SERIANNI, IL SOGNO DI UNA LEZIONE CHE “NON ANDRA’ DISPERSA”

La padronanza dell’italiano apre tutte le porte: della mente, dell’universo letterario, del nostro futuro di cittadini e di lavoratori, di una vita più partecipe e più consapevole. Penso si possa sintetizzare così “L’ora d’italiano”, il bel saggio di Luca Serianni, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Roma “La Sapienza” e linguista di fama internazionale. Un libro dedicato a tutti coloro che usano l’italiano come qualcosa di più di uno L'ora di Italianostrumento per raccontare una barzelletta agli amici o per ordinare un chilo di patate (cose, peraltro, importantissime), ma come una meravigliosa pedana per tuffarsi nelle relazioni sociali, nelle nostre tradizioni culturali, nella storia del mondo. Più in particolare, l’autore si rivolge agli insegnanti di Italiano ai quali spettano compiti essenziali per il buon andamento della scuola e soprattutto per la crescita armoniosa dei loro studenti. Fra questi, la doppia impresa di suscitare nei più giovani il puro piacere della lettura, sciolta da qualunque obbligo, e insieme la convinzione che la lettura è un esercizio indispensabile per dare forma alla nostra interiorità, per organizzare ed esprimere al meglio le nostre idee. La padronanza dell’italiano diventa un presupposto indispensabile del nostro cammino di autocoscienza, un mattone della nostra vita sociale, una condizione essenziale della partecipazione democratica. L’analisi del prof. Serianni offre numerosi altri spunti di ricerca e di approfondimento. Invita al dialogo fra cultura umanistica e cultura scientifica, chiede di ampliare gli orizzonti di studio del latino (non esistono solo Cesare e Cicerone o solo la prosa o solo la descrizione delle battaglie), sottolinea il valore formativo del riassunto e l’importanza della punteggiatura, esalta il ruolo dei classici della letteratura (dall’Odissea ai Promessi Sposi e oltre) come fondamenta della nostra identità e della nostra memoria storica. E ancora: l’autore mette in guardia da quelle grammatiche che riducono la ricchezza di una lingua ad una sequenza di norme e casi astratti, critica la brutta abitudine dei finanziamenti “a pioggia” e anche i quiz televisivi che riducono la Storia ad “un insieme di storielle aneddotiche e irrelate”. In sintesi, dopo la scuola “severa” di una volta e quella “indulgente” di derivazione post-sessantottina (ma questa è una sintesi personale), il prof. Serianni chiede una scuola finalmente, semplicemente, “seria”. Colpisce poi l’esortazione che l’autore rivolge all’insegnante di Italiano, chiamato a “credere al lavoro che fa e a scommettere su sé stesso, proponendosi agli allievi come un esempio positivo, non usurato dalla routine e non rassegnato alle tante cose che non vanno. Come tutte le scommesse, si può vincere o perdere; ma se si vince, ogni docente – dalle elementari in avanti – resterà un riferimento nitido e costante per l’allievo, anche quando il ragazzo sarà diventato adulto, e la sua lezione non andrà dispersa”. E’ in fondo il sogno di tutti i ragazzi, anche di quelli tiepidi e svogliati: portarsi dentro, fino alla fine, l’immagine di un insegnante che ti ha lasciato, dentro, un segno incancellabile.

PRISMA

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Direttore: Gianni Maritati

In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Letizia De Rosa, Simona Di Michele, Chiara Ferraro, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Ruggero Pianigiani, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona, Luca Carbonara, Simona Esposito, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Nunziante Valoroso

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