LA FABBRICA DEI SOGNI: VIAGGIO NELLA STORIA DELLA ROYFILM. GLI ANNI SETTANTA-PRIMA PARTE: MUSICAL ADULTI, AMORI DIVERSI E SCANDALI (SESTA PUNTATA). Di Nunziante Valoroso

music_lovers.italiancabaret manifestoil grande dittatore

All’inizio degli anni ’70 il cinema è definitivamente cambiato. I soggetti diventano più cupi e scabrosi, eventi storici come la guerra del Vietnam e la violenta contestazione studentesca del 1968 hanno definitivamente dimostrato che anche ad Hollywood non c’è più tanto spazio per un mondo dipinto con l’arcobaleno del Technicolor. Un chiaro esempio di tutto ciò deriva proprio dai mutamenti intervenuti nel genere “fiabesco” per eccellenza, il musical. Già West side story, con la sua lotta tra bande di giovani rivali e perfino Tutti insieme appassionatamente (The sound of music, 1965), la cui famiglia canterina di protagonisti è costretta a fuggire in Svizzera per evitare le persecuzioni naziste, avevano lanciato un chiaro messaggio: l’epoca dei sogni sta finendo, il cinema americano deve ambire ad un maggiore realismo, seguendo l’esempio dei cineasti italiani e francesi. Al comandante de Leonardis sono affidati gli adattamenti italiani di 3 pellicole musicali emblematiche del periodo, dalle alterne fortune al botteghino, tutte derivate da grandi successi di Broadway. Il violinista sul tetto (Fiddler on the roof, 1971) che ha per protagonista il famoso attore israeliano Topol (voce di Glauco Onorato), racconta le difficoltà di una famiglia del ghetto ebraico nella Russia zarista; L’uomo della mancha (Man of la Mancha, 1972), diretto dal regista di Love Story Arthur Hiller, è una strana ma affascinante versione delle gesta di Don Chisciotte (interpretato da un carismatico Peter O’Toole–voce di Sergio Graziani) che trova in una splendida Sofia Loren (la sguattera Aldonza) la sua Dulcinea. Le musiche di Mitch Leigh, con i versi di Joe Darion sono però poco orecchiabili ed è estremamente curioso ascoltare, nella versione italiana, la nostra Sofia doppiata da Rita Savagnone, mentre interpreta con la sua voce le canzoni. I dialoghi del comandante sono però impeccabili e interessante risulta la fotografia di Giuseppe Rotunno. Nello stesso 1972 esplode il fenomeno Liza Minnelli con l’uscita del famosissimo Cabaret, premiato addirittura con 8 Oscar e ambientato nella Berlino del 1931: la storia d’amore tra la soubrette Sally Bowles (Minnelli, voce di Rita Savagnone) e il giovane insegnante Brian (Michael York, voce del compianto Cesare Barbetti), minata dal bel conte Max (Helmut Griem, voce di Pino Colizzi), che li seduce entrambi, è intervallata dagli ambigui numeri musicali presentati nel club Kit-Kat dall’eccentrico maestro di cerimonie Joel Grey (doppiato magnificamente dal grande Elio Pandolfi). Rivisto oggi, è un po’ datato ma su canzoni come quella che dà il titolo al film, composta da John Kander e Fred Ebb, non è possibile fare critiche di alcun genere.
Ad un genere musicale un po’ diverso si potrebbe ricondurre la fastosa produzione inglese della United Artists realizzata da Ken Russell nel 1970 sulla vita del compositore Ciaikowsky, interpretata da Richard Chamberlain nel ruolo del protagonista (voce di Sergio Graziani), da Glenda Jackson nel ruolo della sfortunata ed ambiziosa moglie Nina, che si vedrà costretta ad un matrimonio di facciata (voce di Rita Savagnone) e da Christopher Gable (il conte Anton, amante del musicista, voce di Cesare Barbetti). L’altra faccia dell’amore (The music lovers, 1970), uscito da noi nel 1971, conferma il virtuosismo di Russell nell’imbastire uno spettacolo le cui potenti immagini si sposano con la musica in un tripudio audiovisivo di rara efficacia, mentre la bella sceneggiatura di Melvyn Bragg è servita dal de Leonardis con un adattamento italiano esemplare per classe e poesia. Perfino lo stesso Centro Cattolico Cinematografico, nonostante le parti scabrose del soggetto, fu costretto ad ammettere “la genialità di un autore visionario nel momento più creativo della sua discussa carriera, la potenza musicale trasferita spesso in immagini preziose per impatto emotivo, l’indubbia sincerità, quasi una partecipazione diretta e commossa; sostenuto da splendide scenografie e da una interpretazione di eccezionale virtuosismo, il lavoro è suggestivo ed interessante”.
