IL QUINTO EVANGELIO”, LA FEDE COME INESAUSTA RICERCA

Esiste un grande romanzo “dimenticato” che merita invece di essere letto come un classico della letteratura italiana del Novecento al livello de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa o “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani. Stiamo parlando del capolavoro di Mario Pomilio (1921-1990), suggestivo fin dal titolo, “Il quinto evangelio”, pubblicato dall’editore Rusconi di Milano nel 1975.

il quinto evangelioDopo il successo ottenuto all’epoca e il successivo oblio, in occasione del quarantennale l’opera è stata coraggiosamente ripubblicata dalla casa editrice romana L’Orma: una scelta quanto mai illuminata e benemerita. La nuova edizione si arricchisce di tre scritti dello stesso Pomilio, una nota archivistica di Wanda Santini e un saggio di Gabriele Frasca. Un’edizione, però, che è perfetta solo per gli studiosi, non per il grande pubblico al quale “Il quinto evangelio” merita di tornare. E’ necessaria a mio avviso un’edizione “pop”: una copertina accattivante, un prezzo accessibile (quello attuale è di 26 euro) e, sacrificando l’apparato critico (dunque un libro più snello), una breve ma succosa prefazione che introduca il lettore ad un approccio emotivo e passionale del romanzo, sottolineandone in estrema sintesi le chiavi di lettura: la pura indagine filologica travalica presto i suoi confini accademici e culturali per diventare scavo interiore, ricerca religiosa, ansia di incontrare la “presenza di un Dio assente”.

mario pomilio

Tutto parte nel 1945 dalla città tedesca di Colonia, in una Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale. Nella biblioteca di una canonica abbandonata l’ufficiale americano Peter Bergin trova le tracce di un misterioso ed enigmatico “quinto Vangelo”, che sembra abbia impegnato a lungo il sacerdote che abitava in quella stessa canonica. Bergin si fa “prendere” da quella stessa inquieta ricerca e coinvolge così il lettore in una avventura ricca di ostacoli e sorprese, colpi di scena e delusioni. In sostanza, attraverso l’indagine sul “quinto evangelio”, Pomilio ci riporta alle radici della coscienza cristiana, alla fede come inesausta ricerca di Dio. E lo fa con uno stile avvolgente e cristallino, un linguaggio che semina dubbi e domande ma che sa tenere desta e vigile l’attenzione verso “quel” Dio che si è fatto Uomo per noi. E’ vero che i quattro Vangeli canonici non esauriscono la ricchezza delle opere e degli insegnamenti di Cristo? E poi, che cos’è veramente questo “quinto Vangelo”? Cristo stesso? La sua predicazione perduta? O le sue parole più vere, che in qualche modo “superano” la tradizione ecclesiastica e la dottrina ufficiale della Chiesa?

Non c’è che da leggere (o rileggere) questo romanzo che sa parlare ancora ai lettori di oggi, che soprattutto merita di “tornare”, al di là delle mode e delle classifiche. Una volta per tutte.

