PRISMA

Cultura, spettacolo e voglia di vivere (meglio)

QUANDO CI VUOLE “CUORE”

E’ stato amato, deriso, dimenticato e riscoperto. Ai classici della letteratura questo capita spesso, ed è capitato anche a “Cuore” di Edmondo De Amicis, uno dei libri che ha fondato la nostra identità nazionale. Rileggendolo dopo i lontani tempi della scuola, con l’emozione legata ai 150 anni dell’Unità d’Italia, ci si possono scoprire personaggi, sentimenti e situazioni ancora di grandissima attualità per nella loro sostanza umana e morale. Un brano, in particolare, colpisce al di là dello stile e del linguaggio necessariamente legati al contesto storico di De Amicis. Lo riproponiamo senza commento, perché – come si dice in certi casi – si commenta da solo. A parlare è il papà dell’io narrante, il signor Bottini, che così si rivolge al figlio in una lettera inserita dal piccolo Enrico nella sua “storia di un anno scolastico”. La citazione è tratta dalla pagina 112 dell’edizione integrale pubblicata da Newton Compton, con introduzione di Marcello D’Orta:

 Io t’ho osservato dalla finestra, questa sera, quando tornavi da casa del maestro: tu hai urtato una donna. Bada meglio a come cammini per la strada. Anche lì ci sono dei doveri. Se misuri i tuoi passi e i tuoi gesti in una casa privata, perché non dovresti far lo stesso nella strada, che è la casa di tutti? Ricordati, Enrico. Tutte le volte che incontri un vecchio cadente, un povero, una donna con un bimbo in braccio, uno storpio con le stampelle, un uomo curvo sotto un carico, una famiglia vestita a lutto, cedile il passo con rispetto: noi dobbiamo rispettare la vecchiaia, la miseria, l’amor materno, l’infermità, la fatica, la morte… E quando passa un uomo legato fra due guardie, non aggiungere la tua alla curiosità crudele della folla: egli può essere un innocente… Guarda con riverenza tutti quei ragazzi degli istituti che passano a due a due: i ciechi, i muti, i rachitici, gli orfani, i fanciulli abbandonati: pensa che è la sventura e la carità umana che passa… Rispetta la strada. L’educazione d’un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch’egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case. E studiale, le strade; studia la città dove vivi… Essa è stata una madre per te: t’ha istruito, dilettato, protetto. Studiala nelle sue strade e nella sua gente, – ed amala, – e quando la senti ingiuriare, difendila”.

IL GATTO CON GLI STIVALI”: UN FILM DA LECCARSI I BAFFI

Dopo l’enorme successo conquistato nella saga di Shrek, il Gatto con gli Stivali (che ha la voce originale di Antonio Banderas, che lo doppia anche in italiano) conquista un film tutto suo, ora nelle nostre sale. Prodotto dalla Dreamworks, naturalmente, si avvale anche della voce di Salma Hayek, nel ruolo di Kitty “Zampe di Velluto”, una gattina tosta e combattiva. Insieme a lei, il Gatto spadaccino – che ricorda un po’ Zorro e un po’ Robin Hood – vuole recuperare l’onore perduto nella stima degli abitanti del suo paesino natale. Il film ha tutti gli ingredienti giusti per piacere al grande pubblico delle feste: magnifiche ambientazioni mediterranee, una storia (precedente all’incontro con Shrek) ricca di avventure, musica (memorabili le sequenze di flamenco), colpi di scena, azione e ironia. “Il Gatto con gli stivali” nasce da una costola dell’orco verde che ha demitizzato le favole tradizionali, ma non ce ne fa sentire la mancanza e come lui si dimostra capace di divertire tutti, non solo il pubblico delle famiglie, puntando sui valori universali dell’amicizia e del perdono.

ITALIANI”, UN BREVIARIO ALLA RICERCA DELLA NOSTRA IDENTITA’

Fra i tantissimi contributi editoriali legati al 150.esimo anniversario dell’Unità d’Italia si colloca ai primi posti, per arguzia e intelligenza, il libro del giornalista del Giornale Radio Rai Livio Frittella: “Italiani. Citazioni, aforismi, pensieri sugli abitanti del Belpaese” (Neri Pozza Editore). E’ una raccolta molto ampia e interessante di citazioni, appunto, che nel corso dei secoli hanno descritto e raccontato il carattere degli italiani, oscillando fra commosse dichiarazioni d’amore e polverosi stereotipi. Avvalendoci di una divisione in 21 capitoli e di un ottimo “indice dei nomi”, con questo libro sotto braccio possiamo compiere un viaggio a ritroso nel tempo capace di dire sempre qualcosa di importante e di illuminante per il nostro presente. Ampie citazioni o fulminanti battute, tutto contribuisce a farci capire la costante ambivalenza degli italiani, sospesi tra mammismo e santità, furbizia e sapienza, individualismo e genialità. Di pagina in pagina, incontriamo Leopardi e Foscolo, Goethe e Shelley, Pasolini e Longanesi e tantissimi altri, maestri ed esperti di quella “italianità” di cui siamo chiamati a riscoprire, però, i lati migliori. Anche grazie a questa preziosissima, imperdibile raccolta.

