CHIUDETE LE PAROLE, APRITE IL SILENZIO”: IL NUOVO LIBRO DI POESIE DI BICE SABATINI (EDIZIONI TRACCE). ECCO LA PREFAZIONE

Chiudete le parole, aprite il silenzio” conferma e rilancia la vocazione poetica di Bice Sabatini. Vanno subito dritti al cuore i suoi versi, corti come respiri spezzati, veloci apparizioni, sogni improvvisi. Versi che spesso s’incurvano per diventare una nenia e che qualche volta s’inginocchiano per diventare una preghiera, il bisogno dell’anima di essere abbracciata da un Cielo più grande.

COPERTINA LIBRO BICECome bottiglia al quale un naufrago affida il suo messaggio di salvezza, la poesia diventa scrigno di visioni soprannaturali, ma anche di sentimenti delicati e preziosi. C’è la Croce di Cristo, che attira a sé e compendia tutte le altre croci portate dagli uomini. C’è il dramma dei migranti, “sepolti in cattedrali d’acqua”. C’è la gratitudine per gli amici che con il loro sorriso ridanno senso alla vita e alla terra all’indomani della tragedia del terremoto che ha devastato L’Aquila, la città dell’autrice, l’8 aprile 2009.

E poi la natura, grande protagonista: insostituibile e inesauribile. Grembo di folgorazioni: l’albero diventa un direttore d’orchestra che “suona” affidando al ritmo del vento i suoi musicali rami, mentre il Salento ispira un viaggio della mente fra le sue incomparabili bellezze.

Bice canta e incanta. Racconta con sincerità la sua tristezza e la sua inquietudine, la nostalgia per l’infanzia e per l’amore dei genitori, del padre specialmente. Ogni visita a Bussi sul Tirino, il suo paese d’origine, diventa un appuntamento con il passato, suscita ricordi lontani ma sempre graditi, come avvolti da un profumo che non tramonta mai. Pensando alla “magia” che circonda Casa Pascoli, a Castelvecchio di Barga, forse è proprio questa la cifra ispiratrice di tutta la raccolta: il passato è maestro ed amico, è il custode di quella memoria che genera nuovo presente e nuovo futuro. E che ci aiuta per qualche istante a chiudere le parole e, finalmente, ad aprire il silenzio.

INGRID, UNA DONNA (di Nunziante Valoroso)

In uno splendido documentario la vita di Ingrid Bergman, mentre viene rieditata in dvd la sua Giovanna d’Arco.

È stato proiettato il 19 e 20 Ottobre scorsi, in un evento speciale a cura della BIM distribuzione, il documentario del regista Stig Björkman su Ingrid Bergman, intitolato semplicemente Io sono Ingrid. Il film è nato da un incontro casuale della figlia di Ingrid, Isabella Rossellini, col regista. Da questo incontro è nata l’idea di usare tutto ciò che era appartenuto ad Ingrid, ogni sua fotografia, pagina di diario, lettera, contributo video amatoriale e cinematografico, per ricavarne un viaggio affascinante, non solo attraverso i suoi dietro le quinte di attrice pluripremiata, ma anche attraverso le tante sfaccettature del suo essere donna e madre del tutto unica ed originale. Il film inizia partendo dal diario che Ingrid stessa tenne per tutta la sua vita: “Terrò stretto questo diario e lo nasconderò per sempre. Ho 14 anni, due mesi e 3 giorni. Sono nata il ventinove agosto 1915. Fui battezzata Ingrid. Ero vivace, irritante, testarda e selvaggia”, la sentiamo narrare. Questa ragazzina svedese, che ha perso il padre da poco ed è rimasta orfana di madre a soli due anni, ha ricevuto dal padre una eredità preziosa: una bellezza straordinaria e una grande confidenza con la macchina da presa. Era il padre stesso che invitava spesso la piccola Ingrid aiosonoingrid mettersi in posa davanti alla cinepresa. E, sicuramente, questa sua spigliatezza davanti all’obiettivo, mai persa negli anni, si riallaccia al voler ricreare l’illusione che, a riprenderla, ci fosse ancora il padre tanto amato e prematuramente scomparso. Per lo stesso motivo, Ingrid, durante tutta la sua vita, non smise mai di filmare e fotografare, come a voler fermare per sempre ciò che ai suoi genitori era stato portato troppo presto via. Ecco allora che, nel documentario, le deliziose interviste ai figli Pia, Roberto, Isabella e Isotta descrivono con calore e partecipazione la vita familiare di Ingrid, col primo marito Petter in Svezia e in America, poi con Roberto Rossellini in Italia e, infine, di nuovo in Svezia col terzo marito, il produttore Lars Schmidt; interviste da cinegiornali e programmi televisivi a Ingrid stessa commentano la sua carriera e l’incontro con produttori come David O. Selznick e registi come Alfred Hitchcock e Victor Fleming; filmati amatoriali documentano la lavorazione di Stromboli, Europa ’51, Giovanna d’Arco e Notorious. La vediamo risplendere accanto a Spencer Tracy in Il dottor Jekyll e Mr Hyde e danzare allegra in Indiscreto e Fiore di Cactus. Particolarmente toccanti sono i ricordi di Sigourney Weaver, che recitò con lei, giovanissima, a teatro in “The constant wife” di Bernard Shaw, nel 1973, e di Liv Ullman, che recitò con lei nel 1978 in Sinfonia d’autunno, dove erano entrambe dirette dal loro grande conterraneo Ingmar Bergman. Altrettanto bella la parte che rievoca la storia d’amore con Rossellini, affidata alle memorie, oltre che dei figli, della nipote del regista, Fiorella.

Peccato solo che larga parte delle interviste siano in inglese, francese o svedese, rendendo necessario il ricorso ai sottotitoli, sempre abbastanza fastidiosi e che, tra gli spezzoni di film proposti, manchi quel Per chi suona la campana che, nel 1943, essendo girato in Technicolor, dette al pubblico, per la prima volta, la reale portata della bellezza di Ingrid. Peccato poi che, nel centenario della nascita, nessuna major Hollywoodiana abbia pensato ad un cofanetto celebrativo dei suoi film in blu ray. L’Italia si è, però, nel suo piccolo, distinta nel ricordare la grande attrice. È stato, infatti, da poco ridistribuito in dvd, a cura della A&R, etichetta meritoria nel recupero di classici dimenticati, quel Giovanna d’Arco realizzato da Victor Fleming nel 1948, che, per la prima volta, è disponibile, in italiano, nella sua versione integrale di 150 minuti. Ricerche in cineteche private hanno reso possibile la ricostruzione pressoché integrale del doppiaggio d’epoca (Ingrid fu doppiata, per l’occasione da Dhia Cristiani, Josè Ferrer, al suo debutto nel ruolo del Delfino di Francia, da Giorgio Capecchi) e tale colonna sonora, abbinata alla splendida copia restaurata a partire dai negativi Technicolor dieci anni fa dalla UCLA, riserva uno spettacolo entusiasmante. Speriamo che la BIM editi presto anche lei in blu ray il documentario e qualche altra pellicola della nostra Ingrid.

 

 

PRISMA

Di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

http://associazioneclementeriva.wordpress.com (TEL. 380.1805830);

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

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