LA TEORIA DEL QUARTO NONNO

Da tempo sono convinto che la nostra vera data di nascita non sia quella che troviamo nei documenti d’identità. Lì c’è la data della nostra nascita fisica, che NONNIsegna l’abbandono dopo nove mesi del grembo materno: data importantissima, ma forse non fondamentale, per segnare il nostro primo apparire sul palcoscenico del mondo. Mi sembra più profondamente vera, come data di nascita di ciascuno di noi, quella del nonno più giovane, del “quarto nonno”: il nonno nato per ultimo rispetto agli altri tre. E’ un fatto simbolico, ovviamente. Eppure mi piace pensare di essere “nato” realmente nell’istante esatto in cui il quarto nonno ha diffuso nell’atmosfera terrestre il suo primo vagito.

Perché? Faccio l’esempio che riguarda i miei nonni, tutti salentini. L’anno “vero” della mia nascita è il 1895, quando venne al mondo il mio nonno paterno, Raffaele. A quel tempo, la mia nonna paterna, Maria, era una bimbetta di appena quattro anni, mentre il mio nonno materno, Donato, era già un ragazzo di 19 anni e la mia nonna materna, Vita Maria, aveva dieci anni. Nel 1895, c’erano sulla faccia della Terra quattro persone che avrebbero intrecciato i fili delle loro esistenze, dando vita alla mia quasi settant’anni dopo! E’ un’emozione per me grandissima, e per due motivi. Prima di tutto, perché i nonni ci danno il giusto rapporto con il passato, con le nostre radici: i genitori sono troppo “vicini”, i bisnonni troppo “lontani”. E poi perché quell’anno “dice” qualcosa di me.

Sono andato a sfogliare la memoria dei miei studi e qualche libro di storia, per vedere che proprio in quell’anno i fratelli Lumière hanno inventato il cinema. Non solo. In quell’anno sono stati pubblicati alcuni libri che amo molto insieme ai rispettivi autori: “Piccolo mondo antico” di Antonio Fogazzaro, “I misteri della jungla nera” di Emilio Salgari, il secondo “Libro della giungla” di Rudyard Kipling, “La macchina del tempo” di H.G. Wells, “La follia di Almayer” di Joseph Conrad. E poi, la messa in scena de “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde e, in Francia, l’ingiusta condanna di Alfred Dreyfus, l’ufficiale ebreo accusato di spionaggio, che avrebbe scatenato un’ondata feroce di intolleranza antisemita e ispirato il celebre “J’accuse…!” di Emile Zola. Potrei ricordare tanti altri fatti e personaggi, ma in questa manciata di ricordi c’è già quasi tutto il mio mondo! L’amore per la letteratura, la passione per il cinema e il teatro, l’adesione alla fede cristiana, il rispetto per gli altri orientamenti sessuali e religiosi, il gusto per le storie fantastiche e fantascientifiche.

Sono nato nel 1895, dunque, quando tre bambini e un ragazzo respiravano l’aria di quel Salento arcaico e favolistico dove affonda le radici la mia identità di figlio della globalizzazione del XXI secolo.

