L’ASSOCIAZIONE CULTURALE “CLEMENTE RIVA”

 presenta:

 “A NATALE…UN PARCO DI LIBRI”

Booky Natalizio

Mini-Festa del libro natalizio, al Parco “Clemente Riva” di Ostia (via delle Baleniere 240), domenica 23 dicembre 2012, dalle 10 alle 20 (orario continuato). Ingresso libero e gratuito!

PROGRAMMA EVENTI:

·ore 10: Apertura della manifestazione

·ore 12: “Booklandia” (poesie e recite natalizie per i più piccoli, presentazione

del Concorso “Un mare di poesia” per bambini e ragazzi)

·ore 16: incontro con scrittori, artisti, poeti e giornalisti

·ore 17: Gioco a premi (in palio 4 biglietti d’ingresso alla Mostra dei 100 Presepi a Roma, libri, gadget e tanto altro!)

·ore 18: Buffet di Natale offerto dall’Associazione culturale “Clemente Riva”

Tantissimi libri ma anche cd, prodotti artigianali, oggettistica e giocattoli saranno disponibili ad offerta libera!!!

Per donazioni all’Associazione culturale “Clemente Riva”: IT 10 N 08327

03231 000000006461 (Codice Iban)

LIBRI E GADGET (TUTTI BELLISSIMI) SONO STATI MESSI A DISPOSIZIONE DA ALCUNE CASE EDITRICI E CINEMATOGRAFICHE CHE QUI RINGRAZIAMO AFFETTUOSAMENTE PER LA LORO STRAORDINARIA SENSIBILITA’:

  • EDIZIONI SAN PAOLO

  • EDIZIONI PIEMME

  • EDIZIONI IL LIBRARIO

  • EDIZIONI ZANICHELLI

  • WALT DISNEY ITALIA

  • EAGLE PICTURES

  • LANTERNA MAGICA

  • UNIVERSAL PICTURES

 

 

BENVENUTA, TALANDIRA!

Grazie ai fondi raccolti durante la IX Festa del libro e della lettura di Ostia, che si è svolta l’1 e il 2 dicembre scorso, l’Associazione culturale “Clemente Riva” di Ostia ha potuto aiutare la Caritas parrocchiale di S.Monica, guidata da Mons. Giovanni Falbo, a confezionare decine di pacchi-dono natalizi per le persone e le famiglie più bisognose del quartiere. Al tempo stesso, attraverso la Onlus “Seconda Linea Missionaria”, ha potuto attivare un’adozione a distanza in Malawi: si chiama Talandira Shaibu, ha 9 anni, è orfana di madre e ha due fratelli. I soci della “Clemente Riva”, felicissimi per questa adozione a distanza, seguiranno con grande entusiasmo e forte senso di responsabilità il percorso scolastico della piccola Talandira, dando una motivazione in più al loro impegno in favore dei libri, della poesia e della cultura.

NATALE, UN PIENO DI ANIMAZIONE

le-5-leggende1A Natale si rinnova l’appuntamento con il cinema d’animazione, una forma d’arte capace come poche di venire incontro ai desideri e ai sogni del pubblico delle famiglie, non solo dei più piccoli. La Disney lancia “Ralph Spaccatutto” ma di questo parla più avanti la blogger ed esperta disneyana Diletta Labella, ospite di una edizione della Festa del libro di Ostia con un bellissimo incontro dedicato al capolavoro Disney-Pixar “Up”. Per il resto non c’è che il proverbiale imbarazzo della scelta. A cominciare da “Le 5 leggende” (Dreamworks): cinque personaggi delle fiabe si alleano contro l’Uomo Nero che vuole rubare ai bambini il dono prezioso dell’immaginazione…

