LA ROMA DI ENRICO PUCCI

L’AUTORE HA PUBBLICATO CON SUCCESSO “RACCONTI ROMANI. LUOGHI, CURIOSITA’, FATTI E PERSONAGGI DELL’URBE MILLENARIA” (DEI MERANGOLI EDITRICE): UN TUFFO NEL PASSATO CHE AIUTA A CAPIRE LA ROMA DI OGGI

Pochi autori come Enrico Pucci sanno trasferire sulla pagina scritta le loro passioni più profonde ed esclusive. Per lui la storia e l’aneddotica romana non hanno segreti e questo enorme bagaglio di conoscenze, unito ad uno stlle chiaro e divulgativo, fanno del suo libro un’avventura ad occhi aperti. Facendoci riscoprire il piacere antico ma sempre nuovo della lettura, l’autore ripercorre i secoli e i millenni dando loro del “tu”: fatti e protagonisti del passato si rivestono di attualità, diventano contemporanei al lettore. La storia si fa racconto, le tradizioni (anche quelle ormai purtroppo scomparse) assumono plastico rilievo sulla pagina, la vita pubblica e privata dei personaggi (umili o famosi che siano) si trasforma in lucida materia di confronto, illuminazione, confidenza. L’autore compie il miracolo della scrittura, quello di far parlare le statue antiche, di riempire di urla e di voci le gradinate del Colosseo e del Circo Massimo, di rimettere navi e battelli di una volta a solcare le onde del Tevere… Enrico Pucci ci invita a fare libro enrico pucciun viaggio meraviglioso ed appassionante: dalla sua amatissima Santa Maria dell’Orto all’Accademia dell’Arcadia, dalla vecchia stazione di Trastevere al Ghetto. Per non parlare dei tanti nomi che si sono consegnati ai posteri emergendo fra storia e leggenda sopra la complessa trama dei giorni di Roma, dando particolare rilievo alle figure femminili, come la Sora Camilla, la papessa Giovanna e Donna Olimpia. Non solo. Affabulazione e rigore storico vanno di pari passo in Enrico Pucci, scrittore ricco di cultura e di talento, che ci ha dato un libro al quale possiamo dare la nostra medaglia d’ammirazione.

DUE CLASSICI DA RISCOPRIRE IN DVD (di Nunziante Valoroso)

Questa settimana mi fa piacere segnalare l’uscita in DVD di due film considerati “minori” del catalogo classico della MGM ma che, a mio parere, presentano non pochi motivi di interesse. Il primo, SOMBRERO (1953), arriva da noi distribuito dalla A&R, che si è già distinta, recentemente, tra gli appassionati, per il recupero di pellicole rare, come la “Giovanna d’Arco” di Ingrid Bergman, praticamente invisibile, nella sua forma integrale, da anni. Il film è uno dei pochi girati in USA da Vittorio Gassman, qui protagonista, (nel ruolo del nobile Alejandro Castillo) insieme ad Yvonne de Carlo (nella parte della giovane Maria), di una dolcissima e disperata storia d’amore, mentre i suoi amici Ricardo Montalban (nel ruolo del simpatico Pepe Gonzales) e Rick Jasonsombrero (nella parte del venditore di dolci Ruben) vivono essi pure una storia d’amore, il primo novello Romeo innamorato di una simpaticissima Giulietta (Eufemia Caldiron, figlia del sindaco del paese rivale di quello di Pepe) interpretata da Anna Maria Pierangeli, il secondo prigioniero di un amore minacciato da misteriose credenze messicane, che troverà il suo climax nel “Sabba delle streghe” danzato da Cyd Charisse (nella parte della misteriosa Lola) sulle coreografie di Hermes Pan. Dirige il regista dello “Zorro” disneyano, Norman Foster, che mescola abilmente una colonna sonora che comprende melodie classiche come “Los Tres Caballeros” , “Solamente una vez” e “Carta a Ufemia”, affascinanti riprese in esterni in Messico e un Technicolor mozzafiato. Il dvd A&R, clone dell’originale uscito in Usa per la Warner Archive Collection, è molto buono, offre audio italiano ed inglese di buona qualità e, come extra, gallerie fotografiche di locandine e foto di scena. Da antologia il doppiaggio italiano, con Emilio Cigoli che doppia Vittorio Gassman, Giuseppe Rinaldi, voce di Ricardo Montalban, Pino Locchi quale voce di Rick Jason. Per quanto riguarda le attrici, Yvonne de Carlo è doppiata da Lydia Simoneschi, Nina Foch da Rosetta Calavetta, la Pierangeli da Germana Calderini e Cyd Charisse da Elda Tattoli. Una chicca poi la voce per il canto di Ricardo Montalban: si tratta di Sergio Tedesco, altro grandissimo doppiatore, scomparso da pochi anni, che era anche un ottimo cantante. Il secondo classico in uscita, stavolta a cura della Golem, è un altro film appartenente, in USA, alla prestigiosa collana Warner Archive: il delizioso LILI’ (id. 1953) interpretato da Leslie Caron, Mel Ferrer e Jean Pierre Aumont, un vero piccolo cult movie, premio Oscar per la colonna sonora (di Bronislau Kaper) e vincitore di un premio anche al Festival di Cannes. Tratto da un racconto di Paul Gallico e diretto da Charles Walters, autore anche delle coreografie (tra gli altri suoi film ricordiamo Alta Società con Grace Kelly e Frank Sinatra) Lilì è la storia di una giovane orfana che trova lavoro in un luna park e instaura un dialogo quasi pirandelliano con alcuni Liliburattini, non comprendendo in effetti che, a poco a poco, si sta innamorando del loro burattinaio (Mel Ferrer). Film che si svolge in una atmosfera fiabesca e di sogno, la pellicola sfrutta alla perfezione il fascino della sua protagonista, fresca dei trionfi di Un americano a Parigi in coppia con Gene Kelly, e regala al pubblico un evergreen con la canzone Hi Lili Hi Lo. Il dvd è molto buono, il film viene presentato in una copia restaurata, come extra abbiamo il trailer originale. Stavolta il doppiaggio non è quello d’epoca: si tratta di quello rifatto per la TV negli anni ’80, ma le voci della Caron e di Ferrer sono ugualmente pregevoli e celebri: si tratta di Monica Ward e Luca Biagini.

