larissa's thought (Danilo Alcidi) III°I LIBRI? SONO COME LE SCALE, QUANDO L’ASCENSORE E’ ROTTO…

Una volta, un mio vicino di casa mi informò che l’ascensore si era rotto ma che proprio per questo era contento. Naturalmente, me ne stupii visto che entrambi abitiamo ai piani alti della palazzina e l’ascensore che non funziona per noi è una gran bella scocciatura. Lui mi rispose che così, con l’ascensore rotto, avremmo avuto più occasioni per incontrarci sul pianerottolo, per salutarci sulle scale… Questo ricordo mi torna in mente ogni volta che cerco di trovare una definizione originale al libro e alla sua funzione. Ecco, il libro è come le scale quando l’ascensore si rompe. All’inizio un po’ ti scoccia (devi trovare il tempo, la voglia, la concentrazione per leggere), ma poi quel piccolo sforzo diventa un “incontro”, ripagandoti ampiamente della tua fiducia e della tua buona volontà. Scorri le pagine come affidi i piedi alle scale, e il libro ti fa incontrare con un autore, la sua esperienza e la sua cultura, ti fa dialogare con altri mondi, reali o immaginari, ti fa apprendere, emozionare, divertire, ti apre le porte della ragione e le tende dello spirito. E allora sboccia la magia: l’ascensore torna a funzionare ma io, ormai, preferisco la fatica delle scale, l’entusiasmo dei gradini fatti uno per volta, senza fretta, gustandomi fino in fondo quel contatto, quella scoperta, quell’incontro… (“Larissa’s Thought”, foto di Danilo Alcidi: terza classificata alla I ed. del Concorso “Fotolibrando”)

ARRIVA “IL CULTURNAUTA”, IL BLOG DI RUGGERO PIANIGIANI. IN VIAGGIO NELLA CONOSCENZA (WWW.ILCULTURNAUTA.IT)

Logo Culturnauta 2,5Il Culturnauta inizia il suo viaggio. Mi piace immaginare gli occhi di un bambino che si aprono sul Mondo, così ha inizio il viaggio nella conoscenza. Viaggiare è importante, affascinante, possiamo conoscere nuove realtà, luoghi e persone, entrare in contatto con diverse dimensioni esistenziali. Però anche il più veloce e sofisticato mezzo di trasporto non può portarci nei luoghi dove il nostro Essere riconosce se stesso e il Mondo a cui appartiene. Perché vivere, essere qui, significa già fare parte del “Tutto”, capire che la nostra Vita è già quello “spazio misterioso” da cercare, trovare ed esplorare, quel luogo e quella meta da raggiungere per favorire la nostra crescita interiore, e poi scoprire forse che la meta del viaggio è… il viaggio stesso. Il viaggio quindi come simbolo di ricerca e di crescita, per “vedere” con lo specchio della mente e la luce dello spirito, immersi nell’inesauribile energia della “Anima Mundi” e trasportati per mezzo della Conoscenza nel significato più profondo dell’esistenza, dentro il nostro destino: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Il Culturnauta raccoglierà le parole e le immagini di tutto ciò che rappresenta la creatività, l’espressione e l’azione positiva di ogni singola persona come dell’Umanità intera, ma non sarà un contenitore da riempire solo per fare volume. La parola Cultura deriva dal latino Colere, coltivare, e noi, umili culturnauti del sapere, andremo alla ricerca di buoni semi spirituali da piantare e da far crescere, in pace e in armonia, per arricchire sempre di più il nostro “campo” di Conoscenza. Cari culturnauti non vi resta che salire a bordo e… Buon Viaggio!!! (Ruggero Pianigiani)      http://www.ilculturnauta.it/

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LA FABBRICA DEI SOGNI: VIAGGIO NELLA STORIA DELLA ROYFILM. QUINTA PUNTATA. 1968-69: PEZZI DA NOVANTA (di Nunziante Valoroso)