E che dire del belga “Sammy 2, la grande fuga”, sequel del film uscito un paio d’anni fa? Tenero e coinvolgente. Il protagonista, la tartaruga marina Sammy, diventa nonno. Insieme all’amico Ray finisce nella rete dei pescatori e poi in un acquario di Dubai. I suoi nipotini andranno a salvarlo… Viene invece dalla Francia, con sceneggiatura e dialoghi di Daniel Pennac, “Ernest & Celestine”: storia di un’amicizia “controcorrente” fra un orso e una topolina… Non solo. In qualche sala sono ancora in programmazione (o sono appena usciti o presto lo saranno in dvd e blu-ray): “Hotel Transylvania” (Dracula formato famiglia), il romantico “Un mostro a Parigi”, il noir “La bottega dei suicidi”, “ParaNorman” (horror per ragazzi), “Gladiatori di Roma” (di Iginio Straffi, l’inventore delle Winx), “La collina dei papaveri” (del giapponese Studio Ghibli), “Lorax, il guardiano della foresta” (un inno alla difesa della natura), “Ribelle – The Brave” (protagonista un’eroina intrepida e indipendente). E poi le avventure divertentissime di: “L’era glaciale 4, continenti alla deriva”, “Madagascar 3, ricercati in Europa”, “Pirati! Briganti da strapazzo”… E’ finita? Assolutamente no! Per gennaio-febbraio aspettiamo di vedere al cinema “Le avventure di Fiocco di Neve” (storia di un gorilla albino), “Frankenweenie”, capolavoro annunciato di Tim Burton, e il poetico “Pinocchio” di Enzo D’Alò al quale ha partecipato anche il grandissimo Lucio Dalla. Buona visione!

RALPH SPACCATUTTO” (di Diletta Labella)

Giovedì 6 Dicembre 2012 si è avverato uno dei miei tanti sogni: essere invitata all’anteprima di un film Disney. InRALPH SPACCATUTTO questo caso si tratta della pellicola natalizia “Ralph Spaccatutto”. Organizzata dai Walt Disney Animation Studios, l’anteprima si è tenuta al Cinema The Space a Roma. Ovviamente ero emozionatissima, non starò qui a dirvi da quale estasi sono stata colta quando ho ricevuto l’email di conferma per la partecipazione, ma sappiate che la mia euforia era paragonabile solo a quella provata da una persona a dieta davanti a un ricco cenone natalizio. Ringrazio il mio amico Gianni Maritati per avermi dato una mano a realizzare questo sogno. E ora… mettetevi ben comodi… e buona lettura!