SARAH CAMPI, LA CONFERMA DI UN TALENTO

Ha presentato il suo primo romanzo, “Prigione di luci”, alla terza Festa del libro e della lettura di Ostia. Era il novembre del 2010 e a soli 16 anni aveva esordito con grande successo nel mondo della letteratura. Parliamo di Sarah Campi, giovanissimo talento che ora trova conferma alla sua seconda prova: un altro romanzo fantasy che continua la saga avviata con “Prigione di luci” e che s’intitola “Fuoco liquido”.E’ un’opera fantasiosa e appassionante, SARAH Fuoco Liquido - copertinascritta con un linguaggio cristallino e uno stile che coinvolge già alle prime pagine. Si rivolge agli amanti del genere naturalmente, ma soprattutto agli adolescenti che vanno dai 13 ai 17 anni: l’età dei sogni e delle avventure, delle grandi speranze, della costruzione dell’io, di quando gettiamo le fondamenta di un futuro che speriamo ricco di pace e di amore. Dopo un veloce riassunto della trama contenuta nel primo romanzo, torniamo a seguire le avventure dei protagonisti, Kallwen e Samire, il giovaneSARAH FOTO elfo guerriero e la ragazza umana. Insieme cercano le risposte di cui hanno assolutamente bisogno: il Consiglio dei Dodici è stato convocato e, presto, gli elfi che lo compongono scioglieranno i loro dubbi. Come mai Samire, una ragazza umana, ha dentro di sé uno dei quattro poteri Bianchi? Dove sono finiti gli altri tre poteri Bianchi, fonte della forza motrice del mondo? Ma soprattutto: qual è il destino della loro contrastata e incredibile storia d’amore? Gli sviluppi sono imprevedibili e i colpi di scena non si fanno attendere… Stupisce favorevolmente il lettore, in un’autrice così giovane, la capacità di tenerne sempre vivo l’interesse. Senza mai cadere nella banalità o nel facile effetto.

Ancora un’osservazione. Sulla quarta di copertina è stampigliato il logo “Arcipelago SCEC”. Si tratta di un progetto sociale che intende ridare valore alla nostra moneta ed alla comunità locale. Per informazioni: http://scecservice.org.

DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE PRESSO CULTURA E DINTORNI EDITORE IL ROMANZO DI SIMONA ESPOSITO “LE VOCI DI LONDRA”. ECCO LA PREFAZIONE

Un vortice di avventure e di emozioni ci viene incontro in questo avvincente romanzo, “Le voci di Londra”, di Simona Esposito. Grazie alla sua penna colta ed elegante, veniamo trasportati a Venezia durante i primi anni del Settecento. Nella splendida città lagunare nasce Faustina Bordoni, mentre nella bella e raffinata Parma viene al mondo Francesca Cuzzoni: due donne diversissime per personalità e temperamento artistico, destinate però a diventare le più grandi virtuose di canto della loro epoca fascinosa e tormentata. Ma sarà nell’immensa Londra che i loro destini artistici e umani verranno ad incrociarsi, all’ombra di un genio assoluto della musica, Georg Friedrich Haendel, che sta gettando le basi della più ambiziosa e dispendiosa impresa teatrale di tutti i tempi. “Le voci di Londra” è la storia miracolosa ed ammaliante di questa memorabile impresa, ma è soprattutto la storia di tre vite che hanno affidato alla musica, al teatro e all’arte la cifra più profonda della loro inquieta e complessa umanità…

Le voci di Londra” ha già avuto un giusto riconoscimento di livello nazionale. Il romanzo infatti si è classificato secondo alla quinta edizione del Premio letterario nazionale per inediti “Massimo Di Somma”, organizzato dalla manifestazione socio-culturale “Approdo alla lettura” con la collaborazione dell’Associazione “Clemente Riva”, che ne esprime la giuria, composta da poeti, scrittori e giornalisti impegnati come volontari nell’Associazione stessa. La serata finale si è svolta presso il Pontile di Ostia il 4 settembre del 2012. Ecco la motivazione ufficiale della giuria:

Ambientato in uno spumeggiante Settecento artistico e musicale, fra Venezia e l’Europa, il romanzo restituisce la magia e il sapore di un’epoca che ancora ci affascina. L’ambientazione evocativa e i dialoghi brillanti lo rendono molto accattivante e ricco di immaginazione, di grande impatto emotivo e sicuramente molto scorrevole e godibile per il lettore. Al centro della trama si collocano con potenza immaginativa due straordinari personaggi femminili, simboli della propria epoca ma anche del cammino di emancipazione delle donne nella società e nella cultura”.

