LA FABBRICA DEI SOGNI: VIAGGIO NELLA STORIA DELLA ROYFILM. QUARTA PUNTATA. ANCORA SUGLI ANNI SESSANTA. SAGHE IMMORTALI E GRANDI REGISTI (di Nunziante Valoroso)

angeliqueSoltanto elencare i titoli di cui ho parlato la scorsa settimana, unendoli alle innumerevoli produzioni Disney adattate nel decennio 1960-1969, farebbe rimanere a bocca aperta (ricordiamo che, nel periodo in esame, escono in Italia La carica dei 101, La spada nella roccia, Mary Poppins, Il libro della giungla, Il Fantasma del pirata Barbanera, Un maggiolino tutto matto) ma l’elenco degli adattamenti del Comandante continua ad essere sbalorditivo. Cominciamo col segnalare che le due serie di film più celebri nate negli anni ’60 portano entrambe la sua firma, per l’edizione italiana: si tratta dei famosi lungometraggi con James Bond, il leggendario agente 007 con licenza di uccidere, e della serie che ha per protagonista la romantica Angelica, nata in Francia dalla fantasia degli scrittori Anne e Serge Golon e portata sullo schermo in cinque film dal regista Bernard Borderie con la sensuale Michèle Mercier e il bel tenebroso Robert Hossein nel ruolo di suo marito, il conte Jeoffrey de Peyrac. Roberto si occupa dell’adattamento di tutti i film di 007 usciti nel decennio, che lanciano alla grande il supersexy attore Sean Connery, doppiato in maniera eccellente da Pino Locchi: dal primo, mitico Licenza di uccidere (Dr. No, 1962) a Si vive solo due volte (You only live twice, 1967). Nel frattempo sono usciti anche Dalla Russia con amore (From Russia with Love, 1963), Missione Goldfinger (Goldfinger, 1964) e Thunderball, Operazione Tuono (Thunderball, 1965), tutti coronati da immenso successo. Quando Connery rifiuterà di interpretare il film successivo, Al servizio segreto di sua maestà (On Her Majesty’s Secret Service, 1969), sempre adattato dal Comandante, il ruolo passerà all’incolore George Lazenby e Connery lo riprenderà per breve tempo nel decennio successivo, prima di passare il testimone al collega Roger Moore. Passando ad Angelica, Roberto adatterà tre film su cinque della saga: Angelica (Angelique, marquise des anges, 1964), Angelica alla corte del Re (Angelique et le Roi, 1965) e il conclusivo Angelica e il Gran Sultano (Angelique et le Sultan, 1968) mentre per gli altri due titoli, La meravigliosa Angelica e L’indomabile Angelica, i dialoghi italiani saranno appannaggio del collega Ferdinando Contestabile. Nei primi due titoli adattati il doppiaggio è affidato alla CDC e protagonisti sono, quasi inevitabilmente, Maria Pia di Meo (Angelica) e Giuseppe Rinaldi (Jeoffrey) mentre gli ultimi due episodi verranno affidati alla SAS ed avranno per protagonisti vocali Gabriella Genta ed Emilio Cigoli. Ma oltre a tutto ciò, il Comandante ha già sfornato la versione italiana del leggendario western di John Sturges I magnifici sette (The magnificent seven, 1960) e ha scritto i dialoghi del film simbolo di Paul Newman Lo spaccone (The Hustler, 1961), diretto da Robert Rossen. Nel 1962 ecco la versione italiana del celebre film francese di Yves Robert La guerra dei bottoni (La guerre des boutons), tratto da un libro di Louis Pergaud, che narra la storia, ambientata nella campagna francese di fine ‘800, della guerra per gioco ingaggiata da un gruppo di ragazzini contro i coetanei dei vicino villaggio rivale. Il bottino di guerra è costituito da bottoni, fibbie e lacci. Due autentici “pezzi da novanta” per il Comandante, nel 1962, sono il capolavoro di Francois Truffaut Jules e Jim, con Jeanne Moreau, Oskar Werner ed Henri Serre (doppiati rispettivamente da Rita Savagnone, da Rinaldi e da Locchi), e la “scandalosa” versione cinematografica di Lolita, dal romanzo di Vladimir Nabokov, prodotta dalla MGM e diretta con mano sicura da Stanley Kubrick. Pur non mostrando alcunché di