GIOVANNI PAOLO II. RACCONTATO DA CHI LO HA ‘RACCONTATO’”: PUBBLICATA DALLA TAU EDITRICE UNA RACCOLTA DI SAGGI DEDICATA A PAPA WOJTYLA, CANONIZZATO IL 27 APRILE SCORSO. ECCO UN ESTRATTO DA “GIOVANNI PAOLO II E L’ITALIA”:

In quanto vescovo di Roma, il papa è anche primate della Chiesa d’Italia. E’, questo, un titolo che il pontefice polacco non ha mai considerato nel suo valore puramente formale e onorifico, come sottolinea un testimone diretto e uno stretto collaboratore di papa Wojtyla: il cardinale Camillo Ruini, per lunghi anni suo vicario per la diocesi di Roma nonché prima segretario e poi presidente della Conferenza episcopale italiana.

COPERTINA GIOVANNI PAOLO IIGiovanni Paolo II ha sempre dimostrato la massima partecipazione umana e uno spiccato senso di responsabilità nei confronti della “diletta” nazione italiana. E questo è tanto più sorprendente se si pensa che Karol Wojtyla è stato il primo papa non italiano dopo quattro secoli e mezzo di storia della Chiesa. Partecipazione e sollecitudine che qui ricordiamo sulla base di quattro documenti essenziali del suo magistero: da un lato gli interventi ai convegni ecclesiali di Loreto (aprile 1985) e di Palermo (novembre 1995), dall’altro la “Grande Preghiera per l’Italia e con l’Italia” (1994) e il discorso al parlamento italiano (14 novembre 2002). Pur inseriti in una visione più ampia e unitaria, i primi due hanno un carattere spiccatamente pastorale ed evidenziano l’urgenza di una nuova evangelizzazione da parte della Chiesa nella società italiana come in tutte le società e nazioni di antiche tradizioni cristiane. Gli altri due interventi, invece, risentono più da vicino delle crisi e delle trasformazioni economico-politiche anche profonde che hanno attraversato il sistema-Italia a cavallo tra XX e XXI secolo, da Tangentopoli in poi. (…)

Papa Wojtyla indica perciò le strade del futuro nella prospettiva di un rinnovato spirito di sacrificio che sappia guardare al bene comune: la lotta alla disoccupazione giovanile e alla criminalità organizzata, una soluzione della “questione meridionale” che investa la solidarietà di tutta l’Italia, l’apertura alla vita nascente e agli immigrati, una nuova coscienza morale e vitalità storica della “grande eredità di fede e di cultura” che l’Italia ha ricevuto dal passato. E ancora: l’amore preferenziale per i poveri, il rilancio della dottrina sociale della Chiesa e della vocazione europeista dell’Italia, una legislazione che sappia salvaguardare e promuovere i diritti della famiglia, della scuola, delle donne. La credibilità dell’annuncio cristiano si gioca tutto nel radicarsi dei cattolici in Cristo, del cui messaggio non possono aver paura “le istituzioni private e pubbliche”. “Dal travaglio profondo che il popolo italiano sta attraversando sembra salire verso la Chiesa una grande domanda: quella che essa sappia anzitutto dire Cristo, l’unica parola che salva; quella anche di non fuggire la Croce, di non lasciarsi abbattere dagli apparenti insuccessi del proprio servizio pastorale; quella di non abdicare mai alla difesa dell’uomo. I figli della Chiesa potranno così contribuire a ravvivare la coscienza morale della nazione, facendosi artigiani di unità e testimoni di speranza per la società italiana”. Di qui l’appello all’unità morale dei cattolici: “è più che mai necessario, dunque, educarsi ai principi e ai metodi di un discernimento non solo personale, ma anche comunitario, che consenta ai fratelli di fede, pur collocati in diverse formazioni politiche, di dialogare, aiutandosi reciprocamente a operare in lineare coerenza con i comuni valori professati”. (…)

Ecco dunque il testo integrale della Grande Preghiera per l’Italia e con l’Italia, che – ricordiamo – porta la data del 15 marzo 1994. La ricordiamo qui perché essa rappresenta una sintesi suprema del pensiero del papa polacco sulla Chiesa e sulla Nazione italiana. E’ un’invocazione straordinaria, ancora oggi commovente e attualissima, un segno concreto e duraturo dell’amore speciale che Karol Wojtyla ha sempre avuto per la sua “seconda patria”:

O Dio, nostro Padre,
ti lodiamo e ringraziamo.
Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli
accompagna i passi della nostra nazione,
spesso difficili ma colmi di speranza.
Fa’ che vediamo i segni della tua presenza
e sperimentiamo la forza del tuo amore, che non viene mai meno.

