CONSIGLI DI LETTURA E DI SCRITTURA PER L’ESTATE (E OLTRE)

Il libro – osserva il teologo e filosofo dell’Ottocento Antonio Rosmini, grande amico di Alessandro Manzoni – non viene mai meno a questa regola d’urbanità: di non parlare a chi non vuole udire e tace con tutti quelli che non lo interrogano”. E’ vero, i libri sono compagni discreti e amici silenziosi. Segnalano ma non impongono la loro presenza. Siamo noi che dobbiamo scoprirli, sfogliarli, accoglierli, farli nostri. Perché da loro – e da noi – dipende una delle più complesse e gratificanti attività umane: la lettura, che è insieme arte e piacere. Alla lettura si aggiunge, in qualche caso, la scrittura, proiezione del nostro “io” nel mondo. Lettura e scrittura definiscono il nostro status passionale, il nostro volto morale, la nostra ansia di conoscenza e di partecipazione: ci fanno sentire più esseri umani, più cittadini di una comunità, più creature dell’universo.

Corot 1845Durante i mesi estivi in genere c’è più tempo da destinare, se vogliamo, alla lettura e alla scrittura. Per questo, ecco alcuni semplici “consigli” che nascono dall’esperienza diretta e da tante letture, ma che non hanno certo la pretesa di essere originali o esaustivi. Appunti, indicazioni di percorso, che spero possano risultare utili a qualcuno:

  1. non facciamoci rubare da mille impegni, preoccupazioni e distrazioni il tempo da dedicare alla lettura; bisogna resistere, resistere, resistere; dedicarsi alla lettura significa dedicarsi alla propria salute mentale e fisica, al proprio rapporto con gli altri e con il mondo

  2. scegliamo qualche persona di fiducia che possa consigliarci i libri più belli o più adatti (un libraio, un amico, un genitore) ma fidiamoci soprattutto del nostro istinto che in genere non sbaglia mai

  3. diamo un certo ordine alle letture: fare una lista dei libri letti e una dei libri da leggere; alternare un autore classico con un autore contemporaneo, un titolo italiano con uno straniero; naturalmente esistono le eccezioni: a volte bisogna lasciarsi felicemente “sorprendere” da un libro o da un autore “incontrati per caso”

  4. accostiamoci senza timore e senza pregiudizi all’ebook: il tradizionale libro di carta resta unico e insostituibile, ma il libro elettronico schiude possibilità nuove e impensate, specie per chi viaggia molto, per chi ha bisogno di consultare dizionari ed enciclopedie oppure per chi vuole “assaggiare” un capitolo prima di decidere di comprare tutto il libro

  5. coltiviamo generi diversi, dal romanzo al teatro, dal saggio alla memorialistica, ma cerchiamo di dedicare anche un po’ di tempo alla poesia, giardino segreto e fonte nascosta di tutto il nostro patrimonio di emozioni e sensazioni

  6. cerchiamo di vedere il film tratto da un libro che ci è piaciuto, di visitare un sito d’arte ben descritto in un romanzo, di entrare nella casa natale o nel parco letterario di qualche nostro autore preferito

  7. se scatta la molla o l’ispirazione della scrittura, non tiriamoci indietro: scrivere è come vestire il mondo con il nostro sguardo, anche se quelle parole, consegnate ad un foglio di carta o allo schermo di un computer, non vedranno mai la luce sotto forma di un libro; si scrive per se stessi, per la cerchia dei propri familiari e amici e, volendo, per un pubblico più vasto: l’importante è essere sempre liberi e sinceri, avere qualcosa di importante da dire, da raccontare, da trasmettere alle generazioni presenti e future

  8. non innamoriamoci mai di quello che scriviamo: è bene conservare un certo distacco emotivo per essere buoni giudici di se stessi; è importante anche trovare attorno a noi lettori-giudici che non ci facciano mai sconti

