CARO CAROSELLO (LETTERA APERTA ALL’INFANZIA DI UNA VOLTA)

Caro Carosello,

come sai, dall’inizio di quest’anno, “rivivi” in tutto il tuo splendore su un supporto che, ai tuoi tempi, non esisteva: il dvd. Magicamente sei entrato dentro una collana di questi bellissimi dischetti grazie ad una iniziativa editoriale promossa dal Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport insieme alla Rai, naturalmente. In edicola, dunque, i più grandi ritrovano voci e volti cari alla loro infanzia, mentre i più piccoli possono scoprire un mondo fantastico, forse un po’ ingenuo, ma vero e appassionante. Per un ventennio, dal 1957 al 1977, c’eri tu, caro Carosello, a guardia di quell’immaginario Stretto di Gibilterra che per i bambini di una volta (compreso il sottoscritto) segnava il confine tra i pantaloni corti e il carosello1pigiama, i giochi e i sogni… E’ vero, “dopo Carosello, si va a nanna”, dicevano i genitori di una volta. E ci andavi felice di aver visto e rivisto il Gigante Buono e Jo Condor, Carmensita e Calimero, e poi le gag di Totò o di Aldo Fabrizi, e poi ancora “Basta la parola!” e l’Uomo in Ammollo… Per non parlare della sigla, che ti restava ancora in testa e a fatica evaporava sopra il cuscino… Lo so, oggi è impossibile tornare indietro. Ma la nostalgia, se mi permetti, si esprime in due modi. La prima è quella “passiva”: ho nostalgia per qualcosa che ormai non c’è più e rimpiango fino all’eternità la sua assenza. Poi però c’è anche la “nostalgia attiva”, quella che ti ricorda in modo costruttivo cosa ci manca, oggi, di che cosa avremmo tanto bisogno. Significa ricordare le cose belle del passato cercando di farne tesoro e trarne indicazioni utili per l’oggi. E allora sì, caro Carosello, che ho nostalgia di te. Perché vorrei chiedere finalmente una pubblicità sempre intelligente, ironica, educativa, elegante, sobria, misurata, autentica, divertente. Com’eri tu, caro Carosello. E come tu, ancora, puoi insegnarci a fare.

IL RISORGIMENTO RACCONTATO AI PIU’ PICCOLI

GENERALE E FRATELLINI D'ITALIAForse non tutti sanno che dobbiamo l’Unità d’Italia all’apporto determinante di un cane e di quattro topolini amici suoi… Ce lo svela a sorpresa il film d’animazione dal titolo “Il generale e i fratellini d’Italia” (coprodotto da Rai Fiction e Lanterna Magica) che, dopo aver festeggiato i 150 anni dell’Unità del nostro Paese, esce in un cofanetto insieme al racconto illustrato del cartoon, edito da Gallucci e tratto dal soggetto di Luciano Cattaneo e Luca Olivieri. I disegni sono di Paolo Cardoni, la regia di Enrico Carlesi e le voci, tra gli altri, di Luciana Littizzetto e Neri Marcorè. La storia ha inizio quando il Marchese Bucaformaggi, “nobiltopo” di Casa Savoia, finisce per sbaglio nel portadocumenti che Re Vittorio Emanuele manda a Garibaldi in procinto di partire da Quarto con i suoi Mille, destinazione Sicilia. Durante il viaggio, il Marchese – sconvolto per l’improvviso cambiamento della sua vita – incontra la cagnetta Camilla, fuggita al suo padrone (il conte Camillo Benso di Cavour) e tre topolini: i fratelli Ciro e Cecilia, figli di un patriota napoletano messo in carcere dai Borboni, ed Ernesto, compagno d’avventure di Garibaldi fin dai tempi delle sue imprese in America Latina. Insieme formeranno una società segreta, quella appunto dei Fratellini d’Italia, che un po’ per caso e un po’ per astuzia suggeriranno al Generale le idee migliori per sconfiggere le superiori forze dell’esercito borbonico… “Il generale e i suoi fratellini” è un film semplice e delizioso, destinato ai più piccoli ma in realtà godibile da chiunque conservi con cura, nel proprio cuore, lo spirito dell’infanzia. Quello spirito che ci fa guardare con orgoglio e riconoscenza al nostro Risorgimento, così ben raccontato, qui, nella sua sostanza umana e morale… Ricordiamo anche che la storica casa di75166_ilgeneraleeifratelliniditalia copia produzione Lanterna Magica, attiva da trent’anni, ha firmato, prima di questo, tanti altri cartoon di successo. Solo per restare nell’ambito cinematografico, citiamo “La freccia azzurra”, “La gabbianella e il gatto”, “Aida degli alberi”, “La foresta magica”, “Totò Sapore e la magica storia della pizza”, “Nat e il segreto di Eleonora”. Per informazioni e approfondimenti: www.lanternamagica.it.

