PRISMA di Gianni Maritati

Cultura, spettacolo e voglia di vivere (meglio)

FESTA DEL LIBRO E DELLA LETTURA DI OSTIA
OTTAVA EDIZIONE – 30 GIUGNO 2012 (h 10-23)
PIAZZA ANCO MARZIO – INGRESSO GRATUITO

Per la prima volta la Festa del libro e della lettura di Ostia, giunta all’ottava edizione, si svolge all’aperto, in piazza Anco Marzio, uno dei simboli del Litorale romano, con ingresso gratuito. L’appuntamento è per sabato 30 giugno 2012, dalle 10 alle 23. Tema: “Le Parole della Solidarietà”. Migliaia di libri di tutti i generi saranno a disposizione ad offerta libera per una raccolta fondi di solidarietà che saranno utilizzati per sostenere: il “Progetto Mamma” promosso dal Centro per la Vita di Acilia gestito dalla Suore Canossiane, le iniziative socio-assistenziali dell’Associazione “Amici Alzheimer”, la Caritas della Parrocchia di S.Monica ad Ostia e le attività culturali dell’Associazione “Clemente Riva”, promotrice della Festa. Partecipano: il Progetto sociale del XIII Municipio “Nessuno escluso” e gli artisti Letizia De Rosa, Mario Rosati e Pietro Olivieri con l’esposizione delle loro opere.

Ecco il programma:

  • ore 11: ”Booklandia” (letture di fiabe e poesie per i più piccoli)

  • ore 17: Intervento di Michele Colangelo, presidente della Consulta per le persone diversamente abili del XIII Municipio di Roma

  • ore 17.30: “Un mare di poesia”. Cerimonia di premiazione del IV Concorso nazionale per bambini e ragazzi, in collaborazione con l’Editrice DPC

  • dalle ore 18 in poi: Cocktail d’autore. Incontri con Monica Baldacchino, Cinzia Baldini, Sarah Campi, Sandro Capodiferro, Gianluca Cavino, Michele Gentile, Alessandro Gisotti, Alfio Giuffrida, Silvia Grassi, Luigi Lazzaro, Giulio Mancini, Giuseppe Matera, Marco Mazzanti, Lodovico Pace, Renzo Pallotta, Ruggero Pianigiani, Mirko Polisano, Raffaella Ravano, Claudia Simonetti, Salvatore Spoto, Daniela Taliana.

Per info e contatti: http://festadellibrodiostia.wordpress.com o la relativa pagina Facebook.

SERGIO TEDESCO, ADDIO A UN GRANDE MAESTRO

Agli inizi del mese, è morto Sergio Tedesco. E’ stato un maestro di arte e di umanità, oltre che una carissima persona che ho avuto l’onore e la gioia di conoscere un paio d’anni fa in occasione della mostra Disney “Le voci della fantasia”, curata da Nunziante Valoroso negli spazi della Biblioteca “Elsa Morante” di Ostia. E proprio all’amico ed esperto Nunziante affido il ricordo prezioso di Sergio Tedesco per i lettori di “Prisma”.


RICORDANDO CON TENEREZZA UNA DELLE “VOCI” DELLA MIA INFANZIA (di Nunziante Valoroso)

