NEL SEGNO DEL SESSANTOTTO

La complessa e sempre discussa stagione del Sessantotto rivive nelle quattrocento pagine del secondo romanzo di John Corago, docente universitario che ha pubblicato, oltre a libri su temi storici e filosofico-politici, il romanzo “Dar vita a una vita” (Jaca Book). Questo s’intitola “Brussel. Bruxelles. 1968” ed è edito da Cantagalli.

john corago copertinaAmbientato a Bruges, in Belgio, racconta la storia d’amore fra due ragazzi, il siciliano Nico e la viennese Karin, nel contesto delle lotte studentesche e operaie che hanno infiammato uno degli anni più famosi del secolo scorso. Un anno segnato da contestazioni, desideri e sogni, ma anche da schematismi ideologici, intolleranze e contraddizioni. Un clima arroventato e febbrile che rivive appunto in questo romanzo storico, sorretto da una narrazione lineare e ricca di dialoghi. Sullo sfondo, l’emigrazione di una famiglia siciliana (il padre di Nico, Carmelo, è un cattolico comunista) nel Nord Europa, visto come un’America più vicina dove vive la speranza di trovare nel buio di una miniera una piccola luce di futuro.

Con il suo vento di novità, il Sessantotto coinvolge e travolge i protagonisti – studenti e operai – costringendoli a prendere posizione nei confronti della Storia che avanza e pretende cambiamenti radicali in ogni angolo del vivere civile. Un romanzo dunque attualissimo, che ci pone domande ancora valide e decisive: il Sessantotto è stato capito o tradito? Ha segnato una svolta nel cammino del rinnovamento politico-sociale o ha solo sdoganato parolacce e facili costumi? Il romanzo di John Corago ci aiuta a rispondere da una prospettiva inedita e originale, che fa giustizia di tanti schematismi e pregiudizi, ma senza “addolcire la pillola”. E in questo modo ci aiuta anche a fare luce sul nostro ruolo nel presente.

UNA GIORNATA…” DI MONICA CARDARELLI, SOVERA EDIZIONI. ECCO LA POSTFAZIONE

copertina Monica CardarelliDa sempre il mistero del Tempo attira la riflessione di noi esseri umani: non solo i grandi filosofi e scrittori (da sant’Agostino a Jean-Paul Sartre), ma anche le persone comuni, la gente semplice, chiunque sia chiamato a calpestare la superficie di questo pianeta scagliato nel buio dell’universo.

Raccontando una giornata qualsiasi (ma esistono davvero “giornate qualsiasi”?) del suo protagonista, Bruno, “seduto al tavolo di un caffè” e alle prese con un difficile crocevia esistenziale, Monica Cardarelli ci regala un pezzo della sua esperienza umana e letteraria: il Tempo è e resta un enigma, un buco nero, ma qualcosa possiamo farlo per non caderci dentro. Mai pretendere di arrivare prima di Lui, ad esempio: tanto ci batterà sempre. Non pretendere di fermarlo, ma viverlo goccia a goccia. Impegnarsi affinché non esistano mai “giornate qualsiasi”, buttate via…

Non sono considerazioni da poco. Ma “Una giornata” è un racconto, non una speculazione filosofica. Ci fa toccare il cuore di tante nostre contraddizioni: vogliamo la vita ma non sappiamo riempirla di contenuti e di valori, vogliamo più tempo per le nostre attività e per i nostri obiettivi e non ci accorgiamo di quanto ne sprechiamo, di tempo, dandogli un senso numerico e calendaristico, invece che morale e spirituale. Nella “giornata” di Bruno possiamo riconoscerci tutti, magari con in testa le note di “A day in the life” dei Beatles. E’ nostra quella sua fatica di vivere che non ti aiuta a ingoiare le delusioni e le amarezze, quel gusto semivuoto che a volte ti lascia senza fiato se le tue certezze, affettive e lavorative, vacillano: se la routine ti assale e tu non sai dove nasconderti.

Come Bruno, non siamo meccanismi perfetti e ogni tanto abbiamo bisogno di “riaggiustarci”. Magari lasciandoci plasmare dagli altri. O alleandosi con il Tempo. Che significa riprendere in mano la Sua clessidra e riscoprire la bellezza della sabbia quotidiana, la carnalità dei sogni, il magistero della sofferenza, il coraggio delle proprie responsabilità e delle proprie scelte.

