CIAO, SILVANO

BALDINI, TOGNETTI, SCACCIAQualche giorno fa, a Salgareda, è morto improvvisamente e prematuramente, stroncato da un infarto, l’amico scrittore Silvano Tognetti. Aveva appena 50 anni: lascia la moglie Elena e due figlie, Melissa e Sara, di soli 13 e 9 anni. Lo vediamo nella foto qui sotto, tra Cinzia Baldini e Pino Scaccia, durante la sua partecipazione alla nona Festa del libro di Ostia (1-2 dicembre 2012).

Per me e per noi dell’Associazione culturale Clemente Riva, è un dolore profondo e non possiamo fare altro che abbracciare teneramente la sua famiglia e ricordarlo per il suo esempio di persona colta, riservata, dedita ai suoi affetti più cari e al lavoro. Mi regalò il suo romanzo, “Oltre oggi”, che ho apprezzato per lo stile asciutto ed essenziale e che ora conservo tra le mie cose più preziose. Ci mancherai, caro Silvano.

MANZONI E ROSMINI, “CHE COS’E’ MAI LA STORIA?”

20120520-donabbondiocarneadeSui rapporti fra storia e politica Alessandro Manzoni non aveva dubbi: la storia guida la politica, la saggezza e l’esperienza del passato ispirano l’azione e le idee di chi, nel presente, ha la responsabilità istituzionale di costruire il bene comune e il futuro sociale. Questa convinzione, Manzoni la attribuisce nel suo romanzo a don Ferrante, il marito di donna Prassede, emblema dell’erudizione e del formalismo culturale del Seicento che si guadagna l’ironia dell’autore che però nel capitolo XXVII dei Promessi sposi ci regala una autentica perla dei suoi ragionamenti: “Ma cos’è mai la storia, diceva spesso don Ferrante, senza la politica? Una guida che cammina, cammina, con nessuno dietro che impari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida”.

La citazione appare nell’ampio saggio di Rocco Pezzimenti dal titolo “Persona, società, Stato. Rosmini e i cattolici liberali”, edito da Città Nuova. L’autore, che insegna Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche alla LUMSA, a Roma, fa perno su un anno cruciale per la storia italiana ed europea (il 1848) proponendosi lo scopo di farci riscoprire, rivalutare ed apprezzare in tutta la sua modernità il grande patrimonio politico-filosofico del Cattolicesimo liberale italiano dell’Ottocento. La sua opera ha dunque il sapore del monito a noi contemporanei e del risarcimento alla memoria storica.

Pezzimenti accende i riflettori sulla firma più prestigiosa, il filosofo e teologo Antonio Rosmini (con il suo grande amico Alessandro Manzoni) ricollocandolo “in un contesto, oggi malauguratamente dimenticato, denso di figure di non secondaria importanza e che hanno ancora molto da dirci”. Qualche nome? Gioberti, Tommaseo, Luigi Taparelli D’Azeglio, Capponi, Lambruschini, Balbo. La riflessione si allarga poi all’Europa, comprendendo altri nomi come Lacordaire, Newman, Stein e tanti altri autori che messi insieme, secondo Pezzimenti, formano il pantheon della “patristica moderna”. In questa prospettiva, il Cattolicesimo liberale e risorgimentale, che rivive nel saggio come filosofico “ritratto di famiglia”, ha dato un contributo eccezionale al processo di identità e di unificazione nazionale in uno dei momenti più controversi della storia italiana: ha difeso il valore della libertà come fondamento della democrazia, ha elaborato una nuova e più dinamica visione dei rapporti fra Stato e Chiesa, ha sottolineato i diritti della persona e lo spazio invalicabile della coscienza individuale. Di conseguenza, Rosmini, Manzoni e tutti gli altri cattolici liberali hanno denunciato con forza le insidie di una morale utilitaristica, le pretese panteistiche dello Stato e le prevaricazioni del forte sui deboli e sugli umili. Per questo è auspicabile, per non dire necessario, che anche oggi la politica si lasci “guidare” con fiducia dalla storia come ci suggerisce Manzoni attraverso don Ferrante: per non ripetere quei tragici errori che avrebbero portato alle guerre, ai massacri e alle intolleranze ideologiche del Novecento. Errori di cui ancora oggi non ci siamo totalmente liberati.