SHERLOCK, LUPIN & IO”: TRE RAGAZZI CONTRO IL CRIMINE

Sherlock-Lupin-e-io-vol31Mi mancava quell’alchimia che si creava quando noi tre ci ritrovavamo insieme, mi mancavano le battute e le confidenze, i gesti audaci e scriteriati, e quel senso di onnipotenza nei confronti del mondo circostante che mi rassicurava di fronte a ogni pericolo. Ecco qual era il potere della nostra giovane età, e della nostra amicizia”. A parlare è Irene Adler, personaggio del mondo narrativo di Sherlock Holmes, l’immortale detective nato dalla fantasia di sir Arthur Conan Doyle, e “autrice” per la celebre collana “Il battello a vapore” delle Edizioni Piemme di un ciclo di racconti, “Sherlock, Lupin & io”. Dopo “Il trio della dama nera” e “Ultimo atto al Teatro dell’Opera”, esce ora “Il mistero della rosa scarlatta” (illustrazioni di Iacopo Bruno). E’ una nuova emozionante avventura ambientata nella Londra vittoriana con protagonisti tre adolescenti fuori dal comune: Sherlock Holmes, Arsène Lupin e Irina Adler, appunto, tre giovani menti affilate e preparatissime, capaci di contrastare il mondo del crimine come pochi sanno fare. Tutto ha inizio con l’assassinio di un facoltoso mercante di pollami in un sobborgo di Londra. Una pugnalata alla schiena e una rosa scarlatta ritrovata sulla sua scrivania: lo stesso fiore che vent’anni prima era stata la “firma” di un audace gruppo di criminali. Forse la Banda della Rosa Scarlatta è tornata… Questo terzo titolo è la conferma, tra l’altro, della vivacità e della qualità dell’editoria italiana destinata ad un pubblico di lettori bambini e adolescenti: lettori che amano confrontarsi con queste storie fascinose, istruttive e ben scritte, dove il confine fra il bene e il male è netto, e la vita un’occasione preziosa per farne qualcosa di bello e di utile per gli altri.

ATTACCAMENTOORE

Di Aurelio Tumino – Terza parte

La definizione di attaccamento secondo Bowlby: “Propensione innata a cercare la vicinanza protettiva di un membro della propria specie quando si è vulnerabili ai pericoli ambientali per fatica, dolore, impotenza o malattia.” Si può osservare una relazione di attaccamento in casa o in un parco giochi. In casa mentre la mamma cucina Immagineil piccolo/a di pochi mesi comincia ad allontanarsi gattonando, si avvicina alla porta e poi dopo essersi girato verso la mamma per vedere se va tutto bene, uscirà dalla stanza per tornare dopo poco a controllare se la mamma è ancora lì. Il sorriso rassicurante che riceverà gli confermerà che va tutto bene e tornerà alla sua esplorazione. Al parco giochi possiamo vedere che mentre la mamma è seduta tranquillamente sulla panchina, il suo bambino/a di pochi anni gioca, corre, raccoglie oggetti, si relaziona con altri bimbi, si sposta nell’ambiente circostante, controllando di tanto in tanto se la mamma è ancora presente. A volte si allontana, ma si volta e controlla se la mamma si è spostata pur rimanendo nell’ambiente, poi si riavvicina alla mamma, chiede di essere preso in braccio o la bacia e poi torna a giocare e riprende ad esplorare l’ambiente. La mamma lo segue con lo sguardo, lo richiama se ritiene si stia esponendo ad un pericolo o se ritiene che si stia allontanando eccessivamente ed eventualmente lo segue. Con il tempo la sicurezza della presenza della madre aumenterà nel bimbo/a facendo diminuire i controlli sulla presenza stessa (effetto base sicura). La funzione della madre è quella di dare al bambino una “base sicura” per farlo sentire protetto. Anche secondo Winnicott, una buona crescita psicologica si prepara, già nel secondo anno di vita, quando il bambino impara sempre più a giocare da solo, alla presenza della mamma o del papà impegnati in altro. Il bambino si sente confortato dalla presenza delle persone per lui più rassicuranti, così comincia ad acquisire fiducia in sè stesso, quella fiducia che gli sarà necessaria man mano che crescerà. Nel tempo la base sicura familiare, intesa come famiglia formata da valide figure di attaccamento, renderà tutti i membri autonomamente sicuri e questo implica l’idea di una responsabilità familiare condivisa, in modo da assicurare aiuto ad ogni membro della famiglia e quindi un forte senso di sicurezza.

Fronte

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