Ancora la United Artists affida al comandante, nel 1972, la versione italiana della nuova commedia di Billy Wilder Che cosa è successo tra mio padre e tua madre (Avanti!, 1972), tratta da un testo teatrale di Samuel Taylor (l’autore di Sabrina, altro capolavoro di Wilder) e sceneggiata dallo stesso Wilder in coppia col fido I.A.L Diamond, con il quale ha condiviso i successi di A qualcuno piace caldo e Irma la dolce. Girato tutto in esterni nella splendida cornice dell’isola di Ischia, il film, non senza spunti satirici, racconta la storia di un americano (Jack Lemmon) e di una inglese (Juliet Mills) che si ritrovano sull’isola per riportare in patria i corpi del padre di lui e della madre di lei (periti insieme in un incidente) che, come tutti gli abitanti del posto ben sapevano, da dieci anni passavano le vacanze estive in quel luogo di sogno more uxorio, questo nonostante il padre di Lemmon fosse in patria un integerrimo padre di famiglia. I figli finiranno per ripeterne le gesta, decidendo alla fine di seppellire i genitori nel piccolo cimitero dell’isola e dandosi un più che certo appuntamento all’estate prossima. Lemmon e la Mills sono irresistibili e trovano un più che adeguato contrappunto in due colonne del doppiaggio come Peppino Rinaldi e Maria Pia di Meo. Tra gli interpreti italiani della pellicola segnalo un irresistibile Pippo Franco nel ruolo del dipendente dell’obitorio che, nella versione originale parla in un fluente italiano mentre, in quella doppiata, passa ad un irresistibile vernacolo pugliese, espediente necessario per replicare, anche nella nostra versione, un minimo di differenza tra l’inglese dei protagonisti e l’italiano degli isolani.
Per il comandante il 1972 si chiude con il doppiaggio di due film che, per diversi motivi, lasciano il segno. Arancia Meccanica (A clockwork orange, 1971), tratto da un romanzo di Alan Burgess ed interpretato da un inquietante Malcolm Mc Dowell (servito egregiamente al doppiaggio da Adalberto Maria Merli) viene presentato alla Mostra di Venezia del 1972, tra l’indignazione generale. Maledettamente ben girato da Stanley Kubrick, questo film violentissimo e dalle immagini scioccanti sulle “avventure di un giovane i cui principali interessi sono lo stupro, l’ultra-violenza e Beethoven”, per citare la frase di lancio, si guadagna immediatamente la fama di pellicola maledetta, bollata per anni da un divieto ai minori di anni 18, derubricati a 14 solo recentemente per permetterne la trasmissione in seconda serata in TV. Per anni bandito in Inghilterra dalle sale e dall’home video, continua ad essere uno dei titoli più popolari del catalogo Warner Bros, anche nel nuovo formato blu-ray. La versione italiana, curata dal de Leonardis in collaborazione con Riccardo Aragno e la direzione di Mario Maldesi, sfodera al leggio alcuni prestigiosi attori di teatro (Silvio Spaccesi, Mario Maranzana, Oreste Lionello, Paolo Ferrari, Lilla Brignone, Valeria Valeri e Romolo Valli) e mantiene inalterati tutti gli elementi disturbanti dell’originale.
Dopo questa pellicola scioccante, il Comandante avrà modo di rilassarsi godendosi l’immenso successo dei film adattati nello stesso periodo per la Disney, di cui abbiamo già parlato: Pomi d’ottone e manici di scopa, la nuova edizione di Biancaneve e i sette nani, distribuita a Natale, e I racconti dello zio Tom, che sarà il titolo Disney distribuito per la Pasqua 1973 e ridoppiato per l’occasione, con Vittorio Stagni nel ruolo di Fratel Coniglietto e Gianfranco Bellini nella parte di Comare Volpe, mentre Alessandro Sperlì è la voce dell’attore di colore James Baskett, che vinse un Oscar per il ruolo dello zio Remo (Tom nell’edizione italiana) che si tuffa senza problemi dall’America rurale post-guerra civile nel mondo in Technicolor dei suoi racconti.
Sempre a Natale 1972, il Comandante prepara una nuova prestigiosa edizione di un grandissimo classico di Charlie Chaplin: Il Grande Dittatore. Già presentato nel decennio precedente in una edizione fortemente censurata, il film viene ora reintegrato di alcune sequenze ma mancheranno ancora alla visione del pubblico italiano le scene in cui è presente la moglie del dittatore italiano Benzino Napaloni, per riguardo nei confronti di donna Rachele Mussolini, ancora in vita. Diretta da Roberto Bertea, la versione del Comandante sfodera al leggio due voci prestigiose come Oreste Lionello quale doppiatore di Chaplin (e il suo celebre discorso finale resta tra i capolavori della sua carriera di attore) e Melina Martello che, smessi i panni di Biancaneve, indossa con dolcezza ed eleganza quelli di Hannah/Paulette Goddard in uno dei ruoli più celebri e celebrati della storia del Cinema. Potente apologo antinazista, anche nel 1972 Il Grande Dittatore è scomodo per molti. A Napoli, il glorioso cinema Arlecchino, che lo proietta, sarà sede di un attentato da parte di militanti neofascisti. (continua…)

