aspetto. Tale voce così importante appartiene a una giovane 26enne dall’aria angelica e dalla lunghissima chioma da Beatrice dantesca, ma con un background artistico di tutto rispetto. Maria Teresa Laurita, apriliana ma ostiense di nascita, comincia a cantare da piccolissima nel coro della chiesa diventando maria-teresarapidamente voce solista del “Coro San Pietro in Formis di Campoverde”. Segue il triennio nel campo teatro e canto al Liceo Linguistico per le Arti dello Spettacolo “LE MUSE” a Nettuno, gli studi di dizione, danza jazz, classica e contemporanea, la formazione teatrale con il metodo accademico Stanislavskij dell’Actor’s Studio. Poi viene catturata dal teatro: appena ventenne con le compagnie “Le Muse” e “Compagnia Dionisia” affronterà “Antigone” di Sofocle, “Macbeth”, “La dodicesima notte”, “Riccardo III” di Shakespeare, “Porta chiusa” di Sartre (il terribile salotto infernale dove ricopre il ruolo di Estelle, la donna che ha ucciso il figlio avuto dall’amante, un personaggio che ha fatto tremare i polsi a più di un’attrice consumata). Poi la consacrazione ad alto livello con “Dolce Mimì”, il tributo a Mia Martini voluto da Massimo de Gregori, che la vede al fianco di Olivia Berté, la più piccola delle quattro mitiche sorelle. E allora via di nuovo con la musica, la sua grande passione: studia canto moderno e solfeggio e prende parte alla Master Class di Franco Fussi e Cesare Missiroli su “Fisiologia del canto e i suoi stili” all’Accademia “Melody Music School” di Roma, stage e corsi individuali sul metodo americano di Seth Riggs “Speech Level Singing” con Michele Fischietti, vocal coach della prima edizione di “X Factor”, e al primo e secondo livello di Estill Voicecraft E.V.T. con Alejandro Saorin Martinez. Dopo la borsa di studio vinta al festival “Una voce per il sud” approda a Castrocaro. Ma non le basta: ora si divide tra il corso triennale di Lettere moderne all’Università “La Sapienza” di Roma e la musica. Vince con “The Flag”, il suo gruppo, l’”Aprilia Original Contest” nel 2014 e comincia a scrivere da sé per se stessa. È un’attrice, oltre che una cantante, Maria Teresa. Le sue canzoni non sono raccolte di frasi suggestive ma hanno sempre un senso. “Everybody”, il suo primo singolo, è in inglese e parla della bellezza di non sentirsi soli: “tutti hanno un angelo, sebbene con le ali, lui non può volare senza di noi”. Una vocalità sorprendente, che si rifà al Rhythm’n’Blues e alle grandi artiste della Motown, una voce che potrebbe essere “nera” ma è limpida. Potente, con un raro colore da contralto e un gioco di salti di quinte, di seste e di ottave “da paura”: 9 settimane al 1° posto nella categoria R&B/Soul di Amazon, stabilmente presente nella TOP 100, si fa notare su tutte le piattaforme, da I-Tunes a Spotify, a Google Play, viene acquistata in Spagna, Germania, Giappone, Malaysia. La canzone piace davvero. Il sindaco di Aliano, paese storico in provincia di Matera, la sceglie come “Inno alla Candidatura di Aliano a Capitale della Cultura 2018”. Maria Teresa si trova proiettata sul palco del Festival della Paesologia “La Luna e i Calanchi” assieme a Rocco Papaleo, il lucano per antonomasia, con la sua canzone di amore e amicizia e la sua voce soul, che non sembra neanche uscire da quel volto così etereo. Segue subito “Cercami”, questa volta in italiano. La presenta al Teatro Europa di Aprilia al “Gran Galà dello Sport”: 70 associazioni e società sportive presenti. Piace ancora di più. Danilo Gaita, direttore artistico di “Sanremo D.O.C.” la chiama: “Sei uno spettacolo!!”. Con la sua determinazione e la sua preparazione Maria Teresa ha già vinto: porterà il suo fascinoso mix di volto e chioma botticelliana e voce Soul sul palco dell’Ariston.

