BOXTROLLS”, IL RISCATTO DEGLI UMILI

La minaccia di venire sterminati da un malvagio disinfestatore getta nel panico i Boxtrolls, esserini che usano scatole di cartone per vestirsi e che per gli abitanti di Cheesebridge (Pontecacio) sono soltanto pericolosi mostriciattoli, brutti, sporchi e cattivi: mostriciattoli infidi che con il favore delle tenebre pensano solo a rubare bambini e formaggi. In realtà, essi sono buffi sì, ma gentili e affettuosi folletti… Sono loro i protagonisti del film d’animazione “Boxtrolls. Le scatole magiche”, ora disponibile in dvd e blu-ray. I Boxtrolls fanno casa nelle fogne di una città dell’epoca vittoriana, dove convivono due mondi, uno di sopra e uno di sotto, vicinissimi ma contrapposti. Un ragazzino del mondo di sopra, Uovo, cresciuto in una famiglia 1adottiva di Boxtrolls ed ignaro delle proprie vere origini, sembra destinato, con l’imprevedibile aiuto di una coraggiosa coetanea, a ricomporre la frattura fra le due dimensioni della vita cittadina. Sarà il riscatto suo e di tutti i Boxtrolls, il riscatto degli umili e degli ultimi: contro i pregiudizi consolidati e le false apparenze, contro un mondo rigidamente diviso in classi e basato sull’egoismo. Come spesso accade nelle storie raccontate dal cinema d’animazione, l’obiettivo è uno: “il mondo salvato dai ragazzini”, per citare un celebre libro di Elsa Morante. Un tema, questo, amatissimo nel mondo della fantasia colorata: il nostro futuro è nelle mani dei bambini e degli emarginati, portatori di una sconfinata, rivoluzionaria ricchezza spirituale.

La storia del film si basa su un best-seller per bambini: “Arrivano i mostri!”, di Alan Snow, edito in Italia da Mondadori. E da questo prende l’originalità della vicenda, aggiungendovi ritmo e piacevolezza visiva. Un’ultima curiosità. Il film è stato realizzato in stop-motion dagli stessi autori di “Coraline e la porta magica” e di “Paranorman” (Laika Entertainment; i tre film sono disponibili anche in cofanetto).

ENZO JANNACCI, UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI

In libreria una originale biografia di uno dei grandissimi del Novecento

Di Nunziante Valoroso

Anche se in genere mi occupo di cinema, stavolta mi piace segnalare una biografia che ha a che fare più con la musica e il cabaret che non con il grande schermo. Sto parlando di “Peccato l’argomento. Biografia a più voci di Enzo Jannacci”, uscita da pochi mesi per i tipi dell’editore LOG e scritta da Sandro Patè, giovane giornalista (oltre ad essere copywriter, web editor, ghost writer e, come definito nel retro–copertina del libro stesso, uno Jannacci-maniaco prima di tutto).

La passione di Sandro per Jannacci Vincenzo detto Enzo è cominciata, come per molti di noi, dalla frequentazione della discoteca di famiglia o dalla visione di qualche programma televisivo (io stesso2 sentivo spesso i miei genitori ridere a creapapelle citando “ho cacciato giù l’Armando”) ma poi, complice un corso di cabaret, la conoscenza diretta di Enzo è diventata una grande amicizia che ha portato Sandro perfino a discutere la sua tesi di laurea su Jannacci. Da questo il titolo del libro “Peccato l’argomento”: si tratta del commento fatto da Enzo stesso, presente alla seduta di laurea. Senza dubbio siamo di fronte ad una biografia anticonformista, specchio preciso di quello che era Jannacci stesso, un individuo unico, schivo, spiazzante e sempre pronto a sorprendere il suo interlocutore con i suoi “voli pindarici”.

Il libro si basa su ore ed ore di interviste realizzate con Enzo stesso e con le persone e gli amici che hanno lasciato un segno nel suo percorso di vita. Sono ventinove le persone intervistate (e la presenza di alcune, come Diego Abatantuono e Massimo Boldi, stupirà non poco il lettore novellino) e tra esse, personalmente, mi hanno molto colpito, con i loro ricordi Paolo Conte, Dalia Gaberscik (la figlia di Giorgio Gaber ed Ombretta Colli, altra geniale coppia del ‘900), Lino Patruno, Franco Cerri, Lino Toffolo ed Enrico Beruschi. Le dichiarazioni di amici e collaboratori si intrecciano, quasi senza un vero filo conduttore, con le continue citazioni delle canzoni del Nostro (peccato non avere un giradischi perennemente collegato alle pagine che scatti automaticamente ad ogni citazione) e con gli aneddoti della vita notturna dei cabaret della Milano degli anni ’60, che parrebbe quasi inconciliabile con la carriera parallela vissuta da Enzo come valente cardiochirurgo negli ospedali della Lombardia, carriera ricca essa pure di umanissime sfumature spesso trasfuse nelle sue ballate. È di pochi riuscire a conciliare il temperamento artistico con una professione “seria” come quella di medico. Ma anche essere un vero medico è un’arte. Enzo riuscì magnificamente in entrambe le cose. E, alla fine della lettura (magari non tanto semplice per chi non è addentro alla “milanesità” di un genio come Enzo), cosa resta? Sicuramente la voglia di approfondire tante parti del suo repertorio sottovalutate o poco frequentate ed anche la sensazione che Milano, quella Milano da lui tanto amata e spesso “bollata” da tutti come una delle città italiane meno belle, possa, anche attraverso la sua musica, avere un lato nascosto capace senza dubbio di stupire.

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TELEFONO DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CLEMENTE RIVA DI OSTIA: 380.1805830 (attivo da lunedì a venerdì, nel week end solo se sono in corso eventi dell’Associazione)

PRISMA

A cura di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

http://associazioneclementeriva.wordpress.com;

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

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