“IL CIRCO DEGLI UOMINI”. S’INTITOLA COSI’ LA RACCOLTA DI RACCONTI FIRMATA DA LUCA CARBONARA PER CULTURA E DINTORNI EDITORE

Si respira un’aria di inevitabile tragedia ma anche di insopprimibile speranza nell’ultimo libro di Luca Carbonara, poliedrica figura di poeta, scrittore, editore e giornalista profondamente innamorato dei valori della cultura e della lettura. Il libro s’intitola “Il circo degli uomini” ed è una raccolta di ventiquattro racconti pubblicata da Cultura e Dintorni Editore (con prefazione di Alfonso Cardamone e postfazione di Walter Mauro). Racconti brevi e densi, che vedono la luce dopo lunghi anni di “sosta” nel buio di un cassetto o nel vicolo cieco di una pennetta per il computer. Da qui, forse, da questa scelta (non sappiamo se obbligata o voluta) di scriverli e non pubblicarli subito, il loro sapore “arcaico” e attualissimo, ironico e malinconico.

Il circo degli uominiTale complessità di umori (e di temi) impone che questi racconti vadano letti più volte, per assaporarne fino in fondo tutta la ricchezza espressiva e comunicativa. Non c’è un filo conduttore che li colleghi dal punto di vista narrativo, questi racconti, se non lo stile raffinato e la preziosità della scelta lessicale. Un impasto linguistico di altissimo livello, che non sfocia mai nella leziosità di certa prosa d’arte ma che attraverso snodi e strutture di tipo cinematografico viene messo al servizio di un sentimento della vita quanto mai misterioso e ambivalente. Non a caso l’autore mette i suoi racconti sotto la “protezione” di una citazione d’apertura tratta dal “Visconte dimezzato” di Italo Calvino: “… e io rimasi qui, in questo nostro mondo pieno di responsabilità e di fuochi fatui”.

I racconti sono tutti belli e tutti importanti, ma ne scelgo un paio che mi sembrano emblematici dell’intera raccolta. Il primo s’intitola “L’autobus” e qui l’autore immagina un autobus nuovo di zecca che, parcheggiato in un piazzale assolato ma ancora senza autista, “carica” dentro di sé prima un ragazzo di nome Federico e poi, gradualmente, passeggeri di ogni età e condizione sociale. In breve, l’autobus finisce con l’accogliere un variopinto campionario di umanità, “un microcosmo strappato all’universo infinito”. Finalmente l’autista arriva e il mezzo può partire ma ormai gonfio di passeggeri, di impazienza e di polemiche, di respiri che s’intrecciano e di squilli di cellulare che sembrano chiamarsi l’uno con l’altro. Finché, poco prima del capolinea, Federico assiste al gioco di magia di un oscuro passeggero…

Nell’altro racconto, che s’intitola “Mani”, troviamo un altro mezzo di trasporto: il treno. Ma stavolta a salire sono soltanto un ragazzo, che l’autore chiama F. (lo stesso Federico?) e una ragazza: “F. vide l’Africa negli occhi della ragazza, prima ancora che nel colore della sua pelle, sentì i profumi e gli aromi”. I due – soli nella carrozza vuota – si lasciano dopo solo un lievo contatto, dopo qualche briciola di parole…

Come dire: la vita è viaggio, è incontro, è scoperta. Fino al capolinea, o all’ultima fermata, può succedere di tutto e di più. La vita è rischio, avventura, passione, inquietudine, caleidoscopio. Una miscela indefinibile di sentimenti che troviamo sciolti nello stile cristallino e personalissimo di Luca Carbonara.

NO EAP (di Roberto Fraschetti)

Sembra facile, lo so. Sembra che uno si sia beccato la sua piccolissima quota di posto al sole e poi, col petto gonfio e il mento all’insù, si metta a dar lezioni su cosa è bene fare e cosa no.

Lo dico fin da subito: la fase dello scrittore vagabondo l’ho battuta anche io. La fase in cui inviavo manoscritti a destra e a manca senza ottenere risposte. Sì perché le case editrici non si degnano di rispondere. Sui loro blog e siti è scritto chiaramente: ”Se entro sei mesi non riceverete risposte…”. Così, rabbioso e convinto, ho cominciato a battere la via del fai da te. Oggi si chiama Self Publishing e va di moda grazie alle piattaforme informatiche. Nel 2000 quando iniziai l’auto- pubblicazione era solo un’idea per ribelli decisi a non farsi spennare dai finti editori. Questo per mettere in chiaro una cosa: l’auto-pubblicazione (iI self publishing… ma preferisco l’italiano) ha un senso. Ti rende libero di vincoli contrattuali e (perché no) felice. L’editoria a pagamento ti gratifica fino a che non scopri l’inganno. E questo avviene in genere dopo pochi mesi dalla pubblicazione. Il primo è un tentativo di raccontare attraverso la scrittura le proprie esperienza consapevole, da subito, che non raggiungerò mai il milione di copie vendute. Con l’ EaP invece si viene ingannati (da subito) con la possibilità delle migliaia di copie vendute e il nobel all’orizzonte.

