ALBERTO ANGELA CI SVELA IL GENIO E I SEGRETI DI LEONARDO
angelagioconda_300Per una volta vorrei parlare dell’ultimo bellissimo libro di Alberto Angela, “Gli occhi della Gioconda. Il genio di Leonardo raccontato da Monna Lisa” (Rizzoli), accendendo una luce sui suoi fans. Una volta, li ho visti di persona: nel novembre scorso assistevano, partecipi e concentrati, alla prima presentazione pubblica, in una Libreria Feltrinelli di Roma, di questo saggio di grande divulgazione e accompagnato da un magnifico apparato iconografico, che lascia raccontare all’enigmatica Monna Lisa il multiforme genio leonardesco. I fans di Alberto Angela sono tantissimi: colti, silenziosi e attenti. Appartengono all’Italia migliore, a quella che ama i libri e la cultura, l’arte e l’eredità del nostro smisurato patrimonio storico. Sono soprattutto ragazzi e ragazze che vogliono imparare, prendono appunti, ascoltano con avidità il loro “leader”. Sono pazienti, aperti alle nuove idee e sensibili alla magia del sapere. Sorridono e applaudono quando vogliono sottolineare un momento particolarmente intenso della presentazione o quando la tensione della conoscenza si prende una pausa di respiro grazie ad un piccolo incidente tecnico del proiettore oppure si libera in una risata provocata da una battuta intelligente dell’autore. I fans di Alberto Angela sono lì a testimoniare, con la loro semplice e sempre educata presenza, che vogliono un’altra Italia: attenta al passato ma proiettata verso il futuro, sensibile al bello e rispettosissima dei Beni culturali (e del paesaggio), amante della buona educazione, fiduciosa nei valori del merito, della competenza, del vivere civile. Anche questo libro sulla Gioconda e su Leonardo – lucido, completo e sorprendente – “ricompatta” in qualche modo un’Italia che non si rassegna.

“IL MARE DENTRO”: CON LUIGI GENGHI E’ POESIA
Poeta del mare e dell’amore, Luigi Genghi nasce a Milano nel 1963 ed inizia a scrivere poesie all’etàil-mare-dentro di sette anni, seguendo le orme del nonno paterno. Dal 1972 vive a Roma. Apprendo inoltre dalle sue note biografiche che, oltre all’attrazione per la scrittura, Genghi è un grande appassionato di musica con preferenza verso il jazz, la cui struttura, fondata principalmente sulla improvvisazione, rispecchia il suo stile espressivo. Conoscerlo personalmente e sentirlo parlare all’ultima Festa del libro e della lettura di Ostia (che si è tenuta il 19 e 20 novembre scorso), mi ha confermato il carattere e l’ispirazione di un poeta davvero speciale. Il suo stile, possiamo apprezzarlo pienamente nella splendida raccolta di poesie (accompagnate da foto in bianco e nero) intitolata “Il Mare dentro” e pubblicata da Campi di Carta. Proprio così: il Mare con l’iniziale maiuscola. Perché il Mare, con il quale l’autore stabilisce un profondo legame, è amico, complice, testimone. E’ attore e spettatore, palcoscenico e personaggio. Entra nella vita del poeta e canta i suoi tormenti sentimentali, le sue aspirazioni, le sue paure. Canta soprattutto l’amore e il sesso, nello spasmo di capire il senso dell’esistenza e il mistero che lega un uomo e una donna innamorati. Ostia non viene mai nominata nella raccolta ma è suo il Mare che, nell’affettuosa contemplazione del poeta, ispira i versi di Luigi Genghi. Versi che parlano dell’amore in tutte le sue forme e manifestazioni. E che ci tengono inchiodati alla pagina in un gioco senza fine di rimandi e di sensazioni.

LO SCRITTORE MARCO CUBEDDU: “IO, I MIEI ROMANZI, FACEBOOK E IL MONDO PAZZO DELL’EDITORIA”
(INTERVISTA DI SANDRO CAPODIFERRO)