La prima volta che ho bevuto una tazza di caffè dopo aver letto “Una giornata”, ho pensato a tutto questo…

DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE, I RACCONTI DI “GINO IL BAGNINO” DI RUGGERO PIANIGIANI ILLUSTRATI DALL’ARTISTA MARIO ROSATI E CON LA PREFAZIONE DI SALVATORE SPOTO. ECCO LA POSTFAZIONE

Caro Ruggero, caro Mario,

GINOILBAGNINOtrenel superattico dei miei ricordi, la “vostra” storia inizia una sera d’estate del 2011. Presso il Pontile di Ostia, nell’ambito dell’annuale manifestazione socio-culturale “Approdo alla lettura”, si sta svolgendo la cerimonia di consegna dei premi e degli attestati ai finalisti della quarta edizione del Premio nazionale di letteratura per inediti “Massimo Di Somma”, che mi vede coinvolto nel ruolo di presidente della giuria. Fra i partecipanti ci sei anche tu, caro Ruggero, con i racconti di “Gino il bagnino”. L’opera ottiene una Menzione speciale con questa motivazione che mi piace ricordare integralmente:

Animati da una scrittura veloce e ricca di immagini, i racconti di ‘Gino il bagnino’ colpiscono per la loro sostanza umana e morale, per la sincerità dell’ispirazione e per la ricostruzione realistica dei dialoghi, dei personaggi e delle atmosfere: rievocano la nostalgia di un passato favoloso ma sempre carico di suggestioni e di insegnamenti. Pubblicati con adeguate illustrazioni, possono diventare un ottimo testo di letteratura per ragazzi”.

Forse mai motivazione di giuria è stata così “profetica”. AlleGINOILBAGNINOsette “adeguate illustrazioni” hai poi pensato tu, caro Mario, artista geniale e umanissimo, coinvolto da Ruggero e da me in questo fantastico progetto. Ne è nato un ciclo di opere pittoriche di squisita bellezza che hanno dato colore e movimento ai racconti: la letteratura ispira l’arte e l’arte illumina la letteratura, in una straordinaria simbiosi creativa di cui questo libro è una testimonianza preziosa.

Baciati dal sole d’estate, Gino e i suoi ragazzi “vivono” sulla spiaggia di Ostia, ma potremmo riconoscerli in qualunque altra parte del mondo. Sono personaggi unici e universali al tempo stesso. Così le loro storie, le loro avventure: hanno il sapore delle cose che nascono nel tempo ma che poi lo superano, entrando in una dimensione “altra”, quella della poesia, fatta di parole e, qui, anche di segni e di forme.

In questa edizione rinnovata e ampliata rispetto a quella presentata al Premio “Massimo Di Somma” nel 2011, “Gino il bagnino” è destinato davvero a diventare un classico della letteratura per ragazzi, un libro atteso a braccia aperte sui banchi di scuola, un amico di carta e di colori che accompagnerà la crescita di tante generazioni di lettori…