C’E’ PINOCCHIO E PINOCCHIO (di Nunziante Valoroso)
Da un paio d’anni le pubblicazioni in volume siglate Walt Disney sono pubblicate da Giunti editore (in precedenza erano gestite direttamente in Disney). Quando venne dato l’annuncio ufficiale, ad ottobre 2014, molti appassionati sperarono di rivedere in libreria qualcosa che potesse richiamare quelle prestigiose edizioni Mondadori che avevano deliziato generazioni di lettori piccoli e non, con magnifiche illustrazioni tratte dai testi originali americani o realizzate da artisti come Bramante e Carpi, e narrazioni di ampio respiro, vere e proprie novelle, partorite dalla fantasia di scrittori sopraffini come Aldo Gabrielli, Giorgio Monicelli, Vezio Melagari, Guido Martina. Inizialmente le speranze non sono state esaudite. La Giunti si è infatti limitata a ristampare, col proprio marchio, le due principali collane di libri Disney, “Classics” e “Disneyana” (rispettivamente in brossura e rilegate ma di fatto autentiche) e a riproporre, in diretta concorrenza con la Panini, qualche raccolta a fumetti, unitamente alla ristampa di tre gloriosi “manuali” di mondadoriana memoria, il Manuale delle Giovani Marmotte, il Manuale di Nonna Papera e il Manuale di Paperinik. Né ha troppo entusiasmato l’uscita, ad ottobre, di un volume antologico “Le più belle fiabe” che, mentre presenta alcune pregevoli illustrazioni ad acquerello (in parte già usate per i volumi della collana “Edizione Speciale” della Disney Libri), inspiegabilmente, da un punto di vista filologico, ma anche troppo ovviamente, da un punto di vista commerciale, nella scelta delle fiabe prediligeva l’inserimento degli onnipresenti “Cars” e “Alla ricerca di Nemo” al posto di Cenerentola e della Bella Addormentata, che sarebbero state sicuramente più pertinenti al titolo.
La casa fiorentina ha però ampiamente recuperato punti lo scorso mese di novembre con lapinocchio-giunti pubblicazione di un lussuoso libro strenna di 300 pagine dedicato a Pinocchio. Si tratta di una ristampa del romanzo collodiano ma in una veste veramente originale. Infatti, leggendo bene sulla copertina, il sottotitolo del libro non è, come di consueto, “Storia di un burattino” ma “Storia e storie di un burattino”. Il prezioso volume infatti, oltre a riproporre il classico, lo illustra con immagini, al tratto ed a colori che risalgono al 1940 e furono realizzate, per conto dell’ editore Bemporad Marzocco, dagli artisti Fabio Mauro ed Enrico Krasnik, che illustrarono, ispirandosi alle scene del film di Walt Disney, anche le situazioni immaginate da Collodi ma all’epoca non inserite da Walt nel suo capolavoro. In quel 1940 in cui soffiavano venti di guerra, Walt Disney e la sua casa distributrice, la RKO, forti del successo e della popolarità di Topolino e del trionfo ottenuto sui nostri schermi l’anno precedente da Biancaneve, speravano che il nuovo lungometraggio potesse essere proiettato senza problemi, facendo una eccezione all’embargo che, dal 1939, aveva colpito la maggioranza delle produzioni di Hollywood e seguendo l’esempio dei libri e fumetti che Mondadori, grazie al favore che Topolino godeva anche presso le più alte autorità del regime, stava continuando a pubblicare. Niente da fare. Il sogno si infrange nel giugno del 1940, quando l’Italia entra in guerra contro la Francia e l’Inghilterra e tutto ciò che è americano viene bandito dai nostri schermi. Nonostante lo stato di fatto, Marzocco decide comunque di pubblicare libri di Pinocchio con le illustrazioni apocrife disneyane fatte realizzate appositamente. Il film raggiungerà i nostri schermi del novembre del 1947. La preziosa strenna confezionata da Giunti è testimonianza della storia del Pinocchio di Walt in Italia e del suo gemellaggio (visto sempre a denti stretti) col burattino scavezzacollo immaginato da Collodi. In 50 illustratissime pagine che seguono subito dopo il racconto collodiano, lo studioso ed esperto Gianni Bono ricostruisce tutte le vicende della fondazione della filiale italiana della Walt Disney Company (all’epoca Creazioni Walt Disney), dei tentativi di far proiettare subito Pinocchio in Italia, delle proteste inscenate da Paolo Lorenzini, nipote di Collodi, riguardo alla visione “tirolese” che Disney aveva dato alla storia. Grande spazio viene anche data all’amicizia di Walt e Roy Disney con Arnoldo Mondadori e all’accordo firmato dall’editore coi Disney, che portò alla pubblicazione, da parte dell’editore milanese, per oltre cinquanta anni del mitico “Topolino”, oltre alla pubblicazione di un corpo di volumi davvero pregevoli, che furono anche tradotti, a partire dalla versione italiana, in altri paesi europei come Inghilterra, Francia e Spagna. Questo libro strenna si può dire che sancisca, dopo 77 anni dall’uscita, la pace definitiva tra le due visioni di Pinocchio, quella collodiana e quella disneyana, che possono tranquillamente convivere sia sullo scaffale che sullo schermo di un cinema o televisivo. E non è un caso che Comencini e Benigni, autori delle più famose versioni con attori della favola collodiana, abbiano attinto a piene mani dalla versione di Walt, pur dichiarando continuamente che il loro era il vero Pinocchio, mentre quello di Disney era un palese tradimento. Con buona pace dei due registi, io sono convinto che, nell’altro mondo, Walt e Carlo Collodi si incontrino ogni tanto per un caffè e si congratulino sempre l’un l’altro per la bellezza dei loro due capolavori.

PRISMA
Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

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