Ma dov’è il problema? Persino Gadda e Moravia iniziarono come autori Aps, autori a proprie spese (o EaP – editoria a pagamento) secondo l’acronimo escogitato da Eco nel Pendolo di Foucault”.

Questa è la frase che mi sento ripetere ogni volta che mi imbatto in un editore a pagamento. Ormai sembra essere diventato il manifesto celebrativo di questa assurda attività italica e non. Quando iniziai la mia avventura nel mondo dell’editoria non mi sarei mai aspettato di trovare certe situazioni a dir poco assurde. Negli Stati Uniti è chiamata con il suo nome, è Vanity Press e trascina nel suo vortice centinaia e centinaia di scrittori ogni anno, di cui solo una parte ci cade per ingenuità. La stragrande maggioranza degli autori (o presunti tali) lo fa per il puro piacere di vedere il proprio nome stampato su una copertina e sono disposti a sborsare cifre che vanno dai 1000€ in su (fino a cifre folli come i 7000€).

Il jolly che gli editori senza scrupoli calano sul tavolo da gioco quando si trovano davanti l’ennesimo pollo da spennare è il solleticamento della vanità. Arma letale infallibile, che fa leva sulle menti più irresolute e impressionabili e su quelle semplicemente vanitose.

Lo scrittore esordiente, che mediamente ha un ego immenso ed è fermamente convinto di essere migliore di tutti gli altri scrittori sulla piazza, si scioglie come uno zuccherino quando sente l’editore elencare le sue qualità che al confronto Manzoni era un pivello. L’esordiente cede e non resiste a un editore (squalo?) che gli scrive: “…la nitidezza, la fluidità del testo, la complessità (semplicità) della trama, la leggerezza (profondità) del messaggio ci hanno convinti di avere a che fare con un testo originale e in grado di scalare le classifiche dei best-seller”.
Ci sono molti buoni motivi per NON pubblicare a pagamento. Molti pseudo-autori che pubblicano sborsando denaro sono convinti che questo sia il primo passo verso il successo. Pensano che con un investimento iniziale (anche abnorme) possano poi farsi notare da qualche editore: “se il mio manoscritto rimane chiuso in un cassetto chi mai potrà notarlo? Almeno così gira, vede la luce, qualcuno lo legge!” Questo è il ragionamento più frequente che formulano gli aspiranti scrittori. Purtroppo, è completamente sbagliato e sconclusionato.

Pensare che una casa editrice medio-grande che riceve centinaia di manoscritti possa andare a frugare tra le pubblicazioni altrui (a pagamento, tra l’altro) alla ricerca di un possibile Grande Capolavoro, sembra davvero un’assurdità.

C’è da dire che la stragrande maggioranza degli editori a pagamento non fa assolutamente nulla per sradicare questo concetto errato dalla mente degli aspiranti scrittori; anzi, fanno l’esatto opposto. E’ la norma leggere cose del tipo: “A un manoscritto chiuso in un cassetto non può succedere nulla, a un libro pubblicato può accadere qualunque cosa”.

A questa battuta seguirà il seguente piagnisteo: ”Purtroppo, però, l’editore è piccolo, l’editoria italiana è spietata, il mercato è in crisi, il lettore scarseggia, la concorrenza (inclusa la TV) è sempre più aggressiva. Insomma, il mondo sembra aver preso di mira l’editoria e io, piccolo ma valoroso editore, non posso fare altro che chiederti di contribuire alla realizzazione del progetto. Come? Naturalmente contribuendo alle spese di stampa. Con l’acquisto di un esiguo numero di copie (numero che varia dalle 150 alle 300) potrai aiutare questo povero diavolo dell’editore a coprire quelle terribili spese di stampa, di apposizione del codice isbn, dell’editing (quale editing? Io in libri di editori a pagamento ho trovato cose come “qual’è”, “un’altro” e altre amenità simili), del grafico (quelle clip art di Office sono carissime), etc”.

L’autore, ovviamente, sborsa. Perché non è giusto che l’editore si accolli tutte le spese, non è giusto che lui, autore, non contribuisca alla nascita della sua opera, perché è così che si fa, perché nessuno al mondo ti da niente per niente. Questo è un altro concetto che viene inculcato nella testa agli sprovveduti dagli editori a pagamento. Così il mestiere dell’editore si trasforma: da imprenditore che investe il proprio capitale sull’autore che decide di pubblicare a imbonitore.
Va detto per amore di verità che non tutti gli editori che chiedono contributi sono così. Ci sono editori seri, che lavorano bene, con impegno, che promuovono, che fanno editing, che distribuiscono. Chiedono contributi per una loro scelta – condivisibile o meno, ma lavorano bene. Al contrario, gli imbonitori inventano ogni giorno nuovi mezzi. I concorsi diventano il tramite principale e che servono solo a proporre ai partecipanti una pubblicazione a pagamento. Questi pseudo editori contano oltre mille titoli l’anno. L’autore è dunque obbligato ad acquistare un certo numero di copie al prezzo di copertina. L’editore incassa e con i costi bassi del digitale ne spende un quarto per la stampa. Il resto è guadagno visto che gli editori spesso non stampano altre copie, anche se previsto dal contratto, non distribuiscono, non fanno editing. Persino la quarta di copertina se la deve scrivere l’autore!

