BIBLIOTECA O BIBLIOTECH?

BibliotechQualche giorno fa è stata annunciata la nascita di “BiblioTech”, la prima biblioteca pubblica del mondo senza libri. Senza libri di carta, naturalmente. La notizia viene da un bibliofilo settantenne di San Antonio, nel Texas, quindi non da un fanatico ipertecnologico che odia il supporto cartaceo. L’ambiente, che rievoca la visione di Steve Jobs e gli Apple Store, è simile ad un laboratorio con le sue lunghe file di e-reader (lettori di e-book, libri elettronici, che potranno essere dati in prestito per due settimane), ma anche di computer, portatili e tablet. Sarà realtà nell’autunno di quest’anno. Nell’intenzione dell’ideatore, la BiblioTech non vuole sostituirsi alla Biblioteca tradizionale ma proporsi come un suo “miglioramento”. Come sempre, la virtù sta nel mezzo. Le Biblioteche digitali costituiscono sì un fattore di risparmio in termini di carta e possono ampliare l’offerta libraria in aree meno servite dal sistema bibliotecario tradizionale, ma suscitano perlessità se pensiamo alla possibilità di scelte radicali. Meglio un “sistema misto”, accuratamente “dosato” fra mondo cartaceo e mondo digitale. Un sistema che tenga conto del fattore emotivo legato al contatto con la carta, con l’oggetto-libro, come pure ai profumi e alle luci che avvolgono il lettore di una Biblioteca tradizionale, che non è un laboratorio sterilizzato ma un luogo di incontro e di ispirazione, porta magica sempre aperta ai mondi dell’avventura e della conoscenza.

FRANKENWEENIE”, IL GENIO DI TIM BURTON COLPISCE ANCORA

di Diletta Labella (da http://curiositadisney.iobloggo.com)

Un film d’animazione in un elegantissimo bianco e nero, in 3D e girato con la tecnica dello stop-motion.frankenweenie-victor-sparky1 Di chi si tratta? Ovviamente di Tim Burton, il regista che con il suo ultimo capolavoro Frankenweenie ritorna nelle sale cinematografiche. Con questa pellicola, co-prodotta con la Disney, Burton mette da parte il suo pupillo Johnny Depp e crea un gotico e grottesco fanta-horror in cui il protagonista è Victor Frankenstein (sì esatto proprio lui!), un bambino di 10 anni, geniale, amante della scienza ma poco socievole.
Il suo miglior amico è Sparky, il suo fedele cagnolino con cui passa intere giornate e con cui si diverte a realizzare “monster movie” nella mansarda. Un giorno Sparky muore a causa di un incidente d’auto e Victor entra in crisi… Cosa farebbe qualsiasi ragazzino di questa terra? Lo vorrebbe riportare in vita! Così Victor grazie alle nozioni di scienze impartitegli dal Professor Rzykruski rianima il cane usando la potenza elettrica dei fulmini. Un po’ ammaccato, una ricucita di qua e una toppa di là ed ecco che Sparky torna a scodinzolare nuovamente. Nonostante Victor tenti di nasconderlo, i suoi amici lo scoprono e gli rubano l’idea. Ma cosa succede se gli animali vengono fatti resuscitare non per amore ma solo per vincere un concorso di scienze?