pornografico, il film riesce a creare comunque una atmosfera malsana e disturbante, grazie all’inquietante bianco e nero della fotografia di Oswald Morris, all’insinuante tema musicale di Nelson Ridde ed alle avvolgenti interpretazioni di James Mason (voce di Giulio Panicali), Shelley Winters (voce di Lydia Simoneschi), la giovane Sue Lyon (Maria Pia di Meo) e il polimorfico Peter Sellers (voce di Giuseppe Rinaldi). L’anno successivo il Comandante avrà a che fare con altre due celebri “donnine allegre”: la scatenata ed “innocente” Shirley MacLaine di Irma La Dolce (Irma la Douce, 1963), prostituta parigina con cagnolino al seguito (doppiata dalla Di Meo) di cui si innamora il poliziotto Nestore (Jack Lemmon, doppiato irresistibilmente ancora da Rinaldi) e la maliziosa Catherine Spaak de La noia, diretto in Italia da Damiano Damiani e tratto da un libro di Moravia maJames-Bond_h_partb interpretato da attori stranieri del calibro di Bette Davis e Horst Buchholz, che si avvalgono, insieme alla Spaak, per i dialoghi italiani, della bravura del Comandante. Le voci sono ancora una volta Rinaldi e la Di Meo, con l’aggiunta di una straordinaria Rina Morelli per Bette Davis. Sempre nel 1963, il Nostro adatterà due superclassici: La pantera rosa (The pink panther, 1963), scatenata commedia di ambientazione internazionale diretta da Blake Edwards, che ha il merito di introdurre il leggendario personaggio dell’ispettore Clouseau, interpretato da Peter Sellers (e doppiato, con irresistibile accento francais da Giuseppe Rinaldi), e Questo pazzo pazzo, pazzo, pazzo mondo (It’s a mad, mad, mad, mad world 1963), cronaca irresistibile di una scatenata “caccia al bottino sepolto” attraverso le strade d’America, prodotta e diretta da Stanley Kramer e girata nello splendore dell’Ultra Panavision–Cinerama. Nel 1964, ecco per Roberto una serie di adattamenti di prestigio, per film che non sfigurerebbero ìn una ideale rassegna-cineclub del periodo. Becket e il suo re (Becket), tratto da un dramma teatrale di Jean Anouilh, premiato con l’Oscar per la sceneggiatura e diretto da Peter Glenville è la storia del conflitto tra Enrico II d’Inghilterra e Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury ed è l’occasione per un grande duello d’attori tra Peter O’ Toole (voce di Sergio Graziani) e Richard Burton (voce di Giuseppe Rinaldi); Tom Jones , di Tony Richardson, è un adattamento di prestigio da un romanzo di Henry Fielding e si aggiudica ben 4 Oscar: miglior film, regista, sceneggiatura di John Osborne, musiche di John Addison. Tra le stupende voci impegnate sul copione del Comandante, i veterani Giuseppe Rinaldi, Maria Pia di Meo, Giorgio Capecchi, Lydia Simoneschi; L’uomo del banco dei pegni (The pawnbroker) è una delle migliori interpretazioni di Rod Steiger, qui doppiato dal grande Rinaldi e diretto da Sidney Lumet. Sette giorni a maggio (Seven days in may) è invece un buon film di fantapolitica, diretto da John Frankenheimer e sceneggiato da Rod Serling, l’autore della serie TV Ai confini della realtà. Burt Lancaster e Kirk Douglas si sfidano ad una gara di bravura ma non sono da meno Ava Gardner e Frederic March. La più grande storia mai raccontata (The greatest story ever told, 1965) è lo spettacolare polpettone voluto da George Stevens per raccontare a suo modo la parabola della vita terrena di Gesù Cristo, affidando praticamente ogni ruolo, anche il più piccolo, ad un divo. Roberto de Leonardis fa quello che può per rendere poetica ed edificante una sceneggiatura elefantiaca che nella versione originale è a continuo rischio di ridicolo. La consumata abilità di divi del doppiaggio come Rinaldi, Rosetta Calavetta e Nando Gazzolo salva per quanto possibile la recitazione di attori quali Max Von Sydow (Gesù), Dorothy McGuire (la Madonna) e Charlton Heston (Giovanni