Un giudizio che mi sento di sottoscrivere con convinzione ancora oggi, che finalmente il romanzo viene pubblicato e quindi affidato alla curiosità, alla sensibilità e all’intelligenza dei lettori. E di questo ringrazio profondamente Luca Carbonara e la sua casa editrice, Cultura e Dintorni.

Un ultimo pensiero. Il romanzo è dedicato a Sergio Tedesco, di cui l’autrice è stata prima allieva prediletta nel canto lirico e poi, per tanti anni, fedele compagna. E’ un omaggio che nasce in lei dall’amore e dall’ammirazione intellettuale, e che noi lettori SIMONA ESPOSITO1possiamo condividere in termini di affetto e di rimpianto. Rimpianto per un gigante dell’arte e della cultura italiana che ha attraversato con stile e bravura tanti campi dell’espressione artistica: dalla lirica al cinema, dal teatro al doppiaggio (per film dal vero e per lungometraggi d’animazione). Ho avuto l’onore di conoscere Sergio Tedesco grazie ad una intervista realizzata per il Tg1 nel 2003 e poi di rivederlo grazie all’amico Nunziante Valoroso, uno dei più grandi esperti e collezionisti di cinema e di Mondo Disney in Italia, quando dal 4 al 15 maggio del 2010 organizzammo insieme presso la Biblioteca comunale “Elsa Morante” di Ostia (grazie alla responsabile delle attività culturali, Donatella Zapelloni) la Mostra “Walt Disney. Le voci della fantasia”: poster originali e altri materiali inediti e rari provenienti dall’archivio personale di Nunziante Valoroso ricostruivano un percorso originale della filmografia disneyana, con un’attenzione particolare ai doppiatori dei più celebri film d’animazione della Casa di Topolino. All’inaugurazione invitammo perciò tanti grossi nomi come Luca e Monica Ward, Franco Bolignari, Michele Kalamera, Maria Pia Casilio, Massimo e Francesca Rinaldi, il direttore del doppiaggio dei cartoon Disney in Italia Roberto Morville. E poi Sergio Tedesco, naturalmente, indimenticabile doppiatore di due serpenti disneyani: Kaa nel “Libro della Giungla” (anche nel séguito del 2003, per il quale ebbi l’onore di intervistarlo) e Sir Biss in “Robin Hood”.

Sergio Tedesco ci ha privati della sua splendida persona e della sua immensa personalità artistica il 3 giugno del 2012. Il romanzo di Simona Esposito, insieme a tanti pregi, ne ha uno in più: rendere onore alla sua memoria in un modo straordinario e personalissimo.

LA STORIA DELLA ROYFILM, 11.ESIMA PUNTATA: GLI ULTIMI FUOCHI DEL COMANDANTE (1980-84). Di Nunziante Valoroso