  9. dobbiamo essere “esigenti” sia verso i libri che leggiamo sia verso ciò che scriviamo (libro, diario o appunto biografico che sia): la parola scritta è una bandiera piantata sul suolo della distrazione e quella bandiera deve sventolare con tutta la forza possibile

  10. leggere e scrivere sono l’uno per l’altro acqua che irriga e bonifica; mai smettere di coltivare questo circolo virtuoso, perché al centro delle parole lette e scritte ci sono la nostra identità e la nostra civiltà

LIBRI IN VALIGIA

Sono così tanti i libri che vorrei consigliare per leLETTURE D'ESTATE vacanze estive che qui posso solo fare un rapido elenco. Da tenere sempre presenti, però, i quattro pilastri della cultura e della civiltà occidentale, che possiamo leggere in prosa italiana corrente in qualche buona edizione: l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide, ai quali aggiungerei la Bibbia.

I titoli dei libri qui segnalati, invece, usciti quasi tutti fra il 2013 e il 2014, sono proposti in ordine sparso e senza nessuna pretesa di classificazione, organicità o completezza:

  1. Markus Zusak, “Storia di una ladra di libri”, Frassinelli (romanzo)

  2. Piero Dorfles, “I cento libri. Che rendono più ricca la nostra vita”, Garzanti (saggio)

  3. Luca Serianni, “Leggere, scrivere, argomentare. Prove ragionate di scrittura”, Laterza (saggio)

  4. Giusella De Maria, “Io non sono ipocondriaca”, Mondadori (romanzo)

  5. Roberto Casati, “Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere”, Laterza (saggio)

  6. Daniela Taliana, “Nuvole”, EgoEdizioni (poesie)

  7. Giuseppe Sicari, “Le isole vagabonde”, Pungitopo (romanzo)

  8. Claudio Cianfaglioni, “Disprigionare l’immenso. La poesia di Alda Merini: una pro-vocazione al linguaggio teologico”, Cittadella (saggio)

  9. Corrado Calabrò, “Mi manca il mare”, Genesi Editrice (poesie)

  10. Giovanni Acerboni, “Manzoni e il vero falsificato. Saggio sui Promessi Sposi e sulla poetica manzoniana”, Aracne Editrice

  11. Rosaria Troisi – Lilly Ippoliti, “Oltre il respiro. Massimo Troisi, mio fratello”, Iacobelli (saggio)

  12. Lorenzo Paramana, “Ellenico”, Edizioni Tracce (romanzo)

  13. Monia Iori, “Il dono”, Linee Infinite Edizioni (romanzo)

  14. Giovanni Tacchino, “Il silenzio degli eroi”, Cultura e Dintorni Editore (autobiografia)

  15. Stefano Faraoni, “L’orgoglio e la neve”, ilmiolibro.it (romanzo)

  16. Nino Fazio, “Così ci ha insegnato a pregare. I Salmi, preghiera di Gesù nel Vangelo”, Parrocchia Santa Marta a Messina (sussidio di liturgia)

  17. Roberto Liso, “Franco Ferrara: genio, dolore, ricerca” (con cd), Rugginenti (biografia)

  18. Massimiliano Timpano – Pier Francesco Leofreddi, “Chiuso per Kindle. Diario di un libraio in trincea”, Bompiani (saggio)

  19. Gianluca Cavino – Gabriella De Luca – Silvia Grassi, “Divine creature tra le dune del delta del Tevere”, Apl-Associazione Promozione Litorale (saggio)

  20. Alessandro Roazzi, “Metauro, storia di due eroi dimenticati”, Cultura e Dintorni Editori (saggio storico)

  21. Molière, “Teatro”, a cura di Francesco Fiorentino, Bompiani

  22. Alfio Giuffrida, “La danza dello sciamano”, BookSprint (romanzo)

  23. Mattia Martini, “Il domatore di vongole” (stampato in proprio, autobiografia)

  24. Oliviero Beha, “Un cuore in fuga”, Piemme (saggio)

  25. Lia Viola Catalano, “Elettroshock”, Besa Editrice (romanzo)

  26. Autori Vari (a cura di Roberto Cutaia), “Clemente Riva. Un grande pastore di anime”, Edizioni Rosminiane (raccolta di saggi)