Scrittore, protagonista di uno dei reality più seguiti della nostra televisione, caporedattore, autore di recensioni su testate giornalistiche nazionali. Marco Cubeddu è un personaggio da conoscere e approfondire. Dopo una breve chiacchierata al telefono, della quale ancora ringrazio la sorte tanto ho riso e sorriso di vero gusto, questo è quanto ne è uscito. Sei domande per conoscere l’uomo, lo scrittore e il suo irriverente quanto gradevole modo di guardarsi intorno.
D: I media odierni (inclusi i social network) ci hanno abituato ormai a vivere come bersagli di un’informazione che spesso non lo è, oppure fa il contrario: disinforma. Riuscire ad emergere in tale tripudio di stimoli non è da tutti ma Marco Cubeddu riesce a farlo con estrema naturalezza (almeno così sembra). Quali sono secondo te gli ingredienti necessari per evolvere da persona a personaggio? Tu li hai?
R: Boh, non saprei, non credo, io dal dopo Pechino Express – che è stato un viaggio e un racconto bellissimo – ho ottenuto solo due cose del tutto inutili e collegate fra loro: 1) un sacco di foto di membri maschili, che mi arrivano a ogni ora del giorno e della notte su tutti i miei profili social; 2) più seguito sui social (cioè, diciamo che prima avevo tre sfigati che mi mettevano Mi Piace, ora sono tipo duecento a post, che non sono molti in generale, ma sono moltissimi per me, ragione per la quale sopporto il fatto che chi mi mette il Mi Piace si senta poi autorizzato a mandarmi la foto del suo membro). Avrei voluto quattrini, potere, camionate di bellissime donne desiderose di possedermi e mantenermi. Niente. Siccome il resto della mia vita professionale e personale è un pornokillerdisastro (le fidanzate mi buttano fuori di casa, i miei editori si rifiutano di far tornare i miei libri in libreria, tanto, dicono, “nessuno li compra, scrivine di nuovi che incassino dei soldi e poi ne riparliamo”), il mantenimento di quei Mi Piace è diventata l’unica ragione che mi spinge a non insaponare una corda e cercare una trave abbastanza solida. Sicché, ormai passo ore a pensare ai post da fare, soffrendo come una bestia, imbarazzandomi per la stupidità delle cose che pubblico e per il gravissimo circolo vizioso per il quale più metto cose stupide (io con bambini, io con conigli, io con nonne…) più la gente mi “mipiacia”, facendo sì che io mi senta diventare ogni giorno più stupido a mia volta inseguendo questa ricerca infinita di questo spiacevolissimo piacere. Non so se questo risponda alla tua domanda, ma ho problemi più seri che pormi il problema della disinformazione, devo portare a casa la pelle, cioè i miei post, ogni giorno.
D: Ho letto il tuo Pornokiller e durante la nostra telefonata lo hai definito un divertissement, quasi un gioco, finito, non si sa bene perché, per diventare libro. Ti prendi poco sul serio oppure è soltanto modestia la tua (dimmi tu quanto falsa) e quanto ti diverte scrivere, quanto invece è mestiere?
R: Allora, mettiamola così: esiste una storia della letteratura. Io sono molto ambizioso, e molto autocompiaciuto, ma su un’ipotetica scala di valore verso il paradiso degli scrittori di tutti i tempi, vedo il gradino occupato dalla mia personcina sei metri sotto terra. Poi, beh, se penso alla fortuna di certi scrittori e scrittrici, gente che per il modo in cui scrive le cose che scrive dovrebbe essere mandata a lavorare nelle miniere di sale, penso di scrivere magnificamente, e che i miei libri potrebbero rappresentare delle isole felici per naufraghi costretti a nuotare nel mare di merda dei titoli che si riversano ogni giorno in libreria per le ragioni più irragionevoli. Pornokiller, semplicemente, era un film. Nessuno mi ha dato i soldi per girarlo come volevo io. Il soggetto piaceva molto al mio editore, ed eccolo diventato libro, nella forma del libro che ha reso famoso il protagonista del mio primo romanzo, in questo senso, più che il mio secondo romanzo, è il primo del mio alter ego Alessandro Spera, quindi un gioco.
D: Conosciamo il mondo editoriale come uno dei luoghi più difficili da frequentare. Dalla tua storia personale sembra invece ti sia dato l’obiettivo di esserci dentro fino al collo fin da molto giovane. La frequentazione della scuola Holden, la pubblicazione dei tuoi romanzi (Come una bomba a mano sul cuore, Pornokiller, entrambi con Mondadori), le tue collaborazioni con testate giornalistiche importanti, sono gradini che per i più potrebbero sembrare traguardi. Quali consigli ti senti di dare a un ragazzo che volesse intraprendere questo tipo di percorso?