Roberto de Leonardis è scomparso il 21 settembre 1984, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del doppiaggio. Anche i film adattati nei suoi ultimi quattro anni sono stati indubbiamente tra le cose migliori prodotte dal cinema in quel periodo. A novembre del 1980 ecco l’uscita del kolossal fantascientifico della Walt Disney The Black Hole – il buco nero (The Black Hole, 1979), tentativo non riuscito, dal punto di vista degli incassi, di seguire la topolino cantonuova strada tracciata ad Hollywood da Spielberg e Lucas. Al botteghino il film delude ma artisticamente è valido. Un cast di tutte stelle, Maximilian Schell, Robert Forster, Joseph Bottoms, Yvette Mimieux, Anthony Perkins e Ernest Borgnine, ottimamente servito al doppiaggio dagli attori della cooperativa D.E.F.I.S., famosa all’epoca per il doppiaggio del telefilm Happy Days, una sceneggiatura che è un brillante remake sci-fi di 20.000 leghe sotto i mari, una buona regia di Gary Nelson e le affascinanti musiche di John Barry. Un vero cult-movie, tra l’altro tra i primi ad essere inciso in Dolby Stereo anche in Italia (anche le VHS prodotte saranno tra le prime in Stereo Hi-fi). A dicembre ecco l’atteso sequel Superman II sempre con Reeve, Hackman e Margot Kidder diretti stavolta da Richard Lester in una trama stavolta più diretta verso la commedia, meno epica. Al doppiaggio ancora una volta, Pino Colizzi, Sergio Fiorentini, Maria Pia di Meo. In primavera, nel 1981, il Comandante realizza la versione italiana della prima regia di tron orizzontaleRobert Redford, che ottiene l’Oscar: Gente comune (Ordinary people, 1980), prodotto dalla Paramount, con protagonisti un trio di attori sensibili come Donald Sutherland, Mary Tyler Moore e il giovane Timothy Hutton (altro Oscar) doppiati rispettivamente da Sandro Iovino, Maria Pia di Meo e Loris Loddi, sotto l’ispirata direzione dell’immancabile Renato Izzo. La stagione 1981-82 è piena di titoli targati Royfilm come doppiaggio, tutti importanti. Ecco il nuovo film di Ken Russell con William Hurt, Stati di allucinazione (Altered States, 1980); Bronx, 41° distretto di polizia, yentlcon protagonista Paul Newman ancora una volta con la voce di Peppino Rinaldi; il prestigioso Scontro di Titani (Clash of Titans, 1981) prodotto senza badare a spese dalla gloriosa MGM con i favolosi trucchi di Ray Harryhausen e Laurence Olivier nei panni di Zeus a tirare le fila della storia di Perseo ed Andromeda (al doppiaggio Sergio Rossi, Sandro Iovino, Rita Savagnone, la di Meo, Vittoria Febbi ed Anna Miserocchi); l’ambizioso Reds, diretto ed interpretato da Warren Beatty, biografia del giornalista comunista John Reed (voce di Pino Colizzi) con protagonista femminile la brava Diane Keaton (voce di Livia Gianpalmo), premiato con l’Oscar per la migliore regia; l’affascinante e violenta rilettura del mito di Re Artù e Mago Merlino Excalibur, diretto da John Boorman, premio speciale al Festival di Cannes, ancora una volta servito al leggio da Colizzi, di Meo, Loris Loddi e Sergio Rossi; il famoso Atmosfera Zero (Outland, 1981), sorta di rifacimento fantascientifico diretto da Peter Hyams di Mezzogiorno di fuoco, con Sean Connery doppiato da Pino Locchi; il celeberrimo Fuga per la vittoria (Victory, 1981), del grande John Huston, celebre rievocazione della “Partita della morte” svoltasi nel 1941 tra una squadra di prigionieri alleati ed una di tedeschi (nel cast autentici fuoriclasse dello sport come Pelè, accanto a divi come Stallone e Michael Caine, al doppiaggio Ferruccio Amendola e Cesare Barbetti). Nella primavera del 1982 ecco arrivare la straordinaria elegia della vecchiaia Sul lago dorato (On Golden Pond, 1981) diretta da Mark Rydell con un tris di stelle come Katharine Hepburn, Henry Fonda e Jane Fonda (Kate ed Henry otterrano entrambi l’Oscar) e, nello stesso periodo, Arnold Schwarzenegger arriva sui nostri schermi ed ottiene la consacrazione definitiva come protagonista dell’ultima superproduzione del nostro Dino de Laurentiis Conan il barbaro (Conan the barbarian, 1981). Il doppiaggio è diretto da Mario Maldesi e il superfusto ha la voce di Mario Cordova. Nella stagione 1982- 83, uno dei più importanti