Battista), ma il risultato è inferiore a quello ottenuto pochi anni prima da Nicholas Ray con Il Re dei Re (King of Kings, 1961). Ciao Pussycat (What’s new, Pussycat 1965), altro titolo famoso dell’anno 1965 adattato dal Comandante, è una commedia interpretata da Peter lapanterarosaSellers (doppiato al solito da Rinaldi) e scritta da un certo Woody Allen ai suoi inizi, che raramente fa ridere, con la sua trama basata sui casi di un editore di moda che si rivolge ad uno scombinato psichiatra per risolvere i suoi problemi con le donne. Nel 1966 Roberto de Leonardis si dedica alla cinematografia francese, con l’adattamento di tre pellicole rimaste, per diversi motivi, tutte famose. Parigi brucia? (Paris brule-t-il?) diretto da Renè Clement; Un uomo, una donna (Un homme et une femme), di Claude Lelouch; Tre uomini in fuga (La grande vadrouille), di Gerard Oury. Il primo è tratto da un libro di Larry Collins e Dominique Lapierre sulle vicende della resistenza francese dell’agosto 1944 ed è interpretato da attori come Jean Paul Belmondo (voce di Pino Locchi), Alain Delon (voce di Massimo Turci), Charles Boyer e Leslie Caron, su sceneggiatura di Gore Vidal e Francio Ford Coppola. Un uomo, una donna è senza dubbio il film più famoso di Lelouch, magnificamente diretto ed interpretato da Jean Louis Trintignant ed Anouk Aimee. Il leggendario tema musicale di Francis Lai accompagna le belle sequenze ed il film si aggiudicò il Gran Premio al Festival di Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero. Tre uomini in fuga è, infine, uno dei capolavori comici di Louis de Funès (doppiato da Stefano Sibaldi), una satira della seconda guerra mondiale che diverte ancora oggi. Anche i film del 1967 adattati dal Nostro Comandante non hanno bisogno di molte presentazioni. A piedi nudi nel parco (Barefoot in the Park) è una scatenata commedia tratta da una pièce teatrale di Neil Simon ed interpretata alla grande da Robert Redford (voce di Cesare Barbetti) e Jane Fonda (voce di Maria Pia di Meo) nei ruoli di due giovani sposini che vanno a vivere a New York, nel Greenwich Village, in un appartamento all’ultimo piano senza ascensore e devono vedersela sia con un vicino molto bohémien (Charles Boyer, voce di Gianrico Tedeschi) sia con le visite della madre di lui (Mildred Natwick, voce di Renata Marini), sempre messa ko dalle interminabili rampe di scale. La brillante regia di Gene Saks e la sceneggiatura dello stesso Simon forniscono a Roberto pane per i suoi denti e il doppiaggio risulta un capolavoro comico di per sé. Cosa dire poi di Per favore non mordermi sul collo (The fearless Vampire Killers), la celebre parodia dei film di vampiri diretta con gusto da Roman Polanski ed interpretata da lui stesso e dalla moglie Sharon Tate? Un vero classico, impreziosito dai dialoghi italiani, affidati ad attori come Oreste Lionello (voce di Polanski), Bruno Persa e Carlo Romano. Sempre nel 1967, Roberto torna ad adattare una storia romantica di Claude Lelouch, Vivere per vivere (Vivre pour vivre), interpretata da Yves Montand, Candice Bergen ed Annie Girardot ed è una sorta di “pausa” prima dei filmoni dell’anno successivo, quel 1968 che porterà tanti cambiamenti in tutto il mondo ed anche nell’ambiente del cinema. I film diventeranno più duri, più realistici, ci sarà meno spazio per dolcezza e romanticismo (stranamente Walt Disney è mancato a dicembre 1966, lasciando alle sue due “anime” italiane, Roberto e l’editore Arnoldo Mondadori, il compito di presentare degnamente al pubblico italiano il suo ultimo capolavoro Il libro della giungla, che esce da noi proprio a dicembre 1968). I grandi classici del 1968 adattati dal Nostro usciranno tutti tra dicembre 1968 e la primavera 1969 e almeno un paio tra essi cambieranno per sempre il mondo del cinema (continua…

