REGALARE UN LIBRO PER NATALE: BANALE O GENIALE?

ALBERO DI NATALE CON LIBRIIl dilemma si ripropone puntualmente ogni anno: ma se per Natale regalo un libro, faccio un gesto banale o geniale? Pur essendo un bibliomane incallito, un carto-dipendente perso e un libridinoso senza nessuna speranza di guarigione, non penso che regalare un libro a Natale sia necessariamente “geniale”. Sicuramente non è mai “banale”, ma dipende. Dipende se siamo capaci di regalare il libro giusto alla persona giusta, se riusciamo a trovare quel libro che affascina, diverte o istruisce prima di tutto noi stessi che lo regaliamo e poi la persona che lo riceve in regalo. Allora sì che quel regalo è “geniale”. Ma non è un compito facile, anzi. Richiede impegno, discernimento e anche un po’ di coraggio perché un libro come regalo è pur sempre un atto rivoluzionario e controcorrente.

A proposito, chi volesse donare libri usati all’Associazione Clemente Riva può farlo fino al 6 gennaio 2014 grazie ad “Approdo al Natale” al Pontile di Ostia (vedi locandina qui sotto). Tante persone, per motivi di spazio in casa o di trasloco, si vuole “liberare” dei libri usati: con noi, possono farlo aiutando una giusta causa. Qualche tempo fa, su “Repubblica” ho letto che secondo Stefano Bartezzaghi sono due o trecento i “libri d’affezione”. Mi ha fatto piacere essere d’accordo con lui. Da sempre penso che ognuno di noi abbia trecento “libri dell’anima”, quei libri da cui non ci separeremmo mai per tanti motivi: perché ci ricordano una persona cara, perché sono stati un regalo importante, perché sono Locandina Approdo al Nataleuna raccolta di poesie o un romanzo che ha inciso sulla nostra educazione sentimentale, un saggio che ha segnato una tappa importante nel nostro cammino culturale… E gli altri libri? Una volta letti, devono “girare”, colpire altri menti, emozionare altre esistenze. E’ quello che facciamo con la Festa del libro, le Mini-Feste e adesso anche con le Fast-Fest, di cui la prima edizione è  “Approdo al Natale”, appunto: raccogliere e rimettere in circolo i buoni libri che superano quella soglia dei due-trecento trattenuti in casa ma che hanno ancora molto da dire ad altri occhi, ad altri cuori. (Nella foto, l’Albero di Natale preparato da Donatella Zapelloni e dallo staff della Biblioteca “Elsa Morante” ad Ostia per le feste 2013-2014)