La storia di Frankenweenie è curiosa e travagliata. Correva l’anno 1984 e l’allora 26enne non ancora celebre Timothy William Burton aveva prodotto per la Disney un cortometraggio “live-action” intitolato Frankenweenie, di poco meno di mezz’ora e con un plot analogo all’omonimo lungometraggio odierno. Ma la Disney dopo averlo visionato lo licenziò accusandolo di avere sperperato il budget a disposizione e di aver creato un prodotto non adatto ad un pubblico di ragazzi a causa del suo stile troppo dark. A trent’anni di distanza Burton ha avuto la rivincita sulla casa di Topolino e ripropone la storia arricchita con nuovi personaggi e con un nuovo sviluppo narrativo. Frankenweenie è il terzo film di Burton ad essere girato con la tecnica dello stop-motion, e segue le orme delle sue opere precedenti: Nightmare Before Christmas e La Sposa Cadavere. Ma che cosa è lo stop-motion? E’ una tecnica che usa oggetti inanimati progressivamente movimentati e fotografati. La proiezione in sequenza delle immagini dà l’illusione del movimento sullo schermo. Per Frankenweenie è stato ingaggiato un talentuoso team di artigiani, disegnatori, costumisti e creatori di modelli di personaggi per poter dare vita ai 200 pupazzi presenti nel film. Sono stati impiegati due anni di lavoro per girare il film perché il campo cinematografico prevede 24 “frame” al secondo: ciò significa che l’animatore deve fermarsi e posizionare il pupazzo 24 volteper ottenere un secondo di azione filmata. Sicuramente c’erano altri modi più semplici per realizzare il film ma Burton ritiene che questa tecnica sia la più congeniale per Frankenweenie: “La stop-motion è adatta per raccontare la storia di Frankenstein, in cui si prende un oggetto inanimato e lo si riporta in vita”. Frankenweenie offre materiale perfetto per evocare tutti i film che hanno cullato Burton negli anni della giovinezza, a partire da Frankenstein. Le citazioni e gli omaggi ai film horror sono molteplici: la vicina di Victor si chiama Elsa Van Helsing, la pettinatura della barboncina ricorda terribilmente La Moglie di Frankenstein, i genitori guardano nel salotto Dracula, il film girato da Victor è un puro richiamo a King Kong e Godzilla e il Professor Rzykruski è tale e quale a Vincent Price, l’attore che ha recitato nei panni dell’inventore in Edward mani di forbice. Ultimamente Burton aveva smarrito la via di casa. I suoi ultimi progetti (vedi Alice in Wonderland e Dark Shadows) avevano ottenuto tiepide reazioni. Nonostante Frankenweenie si tinga di sfumature dark, il film emoziona, diverte e ha dell’ironia (al cinema del villaggio trasmettono Bambi) e la scorsa settimana ha ricevuto una nomination agli Oscar come Miglior Film d’Animazione. In poche parole… Frankenweenie è un film imperdibile in puro stile burtoniano!

RASSEGNA “TEATRO NUDO” (di Letizia De Rosa)

teatro nudoNuovo appuntamento della rassegna teatrale Teatro Nudo: presso il teatro di S. Monica, Piazza S. Monica, a Ostia, sabato 19 gennaio alle ore 21 e domenica 20 gennaio alle ore 18 andrà in scena “Il bell’indifferente”, testo scritto per Édith Piaf, in cui la grande cantante “parla di sé parlando da sé”. Con la regia di Alessandra Santilli, diretta da Valeria Freiberg, col movimento scenico curato da Michela Caputi, gli attori Paolo Cucci, Cristina Colannetti e Valeria Freiberg propongono alcuni testi ispirati alla vita della cantante, liberamente tratti da canzoni di Édith Piaf, memorie, appunti e testi di Cocteau, Marlene Dietrich, Aznavour, con recitazioni in lingua italiana, russa e francese. Lo spettacolo, secondo l’originaria intenzione di Cocteau, è una “cosetta di second’ordine ma a lettere maiuscole”, un pretesto per una messinscena, un’opportunità di tracciare un ritratto anticonvenzionale della cantante scomparsa cinquant’anni fa, sottolineandone i lati nascosti e non conosciuti, malgrado la leggenda che la stessa Piaf contribuì a creare ed alimentare. Il testo parte da elementi reali come lettere, discorsi e articoli su cui si innesta un tessuto narrativo romanzesco e teatrale, che ha lo scopo di evidenziare la straordinarietà di una vita motivata e vissuta a dispetto di cadute, momenti drammatici, pene patite, disgrazie affrontate e sopportate in nome della devota e irrinunciabile passione per il palcoscenico, del bisogno mai pienamente soddisfatto di fare arte e spettacolo di se stessi. In scena gli attori rappresentano una donna vincente, faticosamente e dignitosamente attenta a piegare il talento della voce al dovere di darsi, spendersi per emozionare, coinvolgere, stravolgere e servire il pubblico, ottenendo da cantante un riscatto artistico che salva nella sua interezza la donna.