Nella vita reale, ognuno di noi passa dei momenti difficili… persino Ralph, un bad boy di un videogioco degli anni 80 e protagonista di “Ralph Spaccautto”, in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 20 Dicembre 2012 in 3D.
Ambientato in una sala giochi, il film racconta le vicissitudini di Ralph, un omone alto quasi 3 metri e con un peso di 300 chili che è stufo del suo lavoro: non vuole più essere il cattivo del gioco
arcade in 8-bit “Felix aggiustatutto”, in cui Felix, il prototipo del bravo ragazzo, ripara ogni volta il palazzo distrutto da Ralph e di conseguenza viene lodato e ammirato dagli abitanti del Condominio Belposto.
Dopo 30 anni di onorato servizio, Ralph è geloso dell’affetto che i Belpostiani nutrono per Felix. Così, in cerca di riscatto e accettazione, va alla ricerca di una medaglia d’oro, per dimostrare a tutti che “fare il cattivo” non significa sempre “essere cattivo” e che anche lui ha la stoffa per diventare un eroe.
In realtà non sarà l’oggetto dorato tanto ambito a dargli l’adorazione che tanto cerca, bensì la capacità di fare del bene agli altri e aiutare le persone in difficoltà, ovvero un’esuberante e saputella bambina di nome
Vannelope, personaggio del videogioco Sugar Rush che per colpa delle sue imperfezioni di programmazione non è in grado di correre nelle gare di kart. Scelto dallo stesso John Lasseter, il regista Rich Moore ha decisamente “contaminato” l’ultimo Classico Disney. Per chi non lo conoscesse, Moore è il regista delle irriverenti serie Tv I Simpson e Futurama e nella sua carriera professionale ha vinto due Emmy Awards e un Annie Awards. Producendo questa pellicola, ha lasciato la suaimpronta attraverso la struttura dei personaggi e la tematica dei videogiochi, infatti la sua passione per lo storico Super Mario Kart ha ispirato gran parte del gioco. Ralph Spaccatutto strizza l’occhio ai nostalgici degli anni 80: agli appassonati di giochi vintage non potranno sfuggire i camei: Browser di Super Mario Bros, Dott. Eggman da Sonic The Hedgehog, Kano da Mortal Kombat, M. Bison e Zangief da Street Fighter e il fantasmino arancione di Pac-Man. Inoltre la musica che si ascolta mentre i Belpostiani festeggiano il 30.esimo anniversario del gioco è la hit dance del 1980 “Celebration” dei Kool&The Gang. Quattro sono gli universi in cui Ralph si cimenta: il primo è quello pixellato a 8-bit di Felix Aggiustatutto, il secondo è il mondo dello sparatutto Hero’s Duty, il terzo è quello colorato e arricchito dal gusto dell’anime giapponese di Sugar Rush, infine l’ultimo è la Stazione Centrale dei Giochi, creata proprio come la Stazione Centrale di New York. “Realizzare i quattro mondi non è stato per niente facile”, spiega il direttore artistico Mike Gabriel, “infatti ognuno è unico e distinto con un proprio design, un certo tipo di musica e con i propri personaggi”. Il look di “Felix Aggiustatutto” è stato quello più difficile da realizzare, in quanto è caratterizzato da quadri e rettangoli. Dice ancora Gabriel: “La nostra squadra in effetti è stata molto inventiva: come si crea un camino in 8-bit con un fuoco che arde? O i fuochi d’artificio? Eppure ce l’hanno fatta!”. Circa 200 sono i personaggi che affollano i quattro mondi, ma uno in particolare ha catturato la mia attenzione: King Candy. Costui è l’antagonista del film ed è il sovrano di Sugar Candy. L’aspetto e il modo di parlare mi hanno fatto venire in mente il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie (1951). Sarà un caso o il richiamo è intezionale? Decisamente differente dagli altri film Disney che noi tutti conosciamo, “Ralph Spaccatutto” è lontano anni luce dal regno incantato di prìncipi e principesse. In questa pellicola ci si immerge in un contesto interamente nuovo e moderno. Sembrerebbe quasi un affronto alla Pixar, ma quest’ultimo capolavoro è rimasto fedele alla tradizione inaugurata da Walt Disney nel 1937 con Biancaneve e i Sette Nani, in cui i valori sani dell’amore e dell’amicizia prevalgono sempre sul male. Tra gag spassose e un’emozionante storia, il film entra dritto nel cuore degli spettatori, affrontando temi profondi quali l’amicizia, l’accettazione del diverso e il libero arbitrio, che spesso i cartoni sanno affrontare meglio di tanti altri film.
Consigliato vivamente a tutti, grandi e piccoli, sono sicura che questo film spaccherà il box office italiano. 

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

INTERVISTA A MATTEO TARANTO

(a cura di Marco Mazzanti, foto di Alessandro Ragusa)

Ritratto,Come ogni anno, a Roma, il Festival Internazionale del Film attira migliaia di persone. Il cinema come un vaso di pandora, ma in senso positivo, si liberano venti di grande entusiasmo, creatività, passionalità. Un evento che nulla ha da invidiare a Mostre e Festival del cinema di molte altre importanti città. Qual è, secondo Matteo Taranto, il ruolo della settima arte, oggi… Il medesimo ruolo che ha avuto dalla sua nascita, ovvero sviluppare la creazione dell’immaginario dei giovani e dei meno giovani; la popolarità del cinema è di certo più forte della popolarità della letteratura, ogni film deve tener conto delle esigenze percettive medie e tutti devono avere la sensazione di aver capito almeno la trama nel suo dipanarsi a differenza del romanzo o del racconto che possono avere non solo tematiche ma anche ritmi e cadenze di più difficile fruizione. Il cinema ha il compito di far sognare, riflettere, intrattenere, educare le sensibilità; e questa sua natura, da sempre, lo rende una forma d’arte necessaria all’interno della società, come il teatro, e in senso più ampio la cultura in generale.