APPENA USCITO AL CINEMA IL NUOVO CAPOLAVORO DELLA DISNEY, “FROZEN”. ECCO LA RECENSIONE DI DILETTA LABELLA

frozenLa Casa di Topolino è tornata a splendere con Frozen – Il Regno di Ghiaccio, il 53° Classico dei Walt Disney Animation Studios, proponendo al cinema un incantevole film tratto dalla favola “La Regina delle Nevi” di Hans Christian Andersen. Un incredibile successo già in America, il film ha tutte le caratteristiche per poter trionfare ai prossimi Oscar e per diventare il grande Classico Disney del ventunesimo secolo. Accantonata la parentesi Pixar con Ralph Spaccatutto e Planes, la pellicola diretta a quattro mani da Chris Buck (Pocahontas e Tarzan) e Jennifer Lee (sceneggiatrice di Ralph Spaccatutto e prima regista donna in casa Disney) ci porta nei bellissimi paesaggi innevati di Arendelle, i quali vengono resi sempre più travolgenti grazie all’uso del 3D. Si narra la storia di due sorelle di dinastia reale; Anna e Elsa: la prima solare e temeraria con uno spiccato senso per l’avventura, la seconda invece è più riservata e fin dalla nascita ha il potere di creare neve e ghiaccio, ma che ahimè non riesce a controllare nei momenti di rabbia e paura. Infatti un giorno mentre giocano da bambine nel creare neve, Elsa ferisce accidentalmente la sorellina colpendola alla testa. Da quel momento tutto cambia, Elsa incomincia a vivere con la paura di poter nuovamente fare del male a qualcuno e decide dunque di stare lontano da tutti. Sarà Anna, accompagnata del montanaro Kristoff, dalla renna Sven col cuore di un labrador e dal simpaticissimo e tenero pupazzo di neve Olaf, a intraprendere un magico viaggio per restaurare il rapporto con la sorella maggiore e per spezzare l’incantesimo che ha intrappolato Arendelle in un eterno inverno causato involontariamente da Elsa. Con questo film la Disney sfodera il suo intramontabile charme classico e strizza l’occhio alla modernità creando un ibrido perfetto di cui tutti rimarranno estasiati. Si ritorna a cantare come si faceva con Biancaneve o La Bella e La Bestia oppure con Aladdin: Frozen, grazie alle sue emozionanti e divertenti canzoni scritte dal compositore Christophe Beck, inscena un musical in puro stile Broadway che si mescola perfettamente con l’innovazione tecnologica, proprio come era successo con il recente Rapunzel – L’intreccio della torre. Le parti cantate e parlate si amalgamano in modo impeccabile e “All’Alba Sorgerò”, la canzone portante del film cantata da Serena Autieri, ricorda molto l’intensa “Parte del Tuo Mondo” de La Sirenetta. Dunque la tradizione che incontra l’innovazione: il rendering in 3D e gli avanzati effetti speciali hanno permesso di rendere credibile l’aspetto del ghiaccio e la mimica dei personaggi e di donare profondità alle eleganti ambientazioni del castello e agli affascinanti fiordi innevati. Il direttore artistico Mike Giaimo insieme al suo team ha intrapreso un viaggio in Norvegia per verificarne l’architettura, la natura e la cultura del popolo per poi trarne suggerimenti per il regno immaginario di Arendelle. Inoltre per disegnare l’aspetto del Castello, i realizzatori del film hanno visitato il Palazzo Reale di Oslo, mentre nel ricreare il maestoso palazzo di ghiaccio costruito da Elsa, si sono recati in Quebec, in Canada per visionare l’Hotel di Ghiaccio, una suggestiva struttura che viene ricostruita ogni anno per durare solo quattro mesi. Il tema principale del film è il rapporto tra le due sorelle. In Frozen non c’è il bene contro il male, ma l’amore che si contrappone alla paura. Elsa portavoce di quest’ultima si isola da tutti perché incapace di accettare la propria natura e timorosa di non essere compresa. Al suo carattere gelido si contrappone invece il calore e l’affetto di Anna, che incarna il modello dell’eroina contemporanea. Il film riesce a regalare alcuni colpi di scena che tengono alto il ritmo della sceneggiatura, grazie anche alle divertenti scene di Olaf, il bizzarro e buffo pupazzo di neve amante del sole e dell’estate, doppiato dall’attore romano Enrico Brignano. In poche parole, Frozen è un film assolutamente da vedere e con la sua magia, i sentimenti e la fantasia saprà rendere ancora più speciale questo Natale!!