UN’ESTATE IN ALTA DEFINIZIONE (di Nunziante Valoroso)

L’estate si avvicina… al solito in Italia, complici le belle giornate, si tende di meno a rinchiudersi in un cinema (anche se l’aria condizionata è spesso piacevole), le uscite su grande schermo languono ma, per una sorta di contrappasso, proprio tra giugno e luglio l’offerta di film, soprattutto classici, in uscita sul magico dischetto blu, mai come quest’anno è interessante e imperdibile. Cominciamo con la Walt Disney che, in occasione del cinquantesimo anniversario dall’uscita, il 4 giugno propone sia il classico “Mary Poppins”, Un uomo tranquillocon Julie Andrews, che lo straordinario “Saving Mr. Banks”, diretto da John Lee Hancock e interpretato da Tom Hanks nella parte di Walt Disney e da Emma Thompson in quella della scrittrice Pamela Travers, film che racconta, appunto, il travagliato rapporto tra le loro due forti personalità, che portò comunque alla realizzazione di un capolavoro vincitore di cinque Oscar. La Warner Bros proporrà, nella seconda metà di giugno, uno dei capolavori romantici diretti ed interpretati da Clint Eastwood, “I Ponti di Madison County”, una delle più belle storie d’amore raccontate dal cinema negli anni ’90, con una Meryl Streep in stato di grazia. Anche la Fox sfodera in alta definizione alcuni importanti titoli del suo catalogo e, tra questi, spicca senz’altro “Sfida Infernale”, superclassico western del 1946, diretto da John Ford con Henry Fonda e Victor Mature nei famosi ruoli di Wyatt Earp e Doc Holliday, protagonisti della leggendaria sfida all’Ok Corral. Non sono da meno, però, sempre per la Fox, due superspettacoli in Cinemascope come “La locanda della sesta felicità”, diretto da Mark Robson con Ingrid Bergman (nella parte della missionaria Gladys Aylward) e Curd Jurgens, e “Il tormento e l’estasi”, diretto da Carol Reed, con Charlton Heston nella parte di Michelangelo e Rex Harrison in quella del Papa Giulio II, impegnati a rievocare la realizzazione degli affreschi della Cappella Sistina. La Universal entra in gioco con la riproposta di alcuni classici di Alfred Hitchcock, come “L’uomo che sapeva troppo”, “Nodo alla gola”, “Topaz” e quello straordinario capolavoro da riscoprire, in occasione dei 50 anni dall’uscita, che è “Marnie”, che avrebbe dovuto essere interpretato da Grace Kelly ma, invece, trovò degna “sostituta” in quella sottovalutata, bravissima interprete che era Tippi Hedren, qui affiancata da un Sean Connery al massimo della sua carica erotica. La grande sorpresa del mese è, però, l’uscita per la Quadrifoglio, e in esclusiva per il negozio on –line “dvd-store” del capolavoro di John Ford “Un uomo tranquillo”, con John Wayne e Maureen O’Hara, girato in esterni in Irlanda in uno sfavillante Technicolor, che verrà presentato in una spettacolare edizione restaurata, ottenuta con la scansione a risoluzione 4k degli originali negativi Technicolor.