Anche alla fine del decennio, il Comandante ha adattato pellicole che sono diventate negli anni degli autentici classici. Dopo il successo della versione italiana di A piedi nudi nel parco era naturale che la Paramount gli affidasse anche la versione italiana del film ricavato dal grande successo teatrale di Neil Simon del 1965 The odd couple. La strana coppia, prodotto nel 1968 e distribuito da noi all’inizio del 1969, racconta le comiche vicissitudini di due amici divorziati, Felix e Oscar, che dividono lo stesso appartamento e si scontrano quotidianamente coi problemi di due caratteri opposti costretti a convivere. Walter Matthau riprende il ruolo di Oscar che avevacreato con successo aBroadway, mentre nella parte di Felix trionfa il grande Jack Lemmon. Lo spiritoso copione risulta irresistibile anche in italiano, affidato a voci mitiche come Peppino Rinaldi (Lemmon) e Renato Turi (Matthau). Sempre a gennaio 1969 esce un altro importante film Paramount che diventerà un classico della casa e inaugurerà un nuovo straordinario filone del terrore cinematografico. Quello del genere demoniaco. Con Rosemary’s Baby -Nastro Rosso a New York- (Rosemary’s Baby, 1968), tratto da un romanzo di Ira Lewin, il regista Roman Polanski, di cui il Comandante aveva già adattato Per favore non mordermi sul collo, tra ironia, satira e misterioso realismo, ci dice che il male è intorno a noi e che il demonio è sempre pronto ad intrufolarsi nelle nostre vite. La trama ruota intorno alla vita dei giovani sposini Guy (John Cassavetes) e Rosemary (Mia Farrow). Quando Rosemary, durante un terribile incubo, sognerà di essere posseduta da un essere misterioso e, accortasi di essere incinta, comincerà ad avvertire strani sintomi, mentre la presenza dei coniugi Castevet, suoi vicini, diventa sempre più ossessiva e morti misteriose si susseguono, la vita della giovane donna diventerà un viaggio nel terrore. Una sceneggiatura avvincente, attori perfetti (Ruth Gordon, nella parte dell’anziana Minnie Castevet, doppiata dalla grande Wanda Tettoni, vinse l’Oscar) e un doppiaggio da manuale con Rinaldi e Maria Pia di Meo come protagonisti, fanno di Rosemary’s Baby un classico immediato. Il successo della edizione italiana farà sì che Roberto de Leonardis e la Royfilm si specializzeranno nel doppiaggio di altri capolavori del genere nel decennio successivo. Ma la Paramount non è la sola cliente “extra–Disney” del Comandante, in questo periodo. Il 7 gennaio 1968 ha avuto la sua trionfale “prima” in molte città italiane (ed in alcune, come ad esempio Torino, la proiezione si effettua “Nello splendore del 70mm e con la magia del suono stereofonico” come piace pubblicizzare alla MGM del tempo) quello che, probabilmente resta il capolavoro di Stanley Kubrick, ormai cliente abituale di Roberto. La Metro–Goldwyn–Mayer gli ha affidato l’edizione italiana di questo superspettacolo che inaugura un nuovo capitolo del cinema di fantascienza: 2001 odissea nello spazio (2001, a space odissey), ispirato al romanzo di Arthur C. Clarke La sentinella. Narrando, nella parte principale, la storia di un gruppo di astronauti diretti in missione presso Giove, guidati dal supercomputer Hal 9000, per scoprire il segreto di un gigantesco monolito nero apparso sulla Luna 18 mesi prima, Kubrick realizza una visione del mondo futuro estremamenteplausibile. Lo spazio infinito è veramente nero, i movimenti di uomini e macchine sono lenti come realmente dovrebbe essere in assenza di gravità e il silenzio profondo è rotto solo dalle musiche immortali di Strauss che ascoltiamo nella colonna sonora. Le parti principali sono interpretate da Keir Dullea (David Bowman, voce di Gianni Marzocchi) e Gary Lockwood (Frank Poole, voce di Cesare Barbetti) mentre al subdolo computer Hal 9000 dona voce ed anima Gianfranco Bellini in quella che rimane probabilmente la più sconvolgente interpretazione della sua carriera didoppiatore. Il film diventa immediatamente un classico e verrà rieditato più volte nel corso degli anni, sempre con grande successo. Nella stagione 1968-69 era difficile trovare dei film adatti a tutta la famiglia ma, per una volta, fu la United Artists e non la Disney a produrne uno veramente lussuoso e accattivante. Citty Citty Bang Bang (Chitty Chitty Bang Bang, 1968) è la storia di uno sfortunato inventore che riesce a restaurare una