Se ne è andato in silenzio, il 3 giugno, vegliato dolcemente dalla sua pupilla Simona, ed ora sta certamente raccogliendo i frutti di una esistenza dedicata all’arte. L’avevo conosciuto due anni fa, in occasione di una mostra di miei manifesti disneyani organizzata ad Ostia insieme all’amico Gianni Maritati ed avevo voluto invitare all’inaugurazione anche lui, che aveva doppiato tanti film Disney. Come gli altri artisti e doppiatori presenti era rimasto stupito e contento di quanti ancora si ricordassero di lui e avessero sognato con la sua voce assistendo a film come “Il libro della giungla” o “Robin Hood”. Forse, per un’artista come lui, la carriera di doppiatore è stata senz’altro un semplice tassello di un percorso che, fin dall’infanzia, ha compreso concerti, cinema, teatro, recitando sia in opere liriche che operette. Sergio ha calcato alcuni tra i più importanti palcoscenici italiani ed esteri a Torino, Venezia, Genova, Bologna, Berlino, Parigi. Esordì come attore di prosa diretto da Luchino Visconti nel “Come vi piace” di Shakespeare e, entrato a soli 17 anni all’Accademia di Santa Cecilia, aveva proseguito gli studi con Toti Dal Monte ed Armando Piervenanzi. Fu poi l’interprete ideale del personaggio di Arlecchino, prima nel 1956 in occasione del Maggio Musicale Fiorentino, ne Le Maschere di Mascagni, e poi in tutte le opere nelle quali compare (Arlecchinata di Salieri, Pagliacci di Leoncavallo, Le furie di Arlecchino di Lualdi, Arlecchino di Busoni). Per quelli della mia generazione rimane però soprattutto una delle voci più belle dell’universo disneyano: grazie al suo talento di cantante viene scelto da Roberto De Leonardis come voce del Principe Filippo nella Bella Addormentata nel Bosco e, insieme alla compianta Tina Centi, si produce in una indimenticabile versione cantata del celebre valzer che George Bruns ha adattato per Disney dal balletto di Ciaikowsky. Continuando la sua carriera come caratterista di prestigio del doppiaggio (doppia attori del calibro di Tony Musante, Maurice Chevalier, Vic Damone, Yul Brynner) non viene dimenticato però dal mondo della fantasia: ecco allora il delizioso De Castor del primo cartoon di Winny Puh e, nel 1968, il suo personaggio più famoso: il serpente Kaa del Libro della Giungla, il cui doppiaggio, sempre curato da De Leonardis, verrà giudicato dalla Disney stessa il migliore tra tutti quelli realizzati nel mondo. Impossibile per gli appassionati Disney poi non ricordarlo in due caratterizzazioni straordinarie nei film “live” Il fantasma del Pirata Barbanera (doppia Joby Baker nel ruolo del biscazziere Silky Seymour) e Un maggiolino tutto matto (è la voce di David Tomlinson, nel ruolo del viscido Thorndyke). Nel 1974 poi ancora un trionfo nella parte del serpente Sir Biss nella versione animata di Robin Hood, che acquista tantissimo col nostro doppiaggio. Con l’avvento delle soap operas ritroveremo Sergio anche come voce di John Forsythe nell’interminabile serie TV di Dynasty ma, oggi, quello che mi viene più in mente è il Principe della Bella Addormentata. Chissà se da qualche parte ora sta cantando ancora Ciaikowsky insieme a Tina? Io sono sicuro di si. Ciao, Sergio!

ASSICURARE A TUTTI I MINORI CHE VIVONO IN ITALIA I DIRITTI FONDAMENTALI (di Gabriella Lepre)