Una carriera ricca di ruoli importanti, produzioni prestigiose, strade percorse insieme con artisti di enorme spicco e talento. Come si percepisce Matteo Taranto, oggi, rispetto ai suoi esordi? Non mi sento molto diverso da quel ragazzino che sognava di fare l’attore e chissà cosa avrebbe dato per ottenere quei risultati che oggi mi gratificano, che sono costati non pochi sacrifici, senza facili scorciatoie, provenendo da una famiglia semplice in una piccola città di provincia dove ho vissuto fra strada, parrocchia, mare e campagna. Non sono ricco tantomeno famoso, mi sento di essere professionalmente cresciuto, di aver imparato molto, di aver “rubato” dai grandi con i quali ho avuto la fortuna di condividere il palco e il set, e dai giovanissimi pieni di inventiva, energia, creatività, ho ancora molto da conoscere e da imparare; il mio lavoro non aiuta ad avere la percezione di essere arrivato da qualche parte, di sentirsi tranquillo, la vita dell’artista è costellata da magnifici alti e terribili bassi, un elastico violento che mette a dura a prova l’amore per il lavoro, la passione e i nervi… puo’ regalare grandi gratificazioni, gioie straordinarie come quella che ho appena vissuto al Festival con “Razzabastarda”, l’opera prima di Alessandro Gassmann dove interpreto Dragos, uno dei protagonisti, ma anche momenti di solitudine, inquietudine e incertezza nel domani.

Da qui ai primi anni della tua carriera, c’è un personaggio o un’esperienza cui ti senti ancora particolarmente legato? Se sì, perché? C’è in ballo un fatto affettivo. Il primo personaggio che ho interpretato al cinema, dopo anni di teatro con lo Stabile di Genova che ha visto i miei esordi, fu “Colasanti” in Paz! di Renato De Maria, un film a cui sono molto legato, che ha segnato il mio battesimo davanti alla telecamera; e l’ultimo personaggio, il rumeno Dragos in “Razzabastarda”, che mi ha fatto vivere un mese in un campo nomadi per studiarne la lingua, gli usi e costumi. Seppur molto differenti fra loro, a mio modo di vedere in entrambi ci sono delle analogie: sono soli, incapaci di comunicare, estremi nelle loro caratteristiche, dalle enormi fragilità emotive che mascherano con aggressività, violenza, alla disperata ricerca di essere in fondo accettati nella società in cui sono costretti a vivere..

Se ne parla poco, o forse non abbastanza… mi riferisco al rapporto tra attore e regista. Tu stesso sei attore, sì, ma anche regista. Come vivi questa dicotomia, nonché le varie fasi del tuo lavoro? Personalmente amo i registi che sono o che hanno avuto un percorso attoriale, mi semplificano il compito, mi consentono di parlare la stessa “lingua”. Figlio di un operaio, sono come un manovale sul set, il mio lavoro non è più importante di quello del direttore della fotografia, del truccatore o del macchinista, e per fare questo al meglio ho bisogno di ricevere informazioni chiare, dettagliate nella fase di costruzione del personaggio e avere semplici coordinate da seguire nello svolgersi della scena. Non amo le cosiddette “seghe mentali” di registi pseudo-intellettuali che mancano di concretezza, danno fumose incomprensibili indicazioni perché sono loro i primi, in fondo, a non aver ben chiaro cosa vogliono. Per quanto mi riguarda, non ho problemi a convivere con il mio lato di attore e di regista, per fortuna vanno d’accordo e non rischio di litigare con nessuno dei due, abbiamo gli stessi gusti.