LA “CLEMENTE RIVA”, UN’ASSOCIAZIONE “SOCIAL” (di Chiara Ferraro)

Lo scorso 30 aprile l’associazione culturale Clemente Riva di Ostia ha deciso di lanciare il canale Youtube www.youtube.com/user/assclementeriva e l’account Twitter @Ass_CRiva, per arricchire così la sua presenza online. I due nuovi profili infatti si vanno ad aggiungere al sito internet dell’associazione (http://associazioneclementeriva.wordpress.com), al profilo (www.facebook.com/assocultclementeriva) e alle pagine facebook (“Festa del libro e della lettura di Ostia” e “Prisma”). Condividendo video e “twittando” attraverso l’hashtag #festadellibro, i volontari dell’associazione sperano in particolar modo di catturare l’attenzione dei più giovani, assidui frequentatori di Youtube e Twitter, come di Facebook, dove la Clemente Riva è presente ormai da oltre un anno. 

NELLA MIA VALIGIA C’E’ SEMPRE POSTO PER UN LIBRO….”. INTERVISTA CON AURELIA BALLETTA, LA PRIMA VINCITRICE DI “FOTOLIBRANDO” (di Sandro Capodiferro)


VOTO VINCITRICE DI FOTOLIBRANDO

VOTO VINCITRICE DI FOTOLIBRANDO

A un mese e mezzo dalla premiazione della prima edizione di Fotolibrando, il concorso fotografico organizzato dall’Associazione Culturale Clemente Riva di Ostia, abbiamo voluto rendere omaggio alla prima classificata Aurelia Balletta chiedendole di concederci una breve intervista. Ecco cosa ci ha detto. – Chi e’ Aurelia Balletta e come e’ venuta a conoscenza del nostro concorso? “Che dire… sono una ragazza semplice, innamorata della fotografia. Quando ho visto la locandina di Fotolibrando non ho resistito alla tentazione e così ho deciso di partecipare al concorso!”. – La fotografia sta vivendo una nuova rinascita specialmente attraverso i giovani. Pensi sarebbe giusto concedere più spazio a questa forma d’arte e se sì attraverso quali strumenti? “Decisamente sì. Credo che non sia un modo di dire ‘il futuro è dei giovani’, del resto saremo noi da grandi a vivere questo mondo e di conseguenza spetta a noi ‘costruirlo’ così come lo desideriamo. La tecnologia poi ci sta aiutando molto in questo, anche se io preferisco sempre la macchina fotografica”. – Cosa pensi della cultura oggi nel nostro paese e quale posto occupa nel tuo quotidiano? “Abbiamo ereditato molto dal passato del nostro paese ma credo che stiamo facendo poco per il nostro futuro… secondo me i giovani di oggi leggono poco e questo porta ad avere vedute limitate a mio parere”. – La Festa del Libro di Ostia, durante la quale ha avuto luogo la cerimonia di premiazione di Fotolibrando, è ormai una realtà consolidata, un appuntamento importante per tutti gli amanti della lettura e della cultura in genere. Cosa pensi di questo tipo di evento culturale, hai suggerimenti da darci? “E’ stato un evento molto bello, io amo la lettura e nella mia valigia c’è sempre posto per un libro… mi rilassa molto leggere ed è come crearmi un angolo solo per me dove far lavorare la mia fantasia. Per quanto riguarda i consigli non mi permetto di giudicare il lavoro che avete fatto, da fuori è sempre semplice parlare! L’unico suggerimento che ho riguarda l’esposizione delle fotografie durante la mostra: il titolo della foto è parte integrante della foto stessa, quindi per la prossima esposizione suggerirei di inserire anche il titolo!”. Ringraziamo Aurelia per il tempo che ci ha dedicato invitandola fin d’ora alla prossima Festa del Libro di Ostia (1-2 giugno) quale testimonial d’eccezione per il lancio della seconda edizione di Fotolibrando.

per-favore-non-mordermi-sul-collo-locandinaPERLE AMARE” (di Sergio Ronci e Paola Mancurti)