Signore Gesù, Figlio di Dio e Salvatore del mondo,
fatto uomo nel seno della Vergine Maria,
ti confessiamo la nostra fede.
Il tuo Vangelo sia luce e vigore
per le nostre scelte personali e sociali.
La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile
a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace.
Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio
con fiducia ti invochiamo.
Tu che sei maestro interiore svela a noi i pensieri e le vie di Dio.
Donaci di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti,
di conservare l’eredità di santità e civiltà
propria del nostro popolo,
di convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare la nostra società.
Gloria a te, o Padre, che operi tutto in tutti.
Gloria a te, o Figlio, che per amore ti sei fatto nostro servo.
Gloria a te, o Spirito Santo, che semini i tuoi doni nei nostri cuori.
Gloria a te, o Santa Trinità, che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

 

OPERA DI PATRYCK RAVALIESE, QUARTA CLASSIFICATA EX-AEQUO ALLA PRIMA EDIZIONE DI “FUMETTOOSTIA” (29-30 MARZO 2014)

 

Patryck_Ravaliese

MEMORIE DI UN RAGAZZO DI BORGATA”: SABATO 17 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA E DEL LIBRO DI MARIO ROSATI

Locandina Rosati-Pasolini

ED ECCO LA RECENSIONE DI SERGIO RONCI

Mario Rosati, pregevole artista (pittore, scultore, autore di murales, scenografie e monumenti di alto livello), è approdato di recente alla narrativa con Memorie di un ragazzo di borgata”. Il libro, interessante per i contenuti e scorrevole nella forma espressiva, è di carattere autobiografico. Nella prima parte dell’opera Rosati racconta dall’interno, senza infingimenti e con estrema sincerità e dignità, la vita di povertà e di miseria vissuta in alcune borgate romane a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. L’autore ricorda alcuni episodi della storia della sua famiglia e i sacrifici durissimi del padre, grande lavoratore e da lui molto amato. Rosati ricorda inoltre il suo costante amore per il disegno, in cui sin dall’inizio è riuscito ad esprimersi con grande naturalezza; le sue qualità vennero più volte segnalate alla famiglia anche dal suo maestro, che consigliò di indirizzare il ragazzo agli studi artistici. Determinante è stato poi l’incontro con Pier Paolo Pasolini, che ha segnato positivamente tutto il corso della sua vita.

Nella seconda parte del libro Rosati descrive la “battaglia” intrapresa per la realizzazione di un monumento a Pasolini, opera che lo ha visto impegnato a lungo. Il monumento che porta la sua firma, e che l’artista ha potuto portare a termine nella sua forma definitiva soltanto il 2 novembre del 2005 (a trent’anni esatti dalla morte dello scrittore), ha strappato al degrado e all’indifferenza pubblica un luogo ormai storico e che appartiene alla memoria collettiva. La prosa ha qualcosa di pittorico e risulta molto incisiva per l’uso frequente di citazioni in dialetto romanesco, che impreziosiscono il discorso conferendogli un tono fortemente realistico e una più intensa compattezza narrativa. Il racconto, come in un romanzo di formazione, descrive la crescita di Rosati come uomo e come artista (l’arrembaggio ai camion militari americani, la nascita di una coscienza politica, l’incontro con Silvana). Come leit-motiv è citata continuamente la passione dell’autore per il disegno e il delinearsi, sempre più preciso, della sua vocazione artistico-pittorica. Pregevole il materiale iconografico inserito nel volume.