Povertà, dispersione scolastica, lavoro minorile, esclusione sociale: fenomeni in aumento, anche per colpa della crisi. Il progressivo calo delle risorse destinate alle politiche per l’infanzia e l’adolescenza sta soffocando i diritti di molti bambini d’Italia. Ma soprattutto mancano dati certi: persiste infatti la carenza di un sistema di raccolta delle informazioni tra le varie Regioni, per il monitoraggio di crimini come pedofilia e pedo-pornografia, la violenza, il maltrattamento dei bambini, ma la verifica delle condizioni per l’adottabilità o la situazione dei minori con disabilità e su bambini e ragazzi fuori dalla famiglia. Con la pubblicazione del 5° Rapporto di aggiornamento, il Gruppo CRC intraprende un nuovo ciclo di monitoraggio dell’attuazione, nel nostro Paese, della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) fino al prossimo appuntamento con il Comitato ONU nel 2017. “La mancanza di una visione chiara degli investimenti per l’infanzia e l’adolescenza e l’assenza di fondi per l’implementazione del Piano Nazionale Infanzia aumentano il disagio di molti minori del nostro Paese”, commenta Raffaela Milano a nome del Gruppo CRC (che riunisce 85 associazioni e organizzazioni del terzo settore), che ha illustrato il 5° Rapporto di aggiornamento sulla Convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Elsa Fornero, e del Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Vincenzo Spadafora. Tra gli aspetti analizzati dal 5° Rapporto, emerge che il nostro Paese si colloca ai primi posti in Europa per dispersione scolastica e incremento della povertà e supera la media dell’UE per minori a rischio povertà o esclusione sociale. Sono 1.876.000 i minori in condizioni di povertà relativa, di cui 1.227.000 al Sud, ai quali si aggiungono 359.mila bambini che nel Meridione vivono in condizioni di povertà assoluta, cioè non dispongono di beni essenziali per il conseguimento di standard di vita minimamente accettabili. Si evidenzia che i più esposti al lavoro precoce sono maschi in età compresa tra gli 11 e i 14 anni, che risiedono in territori ad alto tasso di disoccupazione. Per questo il Gruppo CRC chiede al Governo di approvare un Piano straordinario nazionale di contrasto alla povertà minorile, di implementare un sistema statistico del lavoro minorile a livello nazionale e locale, e di valutare l’impatto che le politiche economiche e le riforme legislative hanno sui più giovani. A proposito di dispersione scolastica, il Gruppo CRC raccomanda al Ministero dell’Istruzione di implementare il sistema informatico relativo all’anagrafe nazionale degli studenti e di finanziare progetti di sostegno e incentivazione allo studio. Esprime inoltre forte preoccupazione per la cancellazione del Fondo Nazionale Straordinario per i Servizi socio-educativi per la prima infanzia e per la mancata previsione delle allocazioni delle risorse per il Fondo Nazionale per le Politiche sociali. Riguardo alla violenza sui minori, nel Rapporto si sottolinea come in Italia il fenomeno dell’abuso dei minori on line continui a essere drammaticamente grave ed esteso. L’armonizzazione delle leggi tra i paesi è fondamentale per interventi di contrasto efficaci, ma il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote (2007) è ancora in discussione in Parlamento. Il Rapporto dedica attenzione anche ai minori stranieri in Italia. In particolare approfondisce il tema della protezione e dell’accoglienza dei minori non accompagnati, che al 31 dicembre 2011 risultavano essere 7.750 di cui 1.791 irreperibili. Oltre alla mancanza di un sistema nazionale di accoglienza, il Rapporto segnala alcuni casi in cui i minori sono stati accolti in modo inadeguato, hanno vissuto in condizioni di promiscuità con gli adulti, privati di adeguate cure e della libertà personale. Nel documento, il Gruppo CRC affronta poi l’annosa questione del diritto di cittadinanza dei minori stranieri nati in Italia o giunti nel nostro Paese in tenera età, raccomandando al Parlamento una riforma della Legge 91/1992 per agevolarne l’acquisizione. Infine, il Gruppo CRC raccomanda al Ministero della Salute di prevedere l’iscrizione obbligatoria al servizio sanitario nazionale, o almeno garantire il pediatra di libera scelta e il medico di medicina generale a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, a prescindere dalla loro condizione giuridica.