Il 12 e 13 aprile 2013 è stato rappresentato, presso il Teatro “Don Mario Torregrossa” in Via di Macchia Saponara ad Acilia (Roma), lo spettacolo “Perle Amare”, costituito da quattro atti unici di Luigi Pirandello [“La morsa” (1892) – “L’altro figlio” (1902) – “Sogno, ma forse no” (1928-29) – All’uscita” (1916)]. Lo spettacolo, recitato dalla compagnia di giovani attori “Compagni di Scena” (costituitasi nel territorio del X, ex-XIII, Municipio di Roma poco più di due anni fa) con la regia di Elena Giambi Bonacci, è risultato di buona qualità e apprezzabile per la recitazione. Come affermato dalla giovane regista, già con esperienze di attrice ma alla sua prima prova in questo nuovo ruolo, i testi scelti sono veri “gioiellini che lasciano l’amaro in bocca” e presentano situazioni difficili, spesso non risolte e non risolvibili, al limite del dramma più che della commedia. Gli attori, quasi tutti poco più che ventenni, hanno dato prova di una recitazione a tratti un po’ acerba, soprattutto in relazione ai ruoli che sono stati chiamati ad interpretare, ma comunque valida e verosimile, nel tentativo (complessivamente riuscito) di dare un approccio più moderno ai testi e di alleggerire il linguaggio originale spesso ridondante e un po’ “barocco”. Lo spettacolo è stato accompagnato da opportune scelte musicali, che hanno contribuito a rendere più fruibili i testi scelti. Un “Bravo” a tutti (compresi i tecnici) senza riserve, con una particolare menzione di merito alla giovanissima regista, che ci auguriamo si cimenti ancora in altri lavori!

LA I EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO “GOCCE D’INCHIOSTRO”

Il concorso si articola in: 1) raccolta di racconti (da un minimo di 1 ad un massimo di 3, con un numero di pagine a racconto, da un minimo di 20 ad un massimo di 60 cartelle); 2) raccolta di poesie (da un minimo di 5 a un massimo di 20 componimenti); 3) romanzi (rosa, giallo, storico, horror, fantascienza, noir, di genere, etc.). Modalità di partecipazione. Gli autori dovranno inviare i manoscritti in unica copia – allegando, oltre a una breve sinossi dell’opera, anche un curriculum con i propri dati personali (indirizzo, telefono, e-mail e codice fiscale) – entro il termine del 15 maggio 2013 al seguente indirizzo:

VIOLA EDITRICE – Via Pagoda Bianca, 58 – 00144 Roma

Per la partecipazione al Concorso Letterario, si richiede una quota pari a 10 euro (dieci euro) per spese di organizzazione e di segreteria, da versare su c/corrente postale IBAN IT08G0760103200001011427844 intestato a VIOLA EDITRICE, indicando come causale: Premio Letterario “Gocce d’inchiostro”. Il pagamento di una quota dà diritto a partecipare a tutte le Sezioni. Per ulteriori dettagli, scarica il bando da www.violaeditrice.it.

SPAZI ALL’ARTE”, MOSTRA FOTOGRAFICA (di Letizia De Rosa)

la-drogheria_ostia_ostia_lido_tn_305_200Lo scorso 26 aprile, nell’ambito della rassegna artistica Arte in Enoteca, La Drogheria ad Ostia Lido ha ospitato l’inaugurazione di ben tre mostre fotografiche proposte dalle artiste Valentina Di Giorgio, Maria Grazia Scarpetta e Liliana Barbagallo.