OPERA DI MASSIMILIANO PROIETTI, SECONDA CLASSIFICATA ALLA PRIMA EDIZIONE DI “FUMETTOOSTIA” (29-30 MARZO 2014)

Massimiliano_Proietti (2°)

GIOVANNI PAOLO II E L’ITALIA”: UN RAPPORTO STRAORDINARIO E COINVOLGENTE

L'ITALIA DI GPIIIl prossimo 27 aprile Giovanni Paolo II (insieme a Giovanni XXIII) sarà proclamato santo. Ancora una magnifica occasione, dunque, per conoscere da vicino la smisurata grandezza storica e spirituale di Karol Wojtyla. Uno dei contributi più originali e intelligenti viene dal saggio “L’Italia di Giovanni Paolo II” di Antonio Scornajenghi, ricercatore di Storia contemporanea all’Università Roma III (Edizioni San Paolo).

In quanto vescovo di Roma, il papa è anche primate d’Italia e questo ruolo, Karol Wojtyla, non lo ha mai concepito e vissuto come una semplice “carica” in più, come se avesse solo un valore formale. E questo nonostante sia stato il primo papa non italiano dopo oltre quattro secoli di storia. Invece, per la società (oltre che la Chiesa) italiana, Giovanni Paolo II ebbe fin da subito un’attenzione vigile, costante, profonda.

In questa prospettiva sono due le linee guida indicate dal suo autorevole Magistero. Prima di tutto, il ritorno dei cattolici alle fonti bibliche, alla Persona e al Vangelo di Cristo, alle radici della Rivelazione. L’esigenza di un nuovo umanesimo cristiano pone come imprescindibile questo guardare al passato per costruire il futuro. Anzi, non si può costruire nessun futuro senza coltivare il passato come meditazione, spinta, energia, fonte d’ispirazione e base sicura di riconciliazione. Inoltre, secondo papa Wojtyla, era necessario che i cattolici rinvigorissero il proprio contributo all’edificazione di una società più aperta e più giusta, attenta ai valori della persona, della famiglia e della comunità. Invitò dunque i fedeli a rilanciare il ruolo dei credenti nella sfera sociale e politica: prima nel partito che si richiamava esplicitamente al Magistero della Chiesa e poi, dopo la diaspora della Democrazia Cristiana, nell’unità ideale attorno ai grandi valori comuni.

Anche da questo punto di vista, il suo pontificato ha voluto dare una scossa e una svolta. Nel segno del coraggio, della fiducia, dell’apertura e del dialogo. E questo con l’obiettivo ancora più alto di ridare all’Italia, rinnovata dal suo reimmergersi nelle sue radici culturali e nelle sue migliori tradizioni storiche e spirituali, un ruolo più importante in Europa e nel mondo.

L’autore svolge con grande competenza e puntualità questa “narrazione”, che ci restituisce l’immagine di un papa sempre preoccupato e sollecito verso la sua “seconda patria”. Per farci assaporare tutta l’attualità del suo messaggio.

