WANTED”, IL NUOVO ROMANZO DI SERGIO CAMPAILLA DEDICATO AL PITTORE BOLIVIANO CHE NEL 1970 ATTENTO’

ALLA VITA DI PAPA PAOLO VI

Un romanzo-inchiesta che nasce dal ritrovamento, a Roma, di documenti e disegni appartenuti tanti anni prima ad un misterioso e controverso artista boliviano: ecco una lettura appassionante, quella di “Wanted”, scritto da Sergio Campailla e pubblicato da Marsilio. Campailla – ricordiamo – è un valente storico e critico di letteratura ma anche autore di grandi romanzi come “La divina truffa”, “Il segreto di Nadia B.” e “Divorati dal dragone”.

WANTEDWanted” è dedicato ad un pittore maledetto e dimenticato, autore quanto mai prolifico, il cui nome all’inizio non dice nulla: Benjamìn Mendoza y Amor. Invece è passato alla storia, anche se non per meriti artistici. Fu lui, travestito da semplice prete, ad attentare alla vita di papa Paolo VI all’aeroporto di Manila, capitale delle Filippine soggiogate dal dittatore Marcos, nel novembre del 1970: il primo attentato ad un pontefice in epoca moderna, che si trasformò subito in fonte universale di ansia e preoccupazione.

Dopo l’arresto, il processo e quattro anni di duro carcere, il libro, arricchito da molti disegni di Mendoza e da puntuali riferimenti cinematografici dell’autore, continua a seguire la tormentata parabola esstenziale ed estetica di questo indio di etnia aymara, figlio di una prostituta, un artista nomade e cosmopolita, viaggiatore compulsivo, la cui carriera di pittore (ma anche di poeta e narratore) resta appesa a quel gesto inaudito compiuto contro il Vicario di Cristo.

Facendoci viaggiare con la fantasia, sostenuta da tutti i dati storici disponibili e da acute riflessioni psicologiche, Campailla ci trasporta in una “condizione umana” assolutamente complessa, spesso inafferrabile: i rapporti con i servizi segreti, l’ossessione per la figura femminile, il culto della droga, la psicosi e la megalomania, la molteplicità del suo talento visionario, ma anche quella sensibilità speciale che portò spesso Mendoza a rappresentare nelle sue opere i poveri, gli oppressi e gli emarginati. Questo artista misconosciuto, eccentrico e rimosso dalla memoria collettiva rivive invece nelle belle pagine di Campailla: una presenza scomoda e inquietante, un vero e proprio enigma, sintesi perfetta di genio e follia.

L’ULTIMA EREDE DEL CASTELLO DI HARCOURT”

E’ il primo romanzo di Simona De Santis, che da vent’anni lavora come giornalista nei media vaticani (Gremese Editore). Al centro della vicenda, che si muove tra mistery e fantasy, c’è Matilde Milani, una famosa psichiatra che scopre di avere un potere oscuro e tremendo, capace di uccidere: lei è una strega dei nostri tempi? Una maga moderna? E questo potere, da dove le deriva? In più la donna deve fare i conti con una terribile predizione: “morirai a quarant’anni”…

ultima_erede_del_castello_harcourtGirato” fra Roma e la Normandia, l’Iran e la Spagna, “L’ultima erede del castello di Harcourt” è una narrazione gotica con un gran bel ritmo, ricca di suggestioni psicologiche e sorprendenti descrizioni, che ripercorre la strada del “sangue”, affondando le radici nella conoscenza e nella consapevolezza delle vere origini familiari della protagonista. Attorno a lei ruotano le vicende di personaggi fragili e complessi, le storie assurde e anticonvenzionali dei suoi pazienti e dei suoi amici, i fantasmi della sua infanzia, i meccanismi delicati e irrisolti delle sue passioni.

Ma la storia, per avere uno sbocco, è costretta a viaggiare nello spazio e nel tempo, fino alla Normandia di mille anni fa. Matilde si scopre “figlia del bosco”, con quello stesso “stigma” sul volto che porta inquietudine e mistero: “tre nei che formano un triangolo, simbolo della femminilità e della magia”…

Inutile svelare troppo della trama, perché questo è un romanzo tutto da leggere, con personaggi credibili e ben delineati, oltre che una storia intrisa di fatti e dialoghi non banali, rivelazioni inaspettate, delitti riusciti e tentati. E sorprese che trascinano il lettore in un atteggiamento di continua attesa.

GLI OCCHI DA CERBIATTA DI AUDREY (DI NUNZIANTE VALOROSO)

Il 4 maggio scorso è stato il compleanno di Audrey Hepburn. La grande attrice, nata il 4 maggio del 1929 in Belgio, a Ixelles, e scomparsa a Tolochenaz, in Svizzera, nel 1993, avrebbe compiuto 87 anni. Per ricordarla, la Paramount ha appena ripubblicato in blu ray disc, in confezione unica, 4 tra i suoi film più popolari ed amati, in modo cheaudrey rosso anche i più giovani possano scoprire, o riscoprire, quella che è stata, insieme a Marilyn, la più grande icona femminile del cinema del ventesimo secolo, la cui immagine viene ancora oggi riprodotta su centinaia di stampe e quadri in tutto il mondo. I 4 blu ray riproposti sono Sabrina (id. 1954), Cenerentola a Parigi (Funny Face, 1957), Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany’s, 1961) e My Fair Lady (Id. 1964), ossia i titoli della sua filmografia che, forse, più degli altri (con la possibile eccezione di Vacanze Romane, il capolavoro di William Wyler che la lanciò nel firmamento delle star nel 1953) hanno contribuito a renderla una icona ed una leggenda presso il pubblico.