LA FABBRICA DEI SOGNI: VIAGGIO NELLA STORIA DELLA ROYFILM. 9° PUNTATA: IL RIDOPPIAGGIO IMPOSSIBILE – VIA COL VENTO

Di Nunziante Valoroso

VIA COL VENTOEd eccoci ad uno dei pezzi da novanta della storia del cinema ed anche del nostro doppiaggio. Via col vento (Gone with the wind) prodotto nel 1939 da David O. Selznick in associazione con la Metro–Goldwyn–Mayer è senza dubbio uno dei film più famosi della storia del cinema, tratto da uno dei romanzi più popolari del ‘900, scritto da Margareth Mitchell nel 1936, che divenne immediatamente un best seller. Tutti conoscono la storia di Rossella O’Hara, la capricciosa ragazza che vede la sua vita travolta dall’impetuoso vento di tempesta della Guerra di Secessione americana, ma riesce comunque a sopravvivere agli inevitabili lutti ed a ben tre matrimoni, sorretta dall’amore per la sua terra natia, la lussureggiante piantagione di Tara e dalla ferma convinzione che «domani è un altro giorno». Sembra impossibile che una simile leggenda dello schermo abbia avuto una gestazione travagliata e difficile e sia stata quasi per non veder mai la luce. Le migliaia di lettori e lettrici del romanzo si identificarono con la protagonista e pensarono immediatamente al re di Hollywood, Clark Gable, per il ruolo di Rhett Butler. I problemi però cominciarono subito. Alla MGM, la casa che aveva sotto contratto Gable, avevano rifiutato di acquistare i diritti del romanzo affermando (le classiche Ultime Parole Famose !!!!) che i film sulla Guerra di Secessione non avevano mai incassato un cent. Il giovane produttore David O. Selznick, che aveva da poco lasciato proprio la MGM (era sposato con Irene, la figlia del capo degli studi Louis B. Mayer) per mettersi in proprio, era ansioso di continuare la tradizione iniziata alla Metro dei lussuosi e fedeli adattamenti di romanzi ed inoltre cercava un mezzo per utilizzare al meglio il nuovo sistema di ripresa a colori Technicolor, di cui era convinto sostenitore. Con la vicenda di Rossella trovò pane per i suoi denti. Per ottenere Gable dalla Metro, si associò a malincuore col suocero e gli cedette i diritti mondiali di distribuzione; Olivia de Havilland l’ebbe vinta col suo capo Jack Warner alla Warner Bros per interpretare la parte di Melania Hamilton; il raffinato attore inglese Leslie Howard si sottopose suo malgrado ad estenuanti sedute di trucco per ringiovanire e poter diventare così un credibile Ashley Wilkes; dulcis in fundo, la giovane e quasi sconosciuta attrice inglese Vivien Leigh, che si trovava ad Hollywood perché aveva seguito l’amante Laurence Olivier, sostenne un provino ed ottenne la parte più ambita da tutte le attrici dell’epoca, sbaragliando concorrenti come Bette Davis e Katharine Hepburn. Una volta uscito, nel dicembre del 1939, Via col vento ha iniziato la sua leggenda, che non è ancora terminata ed ha attraversato trionfalmente tutta la storia della tecnica e del linguaggio cinematografico, deliziando sempre nuove generazioni. Dalla prima edizione, ogni successiva riproposta ha cercato di sfruttare al meglio le tecniche di proiezione e distribuzione cinematografica più in voga del momento. Nel 1956 c’è stata una riedizione con suono stereofonico Perspecta e schermo panoramico (in pratica alcune inquadrature furono “rifilate” con un mascherino per permettere la proiezione in formato 1,85:1 a partire dall’originale 1,37:1 senza tagli arbitrari); nel 1961 il film è stato stampato per la prima volta nei laboratori della Metro in normale Eastmancolor e non più dalla Technicolor (il film divenne in “Metrocolor”); nel 1967 ne è stata realizzata una versione su pellicola 70mm, tosando (in maniera spesso eccessiva) il fotogramma originale in alto ed in basso e rimasterizzando il sonoro su sei piste magnetiche stereofoniche; con l’avvento delle VHS, Via col vento è stato uno dei primi film ad avere l’audio inciso anche in Hi-Fi Stereo; il dvd ne ha proposto, dopo tanti anni, immagini ristampate con l’originale procedimento Technicolor e suono in Dolby 5.1; in seguito la Warner Bros, ora proprietaria dei diritti, ha realizzato uno spettacolare restauro digitale utilizzando i negativi originali dell’epoca, restauro presentato anche in blu-ray disc. All’affascinante storia produttiva e distributiva della pellicola si affianca la non meno interessante storia delle versioni italiane. Lo scoppio del secondo conflitto mondiale impedì la distribuzione nel nostro paese nel 1940 e quindi il pubblico italiano dovette aspettare la fine della guerra per godersi le vicende di Rossella. Nel 1948 ecco la prima uscita, solo nelle grandi città, in una edizione in lingua originale con sottotitoli italiani. Evidentemente la realizzazione dell’adattamento italiano aveva richiesto un notevole sforzo. L’anno successivo, a maggio, Franco Schirato dirige alla Fono Roma il celebre doppiaggio classico del film, che sfodera il meglio dei soci della CDC nei vari ruoli. Realizzata in 17 turni di lavoro, la versione italiana di Via col vento esce trionfalmente in tutte le sale nel marzo del 1950 e rimane in cartellone per più di un anno. Lydia Simoneschi è una magnifica Rossella/Vivien Leigh, Emilio Cigoli, che ha sostituito Romolo Costa quale voce di Clark Gable (in seguito ridoppierà San Francisco e La tragedia del Bounty) è un delizioso Rhett Butler; Mario Besesti cesella un Thomas Mitchell/Gerald O’Hara ricco di sfumature; Sandro Ruffini dona i suoi toni aristocratici a Leslie Howard nella parte di Ashley Wilkes; Renata Marini è una dolcissima Olivia de Havilland/Melania Hamilton. Popolarissime tra il pubblico risulteranno le caratterizzazioni di Maria Saccenti quale voce di Hattie McDaniel/Mammy e della favolosa Butterfly McQueen (Prissy) di Zoe Incrocci. Insomma un doppiaggio da manuale ma…quello