“COME CI SI DIFENDE DALLE MANIPOLAZIONI?” (DI AURELIO TUMINO). SECONDA PARTE

Agenti immobiliari, venditori porta a porta, membri di comunità ai semafori, datori di lavoro, amici, ecc. I nostri giudizi sono influenzati dal contesto, dalla situazione. Un abile persuasore crea un contesto a lui favorevole. Ad esempio, un abile venditore potrà farvi apparire migliore una alternativa rispetto ad un’altra tramite l’uso dell’esca del contrasto. Un esempio: dopo aver stabilito cosa vi serve, quali sono le vostre necessità, l’agente immobiliare vi accompagna in auto a vedere alcune case “che sicuramente potrebbero interessarvi”. La prima che vi fa vedere è un minuscolo appartamento bicamera con entrata indipendente e un piccolo cortile. Dentro vi accorgete che necessita di una mano di vernice alle pareti; gli interni sono rovinati; le rubinetterie sono vecchie; l’impianto elettrico anche, la camera da letto è tanto piccola che non ci entra nemmeno l’armadio. Quando l’agente immobiliare vi dice del prezzo, rispondete: “Questa casa non li vale! Vorrei vedere qualcosa di meglio”. E pensate: “Ma chi è lo stupido che compra questa baracca e a questo prezzo?”. Forse né voi né nessuno. Ma dopo aver visto quella baracca potreste sentirvi spinti ad acquistare più facilmente un’altra casa ad un prezzo più alto di quello che siete disposti a pagare quando vi farà vedere la prossima che guarda caso è di gran lunga migliore della precedente. É un meccanismo naturale di percezione cognitiva basato sul principio di contrasto. Come si può in altri modi manipolare la percezione cognitiva? Per esempio, avanzando una richiesta gravosa, inaccettabile e dopo aver ottenuto il rifiuto, avanzare la richiesta minore, quella effettivamente desiderata, così che sarà più facile ottenere il consenso. Esiste anche la tattica opposta consistente nel partire con una richiesta piccola (difficilmente rifiutabile) per ottenere il consenso e poi passare gradualmente a richieste simili poco più grandi per poi arrivare a quella molto onerosa che è il vero obiettivo.

MADONNA A ROMA (di Sandro Capodiferro)

Le luci sparano in cielo lampi bianchi quasi accecanti e i bassi acustici vibrano nello stomaco come un Alien prima della rinascita. Siamo a Roma in una sera di giugno, epocale per l’aspettativa sapientemente creata dietro questo evento come per l’icona pop che di lì a poco apparirà sul lungo palco preparato per accoglierla come una Regina, l’unica Regina, come il pubblico grida dagli spalti dello stadio Olimpico: Madonna. Magra e scattante, trasgressiva e ammiccante come non mai, la cinquantatreenne Louise Veronica Ciccone cavalca il palcoscenico come una pantera in cerca della preda, come una vestale dall’ego prorompente col quale riempie ogni angolo dell’immenso spazio ellittico concessole per la prima tappa italiana del suo tour mondiale. Brani nuovi e vecchie glorie rivisitate in chiave etnica e versioni dark, si alternano a costumi variopinti e scintillanti come ad effetti acustici dirompenti che fan tremare le poltrone e venir la pelle d’oca. Qualche affronto alla Santa Sede, del resto preannunciato nelle precedenti interviste, diventa paradossalmente un fregio stilistico, una ricorrenza della quale l’artista non si priva e non dà privazione al suo pubblico che, come un’onda di piena o uno tsunami del libero arbitrio dà sfogo ad ogni più recondito desiderio di esprimersi, trascinato dalle sensazioni violente e a tratti perverse della sua Regina. Giovani, anziani, bambini, etero o omo c’è posto per tutti in questa cuccagna dell’espressività emozionale, del trash voluto, del kitsch programmato, dell’affronto ai valori a tratti al limite del cattivo gusto ma sempre ben controllato e concordato a tavolino, come una partita a scacchi tra l’artista e la donna intrappolata nella sua stessa immagine. Inutile chiedersi a distanza di 30 anni dalle sue prime apparizioni quali siano gli ingredienti che ancora oggi fanno sì che una moltitudine di persone si getti nel girone infernale di uno stadio per inneggiare alle contraddizioni dichiaratamente blasfeme e sagacemente arroganti alla base del suo successo. Alcuni fenomeni di costume non hanno spiegazioni da ricercare bensì soltanto constatazioni con le quali fare i conti. Cosa cerca il pubblico in quei 50 chili di donna che si agita come una forsennata sul palco, trasudando movenze, frasi ed epiteti molto spesso più offensivi per la sua intelligenza che per la pubblica morale? Nulla e tutto, gioia e angoscia, l’apparente concretezza dell’intangibile apparenza, insomma uno stato dell’animo che non si cataloghi pigramente tra le regole statiche di una società “normale” ma che le utilizzi per confondersi e confondere, allo specchio di una consapevole paura di essere, senza schemi o filtri di sorta, come la musica che dal palco ha urlato al cielo romano quanto il tempo confermi e non cancelli quel regale e mai svelato perché.

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