Sabrina, diretto da Billy Wilder e interpretato anche da William Holden ed Humphrey Bogart, è la romantica e deliziosa storia della figlia dell’autista di un facoltoso miliardario (Bogart), da sempre innamorata del fratello scavezzacollo di costui (Holden) che, recatasi a Parigi per seguire un corso di cucina, ne ritornerà trasformata, da ragazzina acqua e sapone, in una sofisticata lady, capace di far girare la testa al suo antico spasimante; Cenerentola a Parigi è la prima incursione nel genere musical di Audrey che, avendo studiato danza, si trova perfettamente a suo agio quale partner di Fred Astaire nelle sue coreografie e può deliziosamente interpretare, con la sua autentica voce, le magnifiche canzoni di George ed Ira Gershwin; Colazione da Tiffany è la pellicola che, più di ogni altra, definisce e consacra Audrey come attrice e come simbolo della sua epoca: nella parte dell’eroina immaginata da Truman Capote, Holly Golightly, che passa le serate avvolta in eleganti tubini quale accompagnatrice di facoltosi e generosi signori e la mattina, “quando le vengono le paturnie”, si fa accompagnare in taxi davanti alle vetrine di Tiffany e, in adorazione dei gioielli, tira fuori cappuccino e croissant e fa colazione, Audrey sbaraglia tutti e affascina il pubblico abbracciando, disperata, nel finale, il bellissimo George Peppard e il suo gattino che aveva abbandonato, mentre le note della leggendaria colonna sonora di Henry Mancini accompagnano le immagini. Proprio Audrey si era battuta perché, nel film, fosse mantenuta la canzone che Mancini aveva composto, Moon River, e che lei cantava, seduta presso una finestra, accompagnandosi con la sola chitarra, in una scena memorabile della pellicola. Data la bravura e la sensibilità mostrate nel canto, pur non avendo una grandissima estensione vocale, rimane un peccato che la Nostra abbia dovuto subire un doppiaggio delle parti cantate (ad opera della pur brava Marni Nixon) pressoché integrale in My Fair Lady, il pluripremiato musical di Alan Jay Lerner e Frederick Loewe tratto dal Pigmalione di George Bernard Shaw e diretto da George Cukor, in cui Audrey, nella parte di Elisa Doolittle, la sguaiata fioraia londinese che il glottologo professor Higgins (Rex Harrison), per scommessa, trasforma in una lady raffinata, rifulge come non mai. La mancata candidatura all’Oscar per questo ruolo non le impedì comunque, di vincere, nel nostro paese, un David di Donatello per la sua interpretazione, che resta magistrale. Curioso ricordare che, in quello stesso anno, l’Oscar come miglior attrice andò a Julie Andrews per Mary Poppins e che era stata proprio la Andrews a portare My Fair Lady in teatro, prima a Broadway e poi a Londra. Quello di cui invece pochi si accorgono è che, nella versione italiana del film, Audrey è doppiata nella voce e nel canto dalla stessa coppia di voci che si occuperà, poco dopo, della Andrews in Mary Poppins e in Tutti insieme appassionatamente: Maria Pia di Meo per la recitazione e la bravissima Tina Centi per il canto. Una sorta di “risarcimento parziale” per Audrey che è stata sempre molto legata al nostro paese, per motivi professionali e privati: Vacanze Romane e Guerra e Pace, in cui interpretava Natasha, furono girati entrambi a Cinecittà e, per un lungo periodo l’attrice, sposata in seconde nozze col medico Andrea Dotti, ha vissuto nella Capitale.

TANTI SCRITTORI OSPITI E LA CERIMONIA DI CONSEGNA DEI PREMI AI VINCITORI E DEGLI ATTESTATI AI PARTECIPANTI DEL SECONDO CONCORSO NAZIONALE “POETAMARE”

NEL PROGRAMMA DELLA 17.ESIMA FESTA DEL LIBRO E DELLA LETTURA DI OSTIA. TEMA: “LIBRI IN VIAGGIO”.

SI SVOLGERA’ SABATO 4 E DOMENICA 5 GIUGNO 2016 PRESSO IL TEATRO E L’ATTIGUA AREA ALL’APERTO DELLA CHIESA DI S.MONICA AD OSTIA LIDO (ROMA)

SALVIAMO IL PARCO CLEMENTE RIVA (19.6.2016)

PRISMA

Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

http://associazioneclementeriva.wordpress.com;

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com;

assclementeriva@gmal.com; www.youtube.com/user/assclementeriva;

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