DIECI REGISTI IN CERCA D’AUTORE”:

QUANDO IL CINEMA SI ISPIRA ALLA LETTERATURA

Si calcola che almeno un film su tre sia ispirato ad un libro. E’ evidente che il cinema da sempre attinge a piene mani dal vasto mondo della letteratura per portare sul grande schermo storie e personaggi che hanno già avuto la loro consacrazione letteraria. Il rapporto frastagliato e mutevole che il cinema ha con la letteratura, è al centro di un bel saggio che s’intitola pirandellianamente: “Dieci registi in cerca d’autore. Cinema & Letteratura: un amore difficile”. Gli autori sono Amedeo Di Sora e Gerry Guida (Cultura e Dintorni Editore).

Il libro si divide in tre parti. Nella prima si mettono a confronto dieci film con i rispettivi modelli letterari: “A 1ciascuno il suo”, “Le avventure di Pinocchio”, “Il bell’Antonio”, “Il conformista”, “Cristo si è fermato a Eboli”, “Il Decameron”, “Il deserto dei Tartari”, “Fellini Satyricon”, “Il Gattopardo” e “Il giardino dei Finzi Contini”. La seconda parte è riservata alle note biografiche dei registi e degli scrittori presi in esame più una serie di interviste e testimonianze (Andrea Balestri, Lino Capolicchio, Manuel De Sica, Enrico Medioli, Giuseppe Rotunno, Piero Tosi e Luciano Tovoli). La terza parte infine raccoglie un paio di robusti contributi critici.

Di fronte ad una materia infinita e complessa, i due autori hanno scelto pagine di grande cinema e di grande letteratura, lanciando il lettore in un’avventura fatta di gioia, di scoperte e illuminazioni continue, di ricerca e riflessioni profonde. Un “amore difficile”, infatti, è quello fra cinema e letteratura, ricco di fedeltà e tradimenti, usi e abusi, unioni e abbandoni. Un “amore” che però aiuta a capire meglio l’uno e l’altra, e insieme aiutano a capire meglio il Novecento, secolo di tante domande e poche risposte, secolo “breve” soprattutto (purtroppo) nella dimensione della memoria. La ricostruzione degli autori è seria, onesta, decisamente appassionante. Fanno venire voglia di vedere o rivedere tutti i film citati, di leggere o rileggere tutte le opere letterarie che sono state fonti di ispirazione per maestri come De Sica e Comencini, Petri e Zurlini: per raggiungere una più matura e articolata consapevolezza del nostro tempo.

CAMPAGNA AMICA” DELLA COLDIRETTI ALL’EXDEPO’ DI OSTIA

Per tutte le domeniche di marzo, aprile e maggio 2015, dalle 9 alle 14, il Centro commerciale e culturale “Ex Depo’” (che si trova in Corso Duca di Genova, 22, ad 2Ostia Lido) ospita il colorato e interessante mercato di “Campagna amica” promosso dalla Coldiretti: prodotti biologi, servizio di qualità, contenimento dei costi e rapporto diretto fra produttori e consumatori sono le caratteristiche essenziali di questa iniziativa, portatrice3 di una visione della vita più legata ai valori della natura e al rispetto dell’ambiente. Per approfondimenti, ecco il servizio realizzato dal giornalista del “Messaggero” di Roma, Giulio Mancini, e pubblicato al seguente link:

http://video.ilmessaggero.it/roma/ostia_all_ex_depo_inaugurato_il_15_mercato_campagna_amica-48863.shtml

LE SIGNORE “IN GIALLO” (di Paola Mancurti)

Nel vasto panorama letterario internazionale del Novecento si può individuare un gruppo, non tanto sparuto e sicuramente non del tutto omogeneo, di scrittrici che si sono dedicate alla letteratura cosiddetta “gialla”. Questa forma letteraria (così chiamata dal colore della copertina dei libri del genere) si è sviluppata come narrativa popolare tra la metà del XIX secolo e gli inizi del’ 900; l’etichetta di “popolare” le è rimasta cucita addosso per molto tempo, nonostante la data ufficiale di nascita sia legata alla pubblicazione di un libro di racconti del famoso scrittore americano Edgar Allan Poe, “I delitti della Via Morgue”. E’ rimasta per molto tempo una letteratura di “serie B” (pur vantando scrittori del calibro di Sir Arthur Conan Doyle) ma soprattutto – almeno fino ai primi due decenni del ‘900 – una letteratura tutta “maschile”. Il giallo classico e quello spionistico o di azione (di matrice principalmente nordamericana) hanno avuto autori quasi esclusivamente uomini. Soltanto a partire dagli Anni Venti, e soprattutto nel mondo anglo-sassone, si sono affermate nel settore varie figure di scrittrici. In 4realtà un’antesignana del genere la troviamo già alla fine del ‘700: con numerosi romanzi, ma in particolare con “I misteri di Uphold” (pubblicato nel 1794), Anne Radcliffe infatti può essere considerata – a ragione – la pioniera della letteratura horror e del romanzo gotico.