vecchia deliziosa auto e ne farà la compagna di giochi dei suoi due bambini, oltre ad inventarestraordinarie avventure vissute a bordo di essa. La realizzazione del film è curiosamente legata a doppio filo sia con le avventure di James Bond che con le produzioni di Walt Disney. Questi legami si rafforzano ancora di più nella versione italiana, curata da de Leonardis con gran parte del cast artistico e tecnico che aveva fatto di Mary Poppins un grande successo. Quando il produttore Albert Broccoli aveva acquistato in blocco i diritti di tutti i romanzi di Ian Fleming, non aveva notato che essi comprendevano anche un libro per bambini, Citty Citty appunto, che era la storia di una automobile capace di compiere prodigi. Letto il racconto, Broccoli pensò che fosse materiale adatto per Walt Disney, e si recò dal produttore per proporgli una coproduzione del film. Quando Walt rifiutò, Broccoli si mise all’opera per produrre personalmente, con la United Artists, un sontuoso lungometraggio musicale in Super Panavision e Technicolor, che avesse nel cast la maggior parte degli artisti che avevano assicurato il successo di Mary Poppins. Ingaggiato Dick Van Dyke per la parte del buffo inventoreCaractacus Potts e la deliziosa Sally Ann Howes nel ruolo di Stella Scrumptious, con la partecipazione speciale di James Robertson Justice nel ruolo di Lord Scrumptious e Gert Froebe come cattivo di lusso (e un certo Benny Hill nel ruolo del giocattolaio) il successo non poteva mancare. Altri reduci di Mary Poppins erano Irwin Kostal come direttore d’orchestra, Marc Breaux e Dee Dee Wood come coreografi e i fratelli Richard e Robert Sherman come autori di musiche e canzoni. Con questi presupposti, Roberto de Leonardis era l’artista ideale per l’adattamento italiano del film e infatti la versione italiana di Citty Citty è un vero capolavoro. Van Dyke e la Howes sono doppiati dalle super disneyane voci di Cesare Barbetti e Maria Pia di Meo, sostituiti, per le parti cantate, dagli straordinari Ernesto Brancucci e Tina Centi. Il Comandante ci regala alcune delle sue versioni italiane di canzoni più belle, con superclassici come Citty Citty Bang Bang, Il mio bambù, Toot Sweets e la deliziosa Bambola sul carillon. Anche se la sceneggiatura del film non è esente da pecche (in particolare è piuttosto confuso il passaggio dalla “parte reale” della trama alla fiaba raccontata nel secondo tempo da Van Dyke, in cui Citty Citty svela i suoi poteri magici) l’insieme funziona ed è assolutamente accattivante. Nella seconda metà del 1969, tra ottobre e novembre, usciranno in Italia altri due famosi film adattati dal Comandante. Sweet Charity–Una ragazza che voleva essere amata (Sweet Charity, 1969) è una sfavillante versione musicale delle Notti di Cabiria di Fellini, con la spumeggiante Shirley MacLaine nel ruolo che fu di Giulietta Masina e le travolgenti coreografie del leggendario Bob Fosse, qui al suo debutto alla regia. Produce, con successo, la Universal. È ancora però la United Artists a fornire a Roberto un film che è rimasto nella storia: Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy, 1969) diretto con spietata lucidità dall’inglese John Schlesinger ed interpretato da Jon Voight (voce di Massimo Turci) e Dustin Hoffman (voce di Ferruccio Amendola) nel ruolo, il primo, di un giovane texano che, stufo di fare illavapiatti si veste da cowboy e arrivaa New York con l’intento di fare il gigolò di lusso, il secondo nei panni dell’italo americano Rizzo, ladruncolo malato di tubercolosi. La loro amicizia avrà purtroppo un epilogo tragico. Il film ha anche una bellissima colonna sonora, opera di John Barry e una canzone leit motivrimasta famosa, Everybody’s talking scritta da Fred Neil ed interpretata da Harry Nilsson. L’anno dopo arrivò l’Oscar come miglior film e Schlesinger vinse quello per la miglior regia. Per quanto riguarda il doppiaggio, poi, il film è importante perché, per la prima volta, Mario Maldesi sceglie Ferruccio Amendola come voce del protagonista Dustin Hoffman. La dizione sporca e sussurrata di Amendola si legherà talmente bene alla gestualità delgrande attore, che Ferruccio diventerà suo doppiatore abituale e verrà chiamato a doppiare anche altri giovani emergenti della nuova Hollywood come Robert de Niro e Al Pacino. (continua…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