RICORDO DI SERGIO TEDESCO (di Simona Esposito)

Il 3 giugno di due anni fa ci lasciava Sergio Tedesco, cantante d’opera, doppiatore, regista, insegnante sopraffino di imposto vocale e interpretazione, con il quale ho avuto la fortuna di condividere quasi 18 anni di vita, trascinata – con mio grande piacere – come un trolley in un mondo che fino a prima di conoscerlo avevo solo sognato. Sulla vita di Sergio e sui suoi 73 anni di carriera è scritto tutto in rete, e se Google non è sufficiente basta chiedere al nostro Nunziante Valoroso, il “doppiaggiologo” più autorevole d’Italia, che saprà sicuramente colmare le vostre lacune. E anche le lacune dello stesso Sergio, che sia Nunziante sia l’altrettanto preparato storico del cinema Fabio Melelli hanno aiutato a ricostruire la sua storia artistica, ricordandogli titoli, colleghi e situazioni di cui si era dimenticato. E questo era uno dei tratti caratteristici di Sergio: “scordarello”. Ricordava a memoria decine e decine di partiture ma dimenticava i nomi, tanto è vero che coniava un soprannome per tutte le persone a cui voleva bene. Ed è anche questo il Sergio che vi vorrei raccontare, il Sergio privato, quello degli innumerevoli aneddoti che dispensava agli amici e ai giovani incuriositi da tanto personaggio, che gli chiedevano racconti e consigli artistici e umani e finivano regolarmente “attavolati” perché cucinare è la cosa che gli riusciva meglio dopo cantare e recitare. È il Sergio testimone della Storia, che sopravvive al bombardamento delle scuderie reali di San Giovanni, un inferno di corpi smembrati di uomini e cavalli, che scampa per un soffio – si trova dietro l’angolo – all’attentato di via Rasella e sfugge al rastrellamento rifugiandosi sui tetti (in quel periodo, minorenne, a cavallo di una vecchia bicicletta da donna si dedica al contrabbando di tabacco e sale tra l’Umbria e Roma). È il Sergio che nel ’61 è scritturato alla Komische Oper di Berlino Est proprio mentre le autorità stanno costruendo il Muro, nel ’76 scappa con i colleghi dalla Fenice di Venezia scossa dal terremoto del Friuli interrompendo una recita di un Wolff-Ferrari – l’intera compagnia e il coro in costume del ‘700 in una calle veneziana di notte: il colpo d’occhio è splendido ma la paura e il dolore per le centinaia di morti fa passare tutto in secondo piano – il Sergio che nel ’78 vive in una traversa di via Fani e viene svegliato di soprassalto dal caos creato dal rapimento di SERGIO TEDESCOAldo Moro. È il Sergio delle grandi amicizie: il più caro, il Maestro Francesco Siciliani (il Maestrone), suo padre artistico, che lo consiglia fino all’ultimo sulle sue scelte, e alla cui figlia Maria Francesca (la Dolcissima Creatura) rimarrà affezionato fino all’ultimo come quando, da bambina, sedeva sulle sue ginocchia mentre lui era in costume di Arlecchino. Tito Gobbi, (l’Attore Lirico, per la sua abilità interpretativa) e che gli fa esclamare «Ma perché non sono nato baritono!» e del quale pronuncerà l’elogio funebre. Giuseppe Di Stefano, (Pippo): rinuncerà ad una prestigiosa registrazione di Andrea Chénier perché il grande tenore, disperato per un calo di voce se ne va chiudendo di colpo lo spartito «Signori, è finito Di Stefano» e Sergio se ne andrà a sua volta «Allora fare questo disco per me non ha più senso.» Giorgio Strehler: «Che vuoi fare con me? Scegli tu!» «Con te, Giorgio, anche Le Purghe di Maria Teresa» e che anni dopo pianterà sindaco, autorità e intervenuti ad una cerimonia in suo onore per ritirarsi a spettegolare con lui «Tel’chi quel mato che cantava a testa in giù!» Renato Izzo (il Capo), che va a trovare ogni volta che passa per Roma: grandissimo