L’ARTICOLO DI NUNZIANTE VALOROSO

REMAKE, SEQUEL E (POCA) FANTASIA

All’insegna di rifacimenti e riproposte

la stagione 2016/1017 della Disney

Tra questo e il prossimo anno, gli schermi saranno invasi da una quantità di produzioni Disney, segno inequivocabile dell’ottimo stato di salute della company fondata da Walt nel lontano 1923. Con l’acquisizione della Lucasfilm e della Marvel, poi, l’elenco delle produzioni è destinato a crescere, facendo sì che siano presenti sugli schermi almeno due film al mese legati in qualche modo a Disney. Personalmente trovo più interessanti le produzioni specificamente a marchio “Walt Disney”, e quanto abbiamo visto dall’inizio dell’anno sembra confermare il mio parere. Zootropolis, uscito il 18 febbraio 2016, ha goduto di un grande successo, che sta continuando un po’ in tutto il mondo. La storia dell’intrepida coniglietta poliziotta Judy e del furbo Nick, la volpe sua amica, con un irresistibile bradipo di nome Flash come guest star, si è rivelata irresistibile ed ha confermato che l’animazione digitale rende al meglio quando i protagonisti sono animali, mentre i personaggi umani non sono ancora riusciti a perdere del tutto la loro “gommosità”. In questi giorni sta riscuotendo un enorme successo, sia da noi che nel resto del mondo, Il Libro della Giungla, trasposizione dal vivo del classico animato del 1967, che fu l’ultimo ad essere supervisionato personalmente da Walt Disney. Diretto con maestria da Jon Favreau, il film mescola abilmente spunti della pellicola originale (pur rinunciando all’allegria ed alla vivacità di essa) e temi più adulti, presenti nell’opera originale di Rudyard Kipling. Il piccolo Neel Sethi, al suo debutto nella parte del cucciolo d’uomo Mowgli è, in effetti, l’unico attore reale della pellicola, per il resto ricreata praticamente tutta (ambientazioni, effetti ed animali) al computer. Si tratta quindi di un “live action” per modo di dire. Voci famose come Toni Servillo e Neri Marcorè hanno dato nuovo lustro e fascino ai personaggi di Kipling, l’inserimento delle due più celebri canzoni del cartoon strizza l’occhio a chi era bambino negli anni ’60 e ’70 e l’operazione è senza dubbio riuscita. Peccato solo che la filosofia alla base del classico disneyano (“ognuno deve stare con quelli fatti come lui”) si sia persa e che Baloo non sia più soprattutto, come era nel romanzo originale e come dichiarava la sua controparte animata, una sorta di padre adottivo ed educatore di Mowgli, ma un disney logosemplice amico, magari più interessato a sfruttarlo per raccogliere il miele dagli alveari che al resto. Naturalmente il successo di questo film farà sì che dei rifacimenti “dal vivo” dei classici Disney non ci libereremo per molto tempo ancora. A fine maggio ci aspetta (con qualche tremore da parte di chi scrive) Alice attraverso lo specchio, diretto da James Bobin e prodotto da Tim Burton con alla sceneggiatura quella Linda Woolverton già colpevole di aver stravolto, con Maleficent, la fiaba della Bella Addormentata. Sequel dell’Alice in Wonderland del 2010, in cui Burton aveva violentato senza pietà la poetica antilogica di Carroll e Disney trasformando il nostro Wonderland in un improbabile e tristissimo “Sottomondo” (Underland), il film si preannuncia già trionfale ma, ovviamente, dovrà tutta la sua fama alla popolarità del classico animato del 1951, che gran parte del pubblico conosce a memoria. Ad agosto, nelle sale americane, e probabilmente poco dopo, ecco un altro rifacimento che sembra stravolgere l’originale: Pete’s Dragon, alias Elliott il drago invisibile, ispirato molto alla lontana al classico del 1977. Mentre in quello le star erano Mickey Rooney, Helen Reddy e Shelley Winters, qui sarà Robert Redford a doversela vedere col drago del titolo e non ci saranno allegre canzoncine a risollevare il tono generale. Dopo Elliott ci attende al varco l’ennesimo “capolavoro” Pixar, Alla ricerca di Dory, sequel di Alla ricerca di Nemo, previsto per il 14 settembre che dovrebbe, nelle intenzioni di John Lasseter, rinverdire i fasti del film precedente (il fallimento al botteghino del Viaggio di Arlo è stato uno scossone difficile da digerire, che la Pixar stia perdendo un po’ di smalto?). Una cosa è certa: oggi i film sono sempre più strumenti di marketing e, a parte Woody e Buzz, protagonisti (bruttini invero) della immarcescibile saga di Toy Story, nessuno dei personaggi Pixar ha mai venduto tantissimo come gadget o si è mai sognato di raggiungere il numero di esemplari venduti di bambole di Frozen. A Natale, finalmente, un altro lungometraggio d’animazione, stavolta tutto Disney: il già chiacchieratissimo, per via del nome non troppo innocente, Moana, che, previsto in uscita da noi per il 23 dicembre 2016, avrà il nome cambiato in Oceania. Per il 2017 ci aspettano, infine, La Bella e la Bestia, trasposizione live del classico Disney, tratta dalla sua versione musical che ha trionfato sui palcoscenici di tutto il mondo; Toy Story 4, della Pixar, che uscirà il 16 giugno 2017 in USA; I Pirati dei Caraibi 5 , previsto da noi il 5 luglio 2017 e, infine, si parla di un terzo film di Tron che dovrebbe uscire nell’inverno 2017.

volantino_Poetamare (BR)

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