MONUMENTS MEN” di Sergio Ronci

MONUMENTS MENMonuments men”, tratto dal best-seller omonimo di Robert M. Edsel (scritto con Bret Witter), è un film che racconta la storia vera di un gruppo di uomini non più giovani, strappati alle loro abituali attività e letteralmente “prestati” alla guerra. Durante il secondo conflitto mondiale svolsero una missione pericolosa e precisa: salvare i capolavori dell’arte occidentale dalle devastazioni della guerra e soprattutto dalle razzie dei nazisti. Erano tutti uomini colti e appassionati di arte, alcuni studiosi e docenti universitari, altri direttori o conservatori di musei. I loro nomi erano: R.E. Balfour, H. Ettlinger, W. Hancock, W. Huchthausen, J. Jaujard, L. Kirstein, R. Posey, J.J. Rorimer, G. Stout e Rose Valland. Mentre Hitler si impadroniva dell’Europa, le truppe tedesche di occupazione operavano un saccheggio sistematico di opere d’arte che venivano trasferite e nascoste in Germania. La parola saccheggio fu infatti usata in una conferenza dei comandi militari tedeschi il 6 agosto 1942 a Berlino dallo stesso maresciallo H. Goering. All’inizio il compito di questi uomini fu quello di limitare i danni alle opere d’arte causati dalla guerra, successivamente il loro incarico fu quello di recuperare i beni artistici trafugati dai nazisti e nascosti in varie località segrete della Germania. Pochi, senza mezzi, costretti ad operare in zone di guerra e in gara contro il tempo, nonostante la morte di alcuni di loro furono in grado di rintracciare opere famose (di Michelangelo, Rembrandt e Van Eyck). Il film pone l’accento sul significato del recupero: salvare il patrimonio culturale dell’Occidente che i nazisti prima rubarono e poi tentarono di distruggere alla fine della guerra. Pur essendo un film incentrato su azioni e paesaggi di guerra, l’importanza culturale dell’arte ne rappresenta il tema portante, poiché su di essa si fonda la storia delle nazioni. Di fronte a tali tematiche viene spontaneo (come accade anche nel film) porsi la seguente domanda: vale la pena morire per un’opera d’arte? Il film, ben diretto e girato in modo asciutto e senza retorica, è interpretato da un cast di grande valore. Buone la fotografia e la regia di George Clooney.

CHI DONA UN LIBRO DONA UN TESORO”

In questi mesi prima dell’estate, l’Associazione culturale Clemente Riva, che dal 2010 organizza la Festa del libro e della lettura di Ostia, rilancia la campagna “Chi dona un libro dona un tesoro”. L’obiettivo è di raccogliere libri usati (ma in buone condizioni e di tutti i tipi tranne quelli scolastici) da rimettere in circolo attraverso le tante iniziative che l’Associazione stessa prevede per i mesi estivi, appunto. E’ tradizione infatti che grazie alle vacanze e al clima più favorevole si aprono maggiori possibilità di scoprire o riscoprire il piacere antico e sempre nuovo della lettura. La campagna si rivolge a tutti coloro che, per problemi di spazio dentro casa o in seguito ad un trasloco o ad una eredità, non sanno più cosa farne di alcuni libri. Anche perché buttarli nella spazzatura, è un peccato. I volontari della “Clemente Riva” li raccolgono, li sistemano nel magazzino dell’Associazione e infine li mettono a disposizione del pubblico ad offerta libera per raccogliere fondi a sostegno di iniziative solidali di alcune Onlus del territorio. L’invito è rivolto anche a quelle Case editrici che hanno i magazzini pieni di opere invendute: l’adesione a questa campagna è un’ottima alternativa al macero. Per sostenere la Campagna, si può inviare per accordi un’email ad assclementeriva@gmail.comoppure, previa email allo stesso indirizzo, portare i libri direttamente nei nostri punti di raccolta:

1- Sede del Comitato di quartiere Ostia Nord (Parco Clemente Riva, via delle Baleniere, 240, ogni martedì dalle 18.30 alle 20); 2- Falegnameria “Bertolini” (via Bertolini, 14c, Ostia Lido); 3- Negozio “Interdomus” (via Diego Simonetti, 40, Ostia Lido).

Per informazioni, approfondimenti e contatti, ecco i nostri riferimenti: http://associazioneclementeriva.wordpress.com, http://festadellibrodiostia.wordpress.com, più le pagine Facebook di “Associazione culturale Clemente Riva”, “Festa del libro e della lettura di Ostia” e “Prisma”.

 

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