conversatore, dai loro colloqui imparerò tutto quello che so sul mondo dello spettacolo. La soprano Sylvie Valayre, (“la mia Figlia Artistica”): i loro dialoghi sono irripetibili siparietti in romanesco, italiano, francese, frasi da libretti d’opera ed eloquio da Legione Straniera. Il collega Sergio Matteucci (Sergione) ospite incomparabile e il grande amico di sempre, Giuseppe Rinaldi (Peppino) con i quali, lontano dal leggio del doppiaggio, si diverte a parlare romanesco. Il Sergio conviviale: se la domenica non mette a tavola una comitiva considera perduta la giornata. Agli amici di Perugia e Panicale è affezionatissimo, tanto che il suo grande rimpianto è di non poterli frequentare più spesso a causa del lavoro: considera di famiglia il baritono Virgilio Bianconi (scherzosamente “Burino”, perché al contrario è uomo di grande nobiltà morale), la cantante, attrice, scrittrice Floriana La Rocca (la Spudorata da Palcoscenico) di cui è grande ammiratore, l’oncologo Antonio Rulli (Er Dottò) con la moglie Elena, grande studiosa della figura di Puccini e la figlia Marina, danzatrice e coreografa, il giornalista Sandro Allegrini che in una commovente cerimonia pubblica al Teatro Comunale “Morlacchi” poco prima della sua scomparsa gli consegna un premio alla carriera, l’organista Eugenio Becchetti e la moglie mezzosoprano Rosalba Petranizzi, un’amicizia quasi ventennale, il flautista Andrea Ceccomori e sua moglie Francesca, chef, con i quali condivide le sue grandi passioni, musica contemporanea e alta cucina, la pubblicitaria Anna Santilli (la Matura Fascinosa) che ammira ma la bacchetta perché fuma… Poi ci sono i colleghi, dai quali è amatissimo. Ogni volta che entra in studio di doppiaggio viene salutato da tutti come Il Grande, e quando va a teatro succede di tutto: ho visto con i miei occhi grandi nomi come Beppe De Tommasi o Luciana Serra interrompere le prove per salutarlo dal palcoscenico o Giancarlo Ceccarini scendere in platea con tutto il cast della Bohéme per omaggiarlo prima della recita. Beniamino Gigli che gli fa un’audizione a soli 16 anni e lo manda al Conservatorio (dal quale si fa cacciare per dissidi con la sua insegnante di canto, alla quale raccomanda di andare a vendere i carciofi a Campo dei Fiori), è presidente della commissione al concorso di Spoleto che Sergio vincerà nel ’56 e in seguito verrà doppiato da lui nelle parti recitate dei suoi film. Alberto Sordi con il quale dà vita ad allegri siparietti in sala di doppiaggio improvvisando famosi duetti d’opera (scenette riprese nel film Mi permette babbo). Marcello Moretti, che lo trasforma in Arlecchino perché diventi il suo sostituto al Piccolo di Milano, ma Sergio preferirà l’opera: insegnerà a sua volta il personaggio ad un altro caro amico, il campione di danze caraibiche Riccardo Giugliarelli (il Ballerino) che a sua volta gli spiega le percussioni. Il nipote del suo insegnante di teoria musicale, il Maestro Savagnone, padre della sua collega Rita, che nota le sue doti da pianista, mai coltivate e lo prepara ad un tale livello da poter dirigere lui stesso l’orchestra – ma non lo farà per umiltà – è Claudio Abbado, il suo direttore preferito assieme a Mravinsky. Lo raggiunge a Salisburgo per un provino non richiesto, gli chiede la nota più alta del suo personaggio, un Si bemolle, e lo esegue in verticale: diventerà il più indimenticabile Truffaldino in L’amore delle Tre Melarance. Ruggero Raimondi, con il quale dà vita ad un insuperabile duetto nel Boris Godunov (rompendosi anche un mignolo) tanto che ben 36 anni dopo un corista gli chiederà l’autografo sulla foto in costume da Sciuiskij. Riccardo Panerai, collega