DUE SCRITTORI DA TENERE D’OCCHIO

Segnaliamo con piacere ai lettori di “Prisma” i sitI web di due scrittori, Sandro Capodiferro e Alfio Giuffrida, che meritano attenzione e stima per l’opera che svolgono da anni nel panorama culturale italiano. Il primo è http://www.sandrocapodiferro.it. SANDROL’autore, romano si racconta attraverso i suoi romanzi: “Storie da un sogno” (2010), ”Fiori di agave sulla collina delle fate” (2011) e “Peccaminosa” (2012), tutti pubblicati con Edizioni Libreria Croce. Attraverso le sue storie, ci propone un viaggio nelle profondità dell’animo umano con un occhio di riguardo all’universo femminile, ma rappresenta anche l’espressione di un desiderio di autenticità nel cammino della vita e nell’intreccio delle relazioni interpersonali.

Da tenere d’occhio anche il sito http://www.alfiogiuffrida.com. Alfio Giuffrida, Alfio Cataniagiornalista e scrittore siciliano (foto a lato), applica alla narrativa la sua lunga e privilegiata esperienza di meteorologo per l’Aeronautica Militare, come dimostrano i suoi romanzi, in cui le storie d’amore e d’amicizia s’intrecciano con fatti e argomenti di grande attualità: “L’anno del Nino” (Aracne, 2010), “Deserto verde” (Aracne, 2011), “Chicco e il cane” (Sovera, 2012), “Quella notte al Giglio” (Sovera, 2012). Buona lettura!

PRISMA
http://associazioneclementeriva.wordpress.com; prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati
Coordinamento redazionale: Ruggero Pianigiani
In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Letizia De Rosa, Simona Di Michele, Chiara Ferraro, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino
Collaboratori: Paolo Aragona, Luca Carbonara, Simona Esposito, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Nunziante Valoroso

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