ADDIO AL GRANDE ATTORE MASSIMO MOLLICA (di Sergio Di Giacomo)

MOLLICA-PREFETTO DI FERROIl primo maggio scorso è scomparso all’età di 84 anni nella sua Messina l’attore e regista Massimo Mollica, considerato uno dei maggiori e più sensibili interpreti pirandelliani e verghiani del nostro teatro. Diresse e interpretò tra gli altri Liolà (con 160 repliche nella versione siciliana, nelle due edizioni 1975-76 e 1981-82), Il berretto asonagli (che gli fece vincere il prestigioso “Premio Eleonora Duse” ad Asolo) e il Mastro-Don Gesualdo (che interpretò in 35 puntate anche alla radio), in spettacoli di ricerca letteraria che entusiasmarono la critica per il giusto dosaggio di tradizione linguistica e di poetica “follia”. Fu anche il primo a portare in scena Il Bell’Antonio di Brancati. Attore capace di variare dalla tradizione classica (le tragedie greche, Shakespeare, Gozzi) al Novecento di Fava, Montanelli, Fabbri e Ionesco (Il re muore, portato in scena davanti all’autore a Catania), dalla fine degli anni Sessanta in poi è stato protagonista di sceneggiati tv (Maigret e i diamanti, La Contessa Lara, Dal tuo al mio, Lazarillo de Thormes), diventando popolare con JoePetrosino, lo sceneggiato in cui interpretò il padrino Don Vito Cascioferro rivale del protagonista Adolfo Celi, per cui fu invitato anche a una puntata di Canzonissima. Partecipò a diversi spettacoli radiofonici della Rai degli anni Settanta, tra cui Voi ed io (il primo programma in contatto telefonico con gli spettatori condotto da Zavattini), OndeCorte, le dirette da Caffè Greco, e collaborò anche con Radio Vaticana. Nel 1979 Mollica interpretò il maresciallo dei carabinierinello sceneggiato televisivo La manosugli occhi tratto dal romanzo Il corso delle cose, che segna, in forma sperimentale, la prima apparizione televisiva del mitico Commissario Montalbano di Camilleri, con cui l’attore messinese visse trenta anni di sodalizio teatrale e televisivo. Tra i film a cui ha partecipato ricordiamo il Salvatore Giuliano di Francesco Rosi del 1960, Il prefetto di ferro con la Cardinale, No alla violenza di Tano Cimarosa,L’Arbitro con Lando Buzzanca e un classico della commedia all’italiana come Bello mio, bellezza mia con la coppia Giannini-Melato e Stefania Sandrelli. Come doppiatore, diede la voce a Burt Lancaster nella terza edizione de Il Gattopardo. Mollica, che visse a Roma frequentando il mondo culturale e artistico degli anni Settanta e Ottanta, fu anche un dinamico promotore culturale: nel 1965 creò la Compagnia Stabile di Messina, che portò gli spettacoli della tradizione siciliana nei massimi teatri nazionali, fondando a Messina il più piccolo teatro d’Italia, Il Ridottissimo del teatro Savoia, e in seguito Il Teatro San Carlino, il “Pirandello” e il teatro di Campagna “G.Longo”, mentre nel 1977 inaugurò il Teatro in Fiera con uno spettacolo diretto da Camilleri. Diresse anche il teatro Parioli di Roma prima di Maurizio Costanzo.

