QUANDO IL LIBRO “ATTRAVERSA” LE GENERAZIONI

Lo rivela una recente indagine commissionata al CENSIS dalla Fondazione Marilena Ferrari: “la voglia di sfogliare e di possedere dei bei libri continua ad essere forte, sorprendentemente più tra i giovani che tra le persone anziane”. Dunque, “il bel libro non muore mai”: per il 70 per cento degli italiani il bel libro non è un oggetto qualsiasi, ma “una vera e propria opera d’arte”.

LibroFMR

Non solo. Oltre la metà delle famiglie italiane conserva i libri lasciati in eredità dai genitori e dai nonni: “i libri non sono un bene di consumo, ma hanno un valore intrinseco: sono il segno più tangibile del patrimonio culturale della famiglia”. Forse è proprio questo il dato più suggestivo. Il libro, soprattutto il “bel” libro, è uno speciale mezzo di trasmissione del sapere e dell’esperienza umana anche perché custodisce e “trasporta” da una generazione all’altra il suo tesoro di emozioni e di memorie. Pensiamo alla firma di chi lo ha posseduto (magari con l’aggiunta di data e luogo), alla dedica di chi ce lo ha regalato, alle annotazioni e alle sottolineature, a tutti i segni lasciati dall’uso, dagli ex-libris ai fiori secchi… Anche per questo i libri meritano rispetto, soprattutto se raccontano la “storia” della nostra famiglia. Sono pezzi di noi, finestre di carta aperte sul passato, immagini “viventi” e “parlanti” della nostra identità personale, familiare e culturale. (Per informazioni: www.fondazionemarilenaferrari.it).

FUMETTI DISNEY: ECCO TUTTI I SEGRETI

Per chi adora il mondo delle nuvolette parlanti, ecco un libro da non perdere. S’intitola “Fumetto Disney. Manuale di sceneggiatura e disegno” (pagine 240, Disney Libri). Ricco di illustrazioni, questo manuale mette a disposizione di tutti gli Disney_20120215_STANDARD_Fumetto-Disney_lowappassionati le tecniche e i segreti del mestiere, i trucchi e le parole-chiave di un’arte, il fumetto, che da oltre un secolo rappresenta un magnifico universo di immagini, di storie e di emozioni senza fine. Qui, per di più, siamo presi per mano e guidati nel fantastico mondo di Walt Disney. Ed è tutto dire. Scorrendo le pagine, è impossibile resistere alla tentazione di far volare la fantasia e di prendere carta, matita e colori per dare forma ai nostri personaggi preferiti. Dovrebbero farlo tutti, anche se i risultati non sono artisticamente rilevanti. Disegnare Pippo o Topolino, Zio Paperone o Gambadilegno è un piacere fortissimo, oltre che un modo per darsi appuntamento con la nostra anima. Dall’indimenticabile Carl Barks, il disegnatore dei Paperi, alla nostra talentuosa Silvia Ziche, il fumetto Disney vanta una tradizione lunga e invidiabile. Potervisi accostare è già un privilegio speciale e questo libro generoso e appassionante ce lo permette. (Per informazioni e approfondimenti: www.disney.it).

TOPOLINO CHE LEGGE ACCANTO A PLUTO

FOTOLIBRANDO” SUL WEB (di Sandro Capodiferro)

Il concorso fotografico Fotolibrando organizzato dall’Associazione Culturale Clemente Riva ha allargato i propri orizzonti, avvalendosi del social network Instagram per raggiungere una popolazione FOTOLIBRANDO ON THE WORLDdi circa 22 milioni di persone appassionate di fotografia in tutto il mondo. E’ sufficiente essere registrati in Instagram (o registrarsi sull’applicativo scaricabile in rete), ricercare l’account Fotolibrando e seguirlo, “postare” una fotografia in tema con il nostro concorso (L’arte e il valore della Lettura) inserendo l’hashtag #fotolibrando e inviando una mail all’indirizzo fotolibrando@gmail.com confermando di voler aderire al concorso. Le migliori tre fotografie saranno pubblicate sul settimanale online Prisma di Gianni Maritati ed utilizzate come banner per la prossima edizione del concorso, unitamente alla foto vincitrice dell’edizione in versione cartacea (regolamento al link: http://festadellibrodiostia.wordpress.com/2013/01/22/prima-edizione-concorso-fotografico-fotolibrando-bando-completo). Avete tempo fino al 18/03/2013 per partecipare. Cosa aspettate? E’ facile, è veloce, è giovane, è internazionale… è Fotolibrando!!

ATTACCAMENTOORE

Di Aurelio Tumino – Quarta parte

Ogni relazione sentimentale (coppia, filiale, amicale, ecc.) porta a creare un potenziale legame di attaccamento.Cos’è l‘attaccamento verso una persona adulta? È quando ci sentiamo legati a qualcuno per sentimento, sicurezza ed abitudini. Il primo attaccamento in assoluto si crea da piccoli ed è specifico, 1perché si forma solo nei confronti di alcune persone specifiche dette appunto Figure di Attaccamento (FdA). Il legame di A. spinge a cercare la protezione della persona adulta identificata come la Figura di Attaccamento (FdA). Ci possono essere particolari situazioni in cui la madre naturale è assente e quindi la FdA può essere diversa dalla madre. La scelta può ricadere su una persona ritenuta capace di affrontare il mondo e di fornire protezione. Si tratta di una relazione affettiva che fungerà da modello per le relazioni intime future. Bowlby concettualizzò che la vicinanza (il contatto), una base sicura (la sicurezza) e un rifugio sicuro (il conforto e la protezione) sono fondamentali per un attaccamento sano. Bowlby elaborò la teoria dell’attaccamento sul legame madre – bambino (o figura di attaccamento – bambino) e successivamente notò che il legame che si stabiliva poi nelle relazioni adulte, presentava notevoli somiglianze. Come già detto, l’attaccamento avuto con la madre influenza poi il tipo di2 attaccamento di coppia e conseguentemente stili diversi di attaccamento. Lo stile di attaccamento è quell’insieme di comportamenti adottati per mantenere una relazione, non solo sentimentale. È una modalità che si apprende inizialmente attraverso il rapporto con i nostri genitori e poi con altre figure significative che si possono incontrare nel corso della vita. Quindi lo stile di attaccamento che un bambino svilupperà dalla nascita in poi dipende in grande misura dal modo in cui i genitori o altre figure parentali, lo trattano. Bowlby si riferisce alle ricerche di Harlow sui macachi. Harlow aveva dimostrato come il piccolo preferisse e quindi sviluppasse un attaccamento verso un manichino che non dava cibo 3ma che era costruito con un materiale soffice rispetto ad un altro manichino costruito invece di materiale duro ma dotato di un biberon con il latte. Il primo manichino, soffice ma che non dava cibo, era preferito dalla scimmietta per la comodità, perché sentito accogliente e per la morbidezza che gli ricordavano meglio il calore del contatto con la mamma. Questo, secondo Bowlby, è la dimostrtazione che la soddisfazione del bisogno di attaccamento è vissuta come prioritaria rispetto alla soddisfazione del bisogno di cibo.

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PRISMA

Direttore: Gianni Maritati

In redazione: Chiara Ferraro, Riccardo Troiani, Sandro Capodiferro, Aurelio Tumino, Ruggero Pianigiani

Collaboratori: Diletta Labella, Gabriella Lepre, Nunziante Valoroso.

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