R: Sarei ipocrita se dicessi “di lasciar perdere”. Nessuno scrittore potrebbe mai lasciar perdere. E poi, vista la sterminata quantità di cialtroni che occupano ruoli di prestigio nell’ambiente editoriale, non si capisce per quale forma di modestia e autolesionismo un qualunque normodotato dovrebbe sentirsi in dovere di “lasciar perdere”. Detto questo, è un mondo di ruffiani e raccomandati, ci si entra a fatica, la propria fortuna in questo mondo non è mai, o quasi mai, legata alle proprie doti, piuttosto è legata al caso e alla determinazione con cui si leccano culi facendo finta di non stare leccando culi. Bisogna sapersela tirare, svendendosi facendo finta di stare tirando sul prezzo. Ho cercato di professionalizzarmi il più possibile. In più è un mondo povero, si guadagna una miseria, e se da un punto di vista morale è la cosa più bella che mi sia mai successa, da un punto di vista economico finire un romanzo è la cosa più stupida che mi sia mai venuto in mente di fare. Il mio consiglio è: siate ricchi di famiglia, o trovate qualcuno che vi mantenga, o fate un lavoro remunerativo. Dopodiché fingete di essere poveri, mettetevi una Kefiah e dite in giro che voi scrivete per gli altri, che voi siete degli umili portavoce di battaglie altrui, che so, il popolo greco, gli umili, le vittime di violenza, fate di voi dei martiri, fingete di lottare contro il potere, e se poi riuscite a ottenere delle minacce di morte avete svoltato.
D: La partecipazione a Pechino Express ti ha dato a mio avviso una visibilità mediatica di tutto rispetto. La trasmissione è ben fatta e l’audience non manca almeno a giudicare dalla risposta del pubblico. Uno scrittore d’altri tempi avrebbe nascosto il volto (e il resto) preferendo fossero i suoi percorsi mentali ad essere messi a nudo. Tu mostri tutto di te senza remora apparente. Non hai timore di distogliere il pubblico dal tuo mestiere di scrittore? Quanto ti ha giovato l’esperienza del reality nella tua attività editoriale e quanto nel tuo privato?
R: Nel mio privato sono stato buttato fuori di casa, perché accusato, forse giustamente, di essere un narciso, egocentrico, scostante, miserabile essere umano. O qualcosa del genere. Gli amici e le amiche di sempre mi disprezzano perché rispondo ancora meno al telefono e sono più sociopatico che mai, i miei familiari mi biasimano perché non sembro particolarmente interessato a un futuro lavorativo davanti alle telecamere e sembro pericolosamente intenzionato a non abbandonare la nave che affonda dell’editoria per trovarmi un lavoro vero, che potrebbe anche essere tornare a fare traslochi, o il pompiere. Per il resto, gli scrittori che fanno gli snob con la televisione sono di due tipi: i saggi, cioè quelli che vendono un sacco, o sono ricchi di famiglia (normalmente le due cose coincidono), e che quindi non hanno alcun vantaggio dall’andare a mettersi in discussione annoiando il pubblico a casa con la loro presenza in video, e i rosiconi, quelli che venderebbero per tremila lire la loro madre a un nano, e che per andare 5 minuti in televisione sarebbero disposti a sganciare coi droni dei missili su scuole e ospedali, ma che siccome non vengono invitati, passano il tempo in oscure librerie indipendenti a progettare occupazioni di teatri e pontificare sul triste destino del popolo greco, o altre sciocchezze di cui non hanno nessuna esperienza diretta. Da parte mia, che posso dire? A me piace scrivere romanzi, è la mia vita, ma mi piacciono anche un sacco di altre cose, la televisione è un ambiente fertilissimo di storie, ho raccolto più appunti e fatto più esperienze di vita che se avessi trascorso dieci anni al Pigneto a Roma a far finta di essere un intellettuale. I miei amici scrittori sono persone intelligenti e raffinate, non sono degli snob buffoni, il mio pubblico dei romanzi, che tanto, comunque, non esiste, se esisterà in futuro dovrà essere un pubblico di persone brillanti, realizzate, profondamente eccitate e commosse dal senso di morte che sta alla base di ogni esperienza gaudente, non di sfigati rancorosi che credono di essere profondi solo perché ascoltano jazz e vanno ai reading di poesia.