ATTACCAMENTOOREDi Aurelio Tumino – ottava parte

Il tipo D (disorganizzato) – L’ amore patologico

Modello di attaccamento: stile o modalità di attaccamento nei confronti della Figura di Attaccamento che si sviluppa in risposta ad un preciso stile di accudimento della FdA.

Se ne individuano di 4 tipi differenti (A,B,C,D).

Si tratta di modelli di attaccamento che rimandano a storie di abuso e maltrattamento da parte della figura allevante, nei confronti del proprio bambino/a. Nel caso di una madre incapace di offrire accudimento o di una madre con problemi a livello psichiatrico o una madre maltrattante, questo darà luogo ad un legame di tipo insicuro disorganizzato con pensieri confusi e appunto disorganizzati. L’esplorazione dell’ambiente avverrà solo in assenza della madre e richiederà conforto ad estranei. Dopo la separazione dalla madre il bambino reagirà all’avvicinamento con paura ed evitamento, restando come congelato o portandosi le mani agli occhi. Questi bambini hanno un immagine di Sé incoerente, ritengono di far paura (perché interpretano così il rifiuto della madre), e si ritengono allo stesso tempo vulnerabili.Accade questo con un genitore maltrattante: il bambino ha una profonda paura di lui ma nello stesso tempo ha un forte bisogno della sua presenza. Così il bambino si avvicina e poi si ritrae e il suo modello di attaccamento è confuso perché non sa cosa aspettarsi.

Da grande il soggetto sentirà di non avere il controllo sulle situazioni e vedrà il mondo con occhio catastrofico. Esiste anche il rischio che potrebbe poi diventare a sua volta un genitore maltrattante. Quando i bambini si riuniscono alla madre hanno comportamenti confusi e contraddittori (per es. si riavvicinano alla madre con la faccia rivolta dalla parte opposta), mostrano improvvisi arresti nel movimento di avvicinamento, hanno strane, improvvise “fissità” dello sguardo e dei movimenti, oppure si paralizzano quando vengono presi in braccio dalla madre. Le madri di questi bambini hanno un comportamento di accudimento che viene definito spaventato e spaventante; in genere hanno subìto nell’infanzia un lutto non elaborato o esperienze infantili di abuso sessuale, prevalentemente di tipo incestuoso. Si ipotizza che esse si comportino con i loro bambini in modo doloroso, spaventato, non correlato con quanto veramente accade in quel momento nell’ambiente, in modo quindi disorientante per il bambino, rivivendo dolori e paure che fanno parte solo della loro memoria e del loro mondo interiore. Il bambino è portato a leggere sul volto della figura di attaccamento se nell’ambiente esistano pericoli oppure no. Il bambino con una madre spaventata/spaventante riceve costantemente un messaggio di pericolo e poiché non trova riscontro nell’ambiente di alcun motivo che lo confermi, è la madre che allora diventa fonte di minaccia. Si pensa che questo tipo di attaccamento generi un pensiero di questo tipo nel bambino: “l’ambiente èminaccioso”. In amore, questi soggetti spesso sono incapaci di scegliere partners affidabili, correndo il rischio di farsi coinvolgere in relazioni distruttive, con persone violente e aggressive. Questo perché tendono a dar vita, e a mantenere nel tempo, relazioni violente e fredde, presentandosi come partners maltrattanti o abusanti.

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Una risposta »

  1. francesco ha detto:

    Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

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