Ma come fanno a sopravvivere gli editori se non si fanno pagare? Molto semplice: vendendo. Ci sono editori che da anni vanno avanti pubblicando senza alcun contributo di nessun genere. Se esistono significa che guadagnano abbastanza da coprire le spese e guadagnarci sopra.
Un altro buon motivo per non pagare l’editore è che i distributori nazionali (quelli “grandi”) non distribuiscono editori a pagamento e i recensori professionisti scartano a priori i libri pubblicati con contributo. E’ inutile nascondersi: l’editoria a pagamento, danneggia tutti quanti. Autori, editori seri, imprenditori, pubblico e per ultima (sigh) la cultura.

Mai, all’autore esordiente, balena l’idea che forse è lui a non saper scrivere e a non meritare la pubblicazione. Ed ecco quindi che appena arriva la proposta a pagamento, qualunque sia la cifra, lui la sborsa: finalmente qualcuno che apprezza il suo genio, che capisce la sua bravura, che non ha paura di sfidare il Sistema e chi lo comanda! Finalmente l’autore riesce a batterlo, il Sistema!

Ma per favore. C’è un solo modo per battersi con il Sistema: pubblicare senza contributo o aggirarsi il ricatto attraverso l’auto-pubblicazione. “Entra gratis nella cultura” potrebbe essere lo slogan per aggirare il Sistema creato ad arte. Come un acquario pieno di squali che hanno come fine il profitto… dove la cultura ha il suo prezzo… di copertina.

E a questo punto, se posso, se è gradito, in punta di piedi, agli aspiranti scrittori vorrei dare un consiglio: non arrendetevi. Dare dei soldi a un editore che non vi garantirà alcuna distribuzione, né promozione, né visibilità; pagare un signore che sta lì a rastrellare tutto ciò che gli altri non hanno voluto pubblicare; finanziare un gruppo di tipografi mascherati da editori che lucrano sui sogni dei giovani autori e che non dicono no a nessuno, a patto che abbia due o tremila euro da buttar via… beh, questo vuol dire arrendersi. Non arrendersi, invece, vuol dire ripensare a ciò che si è scritto. Riconsiderarlo. Mettersi in discussione. E ritornare alla carica.

E’ la via più difficile, ma è l’unica che paga. L’altra no, non paga. Anzi, chiede un dazio enorme.

Chissà Gadda e Moravia cosa direbbero…se potessero….

CHI E’ ROBERTO FRASCHETTI (Classe 1962. Romano. geodog@libero.it; Blog: robertofraschetti@blogspot.com)

ROBERTO FRASCHETTI§ Nel luglio del 2009 ha abbandonato un lavoro in banca per dedicarsi completamente alla scrittura. Laureatosi in Scienze Politiche, durante la prima repubblica, ha subito numerosi tentativi di ricatti da parte di case editrici a pagamento, per altro sempre rifiutati.

§Nel 2001 pubblica: Valle di Luna ed. Serarcangeli, ambientato nel deserto della Giordania.

§Nel 2003 pubblica: Stella del Sud, ed Affabulazione, libro di viaggio in cui narra gli incontri con personaggi del vasto e variegato continente latino americano.

§Nel 2006 dopo un soggiorno di sei mesi in sud America pubblica VivaMiguel, ed Affabulazione, libro ambientato nella foresta Amazzonica.

§Nel 2005/06, in seguito ai suoi numerosi viaggi, è stato invitato in Perù, alla “Semana de la Cultura Italiana nel mondo” come autore straniero.

§Nel 2007 pubblica per Affabulazione Nera delle dune ambientato nella Libia degli anni ’30 occupata dai fascisti.

§Nel 2007 e nel 2008 ha tenuto corsi di narrativa gratuiti nelle scuole del XIII municipio.

ROBERTO FRASCHETTI copertina tabacco1§Nel 2011 a seguito di un lungo viaggio nel continente latino americano e dopo aver trascorso due mesi a Cuba, pubblica Tabacco – il primo di quattro volumi sulla saga dei Gutierrez – Chinaski editore.

§Da diversi anni segue e insegue l’idea di un progetto di editoria sociale.

L’ORATORIO DEI GENITORI DELLA CHIESA DI S.MONICA AD OSTIA LIDO FESTEGGIA DIECI ANNI DI VITA E METTE IN SCENA NEL TEATRO DELLA PARROCCHIA UNA DIVERTENTE COMMEDIA ISPIRATA A EDUARDO DE FILIPPO. I FONDI RACCOLTI SONO DESTINATI AL CENTRO PER LA VITA DI OSTIA.

Locandina Teatro 6

PRISMA

http://associazioneclementeriva.wordpress.com; prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati

Coordinamento redazionale: Ruggero Pianigiani

Caporedattore: Chiara Ferraro

In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Letizia De Rosa, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Roberto Fraschetti, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona, Luca Carbonara, Simona Esposito, Raffaele Iaria, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Giovanna Scatena, Nunziante Valoroso

NUMERO ISCRITTI: 693.

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