VERSO LA QUINTA FESTA DEL LIBRO DI OSTIA (23-24 MARZO 2013)

Nata nel 2010, l’Associazione di volontariato culturale “Clemente Riva” di Ostia Lido (Roma) si propone di realizzare una serie di iniziative capaci di unire i valori della cultura con quelli della solidarietà, dando soprattutto incentivo alla lettura e alla libera circolazione dei libri, considerati strumenti di promozione umana e sociale, oltre che di crescita culturale e civile. La prima iniziativa è stata la Festa del libro e della lettura di Ostia, organizzata tre volte l’anno presso il Salone-Teatro della Parrocchia di S.Monica ad Ostia e, dal 2012, anche in luoghi pubblici come Piazza Anco Marzio, uno dei simboli del Litorale Romano. Migliaia di testi, donati da case editrici locali e nazionali e da tanti semplici cittadini, vengono messi a disposizione del pubblico ad offerta libera per una raccolta fondi destinata ad aiutare alcune realtà di volontariato sociale, locali e nazionali, oltre che a sostenere i tanti progetti dell’Associazione stessa. In parallelo con il “mercatino della solidarietà”, si svolgono incontri con gli autori, presentazioni editoriali, testimonianze ed esperienze dei lettori. Di recente, la manifestazione si è “aperta” anche all’arte e al cinema, e si spera di fare altrettanto con la fotografia, il teatro e la musica. La prossima edizione della Festa sarà la decima e i volontari della “Clemente Riva” contano di celebrarla con particolare impegno e ricchezza di iniziative: si svolgerà il 23 e 24 marzo prossimo. Infine, per quanto riguarda la donazione di nuovi libri, l’Associazione ringrazia con particolare affetto Mario Pintus (Cagliari) e Paolo Sommaruga (Roma).

L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “CLEMENTE RIVA” (SCHEDA)

* Punti di raccolta e diffusione libri presso: Comitato di quartiere Ostia Nord (Parco Clemente Riva, via delle Baleniere, 240, ogni martedì dalle 18 alle 20); Negozio “Interdomus” (via Diego Simonetti, 40, Ostia Lido)

* Per donazioni: Codice Iban: IT 10 N 08327 03231 000000006461 (BCC-Banca di Credito Cooperativo, Agenzia di via Corrado del Greco, 78, Ostia Lido)

* Email: assclementeriva@gmail.com

* Riferimenti web: http://festadellibrodiostia.wordpress.com – https://prismanews.wordpress.com

* Pagine Facebook di: “Associazione culturale Clemente Riva”, “Festa del libro e della lettura di Ostia”, “Prisma”.

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ATTACCAMENTOORE

Di Aurelio Tumino – Seconda parte

Freud afferma che il rapporto bambino-madre è un legame talmente forte da mantenersi solido per tutta la vita e questo legame influenzerà poi (positivamente o negativamente) il rapporto di coppia del soggetto diventato adulto.

1La Teoria dell’attaccamento di John Bowlby

Tutti noi, dalla nascita alla morte, siamo al massimo della felicità quando la nostra vita è organizzata come una serie di escursioni, lunghe o brevi, dalla base sicura fornita dalle nostre figure di attaccamento” . Bowlby, 1988

La teoria dell’attaccamento è considerata una delle teorie più evolute e studiate riguardo le relazioni amorose adulte e gli stili di attaccamento madre-bambino. L’attaccamento è un legame di derivazione biologico – evoluzionistica che si forma in tutti i bambini con lo scopo di garantirne la sopravvivenza. Avere un legame affettivo profondo con una figura di attaccamento primario (madre-padre o in parentis loco) è essenziale per un sano sviluppo del bambino ed inoltre è presupposto necessario per vivere pienamente tutte le fasi che si dipaneranno nella vita. La figura d’attaccamento primario (femminile-maschile) è quella persona con cui si ha la relazione affettiva più stretta da bambini o anche da adulti e di cui si cerca la vicinanza ogni volta che si avverte una minaccia (a qualunque età). Fondamentale è il concetto di chi siano le figure di attaccamento, dove le si possano trovare se si ha bisogno di cercarle e di come ci si può aspettare che reagiscano. Secondo Bowlby l’attaccamento è qualcosa che, non dipendendo da situazioni momentanee, si struttura nei primi mesi di vita intorno ad un’unica figura e di norma dura nel tempo. Il legame si instaura con la madre, dato che è la prima ad occuparsi del bambino, ma, come Bowlby ritiene, non c’è nessun dato a sostegno dell’idea che non possa diventare un padre la figura di attaccamento, nel caso in cui sia lui a prendersi cura del bambino.Importante è la qualità dell’emozione che accompagna la relazione e se questa è buona, c’è gioia ed un senso di sicurezza e tranquillità nella manifestazione del bisogno di attaccamento oltre che nella ricerca2 d’attenzione da parte della figura significativa. 

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