D: E ora arriviamo all’aspetto più “leggero” degli ultimi tuoi mesi. La tua home di Facebook (ma immagino per Twitter valga lo stesso) è stata presa d’assalto da donne ma per lo più da tanti uomini invaghiti del Cubeddu “bel tenebroso”. Latin Lover per passione o Bear Icon per necessità? Quanto ti piace tutto questo e quanto invece ne sei diventato vittima?
R: Mah, piacere mi piace, sono un esibizionista e un voyeur, mi piace mettermi in mostra almeno quanto mi piace rubare l’anima al prossimo facendomi i fatti suoi. Ma latin lover, purtroppo, non lo sono mai stato. Non sono attratto dagli uomini, che non erano mai stati attratti da me prima che la televisione mi rendesse appetibile ai loro occhi. Credo finirà presto, ma finché dura non è che mi dia fastidio, solo gli omofobi ne sarebbero infastiditi, e gli omofobi sospetto siano quasi tutti gay che non vogliono ammetterlo. Le donne mi garbano, ma le donne che si fanno avanti sui social network con un personaggio televisivo sono quasi tutte brutte, o stupide, o problematiche, o una combinazione delle tre. Inoltre, sono pigro. Penso che il sesso, in sé, sia sopravvalutato, e in ogni caso tendo a costruire relazioni simbiotiche, claustrofobiche, totalizzanti, con donne che si innamorano di me e che mi fanno innamorare, donne con cui costruire un futuro, progettare di dar vita a una famiglia felice (poi mi lasciano, appena vedono quanto sono inaffidabile sentimentalmente e disorganizzato in casa), ma il concetto è che io voglio una first lady, una donna ambiziosa e capace di guardare con me al futuro con serenità e coraggio. Che me ne faccio delle avventure? Tanto più che dovrei perdere tempo a chattare con loro. Diverso il caso in cui, una, dal carina in su, per strada, quando non avessi niente di meglio da fare, volesse trascinarmi in un bagno pubblico per sollazzarmi. Allora ne sarei felice e approfitterei senza indugio, adoro essere sollazzato mentre rispondo alle mail, o mentre compilo liste di cose da fare. Purtroppo, nonostante la cosa non manchi di offendere il mio ego e ferire il mio cuore di cerbiatto, questa cosa non succede tanto spesso quanto vorrei.
D: Regala un saluto ai nostri lettori spiegando perché dovrebbero leggere i tuoi libri e perché di contro non dovrebbero farlo…
R: Questo proprio non lo so fare. Perché dire “compratemi perché” mi farebbe sentire patetico. Che è una sensazione che conosco fin troppo bene. Mi sono sentito patetico quando giravo per Il Salone del libro di Torino col mio manoscritto sotto braccio, cercando di convincere qualche editore che non ero solo un importuno, ma un aspirante scrittore sano di mente che meritava di essere letto e valutato. E mi sento patetico a inseguire un sacco di stronzi oggi, che so, giornalisti che magari potrebbero voler parlare di uno dei numeri di Nuovi Argomenti in uscita, numeri bellissimi, di una rivista storica, che è la cosa più bella che abbia mai fatto nella vita, e che però tocca a me, nonostante non sia il mio vero lavoro, anche comunicare, o produttori televisivi e cinematografici, a cui proporre progetti e collaborazioni, miei o di altri. Solo che poi, essendo una persona superba e vendicativa, dopo ogni esperienza in cui mi sento patetico, passo nottate intere augurandomi che scoppi una guerra civile, che ci sia un vuoto di potere democratico, che una tempesta solare imbarbarisca il mondo facendo calare sulle nostre civiltà sonnacchiose e opulente i tempi del tutto o niente, tempi in cui potrei vivere di prepotenza e sopraffazione, sventrare gli ignari rei e nutrirmi del loro cuore ululando alla luna. Non costringermi a immaginare di espiantare anche te.
Ringrazio Marco per il tempo dedicato a questa intervista (e per avermi graziato dall’espianto) consigliando a tutti di continuare a seguire questo autore e i suoi romanzi: tempo speso bene per veri intenditori.

costruisci-il-tuo-presepe

locandina_roma-9-12-16-una-luce-sorveglia-linfinito-tutto-e-misericordia-3288-3288

PRISMA
Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani
http://associazioneclementeriva.wordpress.com;
prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com;
assclementeriva@gmal.com; http://www.youtube.com/user/assclementeriva;
@Ass_CRiva; tel. 380.1805830
PER RICEVERE LA NEWSLETTER, MANDARE UNA MAIL A: G.MARITATI@TISCALI.IT

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...