amatissimo con il quale gioca nel Falstaff a chi inventa la gag più divertente. Vittorio Gassman, con il quale nelle pause del doppiaggio va a Ostia a giocare a calcio. Per la sua corporatura massiccia il Mattatore lo piazza in difesa, ruolo che coprirà anche nella squadra della CDC, l’antesignana della Nazionale Attori. Il Sergio perfezionista: diplomato all’Accademia d’Arte crea da solo le sue truccature, cambiando completamente i propri connotati. Dove esiste un ritratto del personaggio, lo riproduce fedelmente sulla sua faccia. Costringe Giancarlo Menotti a riscrivergli la parte del Prestigiatore nel Console per consentirgli di fare numeri di prestidigitazione (6 mesi di studio). Il Sergio umile: gli piace Paolo Fresu e quando lo incontra gli chiede un selfie, come un ammiratore qualunque. Ha sempre un incoraggiamento per tutti, tranne che per i dilettanti presuntuosi che motteggia con «Ma lei… deve proprio cantare?» o «Non è il suo primo lavoro, vero?» o affabula «Eeeehhh… bisogna studiare, studiarestudiarestudiare…» ma al momento di darsi, si dà senza risparmio, non importa chi ha davanti. Lo chiamano a fare il presidente di giuria ad un concorso di canto per ragazzini in un paese, ci va, e riempie le schede di 8 e 9 per incoraggiarli, poi a un concorso internazionale fa vincere la violoncellista Sol Gabetta, allora quindicenne al suo primo concorso importante, pronosticandole la grande carriera internazionale che avrà. Il Sergio sportivo: vince le gare di atletica durante il servizio militare (svolto facendo il proiezionista al cinema del circolo ufficiali per “problemi con la disciplina”), si dedica alla ginnastica artistica, specialità anelli, solleva 120 chili in panca e in spiaggia gioca a fare numeri di acrobazie da circo con l’amico di sempre Vittorio Stagni. Ama lo sci, soprattutto d’acqua, ma non ha molto tempo per praticarlo, l’ultima volta che lo fa ha 75 anni. Nell’Amore delle Tre melarance esce dal teatro, fa il giro, rientra dalla platea, Abbado gli dà l’attacco alzando il braccio, entra con un’acrobazia, ha 36 battute per fare il tutto. Ripeterà il numero nel Falstaff, su richiesta di Roberto de Simone, a 72 anni. Fa acrobazie in scena, il flick-flack della ginnastica artistica nelle Maschere di Mascagni, lascia letteralmente le ossa sul palcoscenico: salta da 4 metri (ci rimette l’alluce) nei panni di Truffaldino, si arrampica sul sartiame di Billy Budd (ci rimette il bicipite sinistro), un salto mortale in una porta girevole orizzontale per accontentare Strehler (ci rimette il setto nasale). A Catania nella Divara di Corghi scende con una corda dal secondo ordine della barcaccia. Una sera gliela lasciano chiusa: non si scompone e scende dal secondo ordine di palchi come un ragno. Ha 73 anni. Il Sergio generoso: non si contano gli allievi a cui insegna gratuitamente, le master-class che ha tenuto solo perché gli fa piacere, gli istituti ai quali lascia somme molto consistenti ma in totale incognito. Mia madre gli compila i bollettini e lui aggiunge un Cento davanti ai 10, 20, 50 euro che lei indica. Condivide tanta generosità con un’amica prematuramente scomparsa, la grande flautista Elaine Schaeffer, moglie di Efrem Kurtz, che ogni volta che viene in Italia gli chiede di accompagnarla per istituti benefici ai quali lasciare donazioni esorbitanti. In compenso colleziona multe per eccesso di velocità… Sul Sergio tombeur des femmes sorvolo perché sono gelosa: dico solo che rischia di annegare a Aahrus in Danimarca per far colpo su due vichinghe di 1.80 sfidando le correnti (a febbraio). Per Silvana Pampanini, sua compagna di conservatorio prende una cotta storica a 