che può stridere all’ascolto dello spettatore moderno è l’adattamento, che si rifà troppo alla traduzione italiana del romanzo, pubblicata nel 1937 da Mondadori, curata da Ada Salvatore ed Enrico Piceni, traduzione che recentemente si è scoperto essere caratterizzata da tagli e censure sull’originale e viziata da una caratterizzazione della parlata dei personaggi di colore estremamente razzista, frutto dell’epoca storica vissuta al momento dall’Italia. Nonostante ciò il film è diventato anche da noi un classico amatissimo, con ben quattro riedizioni all’attivo, dal 1957 al 1972, anno in cui le filiali internazionali della MGM chiusero i battenti e la distribuzione cinematografica del leone ruggente fu affidata in USA alla United Artists e nel resto del mondo alla CIC. Ovviamente alla CIC non potevano lasciarsi sfuggire l’occasione di una ennesima riedizione: Roberto de Leonardis aveva da poco realizzato per la Disney un’eccellente nuova versione di Biancaneve e i sette nani, sfruttando le ottime capacità vocali degli artisti della CVD, compagnia con cui, come abbiamo visto, aveva collaborato spesso con successo per doppiaggi di film celebri come Arancia Meccanica e L’esorcista. Per cui, volendo rieditare Via col vento nel 1977, si propone al Comandante l’impossibile: realizzare una nuova versione italiana del capolavoro, partendo nuovamente dall’originale e cercando di scostarsi il più possibile dai retaggi fascisti della traduzione mondadoriana. Il risultato è, a parere mio, entusiasmante. La versione di Roberto de Leonardis, diretta da Mario Maldesi, non ha nulla da invidiare al primo doppiaggio, anzi è per molti versi superiore. Distribuita al cinema nell’ottobre 1977, la pellicola ebbe un ottimo riscontro di pubblico, piazzandosi al decimo posto nella classifica degli incassi, fatto ancora più clamoroso se si pensa che, nella stessa stagione, erano usciti due blockbuster come Guerre Stellari ed Incontri ravvicinati del terzo tipo. Il cast al leggio è quello delle grandi occasioni: Ada Maria Serra Zanetti (Rossella), Luigi Vannucchi (Rhett), Rodolfo Traversa (Ashley), Angiola Baggi (Melania) sono i protagonisti, affiancati dai non meno talentosi Anita Laurenzi (Mammy), la giovane Laura Boccanera (Prissy), Corrado Gaipa (Gerald O’Hara), Giuliana Lojodice (Ellen O’Hara) e Benita Martini (Bella Watling). Cosa cambia? Innanzitutto il ritmo: i dialoghi del 1977 sono più serrati e riproducono più fedelmente il sound della versione originale. Scompare l’italianizzazione di molti nomi, retaggio della versione italiana del romanzo, quindi ora abbiamo Charles Hamilton e non Carlo, India e non Lydia, Suellen e non Susele, zio Peter e non zio Pietro (per contro, stranamente, il figlio di Melania diventa da Beau un più banale Paul). I personaggi di colore come Mammy non parlano più all’infinito (altro retaggio dei traduttori del romanzo) ma Anita Laurenzi, ad esempio, ricrea una Mammy totalmente nuova ed affascinante, adottando esattamente lo stesso tipo di voce roca e parlata rapida e smozzicata dell’attrice Hattie McDaniel. Importantissimo poi il fatto che Ashley e Rossella, che nella versione del 1950 si parlano con un formalissimo “voi”, qui invece adottino il “tu” che sottintende naturalmente la loro lunga amicizia, sempre sul punto di diventare qualcosa d’altro. La Zanetti e Vannucchi sono esemplari: Rossella, che nell’interpretazione della Simoneschi (ottima, peraltro) era forse eccessivamente romantica, qui acquista sfumature di rabbia e frenesia che ne evidenziano ancor più la lenta trasformazione da ragazzina capricciosa a donna testarda e volubile. Rhett, doppiato da Cigoli nel suo solito stile, con Luigi Vannucchi acquista toni di amarezza che ne approfondiscono il carattere e rendono il personaggio ancora più umano. Traversa e la Baggi rendono Ashley e Melania privi di qualsiasi manierismo (Ruffini era eccessivamente affettato) mentre la stupenda Benita Martini caratterizza Bella Watling con toni che rispecchiano tutta la dignità del magnifico personaggio della Mitchell. de Leonardis ha riscritto i dialoghi in modo esemplare, riempiendoli di riferimenti e di particolari desunti direttamente dall’originale e tralasciati nel primo adattamento: ad esempio nella scena del ballo di beneficenza, Rossella, vinta all’asta come dama da Rhett, afferma: «I would’t mind dance with Abe Lincoln himself!» che nel primo doppiaggio diventa: «stasera ballerei anche col mio peggior nemico» (sparisce ogni riferimento a Lincoln). Nel 1977 tutto torna a posto e Rossella afferma: «Stasera ballerei anche con Abramo Lincoln in persona», rispettando fedelmente tono e contenuto originale. Un’ultima notazione sulla più celebre battuta del film, quel «francamente me ne infischio» che è diventato un vero e proprio tormentone. Nel romanzo, nella scena in questione, che è quella finale, Rhett dice testualmente: «My dear, I don’t give a damn», vale a dire «mia cara, me ne sbatto». Selznick mantenne la battuta nel film, aggiungendovi un “frankly” (francamente) all’inizio. I traduttori italiani del romanzo, però la “censurarono” traducendola con un banale «non è il caso, mia cara! » Nel doppiaggio del 1950, ecco il «francamente me ne infischio» . Però l’adattatore bara sulla lunghezza, eliminando il “mia cara” e Cigoli al leggio è costretto a rallentare , con tono cantilenante. de Leonardis adotta una via di mezzo: tono e lunghezza sono come l’originale, ma il testo è comunque addolcito: «francamente, mia cara, non me ne importa niente» è senz’altro più corretto ma meno incisivo del «me ne infischio». Bene ha fatto la Mondadori, quando, ripubblicando una versione revisionata e non censurata del romanzo, ha inserito la battuta così come fu scritta dal primo dialoghista del film.