Ambizioso progetto della giovane Valentina Di Giorgio quello di lasciar emergere l’inconscio attraverso un obiettivo fotografico, obiettivo puntato per rispondere ad un’esigenza personale che vuole trasformarsi in esperienza universale: raccontare la paura attraverso coppie di immagini che fissano ed esprimono il contenuto della paura stessa, connotando i soggetti scelti a rappresentarla. Sono scatti legati alla vita quotidiana, oggetti reali e riconoscibili, e scatti che per la loro sgranatura, per la loro evanescenza, per le forme e i segni raffigurati richiamano un mondo diverso, irreale, a volte onirico. Non si tratta di un lavoro da laboratorio o da classificazione asettica ed impersonale: la fotografa Di Giorgio incarna, rappresentandole, le paure più comuni, quella del fallimento, del dolore, quella della scelta, della vecchiaia, della malattia e della morte, quella dell’incomprensione e della fine di un rapporto, della difficoltà e della tristezza; la Di Giorgio cerca un’analogia, una sorta di montaliano correlativo oggettivo, lo esprime, lo rende visibile e reale grazie alla macchina fotografica e poi ci si confronta e chiama noi al confronto, nel tentativo di ristabilire un equilibrio interiore che a volte porti a superare la paura, altre volte consenta almeno una sua riconoscibilità e accettazione. Le metafore ideate sono originali, rivelano una vissuta sensibilità, straordinaria in un’artista così giovane: per la paura di perdere la libertà spine di agave e tela di ragno; per la paura della tristezza un panorama di pozzanghere e un’unica goccia in punta di foglia, momento di terribile solitudine; per il dolore una pietra dura, grigia e porosa perchè la sofferenza s’infiltra ovunque, dentro e fuori; per la difficoltà spine di cactus e la perfezione di una spirale di conchiglia simile ad una serie interminabile di scalini in salita. Maria Grazia Scarpetta è un’artista introversa che grazie all’obiettivo comunica vivacemente la profondità e la ricchezza del proprio mondo interiore, proponendo soggetti di spessore ed interesse etico-sociale ma anche immagini delicate, fiabesche e gioiose. Ecco allora l’oro al tramonto che si riversa sul mare, le vele che disegnano ordinate la linea dell’orizzonte, il liquido mantello sconvolto da raffiche irriverenti, l’acqua che gioca con le dita di un bambino, l’acqua che brilla, che sostenta, che brulica, che accompagna la solitudine dei passi di una donna, l’acqua che visita, che fa giocare, pulisce, osserva e specchia l’arco d’aria che la sovrasta. Non mancano fotografie significative, che inducono a riflettere, a guardarsi dentro per meglio capire il fuori, a scuotere il torpore interiore per aprire varchi all’esterno: mi riferisco agli occhi del viandante, dell’escluso, occhi non vinti o domati, ma intensi e prepotenti. Pregevole inoltre il lavoro minuzioso e partecipato dell’artista, volto a sollecitare, attraverso la proposta di un dettaglio, la nostra capacità di immaginare, suscitare emozioni e provare a raccontare trame poetiche. La mostra di Liliana Barbagallo richiama alla memoria gli idilli virgiliani: idillio è parola greca che ha lo stesso etimo del verbo ‘vedere’ e va tradotta con quadretto, bozzetto, piccola fotografia di contenuto naturalistico, soprattutto di vita agreste e di umanità che la vive in modo sereno e gioioso. Si canta e si esalta in modo lirico la natura lirica, poeticizzata dall’artista come momento sublime di compenetrazione e armonia della vita umana a contatto con il creato, descrivendo una natura ospitale che invita e spinge l’uomo a godere dei suoi benefici e si rende partecipe dei suoi vissuti amorosi. Gli scatti di questa artista delicata e spontanea riproducono sapientemente questa atmosfera bucolica attingendo da scene di vita quotidiana e familiare ed evidenziandone la luce, in una luminosa esplosione cromatica, conferendo anche a soggetti dimessi e umili una connotazione positiva, ottimistica e solare. S’impreziosiscono così i campi consunti dalle messi e lasciati in letargo, gli alberi scheletrici ritratti su uno sfondo rigoglioso verde brillante, le distese d’acqua cheta e trasparente che ospitano uccelli acquatici, gli scorci di paesaggi che si ridestano dal sonno invernale e si riappropriano della brillantezza dei colori e della vitalità della stagione. Delicate e pacate le fotografie che raffigurano il paesaggio urbano: i panni stesi a sciorinare, la bicicletta in attesa davanti ad un cancello chiuso o quella stanca sdraiata ad un semaforo accanto ad un uomo in poltrona su un manifesto. C’è ovunque equilibrio, compostezza, garbo.

PRISMA

http://associazioneclementeriva.wordpress.com; prismanews.wordpress.com; festadellibrodiostia.wordpress.com

Direttore: Gianni Maritati

In redazione: Andrea Buda, Sandro Capodiferro, Letizia De Rosa, Simona Di Michele, Chiara Ferraro, Francesco Ferraro, Liliana Fiorella, Germana Linguerri, Paola Mancurti, Pietro Olivieri, Elisa Palchetti, Ruggero Pianigiani, Sergio Ronci, Ilaria Salzano, Riccardo Troiani, Aurelio Tumino

Collaboratori: Paolo Aragona, Luca Carbonara, Simona Esposito, Diletta Labella, Gabriella Lepre, Giorgio Maritati, Nunziante Valoroso

NUMERO ISCRITTI ALLA NEWSLETTER: 404.

Annunci

Una risposta »

  1. tommaso ha detto:

    Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...