impegni del Comandante è la realizzazione del doppiaggio della più colossale produzione della Rai dell’epoca: lo sceneggiato Marco Polo, diretto da Giuliano Montaldo ed interpretato da Ken Marshall; tra i film spiccano sicuramente La scelta di Sophie (Sophie’s Choice, 1982), per il quale Meryl Streep ottiene l’Oscar come migliore attrice (stavolta è doppiata da Rossella Izzo) e la superproduzione Disney Tron (id. 1982) che, uscita da noi a maggio 1983, quasi alla chetichella, nonostante l’insuccesso commerciale, si guadagnerà col tempo un meritato status di cult movie tra gli appassionati di videogiochi, anche per essere stato il primo film a fare uso di alcune scene totalmente realizzate al computer e ascontro-di-titani presentare un audio in un Dolby Stereo talmente spettacolare che la Sony ne utilizzerà la VHS come nastro demo dei suoi videoregistratori Hi-fi. Al doppiaggio troviamo Antonio Colonnello quale voce di Bruce Boxleitner e Claudio Sorrentino come doppiatore di Jeff Bridges (i due avevano già doppiato le parti principali del disneyano Black Hole). Con la stagione 1983-84 la carriera di Roberto de Leonardis si chiude, con una serie di ottimi lavori. A settembre 1983, ecco l’irriverente film dei Monty Phyton Il senso della vita (The meaning of life, 1983), con alcune scene davvero incredibili. Il mondo dei videogiochi è ancora una volta di scena nel famoso Wargames–Giochi di guerra (Wargames, 1983) diretto da John Badham ed interpretato da Mattew Broderick (voce di Marco Guadagno). A Natale, abbinato alla riedizione di uno dei suoi capolavori di doppiaggio, Il libro della Giungla, ecco il trionfale ritorno di Topolino e C. sul grande schermo con il mediometraggio Canto di Natale di Topolino (Mickey’s Christmas Carol, 1983) in cui Paperone interpreta il ruolo del personaggio che lo ha ispirato, Scrooge (la voce è di Mario Milita, in seguito il film sarà ridoppiato da Gigi Angelillo); sarà l’ultima volta che il Comandante farà parlare nel nostro idioma gli adorati personaggi dell’amico Walt. Tra febbraio ed aprile 1984 escono due interessanti film fantastici come l’omaggio cinematografico alla serie televisiva Ai confini della realtà (The Twilight Zone, 1983) e l’ultimo film di Natalie Wood Brainstorm, generazione elettronica (Brainstorm, 1983), interessante esperimento di regia realizzato per la MGM dall’ esperto di effetti speciali Douglas Trumbull, che aveva collaborato con Kubrick alle raffinate immagini di 2001 Odissea nello spazio. Nello stesso periodo è Maria Pia di Meo la stella del doppiaggio di due degli ultimi lavori di Roberto: Silkwood (id. 1983) dove è nuovamente voce di Meryl Streep, ancora una volta candidata all’Oscar e Yentl (id., 1983), dove protagonista è l’incredibile Barbra Streisand, qui nell’intenso ruolo di una ragazza ebrea che si finge uomo per poter studiare nella Polonia del primo novecento. A marzo 1984 il nostro si occupa di uno dei più famosi film di Nastassja Kinski, Maria’s Lovers (id. 1984), diretto da Andrej Končalovskij, il cui protagonista è John Savage. Greystoke – La leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie (Greystoke: The Legend of Tarzan, Lord of the Apes, 1984), interpretato da Christopher Lambert, è una interessante rivisitazione del mito di Tarzan ed uscirà poco dopo la morte di Roberto, ad ottobre 1984.

PRISMA

http://associazioneclementeriva.wordpress.com; prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati

Coordinamento redazionale: Ruggero Pianigiani

Caporedattore: Chiara Ferraro

In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Letizia De Rosa, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Roberto Fraschetti, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona, Luca Carbonara, Simona Esposito, Raffaele Iaria, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Giovanna Scatena, Nunziante Valoroso

NUMERO ISCRITTI ALLA NEWSLETTER: 623.

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  1. Aurelio Tumino ha detto:

    Sulla teoria del quarto nonno . . . si dice che i semi del futuro sono nutriti dalle radici del nostro passato.
    Aurelio Tumino

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