RITA IS BACK IN NAPLES! Grandissimo il concerto di Rita Pavone al Teatro Augusteo. Di Nunziante Valoroso

Lo scorso 13 maggio è stato un giorno importante per tutti i fan di Rita Pavone di Napoli e del Sud Italia. Nella splendida cornice del Teatro Augusteo, nel cuore della Napoli più bella, quella di via Toledo, della Galleria e di Piazza del Plebiscito, si è tenuto il concerto napoletano della mini tournee della cantante, nata ed organizzata dopo l’uscita del suo nuovo album “Masters”, lo scorso mese di ottobre, che ha riscosso un ottimo successo di critica e pubblico. Anche io sono stato tra i fortunati spettatori dell’Augusteo, per una serata che è stata tutta all’insegna del Talento e della Musica, quella vera. Accompagnata da una band di musicisti straordinari, guidati dal bravissimo Enrico Cremonesi, Rita, unica e inimitabile, ha trasmesso energia positiva comeRITA 2014 solo lei sa fare e oggi, nel momento storico che stiamo vivendo, ne abbiamo proprio bisogno. I suoi sempreverdi non sono pezzi di nostalgia ma, come lei ha fatto notare, pezzi della vita di tutti noi. La piccola grande Rita ha iniziato con “Mi vendo” di Renato Zero, omaggio all’amico che, da ragazzo, faceva parte dei suoi Collettini, per poi continuare con intense versioni “mature” di “Alla mia età” e “Non è facile avere 18 anni” . Brividi e applausi a scena aperta hanno accolto le esibizioni di un gioiello composto da Migliacci e Bacalov come “Che m’importa del mondo” e dell’intensa “Fortissimo” di Lina Wertmuller e Bruno Canfora, pezzi di storia della musica che rimarranno per sempre di Rita, nonostante celebri ma, a mio parere, poco riuscite “cover” come quelle di Mina. La chitarra magica e sensuale del grande Fausto Mesolella, ha accompagnato la nostra in una esecuzione “recitata” di “I’ll Be Your Baby Tonight ” di Bob Dylan; Raiz si è unito a Rita per un toccante duetto con “Maruzzella” (le nostre canzoni napoletane sanno adattarsi a chi napoletano non è regalandoci sempre, come solo la grande musica sa fare, mille nuove sfaccettature); Enzo Gragnaniello ha duettato con Rita nella sua “Donna”, che scrisse per una grande come Mia Martini; e, infine, ciliegina sulla torta degli ospiti napoletani di Rita, il grande Leopoldo Mastelloni che ha cantato con lei “La Vie en Rose”. Ovviamente sono stati riproposti anche alcuni brani del nuovo CD, tra cui “I want you with me” e “Rainin’” (molto bello il video proiettato durante l’esecuzione di questo brano)… Ma, forse, il pezzo più emozionante è stato la favolosa antologia di canzoni da “Gianburrasca” con cui Rita ha non solo sdoganato in un attimo la sua Pappa col Pomodoro (a cui hanno collaborato tre premi Oscar, non dimentichiamolo, Rota, Bacalov e Anton Karas) da canzone per “bambini” a grande divertissement d’artista, ma ha anche reso omaggio a un genio come Rota, con altri brani dallo sceneggiato che spesso sono, a torto, trascurati, come “1909”, “Stasera sogno”, “Gianburrasca”. E, come per magia, al posto della Rita, grande donna, sul palco è ritornato Giannino Stoppani… solo una grande artista riesce a fare questo. E dopo altri evergreen come “Questo nostro amore”, “Amore Twist”, “Datemi un Martello” e, ovviamente “La partita di pallone”, gran finale con l’intensa “Ho tolto il makeup” e poi, tutti in piedi sotto il palco a ballare con questo scricciolo di donna, “il geghegè”. Rita come Edith, Judy, Barbra. Un dono di Dio. Grazie!

FINO A DOMENICA 18 MAGGIO IN SCENA “TUTTO SHAKESPEARE IN 90 MINUTI” AL TEATRO NINO MANFREDI (VIA DEI PALLOTTINI, 10, OSTIA LIDO-ROMA, PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI, TEL. 06.56324849, WWW.TEATRONINOMANFREDI.IT)

tutto_shakespeare in 90 minuti

PRISMA

http://associazioneclementeriva.wordpress.com;

prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati

Coordinamento redazionale: Ruggero Pianigiani

Caporedattore: Chiara Ferraro

Comunicazione grafica: Elisa Palchetti

In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Alessandro Cicchinelli, Letizia De Rosa,Stefano Faraoni, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Roberto Fraschetti, Silvia Grassi, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona,Luca Carbonara, Simona Esposito, Raffaele Iaria, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Giovanna Scatena, Nunziante Valoroso

 

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