18 anni: duetta con lei nei corsi di arte scenica nella Bohéme, la sua opera preferita, e le chiede “un movimento fluido” in “Importuna è la vicina…” per poter ammirare agevolmente le gambe più belle del cinema italiano. Ritrova, ultranovantenne, Diana di San Marino, l’attrice con la quale a 10 anni ha girato il suo secondo film e le dedica un omaggio in un quotidiano nazionale. Baciamano a tutte le signore, mazzi di fiori alle amiche perché gli fa piacere, regali faraonici alle donne che ama (imparo presto ad abbassare la testa passando davanti alle vetrine, perché entra anticipando i miei desiderata). Prende in braccio la collega con la gamba ingessata e la trasporta per tutto lo studio di doppiaggio, regala una sedia a rotelle alla collega in pensione che ha problemi. Le donne sono sacre: vanno rispettate e venerate perché danno la vita. Non gli piace leggere: libri, copioni, lettere glieli leggo io in macchina mentre facciamo i nostri innumerevoli viaggi. Ne approfitta per curare la mia dizione, e mi piazza alle spalle dei migliori direttori di doppiaggio perché io impari i segreti dell’intonazione. Detesta il computer, chiama “ciclostile” le newsletter, trova molto maleducato non scrivere a mano (con la stilografica). In compenso adora i lavori manuali: appassionato di bricolage si costruisce un cottage, un buen retiro al lago Trasimeno e rimette in ordine la casa in cui vivrà in Umbria (la Casetta di Alice, per i letti rotondi e le mille meraviglie raccolte in 50 anni di viaggi. Anche la casa ha un soprannome.) Si ammala e non lo dice a nessuno: solo io e il Maestro Pierini, (Picchio) primo violino del Maggio Fiorentino, sappiamo come stanno le cose. Il suo sogno è chiudere la sua carriera al Maggio, dove l’ha iniziata, ma a 83 anni è tardi per cantare: per esorcizzare la malattia progettano insieme un Pierino e il Lupo strepitoso in cui riproporre le voci che lo hanno reso famoso (e imitatissimo, basta fare un giro su YouTube per vedere quanti giovani condividono i propri provini imitando l’inconfondibile s sibilante di Sir Biss in Robin Hood). Purtroppo non c’è tempo. Le terapie possono intaccare la voce e lui senza la sua voce si sente perso, comincia a curarsi solo quando non può più farne a meno perché non vuole fare il “malato di professione”. L’ultimo turno di doppiaggio lo fa quattro mesi prima di morire, dando la voce a Bullock in American Dad con Francesca Draghetti (la Dolce con le Trecce). Gli ultimi mesi sono una lunga teoria di omaggi e premi alla carriera di una vita vissuta a 100 all’ora, godendosi il bello e buttandosi alle spalle il brutto, fedele al suo motto, «dietro alle nuvole c’è sempre il sole». Amatissimo, invidiatissimo, ammiratissimo, sempre se stesso e sempre innamorato dell’amore: come avrebbe detto lui «A’ regà, sarta chi zompa!»

CON QUESTO NUMERO SI CHIUDE UN ALTRO CICLO DI “PRISMA”. SPERIAMO DI RIVEDERCI (E DI RILEGGERCI) PRESTO CON UNA BELLA SORPRESA!!!

PRISMA

http://associazioneclementeriva.wordpress.com;

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati

Coordinamento redazionale: Ruggero Pianigiani

Caporedattore: Chiara Ferraro // Comunicazione grafica: Elisa Palchetti

In redazione: Henry Ariemma, Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Alessandro Cicchinelli, Letizia De Rosa,Stefano Faraoni, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Roberto Fraschetti, Silvia Grassi, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona,Luca Carbonara, Simona Esposito, Raffaele Iaria, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Giovanna Scatena, Nunziante Valoroso

 

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