I film di Matteo Taranto, quelli che hanno fatto la storia del cinema, quelli che tu non smetteresti mai di guardare… Fronte del Porto, C’era una volta in America, Toro Scatenato, Oltre il Giardino, Il Padrino, Quei bravi ragazzi, Serpico, Il laureato, Ladri di Biciclette, Profumo di donna con Gassman, Amici miei… per arrivare a Rocky, L’attimo fuggente, Pulp Fiction, Le Iene, Dogville e tanti altri che mi hanno regalato momenti di riflessione ed emozioni straordinarie.

Progetti in campo? Sto girando in questo momento il film di Marco Simon Puccioni “Come il Vento”, che racconta la storia di una delle prime donne direttrici di carcere, Armida Miserere, morta suicida nell’aprile del 2003 a Sulmona delusa dalla giustizia e per la disperazione della perdita dell’uomo amato ucciso dalla mafia. Valeria Golino protagonista del film, il resto del cast è composto da Filippo Timi, Francesco Scianna, Chiara Caselli. Il mio ruolo è quello di Francesco, compagno di Chiara Caselli, amico di famiglia della protagonista.

ATTACCAMENTOORE (di Aurelio Tumino – Prima parte)

Due persone si guardano, si desiderano, si cercano, si mettono insieme e formano una coppia. L’amore generico verso una persona è quando ci sentiamo legati a qualcuno perché ci stimola delle sensazioni belle. Soprattutto è amore quando:

  • è piacevole passare del tempo con lui / lei (effetto mantenimento del contatto)

  • si cerca lui / lei quando abbiamo un problema (effetto rifugio sicuro)

  • si sente che manca quando non c’è (effetto ansia da separazione)

  • si sente di poter contare su lui / lei (effetto base sicura).

1La scelta di un partner è spesso data dalla ricerca di quelle qualità che mancano o che già mancavano nella famiglia di origine. Oppure si può sentire il bisogno di continuare a mantenere nella vita di coppia quello che era familiare nella famiglia di origine perché sperimentato come soddisfacente. Può esserci anche l’eventuale bisogno di guarire le ferite emotive, di chiudere esperienze non risolte, così alle volte, inconsciamente, ci si ritrova ad aver scelto un particolare partner con la speranza di realizzare un senso di completezza. Ad esempio si può cercare nel partner un modo di fare calmo e tranquillo perché in contrasto con l’agitazione nella famiglia d’origine o ci si può sentire attratti dalla passione che l’altro/a ha per la vita. Per molte persone il fascino e l’attrazione iniziale si mantengono per mesi, anni e decenni. Durante la vita di coppia saranno inevitabili confronti e sfide dovute il più delle volte al tentativo di stabilire e controllare la natura della relazione. Può succedere che si siano costruite nei confronti del/la partner delle aspettative, magari2 non realistiche, costruite unicamente al proprio interno senza nessun confronto con il/la partner e che, andando deluse, possono provocare fratture e barriere nel legame. Perciò attenzione a quelle situazioni di ricatto pisicologico del tipo: “amo quello che fai”. Cioè, non amo te per come sei ma amo ciò che fai per me. Quindi se non mi piace quello che fai o non fai quello che voglio, io non ti amo più. Il ricatto consiste nel ritirare l’amore che non è incondizionato verso la persona in quanto tale, ma dipendeda… È alle volte il caso di persone che si attaccano ai beni materiali perché hanno difficoltà nell’attaccarsi alle persone. Quando la coppia vive delle situazioni che sono vissute comeuna frattura del legame di attaccamento, le ferite che ne derivano, se non risolte, compromettono la relazione.

CON QUESTO NUMERO “PRISMA” VA UN PO’ IN VACANZA. E A TUTTI I SUOI LETTORI FA GLI AUGURI ATTRAVERSO BOOKY, IL PESCIOLINO-LETTORE TESTIMONIAL DELLA FESTA DEL LIBRO DI OSTIA!

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