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GRAZIE INFINE AL “SISTEMA MUSEALE UGENTO” CHE HA REALIZZATO UNA BELLISSIMA MONOGRAFIA, A CURA DI ADELE BARBIERI, DEDICATA AL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA FAMOSA CITTA’ SALENTINA

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 HO VISTO UN DRAGO

Sugli schermi il remake di “Elliott il drago invisibile”

Di Nunziante Valoroso

Il drago invisibile (Pete’s Dragon) è la produzione Disney che è stata distribuita nel mese di agosto, in attesa di poter gustare, questo mese, il nuovo Pixar “Alla ricerca di Dory”, già presentato in anteprima al festival di Giffoni ed uscito in pompa magna in gran parte degli altri paesi europei. Il film riconferma la volontà della Disney Company di lucrare sul suo glorioso passato senza rischiare nulla, come del resto sta facendo la gran parte dei produttori di Hollywood. Non è una politica che apprezziamo molto, malgrado la bontà evidente dei remake “dal vero” di Cenerentola e del Libro della Giungla. Per quanto ben realizzati, si tratta di film prodotti esclusivamente per sfruttare la popolarità dei lungometraggi animati da cui derivano, realizzando una sorta di nuovo sfruttamento del classico originale (come era stato fatto per anni, prima dell’avvento di VHS e dvd), stavolta non ristampando la pellicola ma creandone una del tutto nuova. L’espediente potrebbe anche essere una furba mossa commerciale per poter rinnovare tranquillamente i diritti sui vecchi film visti come “properties”, diritti la cui durata è stata sempre oggetto di dispute legali fin dai tempi del compimento dei canonici 50 anni dalla prima proiezione di Biancaneve.

“Elliott il drago invisibile” fu uno dei miti della adolescenza di chi, come chi scrive, è nato negli anni ’60 e, quindi, rifarlo sapeva tanto di sacrilegio (complice anche la deliziosa versione italiana curata all’epoca da Roberto de Leonardis).

Distribuito in America per il Natale 1977, e giunto da noi nel novembre del 1978, il film era il primo musical Disney dopo Pomi d’ottone e manici di scopa, tratto da un racconto di Seton I. Miller e S.S. Field da cui lo stesso Disney aveva ricavato un soggetto di tredici pagine.

il-drago-invisibile-poster-italiano-titolo-nuovoNel 1975, sempre cercando di proseguire l’attività degli studios nel solco lasciato da Walt, scomparso nel 1966, i produttori Ron Miller e Jerome Courtland incaricarono Malcolm Marmorstein di preparare la sceneggiatura, mentre Al Kasha e Joel Hirschorn, vincitori dell’Oscar per la migliore canzone per i film L’avventura del Poseidon e L’inferno di cristallo, ebbero l’arduo compito di comporre le canzoni che sarebbero poi state arrangiate e dirette da Irwin Kostal, già direttore musicale di Mary Poppins e Pomi d’Ottone, premiato con l’Oscar per i favolosi arrangiamenti di West Side Story.

La storia trattava dell’orfanello Peter, che scappa dai genitori adottivi, buoni solo a farlo lavorare come uno schiavo nella loro fattoria. Peter è sotto la protezione di Elliott, un drago che ha la capacità di rendersi invisibile.

Giunti nella cittadina di Passamaquoddy, Peter trova affetto e ospitalità presso Nora, figlia del guardiano del faro, Lampada. Elliott riuscirà a mettere fuori combattimento i cattivi Gogan, capitanati dalla perfida mamma Lena e a neutralizzare il ridicolo dottor Terminus che, col suo assistente Gnocco, vorrebbe usarlo come cavia. Alla fine ritroverà anche il fidanzato di Nora, dato per disperso in mare. Con interpreti di classe come Mickey Rooney, Helen Reddy e Shelley Winters, il film presentava una storia simpatica e ben sceneggiata, con un’ottima colonna sonora e la competente regia di Don Chaffey contribuiva a rendere accattivante lo spettacolo. Le stupende ambientazioni, compreso un autentico faro perfettamente funzionante, ed alcuni coinvolgenti numeri musicali, completavano il quadro di un film che, anche se non ottenne il successo sperato, è stato ricordato per anni con affetto da tutti gli appassionati Disney. Gli effetti speciali, poi, erano, per l’epoca, stupefacenti, a cominciare da Elliott stesso, il favoloso drago animato da Don Bluth e creato da Ken Anderson, protagonista di irresistibili sequenze.

Recandomi, dunque, alla visione di questo remake senza alcuna aspettativa, ho scoperto una pellicola che mi ha divertito e anche commosso.

Non è un blockbuster annunciato, non ci sono talent al doppiaggio ma ottimi professionisti (uno di loro, Fabio Boccanera, era la voce del piccolo Peter nel film originale del 1977!). La sceneggiatura non è esente da pecche (impossibile che le guardie forestali non scoprano per sei anni il bambino Pete e quello che è successo ai genitori) ma, con un tratto gentile ed adatto ai più piccoli, riesce a dare almeno in parte quel sapore di magia ad una trama molto semplice. Ecco allora anche tematiche forse scontate ma anche importanti come la famiglia allargata, l’accettazione del diverso, l’amico forse immaginario che ci protegge, l’importanza della figura del nonno, che, oggi, tendono ad essere sottovalutate e qui emergono con una certa semplicità ma anche efficacia.

Se gli attori professionisti (Robert Redford, nei panni del vecchio falegname,e Bryce Dallas Howard in quelle di sua figlia, avvenente guardia forestale) sono abbastanza poco carismatici, un favoloso drago in CGI che ha tutti gli atteggiamenti di un cucciolo di cane (e chi ha un cane entra subito in empatia) e un piccolo protagonista (Oakes Fegley) davvero bravo e pronto a meravigliarsi (che bellezza quando i bambini sullo schermo riescono ancora a trasmettere la magia dell’infanzia e a non fare i piccoli adulti mostruosi) riescono a salvare, soprattutto nella seconda parte, il film da una certa mediocrità.

Semplice e senza pretese, Il drago invisibile potrebbe anche restare nel ricordo molto di più dei remake disneyani che lo hanno preceduto, anche perchè non vuole rifare pedissequamente il vecchio classico ma è un “altro” film.

Inoltre, e non è poco, la platea della multisala in cui ho assistito alla proiezione era composta di adulti, genitori e piccoli spettatori che si sono divertiti insieme e si vedeva. Troppo spesso mi è capitato di vedere i genitori che mollano i figli nel cinema e vanno a fare spese per riprenderli dopo.

Qui non è successo ed è un piccolo miracolo disneyano.

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Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

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