MEGLIO COMPETERE O COOPERARE? (di Aurelio Tumino)

Muzafer Sherif ideò l’esperimento del campeggio nell’estate del 1954 al fine di sperimentare modalità e dinamiche tra due gruppi. Furono scelti ragazzi di 12 anni di età, di ceto medio, religione protestante e con livello di scolarizzazione e quoziente intellettivo simili. Nessuno dei ragazzi si conosceva prima di entrare al campeggio. L’esperimento fu condotto in una struttura residenziale posta in una zona isolata del territorio, senza collegamenti pubblici a centri abitati e così lontana che non era possibile allontanarsi a piedi. Inoltre non fu permesso ricevere visite durate l’esperimento. Dapprima i ragazzi vennero alloggiati in un’unica camerata dove avevano la massima libertà di relazionarsi per favorire la formazione libera di gruppi amicali. Dopo la formazione spontanea di queste relazioni, i ragazzi, con scuse organizzative, furono divisi e tenuti separati fisicamente in 2 gruppi in maniera apparentemente casuale ma in realtà dividendo le coppie di amici. Ogni membro del gruppo venne fatto partecipare ad attività finalizzate al raggiungimento di un obiettivo comune a tutto il gruppo. Le attività erano strutturate in modo da permettere a tutti di dare prova delle proprie abilità al servizio del gruppo. I due gruppi crearono presto delle identità proprie: soprannomi, gergo, gerarchie… I due gruppi vennero fatti partecipare in giochi competitivi per la conquista di un premio e vennero appositamente create situazioni frustranti in modo che i ragazzi attribuissero la colpa della frustrazione all’altro gruppo. Non ci volle molto perché nascesse della malevolenza fra i due gruppi. E fatalmente si passò dalla competizione al conflitto. La stessa divisione in due alloggi diversi bastò per far nascere la contrapposizione “noi contro di loro”. Tanto bastò a far si che quando i due gruppi si incontravano partivano insulti, minacce e scontri fisici. Poi si passò agli assalti del dormitorio “nemico” e nella mensa che era in comune scoppiavano sovente le risse. Evidente quanto sia facile creare odio tra le persone. Basta dividerle in gruppi, spingerli ad una competizione continua ed esasperata, stimolare l’ego (noi meglio di loro)… e l’odio è assicurato. Successivamente i ricercatori provarono ad eliminare l’ostilità profonda che si era creata. Tentarono di unire i due gruppi in attività piacevoli come gite e pic-nic. Ma non si ottenne altro che un leggero abbassamento della tensione. I ragazzi si prendevano a spinte mentre erano in fila per la mensa o si rubavano il cibo ai pic-nic. Così i ricercatori finsero la rottura del motorino dell’avviamento del camion che riforniva la mensa e per spingerlo occorreva che tutti collaborassero. Successivamente una falla creata ad hoc nella conduttura dell’acqua causò un’emergenza che spinse i ragazzi a organizzarsi in una azione coordinata per riparare la falla. Quando i ricercatori imponevano uno scopo che poteva essere raggiunto solo con l’unione dei gruppi, i ragazzi agivano in poco tempo come se facessero parte di un solo gruppo cooperando attivamente. I risultati arrivarono gradualmente. Gli sforzi congiunti di tutti avevano cominciato a sanare la frattura fra i gruppi e insulti, spinte e contrasti in genere cominciarono a scomparire. Le amicizie precedenti si ricostituirono e alla mensa ricominciarono a riaggregarsi. Anche i giudizi nei confronti dei precedenti “nemici” furono rivisti con piacere ammettendo che il giudizio era sbagliato. Questo esperimento è ritenuto poco etico. Sherif ingannò i partecipanti perché non dichiarò che stavano partecipando ad un esperimento di psicologia sociale né informò i genitori dei ragazzi. Tuttavia il risultato è estremamente valido e ci porta ad una domanda: siamo nati per competere o per cooperare?

PRISMA

Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

http://associazioneclementeriva.wordpress.com (TEL. 380.1805830);

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

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