WALT DISNEY, ITALIANO D’ADOZIONE di Nunziante Valoroso

waltÈ il documentario che aspettavamo da tempo in molti, ed è arrivato al momento giusto. Un’opera che propone non una biografia di Walt Disney (come ne sono state scritte molte ultimamente, alcune anche francamente offensive e presuntuose nel giudicare l’uomo Disney) ma un viaggio nelle emozioni che l’opera di una delle figure più importanti del Novecento ha suscitato e suscita nel pubblico, nello specifico il pubblico italiano. Sì, perché, diciamolo a chiare lettere, Walt Disney è stato un autentico “europeo” ed italiano d’adozione. La gran parte delle sue produzioni animate si svolge in location europee (l’amatissima Londra, ad esempio) e Walt in persona seguiva con attenzione ed affetto la diffusione delle sue opere all’estero, vuoi sulla carta stampata, vuoi nelle sale cinematografiche. Oggi il nome Disney rischia sempre più di venir confuso con un qualsiasi brand da vendere e il regista e giornalista Marco Spagnoli, in questa sua nuova opera intitolata appropriatamente Walt Disney e l’Italia: una storia d’amore, desidera soprattutto ricordare che Walt era una persona vera, non un marchio: un signore sorridente che, dagli schermi televisivi (anche in Italia fin dal 1958), ogni settimana, nel leggendario programma Disneyland ci faceva entrare nel suo ufficio ed apriva un libro di fiabe, oppure ci portava in giro per i suoi studios mostrandoci il lavoro dei collaboratori oppure, ed era una vera festa, scendeva nei sotterranei degli studi ed intrecciava deliziosi duetti con lo specchio magico di Biancaneve. Il documentario alterna sapientemente, con un montaggio accorto ed accattivante, opera di Jacopo Reale, brani di repertorio dell’Istituto Luce e della Rai (vediamo Walt con la moglie Lilly ad una serata di gala nel 1935 al cinema Barberini a Roma, oppure in gondola a Venezia, durante la Mostra del Cinema) con interviste sia d’archivio sia nuove a personaggi della cultura ed attori di oggi che sono stati toccati, ciascuno in maniera personalissima, dalla magia di Walt Disney. E, ascoltando le varie testimonianze, lo spettatore non potrà non lasciarsi trasportare dai ricordi personali e trovare più di un punto di contatto con quanto raccontato dagli intervistati. Ecco allora, tra gli altri, Edoardo Bennato raccontarci della sua visione al cinema con i genitori de Le avventure di Peter Pan (visione da cui è scaturito l’album Sono solo canzonette); Bruno Bozzetto ricordare con affetto e stima quanto il suo lavoro debba alle straordinarie intuizioni di Walt; Fausto Brizzi ed Enzo d’Alò che ci regalano delle interessanti notazioni sul Disney uomo di cinema; Giacomo Scarpelli, figlio dello sceneggiatore Age, che ricorda il suo incontro da bambino con Walt ad Hollywood; Luca Ward che ci racconta di come fosse un evento il film Disney proiettato nei cinema italiani a Natale e Pasqua. Un posto speciale è riservato ai doppiatori dell’ultimo blockbuster Disney, Frozen, il regno di ghiaccio:Enrico Brignano (voce del pupazzo Olaf) e la dolcissima Serena Autieri (voce della Regina Elsa) che funge da narratrice di alcune parti del commento che appaiono magicamente sullo schermo, scritte alla maniera dei libri miniati che tante volte abbiamo visto aprire all’inizio di Biancaneve o Cenerentola. Molti dei “vip” intervistati ricordano con affetto la lettura del mitico Topolino di Mondadori, e ci sono anche interviste d’annata ai grandi Romano Scarpa e Giorgio Cavazzano. Personalmente però ritengo che il clou del film siano le due interviste degli anni ’60 fatte a Walt in persona (una allo zoo di Torino nel 1961 da Carlo Mazzarella, l’altra nei suoi studios e doppiata in italiano) e l’affettuoso ricordo dei doppiaggi italiani realizzati da Roberto de Leonardis per le produzioni disneyane: intervistato da Spagnoli, il figlio di Roberto, Roy, ci racconta di come Romeo, il gatto degli Aristogatti, fosse stato trasformato dal padre dall’irlandese che era in originale a romano nella nostra versione (indimenticabile la voce di Renzo Montagnani), contribuendo non poco alla popolarità nostrana della pellicola. De Leonardis è tutt’ora l’unico rappresentante del doppiaggio Disney al mondo ad essere stato premiato con il prestigioso Disney Legend, che la Disney Company assegna a coloro che hanno dato lustro nel corso degli anni alla società. Il premio gli fu consegnato, postumo, nel 1997, in una cerimonia tenutasi a Disneyland Paris in onore delle Disney Legends europee. Altri italiani insigniti in quello stesso anno del prestigioso trofeo sono stati Antonio Bertini (presidente storico della Creazioni Walt Disney S.p.A.), Gaudenzio Capelli e Mario Gentilini (entrambi direttori storici della testata Topolino) e Arnoldo Mondadori, l’editore che forse più di tutti ha reso le pubblicazioni Disney dei veri pezzi da biblioteca, tanto che molti libri disneyani originali editi dalla sua casa sono stati tradotti dall’italiano in inglese, francese e spagnolo (si pensi soltanto alla famosa Enciclopedia Disney e al Manuale delle Giovani Marmotte). Un contributo fondamentale alla produzione del documentario è stato dato poi da Vincenzo Mollica che non solo funge da narratore (presentandosi nei panni del suo famoso alter ego disneyano Vincenzo Paperica, disegnato da Cavazzano) ma è presente nel filmato nella celebre intervista che Federico Fellini gli concesse in occasione dei 50 anni di Biancaneve e i sette nani. Il nostro grande regista si divertì a ricordare quali aspetti del lungometraggio lo avessero colpito di più e di come, invitato a Disneyland da Walt in occasione della consegna dell’Oscar per La Strada, Disney stesso lo accogliesse all’ingresso del parco dirigendo allegramente la banda della Main Street che suonava il tema di Gelsomina dal film. Ciliegina sulla torta dell’intervista alcune sequenze di Biancaneve, visibili per la prima volta su grande schermo in alta definizione. La brillante produzione di David Moscato per la Kobalt Entertainment, che ha lavorato in tandem con la Disney stessa, fanno di Walt Disney e l’Italia: una storia d’amore uno spettacolo imperdibile ed affascinante, degno “prologo” alla presentazione italiana del film Saving Mr. Banks, che sarà nelle nostre sale dal 20 febbraio prossimo e ci racconterà l’avvincente “scontro-incontro” tra Walt Disney e Pamela Travers, autrice di Mary Poppins, dai cui lavori Walt trasse uno dei suoi più grandi capolavori. Walt e Pamela sono interpretati rispettivamente da Tom Hanks ed Emma Thompson che, una volta di più, hanno saputo superare se stessi. Il documentario sarà proiettato, invece, in esclusiva nelle sale del circuito The Space, il 10, 11 e 12 febbraio, quale parte della programmazione The Space Extra e verrà in seguito diffuso sulla Rai e sui canali Sky.

SERVIZI EDITORIALI PER SOSTENERE LA “CLEMENTE RIVA” DI OSTIA

Narratori, poeti, giornalisti, blogger: chiunque abbia familiarità, passione e interesse per la scrittura e l’editoria, può rivolgersi all’Associazione culturale “Clemente Riva” di Ostia per chiedere consulenze, supervisioni, lavori di editing, prefazioni, recensioni, contatti con la stampa e presentazioni di libri.

A chi usufruisce di questi servizi si chiede un’offerta libera da donare all’Associazione stessa per sostenere le sue attività in favore della promozione culturale e della circolazione dei libri. Per informazioni e contatti: assclementeriva@gmail.com, g.maritati@tiscali.it. In ogni caso, a chiunque voglia aiutarci, anche con un piccolo contributo, ricordiamo il nostro Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461.

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