PRISMA” VA IN VACANZA PER LE FESTE NATALIZIE E PRIMA DI FARVI GLI AUGURI CON BOOKY, IL PESCIOLINO-LETTORE TESTIMONIAL DELLA FESTA DEL LIBRO DI OSTIA (IL LOGO E’ STATO RIELABORATO DA RUGGERO PIANIGIANI), VI RICORDA NOMI E INCARICHI DEI VOLONTARI DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CLEMENTE RIVA DI OSTIA PER IL NUOVO ANNO:

Presidente Onorario: Mons. Giovanni Falbo

Presidente: Gianni Maritati

Vice-Presidente: Ruggero Pianigiani

Soci: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Monica Carboni, Letizia De Rosa, Marco Di Addezio, Chiara Ferraro, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Responsabili:

· Concorso “Fotolibrando”: Sandro Capodiferro

· Premio Teatrale “Tutta scena”: Sergio Ronci

· Premio di Poesia: Paola Mancurti

· Premio d’Arte: Letizia De Rosa

·Ufficio stampa: Chiara Ferraro

· Servizi fotografici: Andrea Buda e Pietro Olivieri

· Comunicazione grafica: Elisa Palchetti

· Allestimento eventi: Germana Linguerri

Logo Festa natalizioNOI CON LE MANI IN ALTO

PRISMA

http://associazioneclementeriva.wordpress.com; prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati

Coordinamento redazionale: Ruggero Pianigiani

Caporedattore: Chiara Ferraro

In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Letizia De Rosa, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona, Luca Carbonara, Simona Esposito, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Giovanna Scatena, Nunziante Valoroso

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