ABBIAMO RICEVUTO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: “CERCANDO SCIREA”

Scirea, il mito di un ragazzo. Un tifoso in erba, che conosceva Scirea solo dalla collezione di figurine, quando un’intera generazione si dava appuntamento per tifare per la Zebra o per tifarle contro, e lo amava con tutte le sue forze. Gianluca Iovine, l’autore del libro “Cercando Scirea. Il romanzo di un mito bianconero” (Castelvecchi), racconta che una mattina, passeggiando per le strade di Cinisello, gli saltò in mente di scrivere del campione, pensando al cinema. In aula, a Milano, al corso di sceneggiatura dello Sperimentale, chiese un parere al collega Paolo Spotti. Dopo mesi di lavoro nasceva “Scirea”, la sceneggiatura di un film per la tv, scritto pensando alla vita privata di Gai, ai suoi compagni di squadra, agli affetti, a un’epoca e a un Paese che non esistono più. Solo nel 2009, per iniziativa di Aldo Putignano, cominciò a smontare la sceneggiatura. E a leggerlo, “Cercando Scirea” non è solo un romanzo di formazione, che accosta due vite opposte: quella di Gaetano, semplice e generoso, e l’esistenza difficile e ribelle del suo amico-nemico Nino; il testo di Iovine è un viaggio a più dimensioni nella memoria, che plasmando materia personale dell’autore, ricordo pubblico e privato del campione, fonde abilmente vero e verosimile. Tante le immagini di calcio, le vittorie e le sconfitte, equilibrate dall’indagine fatta guardando dietro il campo di calcio, alle relazioni, l’umanità, l’amicizia. Di volta in volta, Gaetano Scirea e il suo talento crescono, da figlio di Stefano e Giuditta, si trasforma in promettente speranza per il suo allenatore Gianni, ma anche in studente e lavoratore, fino allo sbocco insperato di una trafila di tornei minori e panchina, allenamenti duri e oratorio. “Cercando Scirea” riporta un senso del sacrificio e della rivalsa che potrebbe far bene a un’Italia pigra e paurosa, e invece capace di enormi vittorie, di orgoglio e dignità. Anche vincendo tutto ciò che era possibile vincere, Scirea è sempre rimasto Gaetano, al vecchio “Comunale” come al “Ciaravolo” di Catanzaro, nella notte insanguinata della strage dell’Heysel, nei momenti drammatici e difficili per un calciatore, quelli dell’abbandono. Un marito, un padre, un avversario indimenticabile. Che ora ritroviamo in pagine sincere ed emozionanti.

ELIO PULLI, QUANDO L’ARTE DIVENTA “POETICA DELLO STUPORE”. APERTA A SASSARI UNA MOSTRA-OMAGGIO

La Sardegna rende omaggio all’artista Elio Pulli, pugliese d’origine ma sardo d’adozione. Lo fa con una mostra appena inaugurata a Sassari, presso il Museo della Città (Palazzo della Frumentaria, via delle Muraglie). In esposizione oltre cento ceramiche realizzate con la tecnica cosiddetta del “terzo fuoco”, vasi, grandi piatti e sculture, ma anche una decina di quadri. La mostra, che comprende anche un laboratorio per la lavorazione del legno, vuole così “raccontare” la poliedrica e inesauribile creatività dell’artista. “Le ceramiche di Elio Pulli – scrive la storica dell’arte Simona Campus, presentatrice della mostra – sono oggetti fatti per sedurre i sensi. Hanno forme fantasticate per destar meraviglia, colori fastosi e bagliori di lustri, iridescenze di metalli preziosi. Oggetti originati dall’incontro di alto artigianato e fervore creativo, virtuosismo tecnico e poetica dello stupore”. Con questa mostra l’amministrazione comunale di Sassari rende omaggio alla lunga e prolifica attività artistica del maestro che continua la sua ricerca sia nell’ambito ceramico che pittorico. Farà da corollario all’esposizione una selezione di manufatti realizzati appunto dalla sua bottega. Nell’ambito della mostra sarà possibile assistere alla creazione di un manufatto ceramico con il maestro tornitore e all’applicazione di altre tecniche. Si potrà visitare la mostra fino al 18 febbraio 2012 con questo orario: dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20 (chiuso lunedì e festivi). Per altre informazioni e contatti: www.pianetaalghero.it, arteficio.cultura@tiscali.it.

PRISMA” VA IN VACANZA PER UN PO’ E TORNA A GENNAIO.

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