Solo però con Agatha Christie, il cui primo romanzo (“Poirot a Styles Court”) è stato pubblicato nel 1920, ha inizio una discreta serie di scrittrici di romanzi “gialli” di tipo deduttivo (in inglese “WHODUNIT”: letteralmente “chi l’ha fatto?”). Con i due celebri “investigatori” creati dalla sua penna, Hercule Poirot e Miss Jane Marple, la Christie ha dominato per anni questo settore della narrativa, pubblicando un gran numero di romanzi e racconti dai quali sono stati tratti molti fortunati film e telefilm, nonché sceneggiature teatrali. Per almeno un trentennio Lady Agatha ha fatto scuola, ma accanto a lei e dopo di lei si è formata una schiera di autrici che, con l’affermazione del “giallo psicologico”, hanno “nobilitato” il genere poliziesco e lo hanno reso “vera” letteratura, dedicando particolare cura alle descrizioni di ambienti e alla caratterizzazione dei personaggi.

Più o meno coetanea della Christie è stata la scrittrice statunitense Mignon Eberhart, non a caso definita la “Agatha Christie d’America”, autrice di più di cinquanta romanzi – da “La stanza n° 18” (1929), a “Whisky e smeraldi” (1988) – e insignita nel 1995 del “Premio Agatha alla carriera”.

Di una generazione successiva – e considerata un po’ la vera “erede” della Christie – ricordiamo poi Phyllis Dorothy James (più nota al grande pubblico come P.D. James). Anche lei inglese, ha iniziato a scrivere dopo aver compiuto quarant’anni e aver vissuto difficili esperienze familiari. Membro della Camera dei Lords e recentemente scomparsa, dopo il primo romanzo (“Copritele il volto” del 1962) ha scritto moltissime altre opere, tutte incentrate sulla figura dell’ispettore Adam Dalgliesh, per le quali ha ottenuto vari riconoscimenti.

Un’altra scrittrice britannica, più giovane della James ma non meno famosa, è Anne Perry, la cui notorietà è legata al genere del “giallo storico”. I suoi romanzi sono infatti ambientati nell’epoca vittoriana e imperniati su due diverse figure di protagonista, il detective Thomas Pitte e l’ispettore William Monk. Anche la Perry, come la Eberhart, ha ricevuto il “Premio Agatha alla carriera”.

Tra le maggiori “beniamine” del nutrito pubblico internazionale di appassionati del genere non possiamo tralasciare altre due scrittrici statunitensi nate nel Secondo Dopoguerra: Elizabeth George e Patricia Cornwell.

La George (la cui vita si è divisa tra Stati Uniti e Gran Bretagna) ha pubblicato, nell’ultimo trentennio, numerosi romanzi basati sulle indagini poliziesche dell’ispettore Thomas Linley (un nobile inglese funzionario di Scotland Yard), dai quali la televisione inglese ha tratto una fortunata serie di telefilm.

La Cornwell invece, statunitense doc, ha messo a frutto le esperienze acquisite come analista informatico presso un Ufficio di medicina legale della Virginia per dare vita, nelle sue opere, al personaggio della dottoressa Kay Scarpetta, di professione medico legale.

Le Signore fin qui citate non sono certamente le sole autrici del genere, ma sicuramente – oltre ad essere particolarmente famose – presentano alcuni elementi, sia letterari che personali, che inducono ad accomunarle.

Innanzitutto, come si accennava all’inizio, la capacità di approfondire – ciascuna con il proprio stile – le descrizioni di ambienti e personaggi, costruendo storie facilmente interessanti e godibili, non soltanto per la trama in sé (anche se è chiaro che in un “giallo” sembra importante soprattutto il “come va a finire”) ma anche per le notazioni psicologiche e ambientali. L’ambientazione, varia nello spazio e nel tempo, è sempre ricca di dettagli e permette al lettore di “vedere” – con gli occhi della fantasia – epoche e luoghi descritti. I personaggi poi – al di là dei protagonisti, su cui ovviamente è incentrato l’interesse delle autrici – sono solitamente tratteggiati con cura e attenzione, anche se hanno un ruolo secondario nella vicenda. C’è poi, però, un aspetto biografico che sembra unire molte delle nostre Signore… Eh, sì! Le autrici di tante mistery stories hanno vissuto in prima persona qualcosa di “misterioso” o di inquietante nelle loro vite.

Di Agatha Christie – ad esempio – si racconta che all’epoca del suo divorzio dal primo marito scomparve improvvisamente per una decina di giorni nella provincia inglese senza dare notizie di sé e, una volta rintracciata, non fornì alcuna spiegazione al riguardo. Di P.D. James si sa invece che, dopo un’infanzia e un’adolescenza trascorse vicino alla madre affetta da problemi psichici, ha sposato un uomo che dopo alcuni anni è stato ricoverato per schizofrenia. Anche Patricia Cornwell da bambina è vissuta tra varie difficoltà, culminate in una breve degenza in un ospedale psichiatrico. Il caso più clamoroso, però, è senza dubbio quello di Anne Perry, che durante l’adolescenza in Nuova Zelanda si è resa colpevole di un grave delitto e, solo dopo aver espiato la sua colpa in carcere, si è trasferita in Inghilterra e si è dedicata alla letteratura.

A questo punto viene spontaneo chiedersi quanto tali vicende possano avere influenzato l’interesse delle nostre Signore per il crimine…!

TELEFONO DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CLEMENTE RIVA DI OSTIA: 380.1805830 (attivo da lunedì a venerdì, nel week end solo se sono in corso eventi dell’Associazione)

4

PRISMA

A cura di Gianni Maritati. Con la collaborazione di Ruggero Pianigiani

http://associazioneclementeriva.wordpress.com;

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

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